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ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
quindi appare come un difetto comunicativo?
Secondo me per lo più sono modalità di funzionamento e di reazione, un po' innate e un po' apprese crescendo, in famiglia, a scuola, nelle prime esperienze ecc ecc. Non sono necessariamente un difetto, a meno che non compromettano la vita di relazione in età adulta, cosa purtroppo molto probabile. In pratica The Wall dei Pink Floyd, che ora mi vado a riascoltare
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
@Pincopallino questa e mi taccio.
Il terzo punto, quello che resta sempre a pascolare in mezzo alla stanza mentre tutti fingono di non vederlo, è il sesso.

Le persone sessualmente non evolvono. Affinano. Sbloccano qualcosa, si educano meglio, imparano a nominare quello che vogliono, magari smettono di vergognarsi di due fantasie messe in croce. Ma il materiale di base resta quello.

Non prendi un ciocco di legno e lo trasformi nella Moana Pozzi della tua vita perché prima ha avuto uomini brutti, cattivi e incapaci. Questa è un’altra favola educativa con cui siamo cresciuti: il Pigmalione erotico, quello che prende la vergine, la redime, la libera, la apre al mondo e alla fine si ritrova una dea del sesso devota e riconoscente.

Cazzata.

Bisogna imparare a lavorare coi materiali giusti. Chi nasce tondo non muore quadrato. Se sei brava a fare le torte, non rompere il cazzo: fai le torte. Se ti ecciti solo quando ti tengono in tre e la stanza sembra un comitato tecnico, non andare a cercarti il ragioniere bravo bambino con la polo stirata e il mutuo prudente. Perché poi il piano B te lo costruisci comunque, e magari gli dai pure la colpa perché “non ti ha capita”.

Se vuoi costruire una coppia vera, il punto di partenza è una brutalità semplice: devi essere sincero all’inizio. In fase di selezione. Su quello che ti piace, su quello che vuoi, su quello che ti aspetti, su quello che proprio non puoi vivere senza trasformarti in un mobile triste.

Sembra banale, ma qui dentro c’è gente che sulla forza del sesso nelle decisioni umane viaggia ancora con la candela e la mappa dell’oratorio. Pensano che il sesso sia un accessorio, una stanza laterale, una cosa che poi si aggiusta. No. Il sesso sposta scelte, cambia le gerarchie, apre porte, chiude matrimoni, regge amanti, crea dipendenze, fa saltare piani scritti benissimo. E non parlo solo di @Brunetta sia chiaro.

Una buona intesa sessuale non si costruisce dal nulla. Si costruisce su basi vive. Su persone che hanno già fatto un percorso di liberazione, possibilmente scaricando le loro macerie addosso a qualcun altro prima di arrivare da te. Perché va bene essere generosi, ma fare da discarica formativa al trauma erotico altrui anche no.

La donna ideale, da questo punto di vista, non è quella “pura”, non è quella “rotta”, non è quella che ha visto solo disgraziati o solo bravi ragazzi da missionaria con ricevuta fiscale. È quella che ha attraversato abbastanza esperienze da sapere cosa sceglie. Variegate, non seriali. Qualcuno che l’ha scottata e l’ha pagata per tutti, come succede a quasi tutti almeno una volta. Qualcuno che le ha mostrato altre possibilità. Qualcuno con cui ha capito cosa non vuole. Qualcuno con cui ha capito cosa le manca.

Se una è sempre stata solo con i “malesseri”, come li chiamano adesso i ragazzini, non è sfortuna statistica. È gusto, struttura, fame orientata male. Le piace quella roba lì, anche quando la fa soffrire. Se invece è sempre stata solo con pezzi di pane, maschi educati, prevedibili, rassicuranti, sessualmente amministrativi, difficilmente reggerà lo shock di un uomo libero sul serio.

Vale anche per gli uomini, ovviamente. Uno che ha sempre scelto madonnine da comodino non diventa improvvisamente capace di reggere una donna con il sangue acceso. La desidera, magari. La sogna. Poi, quando arriva, gli prende la tachicardia morale.

Il sesso è selezione. È materiale. È compatibilità profonda, molto più di tante chiacchiere sulla comunicazione, sui valori, sulla progettualità e su tutta quella cancelleria sentimentale che la gente usa per non guardare il corpo.

