Fa male?

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Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Non occorre... ho capito da sola di chi si tratta.

C'era un tratto caratteristico che, oltre allo stile, mi ha portato a ricondurre quei messaggi ad un utente registrato attualmente attivo in questo forum.

Provvederò al più presto a raccogliere tutti i messaggi con relativi link e a inviarteli via mp.
I tratti caratteristici abbiamo tutti noi e alla fine si tradisce per abitudine. Sia nel virtuale che nel mondo "reale". Se sai che è, non è necessario alcuna raccolta, perché grazie alla certosina pazienza mi arrivano le risposte con ritardo da solo ... ogni anonimo offensore ha il morboso desiderio di essere scoperto e pertanto si tradisce, chi più, chi meno ;)
 

Lucrezia

Utente di lunga data
La domanda è rivolta ai traditi, possono chiramente rispondere anche i traditori.

Quando leggete la sofferenza di un tradito, cosa provate? cosa vorreste fare?


E se avete altre emozioni , sensazioni o altro, scrivetelo qua.

Mi causa la stessa reazione che ho ogni volta che vedo qualcuno soffrire in maniera per così dire "reiterata": frustrazione e avvilimento. Non posso fare niente. Vedo la soluzione ma non posso farla afferrare. Mi spiego? La sofferenza in risposta a determinati avvenimenti è fisiologica. Tuttavia la sofferenza è un problema individuale. Se tu soffri e non vuoi stare meglio, io non posso farci niente. Se tu soffri e vuoi stare meglio, chiunque è in grado di suggerirti esplicitamente o implicitamente la chiave per capire: io, un sasso, il tuo cane o il postino. Come dicevo, quindi, è fisiologico reagire con dolore, ma poi è necessario fare qualcosa al riguardo. Quando vedo persone che dopo anni si torturano ancora, o quando mi sembra di intuire che un neo-tradito andrà avanti così per sempre, mi sento amareggiata. Perchè non c'è niente che possa fare, o che nessuno possa fare, finchè l'interessato non decide in maniera sincera di voler star bene. Sono dura, lo so. Eppure, benchè forse non ci sia responsabilità personale quando si subisce un atto che ci causa sofferenza, la responsabilità scatta nel momento in cui ci si rifiuta di abbandonare il passato per stare sempre più male. E lo dico parlando del tradimento, che è un evento molto meno traumatico di altri, ma mantengo la stessa opinione su qualsiasi altro avvenimento ben più pesante di questo.
Motivo per il quale, accorgendomi che non posso affligermi per ogni persona sofferente del pianeta che non ascolta, spesso parlo una volta e poi taccio, oppure evito di parlare direttamente.
 

dammi un nome

Utente di lunga data
Mi causa la stessa reazione che ho ogni volta che vedo qualcuno soffrire in maniera per così dire "reiterata": frustrazione e avvilimento. Non posso fare niente. Vedo la soluzione ma non posso farla afferrare. Mi spiego? La sofferenza in risposta a determinati avvenimenti è fisiologica. Tuttavia la sofferenza è un problema individuale. Se tu soffri e non vuoi stare meglio, io non posso farci niente. Se tu soffri e vuoi stare meglio, chiunque è in grado di suggerirti esplicitamente o implicitamente la chiave per capire: io, un sasso, il tuo cane o il postino. Come dicevo, quindi, è fisiologico reagire con dolore, ma poi è necessario fare qualcosa al riguardo. Quando vedo persone che dopo anni si torturano ancora, o quando mi sembra di intuire che un neo-tradito andrà avanti così per sempre, mi sento amareggiata. Perchè non c'è niente che possa fare, o che nessuno possa fare, finchè l'interessato non decide in maniera sincera di voler star bene. Sono dura, lo so. Eppure, benchè forse non ci sia responsabilità personale quando si subisce un atto che ci causa sofferenza, la responsabilità scatta nel momento in cui ci si rifiuta di abbandonare il passato per stare sempre più male. E lo dico parlando del tradimento, che è un evento molto meno traumatico di altri, ma mantengo la stessa opinione su qualsiasi altro avvenimento ben più pesante di questo.
Motivo per il quale, accorgendomi che non posso affligermi per ogni persona sofferente del pianeta che non ascolta, spesso parlo una volta e poi taccio, oppure evito di parlare direttamente.
Sei realista. lucida.non dura. è cosi.
 

