E voi a che punto di saggezza siete?

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
morire è un po' partire
Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...

Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
 
Liszt: I preludi poema sinfonico numero tredici.

Il titolo completo "Les préludes (d'après Lamartine)" si riferiva all'ode di Alphonse de Lamartine, Nouvelles méditations poétiques.[4] La pubblicazione comprende una prefazione, che non venne scritta da Lamartine.
« Che altro è la nostra vita, se non una serie di preludi a quell'inno sconosciuto, la cui prima e solenne nota è intonata dalla morte? - L'amore è l'alba luminosa di tutta l'esistenza: ma qual è il destino per cui le prime delizie e felicità non sono interrotte da qualche tempesta, l'esplosione mortale che dissipa le belle illusioni, il fulmine fatale che consuma il suo altare, e dov'è l'anima crudelmente ferita, che, emersa da una di queste tempeste, non cerca di riposare il suo ricordo nella calma serenità della vita dei campi? Tuttavia l'uomo difficilmente si dedica a lungo al godimento della quiete benefica che in un primo momento ha condiviso nel seno della natura, e quando "la tromba suona l'allarme", si precipita, verso qualsiasi posto pericoloso, qualunque sia la guerra che lo chiama tra le sue fila, in modo da recuperare finalmente nel combattimento la piena coscienza di sé e del possesso di tutta la sua energia. »

[video=youtube;m7Y1K0RzDRM]http://www.youtube.com/watch?v=m7Y1K0RzDRM[/video]
 
Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...

Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
beh, almeno si è utili a qualche cosa.
ad ogni modo pensavo di farmi imbalsamare, a dire il vero sono già mezza imbalsamata.
comunque
 
Ultima modifica:
[video=youtube;TOy0D6Fgnfo]http://www.youtube.com/watch?v=TOy0D6Fgnfo[/video]

Fantastica...
Nessuno come Liszt si dedicò ai pensieri della morte e dell'aldilà...
Da vecchio Liszt con una mestizia unica si prepara alla morte...

Dopo aver sepolto da decenni i suoi migliori amici...
Morti tutti giovani.
 

morfeo78

Utente di lunga data
E voi a che punto siete?
Io vado bene sul 2, sul 3 e sul 5. Faccio fatica a discernere sull'1 e vado molto male sul 4.

Bronnie Ware, un'infermiera australiana nella rete delle Cure Palliative per i malati terminali, che assisteva i moribondi nelle loro ultime dodici settimane, ha riportato per anni le loro ultime parole e desideri in un blog intitolato "Inspiration and Chai" che ha avuto un seguito talmente grande da convincerla a scrivere un libro intitolato “I 5 più grandi rimpianti dei morenti”.
Quando la Ware ha chiesto ai suoi pazienti di eventuali rammarichi, o su qualcosa che avrebbero fatto diversamente, sono venuti fuori molti temi comuni.

Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.

Questo è un sorprendentemente comune a tutti. Molti non si rendono conto, finché non è tardi, che la felicità è una scelta. Sono rimasti bloccati nelle loro abitudini e nella routine. Il cosiddetto 'comfort' di familiarità si è espanso anche alle loro emozioni, perfino ad un livello fisico. La paura del cambiamento li fa fingere con gli altri e mentire a se stessi, convincendosi di essere contenti, quando nel profondo, non desideravano che ridere a crepapelle e un po’ di infantilità nella loro vita.

4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.

Spesso non sono riusciti ad apprezzare quale privilegio magnifico fosse avere dei vecchi amici se non nelle loro ultime settimane e non sempre era stato possibile rintracciarli. Molti erano così concentrati sulle proprie vite che hanno perso per strada delle amicizie d'oro nel corso degli anni. Molti rimpiangevano profondamente di non aver dato alle amicizie il tempo e lo sforzo che si meritavano. Ognuno sente la mancanza dei propri amici quando sta morendo.

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

Molte persone sopprimono i loro sentimenti in modo da mantenere il quieto vivere con gli altri. Di conseguenza, si accontentano di un’esistenza mediocre e non diventano mai chi erano realmente in grado di divenire. Come risultato, amarezza e risentimento diventano delle malattie che si sviluppano dentro.

2. Vorrei non aver lavorato così duramente.

Questo è venuto fuori da ogni paziente di sesso maschile che ho assistito. Si sono persi l’infanzia dei loro figli e la compagnia dei propri partner. Anche alcune donne hanno menzionato questo rimpianto, ma come se fossero di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano stati capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente l’aver trascorso così tanto della loro esistenza a dedicarsi sfrenatamente al lavoro.

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

Questo il rammarico più comune per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e ripensano ad essa tirando le somme, è facile rendersi conto di quanti sogni sono rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva realizzato nemmeno la metà dei loro sogni e doveva morire con la consapevolezza che era a causa di scelte che aveva compiuto. La salute offre una libertà di cui in pochi si rendono conto, fino a quando non la perdono.
La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.

per il 4 e il 5 sono a posto, per il 3 ho imparato a farlo senza pudore, riguardo al lavoro sono capace di ridimensionare la sua priorità quando c'è qualcosa che vale la pena essere vissuto. Ecco, forse mi manca la 1. Ma non perchè viva una vita che non voglia, ma perchè ci sono talmente tante cose che mi piacerebbe fare e vivere che per quante ne viva non sono mai abbastanza.
 