Serve una persona che sappia sceglierti anche come amante. Non solo come compagno, padre, madre, presenza, progetto, sicurezza, campo base.

Perché se a letto non ti sceglie davvero, prima o poi fuori qualcuno quel posto lo occupa. E a quel punto non è il destino cinico e baro.

È solo la contabilità del corpo che presenta il conto.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Il muro comunicativo nasce dalla stanchezza di provare a farsi capire da una persona che non ha interesse ad ascoltare.
Non ha più interesse a ad ascoltare?
Non ha interesse a farsi ascoltare?
Fammecapì che dietro sta cosa ci sono i mondi.
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Non ha più interesse a ad ascoltare?
Non ha interesse a farsi ascoltare?
Fammecapì che dietro sta cosa ci sono i mondi.
Non su tutto, ci sono determinati argomenti che non riusciamo ad affrontare in maniera costruttiva, penso che esistono in tutte le coppie.
Non so se ti è mai capitato, te provi ad affrontare un argomento e ti vengono sempre rifilate le solite risposte che non risolvono, non affrontano, a quel punto le prime volte ci riprovi, con le buone, poi con le cattive, quando vedi che la cosa non si sblocca lasci da parte perché ad una certa non hai più voglia...sono gli argomenti che incrinano, le zavorre che pesano e che non fanno andare avanti tranquillamente la coppia, quelle che quando capita il momento "no" riaffiorano sempre.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Ufficiale o meno che sia, quali ritenete siano gli elementi che più contribuiscono a creare un muro comunicativo?

Ci si ricordi il monito di @perplesso, si rimanga in tema ricordandosi di aprire una propria discussione nel caso si desideri parlare di scarpe e mutande.
Per me è percepire nell'altro una rigidità strutturale, una incapacità a scardinarsi da un proprio credo, a metterlo in discussione, su uno o più specifici argomenti

Un po' quello che dice Circe

Su quegli specifici argomenti nasce il muro comunicativo, che può estendersi da uno o più argomenti fino a formare un clima generale di non comunicazione
 

cipolino

Utente di lunga data
Te sei sprecata :LOL:
Considera il forum tradimento.net e, in particolare, il thread


https://tradimento.net/threads/di-una-relazione-di-coppia.30157/


Espandi il concetto "Le differenze che diventano incolmabili" con un registro stilistico simile a quello usato dall'utente arcistufo sia nel thread che in tutto il forum



Le differenze che diventano incolmabili non sono quelle che vedi al primo giro.
Quelle, anzi, sono quasi comode.
Tu sei così, io sono cosà. Tu ami il mare, io la montagna. Tu vuoi uscire, io voglio stare sul divano. Tu parli, io mi chiudo. Robetta da depliant prematrimoniale, materiale per farci due battute con gli amici e sentirsi pure maturi perché “eh, gli opposti si attraggono”.

Cazzata parziale.
Gli opposti si attraggono finché nessuno deve pagarne il mutuo emotivo.

Il problema non è la differenza. Il problema è quando quella differenza pretende di diventare organizzazione della vita. Quando non è più colore, carattere, sfumatura, ma sistema operativo. Lì smette di essere simpatica. Lì non sei più davanti a “mia moglie è diversa da me” o “mio marito funziona in un altro modo”. Sei davanti a due persone che stanno tentando di abitare la stessa casa usando due mappe diverse, due lingue diverse e, spesso, due idee opposte di cosa significhi amare.

Uno pensa che amare voglia dire esserci sempre.
L’altro pensa che amare voglia dire non rompere i coglioni.
Uno traduce il silenzio come rispetto.
L’altro lo vive come abbandono.
Uno ha bisogno di parlare per rimettere in ordine il mondo.
L’altro ha bisogno di tacere per non tirare una sedia.

E all’inizio va anche bene, perché c’è la fase eroica. Quella in cui tutti sono comprensivi, larghi, evoluti, illuminati. “No ma io lo capisco”. “No ma lei è fatta così”. “No ma con il tempo troviamo un equilibrio”.

Sì. Come no.
Con il tempo trovi anche l’umidità dietro l’armadio.
Perché se quella differenza non la nomini subito, non resta ferma lì buona buona. Cresce. Fa figli. Si prende spazio. Diventa procedura. Diventa aspettativa. Diventa pretesa. E poi diventa accusa.

