Continui a tenere il fulcro su di lui.
Se io mi rompo una gamba. G. è lì.
Anzichè bloccarmi la gamba e portarmi in pronto soccorso si mette a dirmi quanto è dispiaciuto. Che vorrebbe poter fare qualcosa per me, che gli piacerebbe aver studiato medicina per potermi steccare lui stesso la gamba e cucirmi la ferita. Che mi ama. Che fino a quel momento non si era accorto di quanto mi amasse. Che le situazioni critiche è proprio vero che rendono la realtà delle cose. E poi mi recita anche una poesia "ho sceso un milione di scale dandoti il braccio..."
Mentre sproloquia e vomita se stesso, gurdandosi nel suo personale specchio e rimirandosi....
io ho male alla gamba. La gamba resta rotta. Il male aumenta e non ci siamo mossi di mezzo metro.
Ma lui è fighissimo....ai suoi occhi.
La mia gamba?
Ma sì....passerà
Ecco. Te ti concentri sulla poesia.
Che romantico...
Parli di cura.
Dove la vedi la cura in una scena di questo tipo?
Cura dell'altro eh.