Il mio psichiatra diceva che alla base del tradimento in molti casi c'è il rancore.
Io ne sono convinta. A meno che, ripeto, non si tratti di infedeltà cronica, per darti il permesso di tradire ci vuole come minimo la consapevolezza che l'altro, il tradito, ti abbia portato fino al limite, che in fondo un po' se lo meriti, che alla fine ci possa stare.
In me questa cosa era evidente, perché prima di tradire sono stata tradita.
Ma mi sono chiesta molte volte come abbia potuto fare cose che a me, fedele per natura, prima sarebbero sembrate impossibili, prima tra tutte mentire con una freddezza a me sconosciuta.
È il rancore, credo, che in molti casi ti anestetizza, che ti fa seppellire tutto con un bel 'chi se ne frega'.
Per mio marito, traditore, c'era un problema di dipendenza dal sesso. Ma lui stesso ha ammesso di essersi lasciato libero di tradirmi, passando dalla fantasia ai fatti, quando si è sentito incompreso da me, messo da parte per via dei figli, non desiderato più come prima (nonostante avessimo una normale vita sessuale).
Insomma, in tanti casi il rancore c'entra molto. Per questo dico che il tradimento, più che la malattia, è un grosso e sgradevole sintomo.