Non mi ascolti.
Mi soffochi.
Non ci sei mai.
Mi controlli.
Sei freddo.
Sei pesante.
Sei infantile.
Sei anaffettiva.
Sei cambiato.

No, tesoro: magari eri già così. Solo che prima faceva folklore.
La coppia spesso non salta perché le persone cambiano. Salta perché a un certo punto smettono di riuscire a raccontarsi che certe differenze siano gestibili. Prima le chiami carattere. Poi le chiami limiti. Poi le chiami mancanze. Alla fine le chiami col nome vero: incompatibilità.

E lì arriva la parte brutta, quella che nessuno vuole dire perché rovina il quadretto: non tutte le differenze sono arricchimento. Alcune sono solo fatica. Alcune ti consumano. Alcune ti costringono a diventare la versione più meschina di te stesso, quella che controlla, misura, rinfaccia, si indurisce, fa il ragioniere delle attenzioni e il becchino del desiderio.

La differenza diventa incolmabile quando per stare insieme uno dei due deve tradirsi ogni giorno un pezzetto.
Non parlo del compromesso normale. Quello serve. Se non vuoi compromessi, non vuoi una relazione, vuoi un monolocale con specchio grande. Parlo di quando il compromesso diventa amputazione. Quando per non litigare devi smettere di chiedere. Quando per non ferire devi smettere di dire. Quando per non perdere l’altro perdi te stesso, però con educazione, magari pure col sorriso da persona risolta.

E poi ci si stupisce se uno guarda fuori.
Non sempre fuori c’è l’amore. A volte fuori c’è semplicemente ossigeno. C’è qualcuno che non ti obbliga a tradurre ogni frase. Qualcuno con cui non devi mettere il casco prima di dire una cosa banale. Qualcuno che non ti fa sentire sbagliato nel tuo modo base di stare al mondo.

Questo non assolve nessuno.
Però spiega molto.

Le differenze diventano incolmabili quando non sono più differenze tra due persone, ma debiti permanenti. Quando tu sei sempre quello che deve capire. Sempre quello che deve aspettare. Sempre quello che deve abbassare il volume. Sempre quello che deve alzarlo. Sempre quello che deve iniziare. Sempre quello che deve smettere.

A quel punto non è più coppia. È logistica del risentimento.
E il muro comunicativo nasce lì: non quando mancano le parole, ma quando entrambi hanno già capito che parlare non cambia niente. Parli, e l’altro ti rimette nella stessa casella. Spieghi, e l’altro sente solo l’ennesima pretesa. Ti difendi, e passi per aggressivo. Ti ritiri, e passi per assente.

Alla fine non vuoi più essere capito.
Vuoi solo non dover spiegare più.
E quando una coppia arriva lì, le differenze non sono più da colmare. Sono già diventate confini.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Butto dentro un ingrediente nella discussione.

quanto può influire l’invidia sulla comunicazione in coppia?
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Considera il forum tradimento.net e, in particolare, il thread


https://tradimento.net/threads/di-una-relazione-di-coppia.30157/


Espandi il concetto "Le differenze che diventano incolmabili" con un registro stilistico simile a quello usato dall'utente arcistufo sia nel thread che in tutto il forum



Le differenze che diventano incolmabili non sono quelle che vedi al primo giro.
Quelle, anzi, sono quasi comode.
Tu sei così, io sono cosà. Tu ami il mare, io la montagna. Tu vuoi uscire, io voglio stare sul divano. Tu parli, io mi chiudo. Robetta da depliant prematrimoniale, materiale per farci due battute con gli amici e sentirsi pure maturi perché “eh, gli opposti si attraggono”.

Cazzata parziale.
Gli opposti si attraggono finché nessuno deve pagarne il mutuo emotivo.

Il problema non è la differenza. Il problema è quando quella differenza pretende di diventare organizzazione della vita. Quando non è più colore, carattere, sfumatura, ma sistema operativo. Lì smette di essere simpatica. Lì non sei più davanti a “mia moglie è diversa da me” o “mio marito funziona in un altro modo”. Sei davanti a due persone che stanno tentando di abitare la stessa casa usando due mappe diverse, due lingue diverse e, spesso, due idee opposte di cosa significhi amare.

