Andare a fare la spesa di domenica e festivi

danny

Utente di lunga data
Io ho visto un negozio fantastico, molto fuori mano per me, dove vendevano quadri fatti da ragazzi dell'Accademia a prezzi ragionevolissimi. Non è strutturato come una mostra, ma proprio come un negozio di poster e le proposte sono suddivise per stili. Insomma vengono offerti quadri a un prezzo poco più alto di riproduzioni in serie.
Questo è individuare un settore e investirci, poco perché i quadri sono in deposito, invece di rimpiangere la merceria dove comprava una volta al mese una anziana.
Uno.
Questo tipo di negozio l'ha aperto e chiuso dopo qualche anno il mio vecchio capo.
Io sono andato al vernissage.
Prezzi ragionevolissimi, opere autorali di buon livello (ne ho due in casa).
I guadagni non li traeva da lì, era solo un'attività promozionale e divertente, i costi a carico si mangiavano tutto il guadagno.
Non ci mangiava, in pratica.
Con le cartolerie di una volta, quando c'erano i piani quinquennali e dovevi fare l'iscrizione al Rec (come feci io) e di cartolerie ce n'era una ogni rione, ci mangiava una famiglia.
Più i dipendenti.
Io ho lavorato in ben 3 attività diverse di vendita.
Nessun paragone con il mondo di oggi.
Un punto di vendita lo gestivo io, da solo.
A 23 anni.
 

danny

Utente di lunga data
Certo, sono negozi che si rivolgono ad un clientela piccola ed abbiente. Di negozi così possono sopravviverne solo un numero limitato per città, non certo un numero da poter incidere statisticamente.
Assolutamente.
Anche mia moglie ed anche io se vogliamo lavoriamo in nicchie di mercato.
Mia moglie lavora per i collezionisti, un particolare target di persone dotate di un discreto portafoglio.
Il problema suo e anche il mio è l'età media di queste persone, che è ben oltre i 50 anni.
Sotto non sta crescendo nessuno, i giovani hanno altri interessi.
Rivolgendoti a nicchie hai una limitata possibilità di espansione.
Va finché sopravvive questa nicchia.
Diversificare (come stiano facendo tutti) non dà i risultati sperati.
 

danny

Utente di lunga data
Quello che penso:
nel settore commercio si è cercato di dare un impulso alla crescita liberalizzando totalmente (unico caso in Europa) gli orari di vendita.
La GDO si è buttata a pesce, aumentando il tempo di esposizione e sperando con questo di accrescere le vendite.
Non si è avuta una sufficiente risposta di mercato in questo tempo per due ragioni: i centri commerciali sono diventati dei luoghi di passeggio più che di acquisto. Le famiglia ci vanno a fare il giretto quando piove o non sanno cosa fare e al limite se vedono l'occasione della polo a 9,90 euro o delle scarpe a 20 euro le comprano.
In questi anni è molto calato il prezzo a cui l'ipotetico cliente è disponibile a perfezionare l'acquisto, è aumentata l'IVA, quindi questo aumento di guadagno non c'è stato.
In conseguenza di questo è necessario ridurre i costi, tra cui giustamente quello dei dipendenti, nelle varie maniere attuabili secondo normativa. Oltre alla riduzione del personale quella dei turni di lavoro.
La qualità della merce si è abbassata, ovviamente andando a strozzare il manifatturiero.
Il tessile ha trovato nel Bangladesh un fornitore adeguato alle necessità, ma mentre noi festeggiamo il primo maggio da loro le condizioni di lavoro sono quelle che c'erano da noi ben prima che questa data divenisse un simbolo
http://www.ilfattoquotidiano.it/201...ienti-rischiosi-lavoratori-sfruttati/2883241/

Il Bangladesh fornisce prodotti finiti, non c'è neppure più la necessità di avere una parte creativa in Italia.
Ho visto per esempio che le camicie di lino made in Bangladesh sono identiche per Kiabi, OVS, Celio etc. solo marchiate diversamente e con prezzi differenti.
La stessa cosa accade per altri prodotti.
In pratica questo stile di vendita sta uccidendo il manifatturiero non solo dal punto di vista produttivo, ma anche creativo. L'attuale Styled in Italy sta diventando anch'esso un ricordo.
Poiché non si può far crescere la disoccupazione oltre un certo livello, prevede che nei prossimi anni gradualmente ci sarò un fortissimo calo delle retribuzioni e dei diritti per i lavoratori di nuova assunzione, il che renderà conseguente anche la necessità di intervenire sulle pensioni, poiché verrà a mancare il sostegno economico.
La cancellazione delle pensioni peserà moltissimo al sud, dove esse costituiscono un importante sostegno per le famiglie dove la disoccupazione pesa di più.
In pratica nei prossimi anni aumenterà ulteriormente il divario tra le classi e sarà ancora più difficile fare il salto di classe e ci sarà un aumento della povertà nel nostro paese.
Dal punto di vista politico noto che c'è una fortissima impreparazione in questo campo, forse perché la politica è dominata da persone anziane che sono ancorate a vecchi schemi, mentre la parte giovane che avanza è troppo giovane e si lega a movimenti e partiti che non hanno capacità o volontà di farli crescere.
Pertanto quando si presentano queste visioni, si viene fatalmente tacciati di pessimismo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Chi le deve inventare?
Chi ha la capacità di farlo.
Siamo in regime di liberismo. La libera iniziativa coglie le opportunità.
Io non ho quel tipo di capacità.
 

danny

Utente di lunga data
Chi ha la capacità di farlo.
Siamo in regime di liberismo. La libera iniziativa coglie le opportunità.
Io non ho quel tipo di capacità.
Credo nessuno di noi.
Quindi... chi può farlo se i normali cittadini ne sono esclusi?
A chi siamo in mano?
 
