Più leggo i contributi di tutti, più mi accorgo che sto percorrendo una strada già tracciata da altri. Astonished dice che la verità confessata è mitigata. In effetti è proprio così: 1) prima la relazione di mia moglie era durata 2 mesi, ora siamo a 4; 2) prima si erano lasciati di comune accordo perché entrambi hanno famiglia e si erano resi conto di aver sbagliato, ora è stato lui a scaricarla una volta che sua moglie l'ha beccato [e qui mi viene da pensare: ma allora, se non fosse intervenuta la moglie di lui, la relazione sarebbe proseguita con tutti i bei contorni di bugie e inganni; e poi: mia moglie mi viene da pensare che sia tornata da me perché l'altro l'ha scaricata e lei si sentiva, da infatuata, terribilmente male; lei nega che sia così, ma io trovo veramente ironico il fatto che lei mi cercasse e mi valorizzasse, come ha sempre fatto nei suoi momenti di crisi, dopo essere stata lasciata e prima di confessare il tradimento per dimenticare l'altro: il tradito, non ancora consapevole di questa sua condizione, che consola il traditore]; 3) prima non gliene fregava più niente di questo, ora ammette che gli vuole bene o formule consimili per dire che è ancora attratta da costui. Attendo di conoscere altri particolari. Io non sono uno possessivo. In questi mesi, diverse volte è andata via coi colleghi per più giorni per lavoro. Io, con sforzi non da poco, mi organizzavo e, se non trovavo nessuno che guardasse le bimbe, stavo persino in ferie per consentirle queste trasferte, sapendo quanto ami il suo lavoro e cercando così di farla stare bene. La mia fiducia era massima. Ora è venuto fuori che di giorno lavorava, mentre la notte la passava negli hotel con l'amante, dopo avermi telefonato per dirmi che la giornata era stata stancante e non vedeva l'ora di andare a dormire. E così quando dovevo correre a prendere la bimba piccola perché lei si fermava fino alle 19 in ufficio a sbrigare il lavoro; potessero parlare i muri di quel maledetto ufficio. Eppure non è una donna facile, non è una stronza, sicché penso si sia proprio innamorata di lui per farmi queste cose. Tante volte è spuntato, fra i vari contributi, un aggettivo qualificativo che mi sento cucito addosso: umiliato, è proprio così che mi sento. Come scrive Amarax, io dovrei andare a testa alta per la mia serietà e per l'amore che sento per il coniuge, e invece mi sento inferiore all'altro, mi chiedo cosa diavolo abbia di più quel tipo rispetto a me e il ritorno a me di mia moglie mi sa tanto di ripiego, spinta dall'improvviso senso di solitudine nel quale si è trovata. Sono d'accordo sempre con Astonished: l'unico atto degno di mia moglie è stata la confessione. Ma, come sopra ho scritto, se l'altro non l'avesse scaricata e fatta soffrire, sarebbe arrivata questa confessione e avrebbe troncato lei la relazione? Anche chi mi ha profetizzato un andamento barcollante ha azzeccato. Del resto la vicenda mi ha travolto, facendomi perdere del tutto il mio equilibrio. Ora un momento penso che lei mi voglia di nuovo bene e si sia resa conto che è come caduta vittima di in incantesimo poi rivelatosi un maleficio, un momento penso che devo troncare perché non sopporto che lei stia ancora male per l'altro, che oltre tutto continua a vedere perché non può perdere il lavoro, e non mi dia quelle attenzioni da fidanzato che adesso reclamo perché sono terribilmente insicuro e ho continuo bisogno di atti d'affetto che mi facciano di nuovo sentire importante e unico. Ieri è stata una bruttissima giornata, perché la sentivo distantissima, e a sera stavo solo più pensando a chiamare l'avvocato il giorno dopo per iniziare la procedura di separazione. Allora lei l'ha capito e mi ha cercato a letto e il sesso, si sa, fa miracoli, soprattutto su di me che sono ancora innamorato perso di lei; quindi nuovo rimando, nuovo tentativo di digerire l'indigeribile. Chiedo scusa a tutti per queste mie penose riflessioni, ma so che molti di voi capiscono il dolore lancinante e il senso di umiliazione che mi affliggono.