Uno pensa che amare voglia dire esserci sempre.
L’altro pensa che amare voglia dire non rompere i coglioni.
Uno traduce il silenzio come rispetto.
L’altro lo vive come abbandono.
Uno ha bisogno di parlare per rimettere in ordine il mondo.
L’altro ha bisogno di tacere per non tirare una sedia.

E all’inizio va anche bene, perché c’è la fase eroica. Quella in cui tutti sono comprensivi, larghi, evoluti, illuminati. “No ma io lo capisco”. “No ma lei è fatta così”. “No ma con il tempo troviamo un equilibrio”.

Sì. Come no.
Con il tempo trovi anche l’umidità dietro l’armadio.
Perché se quella differenza non la nomini subito, non resta ferma lì buona buona. Cresce. Fa figli. Si prende spazio. Diventa procedura. Diventa aspettativa. Diventa pretesa. E poi diventa accusa.

Non mi ascolti.
Mi soffochi.
Non ci sei mai.
Mi controlli.
Sei freddo.
Sei pesante.
Sei infantile.
Sei anaffettiva.
Sei cambiato.

No, tesoro: magari eri già così. Solo che prima faceva folklore.
La coppia spesso non salta perché le persone cambiano. Salta perché a un certo punto smettono di riuscire a raccontarsi che certe differenze siano gestibili. Prima le chiami carattere. Poi le chiami limiti. Poi le chiami mancanze. Alla fine le chiami col nome vero: incompatibilità.

E lì arriva la parte brutta, quella che nessuno vuole dire perché rovina il quadretto: non tutte le differenze sono arricchimento. Alcune sono solo fatica. Alcune ti consumano. Alcune ti costringono a diventare la versione più meschina di te stesso, quella che controlla, misura, rinfaccia, si indurisce, fa il ragioniere delle attenzioni e il becchino del desiderio.

La differenza diventa incolmabile quando per stare insieme uno dei due deve tradirsi ogni giorno un pezzetto.
Non parlo del compromesso normale. Quello serve. Se non vuoi compromessi, non vuoi una relazione, vuoi un monolocale con specchio grande. Parlo di quando il compromesso diventa amputazione. Quando per non litigare devi smettere di chiedere. Quando per non ferire devi smettere di dire. Quando per non perdere l’altro perdi te stesso, però con educazione, magari pure col sorriso da persona risolta.

E poi ci si stupisce se uno guarda fuori.
Non sempre fuori c’è l’amore. A volte fuori c’è semplicemente ossigeno. C’è qualcuno che non ti obbliga a tradurre ogni frase. Qualcuno con cui non devi mettere il casco prima di dire una cosa banale. Qualcuno che non ti fa sentire sbagliato nel tuo modo base di stare al mondo.

Questo non assolve nessuno.
Però spiega molto.

Le differenze diventano incolmabili quando non sono più differenze tra due persone, ma debiti permanenti. Quando tu sei sempre quello che deve capire. Sempre quello che deve aspettare. Sempre quello che deve abbassare il volume. Sempre quello che deve alzarlo. Sempre quello che deve iniziare. Sempre quello che deve smettere.

A quel punto non è più coppia. È logistica del risentimento.
E il muro comunicativo nasce lì: non quando mancano le parole, ma quando entrambi hanno già capito che parlare non cambia niente. Parli, e l’altro ti rimette nella stessa casella. Spieghi, e l’altro sente solo l’ennesima pretesa. Ti difendi, e passi per aggressivo. Ti ritiri, e passi per assente.

Alla fine non vuoi più essere capito.
Vuoi solo non dover spiegare più.
E quando una coppia arriva lì, le differenze non sono più da colmare. Sono già diventate confini.
E nascono le ripicche, gli svilimenti, le sottovalutazioni, e, un eventuale successo di uno dei due diventa un argomento da nascondere.
Per non venire mortificati.

Sul “non mi ascolti” e’ sopravvivenza.
Il nostro cervello spegne la sensibilità sugli stessi segnali ripetuti più volte.
Questo può essere dovuto a sovraccarico emotivo, fuga dal conflitto, o abitudine al non ascolto, perdita di curiosita.
 
