Il troppo "perfetto" quando diventa conduzione di vita, non ti consente di ammettere errori con te stesso perchè appunto hai fatto "tutto al meglio" ma l'errore o il non raggiungimento di un obiettivo ti rende infelice, inquieto, così è più semplice riversare su altri la motivazione, anche in modo sottile ed irrazionale.
Esempio:
Quando dici che tua moglie non reggerebbe un cambiamento, in realtà scarichi sulla responsabilità che ti assumi del suo dolore, la tua personale scelta di non cambiare il meccanismo.
Immagina un diagramma:
la colpa è sua=ti sacrifichi "al meglio"=coscenza a posto.
Da qui ti disunisci perchè pur avendo tu la coscenza a posto il risultato è:
gli altri non capiscono quanto dai "al meglio"=soffocamento=vado a rubare il giocattolo al market per trovare piccoli momenti di liberazione.
In questo diagramma ti sei lasciato trasportare da te stesso ed hai dimenticato la motivazione che ti ha fatto disunire, un presunto dolore o senso di colpa.
Bloccare questo meccanismo diventa una grande svolta!
La verità che non potrai mai cambiare perfezionandola è semplice:
non puoi arrogarti il diritto di scelta e nemmeno il controllo del dolore del prossimo, perchè cosi facendo sottovaluti per eccesso o difetto il dolore in sè, quello che ognuno percepisce nell'intimo... il risultato è che non ascolti con l'anima le esigenze del compagno ma ti risultano o pesanti o stupide (eccesso/difetto); crei nel compagno una sorta di rifiuto peggiore per OBIETTIVO non CENTRATO, o meglio centrato su di te per appagare il bisogno di "perfezione" solo nella tua ottica che è diventata sorda e cieca per autoappagamento.
Puoi rispettare il dolore e non causarlo ridimensionando il troppo perfetto, il controllo dei sentimenti altrui che passa attraverso il "fare al meglio, solo tuo" soffoca l'accettazione dei tuoi stessi difetti e così ti devi "sponsorizzare".
Non sò se sono stata comprensibile, se si spero in una smentita