No, ma lo leggerò sicuramente. Mi sfugge proprio perché serva la fede per dare senso alla vita.
E che vita sarebbe senza la fede?
Come un matrimonio senza amore...

La fede dà eroismo agli uomini.
 

devastata

Utente di lunga data
Vado bene sui punti 2, 3 e 4.

Sui punti 1 e 5 ho sempre fatto fatica, perché purtroppo per me conta troppo l'opinione di coloro a cui tengo.

Dovrei fregarmene e fare solo quello che mi dicono l'istinto e la figa :)

Mi fai morire e sorridere a crepapelle. Però quanta saggezza. Ho sbagliato tutto fino ai 60, sto cercando di rimediare.
 

Fantastica

Utente di lunga data
Avere fede, @feather, non significa avere fede in dio o nell'aldilà. Avere fede significa sperare contro ogni evidenza, e nulla è più necessario per accettare l'insensatezza della nostra esistenza, della speranza.
Sperare non significa avere un progetto da realizzare, ma avvertire dentro di sé la promessa di un vago avvenire pieno. E' una menzogna per l'intelletto, l'intelletto lo sa, ma il cuore non lo deve sapere. Se il cuore lo sa, sei già morto. Per me nessuno come Leopardi lo dice e nessuno come lui l'ha fatto.
(E Schopenhauer non ne è che un interprete, e, da nordico, non l'ha davvero compreso, né sviluppato).
 

passante

Utente di lunga data
E voi a che punto siete?
Io vado bene sul 2, sul 3 e sul 5. Faccio fatica a discernere sull'1 e vado molto male sul 4.


Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.

4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

2. Vorrei non aver lavorato così duramente.

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.
sul punto 1 ho lavorato fin da giovanissimo... sul 2 ho fatto una scelta precisa a suo tempo: morì un amico e mi chiesi dove mi stessi affannando ad arrivare (lavoravo in giro quasi tutta la settimana) se la mia vita era, ed è, qui... così mi ridimensionai... sul 4 gli amici sono una parte importante della nostra vita... insomma se morissi adesso probabilmente sarebbero altre le cose che potrei rimpiangere, non queste :)
 

feather

Utente tardo
Avere fede, @feather, non significa avere fede in dio o nell'aldilà.
Che bruttissime notizie mi dai.
La speranza in progetti irrealizzabili ce l'ho ed è una gran fregatura.
L'altra fede, quella sull'avvenire invece rimane attaccata per un sempre più fragile filo..
Insomma, tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.

Non sarò un eroe quindi... :)
 

Fantastica

Utente di lunga data
Che bruttissime notizie mi dai.
La speranza in progetti irrealizzabili ce l'ho ed è una gran fregatura.
L'altra fede, quella sull'avvenire invece rimane attaccata per un sempre più fragile filo..
Insomma, tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.

Non sarò un eroe quindi... :)
Solo così sei umano. E a me pare una bellissima notizia:)
 

feather

Utente tardo
Avere fede, @feather, non significa avere fede in dio o nell'aldilà. Avere fede significa sperare contro ogni evidenza, e nulla è più necessario per accettare l'insensatezza della nostra esistenza, della speranza.
Sperare non significa avere un progetto da realizzare, ma avvertire dentro di sé la promessa di un vago avvenire pieno. E' una menzogna per l'intelletto, l'intelletto lo sa, ma il cuore non lo deve sapere. Se il cuore lo sa, sei già morto. Per me nessuno come Leopardi lo dice e nessuno come lui l'ha fatto.
(E Schopenhauer non ne è che un interprete, e, da nordico, non l'ha davvero compreso, né sviluppato).
C'ho pensato. Non mi quadra.
Se non c'è accorto tra quello che penso, sento e faccio.. Qualcosa si incricca da qualche parte.
È quella quadratura del cerchio che non riesco a trovare.
Avere l'intelletto e il cuore che fanno a pugni non è una situazione stabile, ne che porti felicità nel lungo periodo (meno lungo del saremo tutti morti).
 

Sbriciolata

Escluso
Per dove?
Almeno noi credenti abbiamo la speranza di andare nell'aldilà...

Agli atei che cosa rimane?
Se non la disperazione di finire sottoterra?
Mangiati dai vermi?
ma magari potessi finire a nutrire un albero invece che in una cassa di zinco. Mi farò cremare, mi sono convinta.
Agli atei agli agnostici e a quelli come me, Conte, rimane la tranquillità con la propria coscienza... il che... non potendo noi godere dell'assoluzione dai nostri peccati, presuppone che ne dobbiamo commettere meno dei credenti.:smile:
 

Joey Blow

Escluso
ma magari potessi finire a nutrire un albero invece che in una cassa di zinco. Mi farò cremare, mi sono convinta.
Agli atei agli agnostici e a quelli come me, Conte, rimane la tranquillità con la propria coscienza... il che... non potendo noi godere dell'assoluzione dai nostri peccati, presuppone che ne dobbiamo commettere meno dei credenti.:smile:
Cioè? Sei una religione nuova? Lo Sbriciolismo?
 
Stato
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