questo lo dici tu, che infatti non hai la fede.
cerchi di escludere la fede con prove scientifiche e razionali, ma anche se tu o qualche equipe di scienziati riusciste a dimostrare razionalmente e scientificamente l'esistenza di un motore immobile e come si è formato:
la fede sarebbe sempre a monte di tutto questo.
Cerco di spiegarmi meglio, perchè mi rendo conto che forse non ho chiarito cosa voglio dire.
La fede nasce per fornire "risposte", non per complicare inutilmente o travisare le domande. Giusto? Altrimenti sarebbe alla meglio superstizione, alla peggio truffa.
Intendo dire che io posso anche spiegarti con cognizione di causa e convincentemente la teoria del Big Bang, ma tu protresti ancora lecitamente chiedermi cosa c'è "a monte", ed è evidente che io non ho e forse non avrò mai elementi per sostenere che il "seme iniziale" sia o non sia riconducibile a Dio o chi per esso. Quindi, a livello di pura logica, tu potresti anche essere un astrofisico con una fede solida e coerente. Non ci vedo alcun abominio, anche se magari cercherei di approfondire un tale concetto di fede (dal mio punto di vista, quando esiste una spiegazione esauriente per qualcosa, accumularne una seconda, alternativa e non verificabile, non è in alcun modo utile o costruttivo, nemmeno per un credente).
Ma voglio essere più specifico. Quando non conoscevamo la combustione, il fuoco DOVEVA essere emanazione di una sfera sovrumana, perchè altre risposte non ce n'erano. Ora che il fuoco lo conosciamo e lo controlliamo, sarai d'accordo pure tu che considerare il fuoco una divinità sia fondamentalmente distorcere la realtà. O affidarsi volontariamente alla superstizione, cosa che è giustamente riconosciuta come il contrario (e la mortificazione) di un Credo. Poi magari fanno eccezione i panteisti, ma tralasciamo.
Il vero problema gira tutto attorno a quel "volontariamente", ed è lì la differenza. Perchè se le meccaniche legate a fenomeni naturali come un uragano sono in discreta parte note e a disposizione di chiunque voglia farle anche proprie, ma un predicatore afferma e sostiene con veemenza che l'uragano sia una punizione divina dell'omosessualità (fatti realmente accaduti, come saprete), qui saltiamo a piè pari la superstizione e arriviamo direttamente alla truffa, al plagio e all'istigazione.
Quello che voglio dire è che ogni nozione certa in quanto universalmente verificabile DOVREBBE spostare più a monte la Grande Domanda, oppure non serve a nulla cercare di capire e conoscere il mondo (atteggiamento, infatti, assai inviso a qualsiasi integralista "religioso").
Quel che mi lascia interdetto e dispiaciuto è che molti ritengono ancora che analizzare a fondo il conoscibile possa offendere "la bellezza" intrinseca delle cose. Come a dire che un credente e un non credente che contemplino un magnifico tramonto dovrebbero trarne differente suggestione perchè al non credente manca "qualcosa". Al contrario, io ritengo che le fascinazioni si sommino.
Ma il punto è che se decidiamo deliberatamente di astenerci dall'indagare il conoscibile sulla base di convinzioni personali o faziose (o di ansie e paure), per come la vedo io smettiamo di crescere sia come fedeli che come scettici. So che lo stesso messaggio è stato diffuso, negli ultimi anni, da molti esponenti di rilievo delle principali istituzioni religiose mondiali. Il tempo in cui "la curiosità è del Diavolo" è fortunatamente finito da un pezzo, almeno dalle nostre parti. E pare sia percepita, anche nelle alte sfere, la necessità di riallineare allo scibile umano la ricerca spirituale. La quale, ritengo, ha tutto da guadagnarci a poter riformulare con rinnovata cognizione di causa le proprie riflessioni.