Ultimo

Escluso
Confesso di non aver letto quasi nessuna delle risposte, ma voglio dire la mia.
Fa male. Un male bestia, ma sono convinto che questo dolore sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato. L'ho sempre detto cosa penso dei rapporti interpersonali, ho sempre detto che la maggior parte del dolore di un tradimento, di qualsiasi tipo si tratti, deriva a mio avviso più dalla disillusione delle aspettative del tradito che dalla "colpa" del traditore.
Il tradito sta male perchè gli manca la terra sotto i piedi, perchè il pilastro su quale si stava poggiando si è mostrato di sabbia, perchè si è gettato in una piscina vuota, perchè si è lanciato senza paracadute, perchè ha attraversato la strada ad occhi chiusi, perchè ha voluto credere ad una bugia già nota, perchè non ha voluto guardare nella direzione giusta, perchè ha voluto a tutti i costi credere che gli altri per qualche incomprensibile motivo siano migliori di lui.
Essere traditi fa male perchè ci fa sentire soli come realmente siamo, e quel valore della vita che in realtà dovremmo trovare prima in noi stessi per solo poi poterlo condividere con qualcuno, lo ignoriamo perchè le cose è sempre più comodo aspettarsele dagli altri piuttosto che cercarle dentro di noi.
La grande bugia: è questo che fa male.

E fa male tanto, per ognuno in un modo più o meno sottilmente diverso. Fa male perchè fa sentire nudi, deboli, incapaci, soli. Fa male perchè ci fa credere che il mondo sia contro di noi, mentre non riusciamo a renderci conto, non vogliamo renderci conto che non possiamo valere così tanto perchè anche solo una piccola parte del mondo spenda parte delle proprie energie contro di noi, specificatamente noi. Non vogliamo renderci conto che siamo solo molecole d'acqua in una bottiglia, che si agitano e si urtano a vicenda senza che nessuna sappia davvero come e perchè.
Leggere la tua, è stato difficile molto difficile, e francamente alla prima lettura non sono riuscito ad andare oltre il semplice scritto. forse perchè al momento sono stanco, o forse perchè sono semplicemente sereno.
Ma mentre leggevo, mi si affacciava in testa un pensiero, una risposta. Una certezza.
Soli, accompagnati, in due, in gruppo, ma chi se ne frega. Ho imparato una cosa, a reggermi sulle mie gambe, e questa lezione sta soltanto in queste quattro parole, "reggermi sulle mie gambe", e questo non vuol dire non dare più fiducia, non vuol dire credere soltanto in se stessi, non vuol dire ricercare quella solitudine che ti convince che puoi contare soltanto su di te stesso, Vuol dire soltanto e semplicemente una cosa, diventare uomo diventare maturo vivere la realtà nel migliore dei modi e fare veramente tuo, quello che fondamentalmente sei o pensi di essere.

Non siamo soli, lo siamo soltanto se ricerchiamo e ci aspettiamo quello che noi non abbiamo mai saputo ne trovare ne dare. Noi stessi.
 

Ultimo

Escluso
Mi causa la stessa reazione che ho ogni volta che vedo qualcuno soffrire in maniera per così dire "reiterata": frustrazione e avvilimento. Non posso fare niente. Vedo la soluzione ma non posso farla afferrare. Mi spiego? La sofferenza in risposta a determinati avvenimenti è fisiologica. Tuttavia la sofferenza è un problema individuale. Se tu soffri e non vuoi stare meglio, io non posso farci niente. Se tu soffri e vuoi stare meglio, chiunque è in grado di suggerirti esplicitamente o implicitamente la chiave per capire: io, un sasso, il tuo cane o il postino. Come dicevo, quindi, è fisiologico reagire con dolore, ma poi è necessario fare qualcosa al riguardo. Quando vedo persone che dopo anni si torturano ancora, o quando mi sembra di intuire che un neo-tradito andrà avanti così per sempre, mi sento amareggiata. Perchè non c'è niente che possa fare, o che nessuno possa fare, finchè l'interessato non decide in maniera sincera di voler star bene. Sono dura, lo so. Eppure, benchè forse non ci sia responsabilità personale quando si subisce un atto che ci causa sofferenza, la responsabilità scatta nel momento in cui ci si rifiuta di abbandonare il passato per stare sempre più male. E lo dico parlando del tradimento, che è un evento molto meno traumatico di altri, ma mantengo la stessa opinione su qualsiasi altro avvenimento ben più pesante di questo.
Motivo per il quale, accorgendomi che non posso affligermi per ogni persona sofferente del pianeta che non ascolta, spesso parlo una volta e poi taccio, oppure evito di parlare direttamente.

Precisa chiara reale. anche nelle due ultime righe che hanno confermato quello che hai scritto.
 
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