Ultima modifica:

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Butto dentro un ingrediente nella discussione.

quanto può influire l’invidia sulla comunicazione in coppia?
Se si prova invidia per l'altro penso che il problema sia piuttosto importante. Come si può dire di amare una persona se non si è contenti per i suoi successi o per la sua felicità? Penso che l'invidia vada molto in contrasto con l'amore
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Considera il forum tradimento.net e, in particolare, il thread


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Espandi il concetto "Le differenze che diventano incolmabili" con un registro stilistico simile a quello usato dall'utente arcistufo sia nel thread che in tutto il forum



Le differenze che diventano incolmabili non sono quelle che vedi al primo giro.
Quelle, anzi, sono quasi comode.
Tu sei così, io sono cosà. Tu ami il mare, io la montagna. Tu vuoi uscire, io voglio stare sul divano. Tu parli, io mi chiudo. Robetta da depliant prematrimoniale, materiale per farci due battute con gli amici e sentirsi pure maturi perché “eh, gli opposti si attraggono”.

Cazzata parziale.
Gli opposti si attraggono finché nessuno deve pagarne il mutuo emotivo.

Il problema non è la differenza. Il problema è quando quella differenza pretende di diventare organizzazione della vita. Quando non è più colore, carattere, sfumatura, ma sistema operativo. Lì smette di essere simpatica. Lì non sei più davanti a “mia moglie è diversa da me” o “mio marito funziona in un altro modo”. Sei davanti a due persone che stanno tentando di abitare la stessa casa usando due mappe diverse, due lingue diverse e, spesso, due idee opposte di cosa significhi amare.

Uno pensa che amare voglia dire esserci sempre.
L’altro pensa che amare voglia dire non rompere i coglioni.
Uno traduce il silenzio come rispetto.
L’altro lo vive come abbandono.
Uno ha bisogno di parlare per rimettere in ordine il mondo.
L’altro ha bisogno di tacere per non tirare una sedia.

E all’inizio va anche bene, perché c’è la fase eroica. Quella in cui tutti sono comprensivi, larghi, evoluti, illuminati. “No ma io lo capisco”. “No ma lei è fatta così”. “No ma con il tempo troviamo un equilibrio”.

Sì. Come no.
Con il tempo trovi anche l’umidità dietro l’armadio.
Perché se quella differenza non la nomini subito, non resta ferma lì buona buona. Cresce. Fa figli. Si prende spazio. Diventa procedura. Diventa aspettativa. Diventa pretesa. E poi diventa accusa.

Non mi ascolti.
Mi soffochi.
Non ci sei mai.
Mi controlli.
Sei freddo.
Sei pesante.
Sei infantile.
Sei anaffettiva.
Sei cambiato.

No, tesoro: magari eri già così. Solo che prima faceva folklore.
La coppia spesso non salta perché le persone cambiano. Salta perché a un certo punto smettono di riuscire a raccontarsi che certe differenze siano gestibili. Prima le chiami carattere. Poi le chiami limiti. Poi le chiami mancanze. Alla fine le chiami col nome vero: incompatibilità.

E lì arriva la parte brutta, quella che nessuno vuole dire perché rovina il quadretto: non tutte le differenze sono arricchimento. Alcune sono solo fatica. Alcune ti consumano. Alcune ti costringono a diventare la versione più meschina di te stesso, quella che controlla, misura, rinfaccia, si indurisce, fa il ragioniere delle attenzioni e il becchino del desiderio.

La differenza diventa incolmabile quando per stare insieme uno dei due deve tradirsi ogni giorno un pezzetto.
Non parlo del compromesso normale. Quello serve. Se non vuoi compromessi, non vuoi una relazione, vuoi un monolocale con specchio grande. Parlo di quando il compromesso diventa amputazione. Quando per non litigare devi smettere di chiedere. Quando per non ferire devi smettere di dire. Quando per non perdere l’altro perdi te stesso, però con educazione, magari pure col sorriso da persona risolta.

E poi ci si stupisce se uno guarda fuori.
Non sempre fuori c’è l’amore. A volte fuori c’è semplicemente ossigeno. C’è qualcuno che non ti obbliga a tradurre ogni frase. Qualcuno con cui non devi mettere il casco prima di dire una cosa banale. Qualcuno che non ti fa sentire sbagliato nel tuo modo base di stare al mondo.

Questo non assolve nessuno.
Però spiega molto.

