Ecco: mia moglie si ritrova con un'ernia discale che la immobilizza pressoché totalmente ormai da una decina di giorni. Io la devo assistere per tutto, compreso portarla in bagno in spalla e riportarla a letto, farle le iniezioni eccetera, oltre chiaramente a tutto quanto inerente alle neessità di tutti i giorni per casa, cibo etc.. Ha dolori fortissimi, ed io ne so qualcosa avendo passato certi momenti prima di lei.
Questa cosa mi ha riportato indietro nel tempo, quando dopo la perdita del secondo bimbo mi ero trovato a doverla assistere, starle vicino costantemente, provvedere a tutto, pensare a tutto.
Esperienza strana. In parte mi trovo a non riuscire assolutamente a fare a meno di questo mio ruolo, che mi torna del tutto naturale esattamente come fu allora, in parte invece mi rode di fondo il suo mostrarsi così "grata" per la mia presenza, esattamente come lo fu allora, ma con la consapevolezza mia che l'unico risultato di allora è stato per me una scarpata nel culo.
Un tempo la baciavo e l'accarezzavo, tentavo ogni istante di starle vicino, di parlare, di giocare e scherzare.
Mi viene naturale pure ora, ma mi trattengo (a volte non ci riesco) perchè non voglio lasciarle credere di avermi ricomprato al prezzo di una momentanea infermità.
Ogni tanto salta fuori la sua vera natura, acida, distante, e mi ferisce ancora.
Continuo a pensare tra me e me di dirle: "ma se davvero mi vorresti ancora, come dici, perchè non fai nulla per riprendermi, neppure ora che sai che sto rischiando di prendere un'altra strada?!!!!".
Poi ci rifletto, e mi rendo conto che se lei facesse qualcosa per riprendermi, sarebbe la cosa peggiore che mi potrebbe accadere, perchè io molto probabilmente cederei, ma lei, purtroppo, non è cambiata: è sempre la stessa estranea.