Quello che penso:
nel settore commercio si è cercato di dare un impulso alla crescita liberalizzando totalmente (unico caso in Europa) gli orari di vendita.
La GDO si è buttata a pesce, aumentando il tempo di esposizione e sperando con questo di accrescere le vendite.
Non si è avuta una sufficiente risposta di mercato in questo tempo per due ragioni: i centri commerciali sono diventati dei luoghi di passeggio più che di acquisto. Le famiglia ci vanno a fare il giretto quando piove o non sanno cosa fare e al limite se vedono l'occasione della polo a 9,90 euro o delle scarpe a 20 euro le comprano.
In questi anni è molto calato il prezzo a cui l'ipotetico cliente è disponibile a perfezionare l'acquisto, è aumentata l'IVA, quindi questo aumento di guadagno non c'è stato.
In conseguenza di questo è necessario ridurre i costi, tra cui giustamente quello dei dipendenti, nelle varie maniere attuabili secondo normativa. Oltre alla riduzione del personale quella dei turni di lavoro.
La qualità della merce si è abbassata, ovviamente andando a strozzare il manifatturiero.
Il tessile ha trovato nel Bangladesh un fornitore adeguato alle necessità, ma mentre noi festeggiamo il primo maggio da loro le condizioni di lavoro sono quelle che c'erano da noi ben prima che questa data divenisse un simbolo
http://www.ilfattoquotidiano.it/201...ienti-rischiosi-lavoratori-sfruttati/2883241/
Il Bangladesh fornisce prodotti finiti, non c'è neppure più la necessità di avere una parte creativa in Italia.
Ho visto per esempio che le camicie di lino made in Bangladesh sono identiche per Kiabi, OVS, Celio etc. solo marchiate diversamente e con prezzi differenti.
La stessa cosa accade per altri prodotti.
In pratica questo stile di vendita sta uccidendo il manifatturiero non solo dal punto di vista produttivo, ma anche creativo. L'attuale Styled in Italy sta diventando anch'esso un ricordo.
Poiché non si può far crescere la disoccupazione oltre un certo livello, prevede che nei prossimi anni gradualmente ci sarò un fortissimo calo delle retribuzioni e dei diritti per i lavoratori di nuova assunzione, il che renderà conseguente anche la necessità di intervenire sulle pensioni, poiché verrà a mancare il sostegno economico.
La cancellazione delle pensioni peserà moltissimo al sud, dove esse costituiscono un importante sostegno per le famiglie dove la disoccupazione pesa di più.
In pratica nei prossimi anni aumenterà ulteriormente il divario tra le classi e sarà ancora più difficile fare il salto di classe e ci sarà un aumento della povertà nel nostro paese.
Dal punto di vista politico noto che c'è una fortissima impreparazione in questo campo, forse perché la politica è dominata da persone anziane che sono ancorate a vecchi schemi, mentre la parte giovane che avanza è troppo giovane e si lega a movimenti e partiti che non hanno capacità o volontà di farli crescere.
Pertanto quando si presentano queste visioni, si viene fatalmente tacciati di pessimismo.