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Brunetta

Utente di lunga data
Grazie della spiegazione. E' tipico dell'ansia non avere un oggetto preciso vuoi dire che la persona non sa spiegare perchè ce l'ha?
Paura della morte o paura della perdità di una parte stabile della propria vita (leggendo che succede anche post tradimento). Catastrofe imminente: mi vengono in mente delle scosse di terremoto sentite anni fa, e tutti i racconti del nostro paese di quello che vivono i terremotati, alcuni lo restano a vita -nella definizione- come beccarsi una malattia grave. Personalmente le catastrofi naturali sono quelle che mi fanno più paura, infatti quando vedo cose diverse intorno noto e mi chiedo perchè. E' qualcosa che spazza via la vita per come l'abbiamo concepita fino al giorno prima e non fa sconti a nessuno (mi riferisco alla natura quando si incazza).
Però come si può non sapere la propria sorgente dell'ansia? C'è chi dice "sono ansioso", "ho l'ansia" ma se gli fai delle domande non sanno neppure loro perchè. Se provo una stato di ansia per un pericolo imminente come posso non sapere qual'è il pericolo? Posso non volerne parlare ma dentro veramente è possibile non saperlo?
Si chiama panico perché presenta i sintomi della paura, come, immagino, essere ostaggio di un criminale pazzo che ti punta una pistola alla testa. Solo succede mentre stai facendo qualcosa di tranquillissimo come stare sul divano, andare al lavoro, stare in spiaggia.
È come se il cervello reagisse a un pericolo che non c’è.
L’ansia è invece più comprensibile e viene da insicurezze diffuse di non riuscire a reggere la normalità.
Sono sempre stata interessata a queste cose perché non ne soffro. Ma sono stati d’animo comprensibili perché li proviamo tutti o immaginiamo che li proveremmo in circostanze che li giustificano.
Se dovessi esibirmi in un ballo sarei in ansia perché sono negata, anzi forse non sarei in ansia perché la metterei sul ridere.
Ho provato ansia in situazioni che la giustificavano, come essermi persa, prima del navigatore, ed ero in ritardo per qualche evento.
Credo che tutta la letteratura e la cinematografia horror abbiano la funzione di farci prevedere come ci si può comportare in situazioni estreme e superarle.
Generalmente sono apprezzata dalle persone ansiose perché smonto le ragioni risibili dell’ansia. Il più delle volte dipende da aspettative negative esagerate o da anticipazioni di giudizi negativi.
Ma non è che gli altri sono così interessati a noi da impegnare energie per esprimere giudizi negativi per più di qualche minuto e comunque sono giudizi che non possono realmente influenzare la nostra vita.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Grazie della spiegazione. E' tipico dell'ansia non avere un oggetto preciso vuoi dire che la persona non sa spiegare perchè ce l'ha?
Paura della morte o paura della perdità di una parte stabile della propria vita (leggendo che succede anche post tradimento). Catastrofe imminente: mi vengono in mente delle scosse di terremoto sentite anni fa, e tutti i racconti del nostro paese di quello che vivono i terremotati, alcuni lo restano a vita -nella definizione- come beccarsi una malattia grave. Personalmente le catastrofi naturali sono quelle che mi fanno più paura, infatti quando vedo cose diverse intorno noto e mi chiedo perchè. E' qualcosa che spazza via la vita per come l'abbiamo concepita fino al giorno prima e non fa sconti a nessuno (mi riferisco alla natura quando si incazza).
Però come si può non sapere la propria sorgente dell'ansia? C'è chi dice "sono ansioso", "ho l'ansia" ma se gli fai delle domande non sanno neppure loro perchè. Se provo una stato di ansia per un pericolo imminente come posso non sapere qual'è il pericolo? Posso non volerne parlare ma dentro veramente è possibile non saperlo?
Una cosa del genere, sì.

