Cari tutti,
è da due settimane che vi leggo; complimenti, questo forum è bello, utile, vero.
Scrivo senza avere un'emergenza in corso, al momento e da molto tempo non ricopro né il ruolo della tradita né quello della traditrice.
In passato sono stata entrambe, con grande dolore mio e di chi mi stava accanto. Solo tanti anni di analisi (iniziata giustamente per i problemi di 'scissione' che far la traditrice mi causava) mi hanno fatto capire le cause del mio agire (tanto dell'accettare relazioni che implicavano il tradimento altrui quanto il mio tradire), e soprattutto – ciò che più conta – a riconoscere il tradimento (perpetrato e subìto) come un errore. Sembra una banalità, ma, almeno per me, non lo è stata: ora so che tradire e farsi tradire è sbagliato, ma non in base a una morale che, nel mio caso, per quanto fosse introiettata e portatrice di dolore, restava fondamentalmente eteronoma, incapace di dirigere le mie azioni. Ora semplicemente SO che tradire e accettare un tradimento non (mi) fa bene. Appena una situazione potenzialmente ambigua/pericolosa si avvicina lo 'sento' e mi allontano, vedo subito lo squallore e la sofferenza inutile oltre che la noiosa ripetitività (perché ci sono anche le sofferenze 'utili', ma questa non lo è) che porta con sé.
Ringrazio me stessa e il mio paziente analista per aver compreso queste cose relativamente 'giovane', ovvero intorno ai trent'anni. Ora ho una storia molto diversa da quelle del passato, diversa perché sono cambiata io e ho quindi attirato una persona radicalmente altra rispetto ai miei precedenti compagni (e amanti).
Tuttavia ho un problema che vorrei condividere con voi: vorrei sapere se qualcuno (tradito/traditore) di voi ha come me difficoltà a integrare con armonia le persone del passato. Come tutti, o come molti, ho la tendenza a rileggere i miei errori come tracce di un percorso, anche perché so di avere fatto un bel po' di strada. Ma faccio davvero fatica a 'salvare' tante persone del mio passato; anche solo a capirle, a pensare che i loro sentimenti fossero sinceri, che ci fosse del vero sentimento e non fossero, come me del resto, parte di una farsa o quantomeno di storie vissute con molte menzogne ed egoismo... Questo non vale per tutti gli uomini del mio passato, ma per molti, tanto fidanzati quanto amanti...
Non riesco a prendere il buono, a custodirlo nella memoria con un sorriso; magari razionalmente sì, ma col cuore è come se avessi fatto 'terra bruciata'. E secondo me non va bene, uno dovrebbe lasciare andare e in qualche modo, nel momento in cui gli altri hanno ripreso la loro strada, vivere e lasciare vivere, almeno nel ricordo. Il rancore, il giudizio, non sono carburanti nobili...
Anche a voi succede così? Oppure sono un caso particolare? E se vi è successo, siete riusciti a superarlo?
Vi ringrazio e scusate la lunghezza
scusate il post lungo
e grazie