Se volete, però, proviamo a tornare "a bomba" e ditemi cosa ha ispirato la lettura delle mie rime.
Nelle sei terzine dantesche l'A. sembra voler esternare l'agnizione, intima e raccolta, della fine di un sentimento d'amore.
Attento a distinguere temporalmente il periodo di sentimento attivo, con forme verbali che indicano azione conclusa, e la successiva disillusione, attraveso forme di prossimità e contemporaneità, l'A. crea una profonda fenditura nella continuità spaziale del proprio mondo interiore.
Il passaggio tra l'amore-illusione-trascorso e il non amore-disillusione-presente è reso tramite un inarcamento di frangenti, episodi e dubbi, i quali, in quanto taciuti, urlano ancor più fortemente la propria dolente presenza.
Forse proprio la natura alterna e poco riconoscibile di quanto avvenuto nella parentesi che separa l'oggi dall'altro ieri, che i versi lasciano volutamente vuota, viene pennellata argutamente solo dalle tracce e dai segni indelebili che la loro somma ha inciso nell'anima dell'A.
Viene poi tracciata, con ricercata ambivalenza, la natura del passato sotto forma di inganno, quindi maligno e tendente alla molestia (Falso...falso...falso...) quasi con connotazione morale, in sinergia con la sua natura puramente illusoria, priva di qualsivoglia accessorio sentimentale e puramente di passaggio, necessariamente da esperire, di smagamento e disillusione cognitiva (...esplodon come bolle.).
Conclude infine l'A.,con stoico e asciutto verseggiare, l'eroica e umanamente terribile saga che vide tremare l'Ilio superba che gli alberga in petto.
L'assedio è infine terminato e il cavallo viene lasciato fuori dalle mura.
L'A. sembra però lasciarci facendo intendere d'avere ancora otri di inchiostro ferro-gallico e molte candide pergamene...
My two cents.