L'ansia non è paura.
E' uno stato più o meno sottile di inquietudine nello sguardo che si dedica a se stessi. (e di conseguenza al mondo)
Una costante sensazione di incompletezza, di instabilità.

La paura è individuabile.
L'ansia no.

Secondo la psicoanalisi è un derivato da conflitti interni, dove il sè è vissuto come pericoloso e aggressivo da cui l'io deve difendersi.

Seguendo questo tipo di interpretazione, non solo è possibile non saperlo, ma non saperlo è esattamente una delle difese messe in atto per preservarsi.
Se mi sento attaccato e il nemico è fuori, come nel caso della paura, posso bloccarmi, scappare, trovare tattiche e strategie.
Se sono attaccato da me stesso, il nemico è fondamentalmente aria, fuori non esiste. Non posso sfuggire da me. Posso provare ad individuare oggetti esterni (la mancanza di soldi, la paura delle malattie, la paura di catastrofi naturali, quel che si vuole...ma non funziona. la sensazione resta sempre lì, perchè si sta cercando nel posto sbagliato.)
Ma se il nemico sono io stesso, io chi sono?
 
Ultima modifica:

Jacaranda

Utente di lunga data
Sì [MENTION=5708]spleen[/MENTION], lo so, è patetico. Ma prima non me ne fotteva nulla di loro due a letto, dopo che si è aperto il vaso dei sentimenti permetti che mi giravano le palle?
Comunque, tanto ogni volta che mollo sto coglione lui fa 10 passi verso di lei, e viceversa quando ci sentivamo di nuovo.
Va dove lo porta il pisello, ecco tutto.
Ma no...lui può andare solo dove voi gli consentite di andare quando vi dimostrate dipendenti da un mezzo Latin lover da strapazzo...
Capisco che per te che ti consideri superiore alla sua ragazza , che pensi di saperci fare a letto etc etc...trovarsi presi per i fondelli da uno così destabilizzi parecchio ... e non avere il controllo su una situazione come questa ..che vista da fuori poteva essere facile facile .. faccia venire l’ansia... però la vita va così ...
 

Rose1994

Utente di lunga data
Ma no...lui può andare solo dove voi gli consentite di andare quando vi dimostrate dipendenti da un mezzo Latin lover da strapazzo...
Capisco che per te che ti consideri superiore alla sua ragazza , che pensi di saperci fare a letto etc etc...trovarsi presi per i fondelli da uno così destabilizzi parecchio ... e non avere il controllo su una situazione come questa ..che vista da fuori poteva essere facile facile .. faccia venire l’ansia... però la vita va così ...
Esatto, hai detto bene.... Mi sento umiliata, ma almeno a me passerà, lei le corna le avrà a vita perché lui continuerà e continuerà e continuerà a cercare sempre di evadere
 

Brunetta

Utente di lunga data
Esatto, hai detto bene.... Mi sento umiliata, ma almeno a me passerà, lei le corna le avrà a vita perché lui continuerà e continuerà e continuerà a cercare sempre di evadere
E studi pure psicologia!
Ma non vedi che il tuo problema è che vuoi sempre sentirti superiore a lei?
Ma in generale vuoi essere la più bella del reame.
Ma non lo vuoi capire che è una cazzata?!
 

Marjanna

Utente di lunga data
Esatto, hai detto bene.... Mi sento umiliata, ma almeno a me passerà, lei le corna le avrà a vita perché lui continuerà e continuerà e continuerà a cercare sempre di evadere
Ma guarda che il termine di paragone è lui, non lei.
Non è che quella che tu senti come umiliazione assume valore diverso in funzione dei centimetri di protuberanza nella testa di lei.
Da quello che hai detto lei è una ragazza tranquilla, che si fa la sua vita, che vive serena il rapporto con il suo fidanzato. Lui l'ha scelta come compagna, anche se sicuramente meriterebbe di meglio. Ma poco importa, sono affari loro. Sei dentro qualcosa in cui non dovresti essere.
La più grande stangata che puoi tirare a lui è trovarti un altro, ma farlo fino in fondo. Per te. Non per lui.
 

