Ti ringrazio per la benevolenza. Di fare bene a fare quei faccio Lo sapevo anche da solo, non è che mi serviva per l'appunto la pacca sulla spalla di uno sconosciuto in virtuale.
Come fai ad avere rapporti quotidiani con liberi professionisti a livello universitario dalla tolda di una barca a vela lo sai soltanto tu. Ma non mi interessava stare a fare a gara a chi certifica l'altro.
Io il motivo per cui sono qui l'ho scritto in lungo e in largo, soltanto che la stragrande maggioranza dei disagiati qui dentro non lo vuole leggere. Ci scrivo perché, proprio in virtù del lavoro che faccio e della posizione che occupo il 99 percento delle persone mi lecca il culo e non mi dice la verità.
Ti faccio un esempio molto banale e molto recente. Due giorni fa una persona che conosco ha avuto un infarto devastante. Prognosi riservata e compagnia bella. Questa persona ha due figli piccoli di cui uno con un disturbo dello spettro autistico di tipo medio. Quindi lascerebbe la moglie e l'altro figlio orfani e aggravati. Questo tizio, che se potesse mi metterebbe il cianuro nel caffè, mi ha mandato un messaggio dall'ambulanza avvisare ME di non preoccuparmi che le cose che abbiamo in ballo non si sarebbero fermate e che potevo chiamarlo quando voleva pure sul letto di morte. E parliamo di uno con due lauree e due palle sotto quadrate, (e pure temperate sugli spigoli

).
Io non ho visto il messaggio perché era sul numero del lavoro, e sto scemo è andato pure in ansia e mi ha fatto due chiamate dall'ospedale contro il parere medico.
Questa è la vita che vivo.
Per me virtuale è terapeutico. Mi rilassa da morire.