spleen
utente ?
Sposo la tua visione, del resto che senso avrebbe altrimenti che oggi mi sia fatto svariati km di corsa?@farfalla:rotfl::rotfl:
e per fortuna..che chiacchierare così a me regala sempre l'opportunità di potermi confrontare...e, lo sai, è questa per me la ricchezza e il valore di incontrarsi!
Provo a rispiegare...perchè per me c'è un equivoco di fondo.
Credo ci sia, diffusamente, una percezione del corpo come un trofeo da esporre. ( @Nefertiti).
E credo che questo discenda dagli archetipi amorosi fra l'altro...ma se ci metto dentro anche questo diventa veramente complessa la cosa.
Io però non sto parlando del corpo come un trofeo. Che sia il mio. O quello di G. (rimango su di noi, visto che sono partita da lì).
Io non sono una strafiga.
Ma so di avere un bel corpo allenato, scattante e reattivo. E' una cosa che mi da molto piacere. Che mi fa stare bene. Sia mentre sto combattendo, sia quando sono in montagna, sia quando sono a tagliar la legna. Mi fa sentire viva, vibrante, appartenente alle forze della Natura. In cui mi raccolgo. E in cui da sempre ho trovato pace. Come quando andavo nel bosco la notte per stare sola e coi piedi nudi sul terreno nel periodo in cui col mio ex stava crollando ogni illusione. Nel bosco, trovavo me.
Il mio corpo non è un trofeo. Ma è uno strumento. Fondamentale. Sia che si tratti di relazione, di sesso, di presenza, di movimento nello spazio e nel tempo.
Adoro vederlo cambiare. Da sempre.
L'ho trattato male quando ero arrabbiata. L'ho usato per mantenere una parvenza di controllo su di me a 20 anni quando avrei tanto desiderato avere del napalm a disposizione. L'ho coccolato. L'ho esposto. L'ho nascosto.
Siamo in relazione strettissima da quando sono nata. Mi ha accompagnata ogni passo. Ogni segno che porta, è Mio. E' come una mappa della mia Vita. Delle mie Vite. Dalle cicatrici, che vedo solo io, dei vecchi piercing. Le ginocchia da maschio tanto sono segnate. Gli ematomi che ci sono sopra anche adesso.
E' la rappresentazione fisica delle strade che ho percorso.
E' il luogo in cui mi raccolgo per la mia forma di preghiera. Il mio tempio.
E non parlo di adorazione cieca.
Parlo di adorazione sotto forma di Riconoscimento e Cura. E anche di adorazione sotto forma di Disconoscimento e Trascuratezza e Indifferenza.
In questi termini per me il corpo è fondamentale. Ed è fondamentale che anche l'altro per me percepisca il suo corpo come un tesoro prezioso di cui aver Cura.
E mi ricollego al trofeo.
Il trofeo è la cura per gli altri. Per rispondere a richieste esterne. Per chiedere conferme esterne. Per essere riconosciuti nei modelli proposti, come rappresentanti di un habitus sociale condiviso dalla società tutta.
E nel tempo il trofeo del corpo è cambiato...basti pensare alle forme della bellezza a cui è stato sottoposto quello femminile per rispecchiare gli standard imposti. Dai corsetti agli sbiancanti per la pelle, agli ormoni e sostanze varie per gonfiarlo, e penso ai maschi, per farlo sembrare come fosse una statua immobile.
Ecco...su questa idea del corpo, se l'unica risposta è l'amore. Ossia, comunque tu sia, che tu ti prenda o meno cura di te, siccome c'è l'amore vai bene...io mi oppongo. Fermamente.
Perchè Cura, per me, è evidenziare i problemi e collaborare per risolverli. Che siano di ordine fisico emotivo o materiale.
Se semplicemente ci si siede nella rassicurazione, beh...non ho vicino un alleato.
Un alleato è attento, osserva, stimola, descrive, Dona quello sguardo che da dentro non è possibile avere.
Rompe anche i coglioni. Proprio perchè non si ferma al trofeo ma va oltre, e Vede il tempio.
E ne richiede Cura.
E Rispetto.
E non è un sottile ricatto, come diceva @Skorpio...non è un "o fai così, o vaffanculo".
E' un "se tu per prim* non hai Rispetto e Cura di te, a partire dal corpo che è il velo più esterno e visibile, come posso io fidarmi di te? Se tu per prim* non vedi la TUA Bellezza, non ne hai Cura, come posso io Vederla per te? E ammirarla per te?"
"Se tu per prim* non ti desideri, come posso io desiderarti per entrambi?"
Attraverso il corpo parla il sè profondo...dai disturbi dell'ansia, alla depressione, alle psicosi...fino alla pelle luminosa dopo aver fatto Sesso...
Un corpo maltenuto, maltrattato parla dell'idea di sè che ha una persona.
Della relazione che ha con sè una persona...quindi @Brunetta, no, non è un qui e ora il mio. Ma è una valutazione sul lungo periodo a partire però dal qui e ora reale e non dal qui e ora accomodato nell'idea dell'amore che tutto può e tutto supera.
E io l'ho sperimentato sulla mia pelle. Quanto sia falsa quella credenza. Che i nodi vengono al pettine. LA Vita non fa sconti. Anche se noi umani proviamo a inventarci le scorciatoie.
E uso la pancia, che per me è rappresentativa, per rappresentare l'accidia e la pigrizia. Il malnutrimento. L'indifferenza a quello che si fa entrare nel corpo. O la non valutazione di quel che si fa entrare.
MA parlando della pancia, faccio riferimento alla consapevolezza di sè, in tutti i piani dell'essere che io pretendo da me stessa e di conseguenza anche da chi mi scelgo vicino.
E non la assolutizzo...ma se neanche ci sono le basi...beh...non vale la pena, secondo me.
Una favola molto bella, ne parla, del corpo...di quel pezzo di legno e del suo percorso per avere un corpo in carne e ossa, di bambino vero.![]()
Sai dove è il limite purtroppo di questa visione, me ne sono reso conto osservando: Il limite di questa visione è nella non accettazione di se, dove la volontà di controllo assoluto puo talvolta portare. Altrimenti non esisterebbe l'anoressia, che altro non è che una storpiatura nella volontà di controllo su se stessi. In quel caso il corpo non è un trofeo da esibire, è semplicemente il campo di battaglia contro se stessi.
Sai, quando parliamo di consapevolezza, ormai è diventato un tormentone, un mantra, ecco credo tuttavia che serva essere consapevoli di due cose: Che dobbiamo considerare il nostro corpo un tempio, come tu dici (Corpo tempio dello spirito Santo come nel catechismo cattolico) E simultaneamente essere consapevoli che dobbiamo accettare l'evidenza, quello che siamo, la nostra eredità genetica, il nostro invecchiamento, il nostro deterioramento.
Tu sei ancora giovane, io già vedo le prime crepe, sento che il tempo mi trascina via, non ho smesso di amare me stesso ed il mio corpo, ma sento che l'ineluttabilità mi trascina via. Non ne sono angustiato, sento solo che in questo mi devo abbandonare, accettandolo.