Dina74

Utente di lunga data
Eagle, eravamo sulla stessa barca, nessuno gli aveva chiesto di tornare esprimendo dei sentimenti, e invece lo ha fatto con tanto di sono innamorato di te e ti voglio, e tante altre cose... A me non doveva mentire perché non era obbligato a sostare in questa situazione di merda, le cose potevano restare come erano ed eravamo freschi entrambi.
Mi ha mentito e detto un sacco di cose, col senno del poi, false perché un uomo innamorato di un'altra non resta fidanzato con una persona che dice di non amare più, ad ogni modo adesso ci sta beatamente quindi non solo è un seriale, schifoso, bugiardo ma anche incoerente, perché io che non avrei mai voluto essere il motivo per il quale la lasciasse, appena mi sono tolta di mezzo si è buttato tra le braccia di lei... Va dove lo porta il pisello, punto.
Tra l'altro non ci sono manco andata a letto, per fortuna.
Ma nn avevi chiuso qualche mese fa? Forse mi sono persa qualcosa...

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Brunetta

Utente di lunga data
Ma nn avevi chiuso qualche mese fa? Forse mi sono persa qualcosa...

Inviato dal mio SM-G950F utilizzando Tapatalk
Qui non ci si può distrarre un attimo :mexican:
 

Marjanna

Utente di lunga data
Si chiama panico perché presenta i sintomi della paura, come, immagino, essere ostaggio di un criminale pazzo che ti punta una pistola alla testa. Solo succede mentre stai facendo qualcosa di tranquillissimo come stare sul divano, andare al lavoro, stare in spiaggia.
È come se il cervello reagisse a un pericolo che non c’è.
L’ansia è invece più comprensibile e viene da insicurezze diffuse di non riuscire a reggere la normalità.
Sono sempre stata interessata a queste cose perché non ne soffro. Ma sono stati d’animo comprensibili perché li proviamo tutti o immaginiamo che li proveremmo in circostanze che li giustificano.
Se dovessi esibirmi in un ballo sarei in ansia perché sono negata, anzi forse non sarei in ansia perché la metterei sul ridere.
Ho provato ansia in situazioni che la giustificavano, come essermi persa, prima del navigatore, ed ero in ritardo per qualche evento.
Credo che tutta la letteratura e la cinematografia horror abbiano la funzione di farci prevedere come ci si può comportare in situazioni estreme e superarle.
Generalmente sono apprezzata dalle persone ansiose perché smonto le ragioni risibili dell’ansia. Il più delle volte dipende da aspettative negative esagerate o da anticipazioni di giudizi negativi.
Ma non è che gli altri sono così interessati a noi da impegnare energie per esprimere giudizi negativi per più di qualche minuto e comunque sono giudizi che non possono realmente influenzare la nostra vita.
Oddio non credo che la letteratura e la cinematografia horror siano manuali di sopravvivenza però mi riallaccio a questa tua frase perchè in effetti i film horror, almeno i vecchi film horror, provocano una certa ansia, dovuta alla suspance di qualcosa che potrebbe accadere (spesso è la musica che ci dice che qualcosa sta per accadere, vengono messi in gioco due sensi). Io da piccola ho visto parecchi film horror, poi sono arrivata ad un punto di saturazione e ora non ne voglio assolutamente vedere. Non sento necessità di quel tipo di "adrenalina", non mi piace più provarla. Ho avuto uno scarto di questo genere quando è diventato più legato al massacro, al dolore fisico.
Eppure c'è chi lo cerca, la vecchia giostra stile "casa delle streghe" dei luna park o dei giostrai itineranti ho visto che ha avuto un'evoluzione e ora ci sono degli attori veri (attori per modo di dire).
Le persone ansione che ho conosciuto io non sanno assolutamente motivare la loro ansia.

