contepinceton
Escluso
Per dove?morire è un po' partire
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...
Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
Per dove?morire è un po' partire
beh, almeno si è utili a qualche cosa.Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...
Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
Vedo dal meteo che piove di brutto domani dalle tue parti...beh, almeno si è utili a qualche cosa.
ad ogni modo pensavo di farmi imbalsamare, a dire il vero sono già mezza imbalsamata.
comunque
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…Vedo dal meteo che piove di brutto domani dalle tue parti...
E voi a che punto siete?
Io vado bene sul 2, sul 3 e sul 5. Faccio fatica a discernere sull'1 e vado molto male sul 4.
Bronnie Ware, un'infermiera australiana nella rete delle Cure Palliative per i malati terminali, che assisteva i moribondi nelle loro ultime dodici settimane, ha riportato per anni le loro ultime parole e desideri in un blog intitolato "Inspiration and Chai" che ha avuto un seguito talmente grande da convincerla a scrivere un libro intitolato “I 5 più grandi rimpianti dei morenti”.
Quando la Ware ha chiesto ai suoi pazienti di eventuali rammarichi, o su qualcosa che avrebbero fatto diversamente, sono venuti fuori molti temi comuni.
Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:
5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.
Questo è un sorprendentemente comune a tutti. Molti non si rendono conto, finché non è tardi, che la felicità è una scelta. Sono rimasti bloccati nelle loro abitudini e nella routine. Il cosiddetto 'comfort' di familiarità si è espanso anche alle loro emozioni, perfino ad un livello fisico. La paura del cambiamento li fa fingere con gli altri e mentire a se stessi, convincendosi di essere contenti, quando nel profondo, non desideravano che ridere a crepapelle e un po’ di infantilità nella loro vita.
4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.
Spesso non sono riusciti ad apprezzare quale privilegio magnifico fosse avere dei vecchi amici se non nelle loro ultime settimane e non sempre era stato possibile rintracciarli. Molti erano così concentrati sulle proprie vite che hanno perso per strada delle amicizie d'oro nel corso degli anni. Molti rimpiangevano profondamente di non aver dato alle amicizie il tempo e lo sforzo che si meritavano. Ognuno sente la mancanza dei propri amici quando sta morendo.
3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.
Molte persone sopprimono i loro sentimenti in modo da mantenere il quieto vivere con gli altri. Di conseguenza, si accontentano di un’esistenza mediocre e non diventano mai chi erano realmente in grado di divenire. Come risultato, amarezza e risentimento diventano delle malattie che si sviluppano dentro.
2. Vorrei non aver lavorato così duramente.
Questo è venuto fuori da ogni paziente di sesso maschile che ho assistito. Si sono persi l’infanzia dei loro figli e la compagnia dei propri partner. Anche alcune donne hanno menzionato questo rimpianto, ma come se fossero di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano stati capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente l’aver trascorso così tanto della loro esistenza a dedicarsi sfrenatamente al lavoro.
1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.
Questo il rammarico più comune per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e ripensano ad essa tirando le somme, è facile rendersi conto di quanti sogni sono rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva realizzato nemmeno la metà dei loro sogni e doveva morire con la consapevolezza che era a causa di scelte che aveva compiuto. La salute offre una libertà di cui in pochi si rendono conto, fino a quando non la perdono.
La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.
Perché disperazione?Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...
Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
Aut autPerché disperazione?
No, ma lo leggerò sicuramente. Mi sfugge proprio perché serva la fede per dare senso alla vita.Aut aut
Kiergegaard lo hai mai letto?
Senza la fede
per me la vita umana
non varrebbe la pena di essere vissuta.
E che vita sarebbe senza la fede?No, ma lo leggerò sicuramente. Mi sfugge proprio perché serva la fede per dare senso alla vita.
Vado bene sui punti 2, 3 e 4.
Sui punti 1 e 5 ho sempre fatto fatica, perché purtroppo per me conta troppo l'opinione di coloro a cui tengo.
Dovrei fregarmene e fare solo quello che mi dicono l'istinto e la figa![]()
sul punto 1 ho lavorato fin da giovanissimo... sul 2 ho fatto una scelta precisa a suo tempo: morì un amico e mi chiesi dove mi stessi affannando ad arrivare (lavoravo in giro quasi tutta la settimana) se la mia vita era, ed è, qui... così mi ridimensionai... sul 4 gli amici sono una parte importante della nostra vita... insomma se morissi adesso probabilmente sarebbero altre le cose che potrei rimpiangere, non questeE voi a che punto siete?
Io vado bene sul 2, sul 3 e sul 5. Faccio fatica a discernere sull'1 e vado molto male sul 4.
Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:
5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.
4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.
3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.
2. Vorrei non aver lavorato così duramente.
1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.
La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.
Che bruttissime notizie mi dai.Avere fede, @feather, non significa avere fede in dio o nell'aldilà.
Solo così sei umano. E a me pare una bellissima notiziaChe bruttissime notizie mi dai.
La speranza in progetti irrealizzabili ce l'ho ed è una gran fregatura.
L'altra fede, quella sull'avvenire invece rimane attaccata per un sempre più fragile filo..
Insomma, tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.
Non sarò un eroe quindi...![]()
C'ho pensato. Non mi quadra.Avere fede, @feather, non significa avere fede in dio o nell'aldilà. Avere fede significa sperare contro ogni evidenza, e nulla è più necessario per accettare l'insensatezza della nostra esistenza, della speranza.
Sperare non significa avere un progetto da realizzare, ma avvertire dentro di sé la promessa di un vago avvenire pieno. E' una menzogna per l'intelletto, l'intelletto lo sa, ma il cuore non lo deve sapere. Se il cuore lo sa, sei già morto. Per me nessuno come Leopardi lo dice e nessuno come lui l'ha fatto.
(E Schopenhauer non ne è che un interprete, e, da nordico, non l'ha davvero compreso, né sviluppato).
ma magari potessi finire a nutrire un albero invece che in una cassa di zinco. Mi farò cremare, mi sono convinta.Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...
Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
Cioè? Sei una religione nuova? Lo Sbriciolismo?ma magari potessi finire a nutrire un albero invece che in una cassa di zinco. Mi farò cremare, mi sono convinta.
Agli atei agli agnostici e a quelli come me, Conte, rimane la tranquillità con la propria coscienza... il che... non potendo noi godere dell'assoluzione dai nostri peccati, presuppone che ne dobbiamo commettere meno dei credenti.:smile: