Sono un'insegnante e la coscienza civile la trasmetto tutti i giorni ai miei ragazzi. Il punto è che oggi tutto sembra possibile, ogni voglia può essere soddisfatta, ogni pruderia tolta, ai danni degli indifesi, perchè non c'è prevenzione, ma non c'è anche il timore di essere puniti. E' come a scuola: un ragazzo non sempre ha la maturità di capire che certi atteggiamenti sono scorretti, per cui, oltre al dialogo, è necessario che sentano l'autorità, del professore, del preside. Un uomo che per soddisfare le sue voglie ha bisogno di violentare una donna evidentemente ha superato la fase del "ho capito che non posso commettere uno stupro perchè è sbagliato", ma anche la fase "non posso commettere uno stupro perchè ho paura di essere punito". E cosa facciamo allora? Restiamo a guardare? Il carcere non deve essere un centro di permanenza, ma va inteso come punizione, e pertanto deve essere duro. E poi: perchè non si può pensare che questi uomini che si sono abbassati ad un tale livello di violenza non possano anche lavorare duramente per la società? Il tutto accompagnato dalla riflessione. Forse rendersi conto di ciò che è stato commesso è più intollerabile da sopportare che un lavoro pesante....
Io sento parlare un pò troppo di comprensione e giustificazione, e questo purtroppo porta alla denegerazione e al tutto è consentito...