Una cosa del genere, sì.

L'ansia non è paura.
E' uno stato più o meno sottile di inquietudine nello sguardo che si dedica a se stessi. (e di conseguenza al mondo)
Una costante sensazione di incompletezza, di instabilità.

La paura è individuabile.
L'ansia no.

Secondo la psicoanalisi è un derivato da conflitti interni, dove il sè è vissuto come pericoloso e aggressivo da cui l'io deve difendersi.

Seguendo questo tipo di interpretazione, non solo è possibile non saperlo, ma non saperlo è esattamente una delle difese messe in atto per preservarsi.
Se mi sento attaccato e il nemico è fuori, come nel caso della paura, posso bloccarmi, scappare, trovare tattiche e strategie.
Se sono attaccato da me stesso, il nemico è fondamentalmente aria, fuori non esiste. Non posso sfuggire da me. Posso provare ad individuare oggetti esterni (la mancanza di soldi, la paura delle malattie, la paura di catastrofi naturali, quel che si vuole...ma non funziona. la sensazione resta sempre lì, perchè si sta cercando nel posto sbagliato.)
Ma se il nemico sono io stesso, io chi sono?
Qualcosa a che vedere con il Nihil inimicius quam sibi ipse?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Oddio non credo che la letteratura e la cinematografia horror siano manuali di sopravvivenza però mi riallaccio a questa tua frase perchè in effetti i film horror, almeno i vecchi film horror, provocano una certa ansia, dovuta alla suspance di qualcosa che potrebbe accadere (spesso è la musica che ci dice che qualcosa sta per accadere, vengono messi in gioco due sensi). Io da piccola ho visto parecchi film horror, poi sono arrivata ad un punto di saturazione e ora non ne voglio assolutamente vedere. Non sento necessità di quel tipo di "adrenalina", non mi piace più provarla. Ho avuto uno scarto di questo genere quando è diventato più legato al massacro, al dolore fisico.
Eppure c'è chi lo cerca, la vecchia giostra stile "casa delle streghe" dei luna park o dei giostrai itineranti ho visto che ha avuto un'evoluzione e ora ci sono degli attori veri (attori per modo di dire).
Le persone ansione che ho conosciuto io non sanno assolutamente motivare la loro ansia.



Qualcosa a che vedere con il Nihil inimicius quam sibi ipse?
Non mi sono spiegata.
Non ci sono manuali per superare una vera situazione di pericolo.
Gli horror servono a superare le paure interne. Infatti piacciono agli adolescenti che sono terrorizzati dai propri cambiamenti e impulsi che sentono mostruosi.
 

Skorpio

Utente di lunga data
E studi pure psicologia!
Ma non vedi che il tuo problema è che vuoi sempre sentirti superiore a lei?
Ma in generale vuoi essere la più bella del reame.
Ma non lo vuoi capire che è una cazzata?!
Non sono sicuro che sia una cazzata

Per certi tipi di femmina è l'unica cosa che conta
 

Brunetta

Utente di lunga data

Brunetta

Utente di lunga data
Si, ma il maschio che va sul podio, vuole anche la "medaglia"

A.certi tipindi femmina, invece, basta vedere che le altre sono sotto :cool:
Anche a certi tipi di maschio.
 

alberto15

Utente di lunga data
Il percorso è a grandi linee questo...io farei alcuni aggiustamenti, che sembrano forma, ma sono sostanza