Le differenze diventano incolmabili quando non sono più differenze tra due persone, ma debiti permanenti. Quando tu sei sempre quello che deve capire. Sempre quello che deve aspettare. Sempre quello che deve abbassare il volume. Sempre quello che deve alzarlo. Sempre quello che deve iniziare. Sempre quello che deve smettere.

A quel punto non è più coppia. È logistica del risentimento.
E il muro comunicativo nasce lì: non quando mancano le parole, ma quando entrambi hanno già capito che parlare non cambia niente. Parli, e l’altro ti rimette nella stessa casella. Spieghi, e l’altro sente solo l’ennesima pretesa. Ti difendi, e passi per aggressivo. Ti ritiri, e passi per assente.

Alla fine non vuoi più essere capito.
Vuoi solo non dover spiegare più.
E quando una coppia arriva lì, le differenze non sono più da colmare. Sono già diventate confini.
Non c'è modo più sbagliato di usare l'intelligenza artificiale. Non gli devi far dire quello che vuole lui. Gli devi far riordinare quello che hai in testa tu.
Se lo fai andare a braccio produce solo banalità
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Non c'è modo più sbagliato di usare l'intelligenza artificiale. Non gli devi far dire quello che vuole lui. Gli devi far riordinare quello che hai in testa tu.
Se lo fai andare a braccio produce solo banalità
Le differenze sono incolmabili quando quello che si chiama compromesso non è di fatto un punto di incontro, e di conseguenza scontenta entrambi.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Alzarti vorrebbe dire ammettere la perdita o il fallimento, rimanere al tavolo per contro ti fa rimanere nella perdita e nel fallimento che non vuoi ammettere sperando che con la vecchiaia il senso di inadeguatezza si sbiadisca assieme ai ricordi.
Sì ma di fronte a un fallimento non c'è atteggiamento più sbagliato di quello che si sta giocando le mutande al tavolo da blackjack e chiede i soldi a strozzo per rifarsi. Hai fallito, cadi, ripulisci e riparti.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Le differenze sono incolmabili quando quello che si chiama compromesso non è di fatto un punto di incontro, e di conseguenza scontenta entrambi.
Questo è scontato, stai parlando dell'ovvio. Quello che interessa è la genesi di arrivare al punto in cui si è entrambi scontenti.
È come quando uno si trova le corna in testa e si mette a lavorare sul torto subito sulla resa dei conti e sulle conseguenze pratiche.
Quello lo ha fatto a caldo e va fatto subito, ma poi? Senza un percorso di analisi che funzioni delle cause e di cosa hai sbagliato, diventi uno che ripete all'infinito le stesse stronzate.
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Questo è scontato, stai parlando dell'ovvio. Quello che interessa è la genesi di arrivare al punto in cui si è entrambi scontenti.
È come quando uno si trova le corna in testa e si mette a lavorare sul torto subito sulla resa dei conti e sulle conseguenze pratiche.
Quello lo ha fatto a caldo e va fatto subito, ma poi? Senza un percorso di analisi che funzioni delle cause e di cosa hai sbagliato, diventi uno che ripete all'infinito le stesse stronzate.
Comunque l'invidia nelle coppie è un sentimento molto più presente di quello che pensiamo...
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Questo è scontato, stai parlando dell'ovvio. Quello che interessa è la genesi di arrivare al punto in cui si è entrambi scontenti.
È come quando uno si trova le corna in testa e si mette a lavorare sul torto subito sulla resa dei conti e sulle conseguenze pratiche.
Quello lo ha fatto a caldo e va fatto subito, ma poi? Senza un percorso di analisi che funzioni delle cause e di cosa hai sbagliato, diventi uno che ripete all'infinito le stesse stronzate.
Io parlo di coppie di giovani, quindi mi viene in mente l'esempio di quando uno dei due sviluppa il desiderio di diventare genitore e l'altro è convinto di non volerlo.

Ps. ma chi è che mi ha messo quell'etichetta sotto al nome? 😆 @feather
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io parlo di coppie di giovani, quindi mi viene in mente l'esempio di quando uno dei due sviluppa il desiderio di diventare genitore e l'altro è convinto di non volerlo.

Ps. ma chi è che mi ha messo quell'etichetta sotto al nome? 😆 @feather
Uno a cui piacciono gli Iron Maiden che fanno cover di Battisti
 
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