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Blaise53

Utente di lunga data
Credo nessuno di noi.
Quindi... chi può farlo se i normali cittadini ne sono esclusi?
A chi siamo in mano?
Le nuove generazioni già lo hanno capito, e sfruttano o sono sfruttati dal liberismo: vivono il presente non pensando al futuro, è solo una fase di transizione.
 

danny

Utente di lunga data
Le nuove generazioni già lo hanno capito, e sfruttano o sono sfruttati dal liberismo: vivono il presente non pensando al futuro, è solo una fase di transizione.
Credo che anche qui ci siano molte differenze, quando si parla di nuove generazioni.
Credo che coloro che sono consapevoli che la ricerca del posto del lavoro vada fatta su scala globale, non si affannano a cercare spazi esclusivamente in Italia, ma affrontano una preparazione (spesso costosa per genitori che hanno capacità di investire in maniera adeguata) che li porti a essere competitivi anche all'estero, tenendo conto che un italiano in questo modo entra in competizione con tutti gli altri popoli del mondo.
Per gli altri... dipende.
Ci sono tanti lavori in cui la concorrenza degli immigrati è molto forte e lo sarà ancora di più nel futuro.
Come estetista, parrucchiere, pizzaiolo, muratore, imbianchino, giardiniere, contadino, allevatore il ragazzo italiano deve saper offrire di più rispetto a quello straniero e viceversa.
In messo c'è una platea di impiegati destinata pian piano ad assottigliarsi sempre più in molte area geografiche del nostro paese.
Vivere il presente attendendo cambiamenti non so quanto sia produttivo.
Bisognerebbe saper gestire la globalizzazione come un'opportunità, mentre ora la stiamo subendo, intervenendo anche nel mondo della scuola e preparando le nuove generazioni ad affrontare questo cambiamento che non sarà reversibile a breve.
Ma non so come.
 
Ultima modifica:

Blaise53

Utente di lunga data
Credo che anche qui ci siano molte differenze, quando si parla di nuove generazioni.
Credo che coloro che sono consapevoli che la ricerca del posto del lavoro vada fatta su scala globale, non si affannano a cercare spazi esclusivamente in Italia, ma affrontano una preparazione (spesso costosa per genitori che hanno capacità di investire in maniera adeguata) che li porti a essere competitivi anche all'estero, tenendo conto che un italiano in questo modo entra in competizione con tutti gli altri popoli del mondo.
Per gli altri... dipende.
Ci sono tanti lavori in cui la concorrenza degli immigrati è molto forte e lo sarà ancora di più nel futuro.
Come estetista, parrucchiere, pizzaiolo, muratore, imbianchino, giardiniere, contadino, allevatore il ragazzo italiano deve saper offrire di più rispetto a quello straniero e viceversa.
In messo c'è una platea di impiegati destinata pian piano ad assottigliarsi sempre più in molte area geografiche del nostro paese.
Vivere il presente attendendo cambiamenti non so quanto sia produttivo.
Bisognerebbe saper gestire la globalizzazione come un'opportunità, mentre ora la stiamo subendo, intervenendo anche nel mondo della scuola e preparando le nuove generazioni ad affrontare questo cambiamento che non sarà reversibile a breve.
Ma non so come.
Io ho una figlia neo laureanda che ha già preventivato un lavoro all'estero, e per questo che affermo che le nuove generazioni ormai sono entrate in quest'ottica. Sono d'accordo che alcuni lavori sono ormai appannaggio dei nuovi arrivati, questo perché il livello di costo rispetto agli italiani è basso ma è solo un momento di transizione prima o poi si adegueranno anche i nuovi arrivati. Io sono molto più drastico e credo che se non andiamo anche noi (italiani) al ribasso saremo stritolati: è una guerra economica.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Bisognerebbe saper gestire la globalizzazione come un'opportunità, mentre ora la stiamo subendo, intervenendo anche nel mondo della scuola e preparando le nuove generazioni ad affrontare questo cambiamento che non sarà reversibile a breve.
Ma non so come.
È già tardi
La giostra è già partita, e noi (da grandi intelligentoni che siamo) non si può ormai più scendere

Il disegno in partenza era (in teoria) semplice.

Entrerà un mare di roba a buon mercato, sarà una favola, noi continuiamo a fare roba di alta qualità e non ci saranno problemi, perché i nostri mercati "di qualità" non li perderemo, anzi

I problemi invece ci sono stati, anche perché siamo dei coglioni a pensare che entrasse solo della robaccia fatta male.

Gli operai cinesi, ad esempio, sono il top del lavoratore preciso e bravo, e fanno prodotti eccellenti, che noi spesso snobbiamo come cineseria.

Al cinese manca la fantasia. Non certo le capacità di produrre cose fatte benissimo, a livello di manufatto.

Se gli dai le stesse materie prime, e gli dai il design, la scarpa, la borsa in pelle, te la fa perfetta.

E costa un terzo, per i motivi che ben tutti sappiamo
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Credo nessuno di noi.
Quindi... chi può farlo se i normali cittadini ne sono esclusi?
A chi siamo in mano?
Ma no!
Io sono negata. Ma è pieno di persone che trovano una nicchia nel settore di cui sono competenti.
 
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