La battuta è da verde. Del resto a te ne ho dati pure e lo sai. Ma non a te, a ciò che dici, se ciò che dici mi vede concorde. Questo è l'abisso, ma proprio abissale, che separa me dal novanta per cento delle persone che scrivono continuativamente su questo forum.
E che questo fosse evidente da subito è stato così ben percepito, che sono stata istintivamente antipatica (o poco comprensibile) a quasi tutta la community storica da subito, soprattutto perché non parlavo di me, cioè non permettevo che si passasse dal che cosa al chi, o, meglio sarebbe dire, all'idea del chi, come ho già scritto.
Ma è del tutto normale: qualsiasi gruppo ha regole eplicite, e a quelle io mi sono attenuta sempre, però quelle implicite valgono di più per chi ne è leader, o vuole farne parte, o cerca di farne parte, parole dei quali valgono sicuramente meno del fatto che le pronunci Tizio o Caio. Con ogni evidenza io non rientro nella casistica.
Racconto un aneddoto che mi pare in tema. Ricordo quando ventenne frequentavo la parrocchia insieme a un gruppo di coetanei e una sera di carnevale si decise di fare una festa lì in maschera. Mi presentai vestita da fantasma (insomma, un lenzuolo bianco lungo fino ai piedi con due buchi per gli occhi) con gli occhiali tondi da sole a specchio (blu, erano bellini davvero), un cappello modello panama bianco e un paio di guanti bianchi. Decisi che non avrei aperto bocca tutta sera. Ci fu un mio amico che per la rabbia di non poter sapere chi io fossi, dopo aver insistito buona parte della serata con le buone, arrivò alla violenza di volermi strappare il costume di dosso. Non ricordo bene se a quel punto me ne andai o mi svelai, ma credo che non gliela diedi vinta (fu il solo a arrabbiarsi, ma fu impressionante...).