Tu lo sai, Sbri, che ti darei un verde ogni 2-3 messaggi. Ma non mi si lascia. Quindi, niente più verdi e mi ti propongo come prossimo marito.
Uno dei problemi nella comprensione "comune" della nascita dell'Universo è che tantissimi pensano che la materia, la Creazione, sia nata da quel puntolino, che ne fosse lo scopo. Invece ne è solo conseguenza, neppure immediata: insomma, come dire che i passaggi che portano dall'esistenza dell'Universo alla nostra sono molti di più di quelli che normalmente ci si immagina. In pratica, se l'Universo stesso, nella sua configurazione attuale, è ancora in parte inspiegato, è invece ampiamente documentato che le dinamiche che hanno portato all'esistenza di tutti gli elementi di cui oggi è costituito...tutto, sono molto più "casuali" e precari di come qualsiasi dogma (che è di natura contraria per definizione) vorrebbe farci intendere.
Ma soprattutto, che quando si pensa che tutto non possa essere stato generato dal nulla...in realtà è esattamente l'opposto. Perchè è andata proprio così. E non è successo solo una volta, ma succede di continuo dall'inizio del tempo (ed evidentemente anche "prima" - e qui me la sto tirando). Il problema è proprio quel nulla, che in fisica si indica come 'vuoto' o 'vuoto quantistico'. Il nostro intuito, come dicevo, è così legato - pur non avendone padronanza - ai concetti di massa e tempo, che è veramente difficile spostare il proprio punto di vista quanto basta a cercare di comprendere.
Sono appassionato di astronomia e astrofisica da quando ero ragazzino: l'enorme vantaggio di questo ambito di studi, per l'evoluzione del pensiero, è che si tratta di un campo di nozioni estremamente controintuitive; ci si abitua quasi subito - o si abbandona - a considerare gli enormi abbagli con cui ci si confronta chi non ne sa nulla come un'eredità obsoleta. E si sposta un po' più in là l'asticella, pur sapendo bene di aver fatto un passo da formica. Ma questo basta a innescare il dubbio, la curiosità, e a volerne sapere ancora.