1) cercare qualcuno da cui TI SENTI capit* (che sembra la stessa cosa, ma non lo è. Puoi anche trovare qualcuno che ne sa a carrettate di attacchi di panico, ma se tu non ti senti prima che compreso accettato, se senti stridere, non ce la fai a stare)
E al posto di capit* io metterei non giudicato. Che è uno dei più grossi scogli.
qualcuno che ti sa ridare indietro il tuo giudizio di te rimasticato e rivisto "aleggerito" (non sei un coglione, non sei un tossico, non sei un deviante, disadattato etc etc...i giudizi poi sono a fantasia individuale...ne ho sentiti alcuni di veramente creativi :D)
2)Individuare l'origine, più che il motivo (altra forma che è sostanza).
E qui c'è un problema, a volte l'origine è lineare...altre volte no. E' mascherata, aggrovigliata, nascosta in posti creati ad hoc per proteggere la persona in se stessa. Sono protezioni. difese. E per vivere serve difendersi anche da parti di sè che fanno paura - non a caso l'attacco di panico -
Serve in queste situazioni più aggrovigliate uno sguardo esterno che sappia indagare e individuare i nodi, accompagnando poi la persona a scioglierli, agevolandola, sostenendola, rassicurandola.
Pensa che ci sono certi nodi che tengono insieme le famiglie da generazioni, nella percezione individuale e scioglierli non riguarda solo se stessi ma anche gli altri, e qui entrano in gioco un'altra miriade di variabili dolorose, dolorosissime...
aggiungerei
-) serve aver cura del dolore. Non sfuggirlo esternalizzandolo.
3) più che i pensieri negativi, sono pensieri non adattivi...serve smontarli, per non spostarli solo depotenziandoli lasciandoli dormienti per la prossima occasione buona a farli riemergere
4)i farmaci aiutano.
E in certe situazioni io non vedo ad assumerli anche a vita. Controllando i dosaggi etc etc.

Se ho bisogno di far scorrere il sangue, mi prendo un anticoagulante senza farmi troppe mene se lo devo prendere a vita. In quel modo il mio sangue non mi fa casini.

Se con gli psicofarmaci (ripuliti dal giudizio per cui chi li prende è un malato mentale e tutte le stronzate annesse e connesse) sto bene, li prendo. Per il tempo che serve.
Non avrei potuto spiegarlo meglio di cosi'. Ineccepibile in tutti i punti. Io sono riuscito a liberarmi dai farmaci dopo anni e anni. Senza l'aiuto di nessuno se non di me stesso. Ma sei una psicologa?
 

danny

Utente di lunga data
Una cosa del genere, sì.

L'ansia non è paura.
E' uno stato più o meno sottile di inquietudine nello sguardo che si dedica a se stessi. (e di conseguenza al mondo)
Una costante sensazione di incompletezza, di instabilità.

La paura è individuabile.
L'ansia no.

Secondo la psicoanalisi è un derivato da conflitti interni, dove il sè è vissuto come pericoloso e aggressivo da cui l'io deve difendersi.

Seguendo questo tipo di interpretazione, non solo è possibile non saperlo, ma non saperlo è esattamente una delle difese messe in atto per preservarsi.
Se mi sento attaccato e il nemico è fuori, come nel caso della paura, posso bloccarmi, scappare, trovare tattiche e strategie.
Se sono attaccato da me stesso, il nemico è fondamentalmente aria, fuori non esiste. Non posso sfuggire da me. Posso provare ad individuare oggetti esterni (la mancanza di soldi, la paura delle malattie, la paura di catastrofi naturali, quel che si vuole...ma non funziona. la sensazione resta sempre lì, perchè si sta cercando nel posto sbagliato.)
Ma se il nemico sono io stesso, io chi sono?
Perfetto.
 

Eagle72

Utente di lunga data
Sono abbastanza d'accordo1) La prima cosa da fare e' cercare qualcuno che ti capisca. Anche Freud se non le avesse provate non ti capirebbe.2) Individuare i motivi (stress da lavoro, stress da abbandono, problemi infantili irrisolti, ecc)3) Lavorare su te stesso per ridurre il pensiero negativo ed eliminarlo quanto prima. Il pensiero negativo e' quella cosa che solo pensandola di fa andare i battiti cardiaci a 200. Io l'ho provato. So cosa vuol dire. 4) Aiuto farmacologico (piu' che altro placebo ma ci devi credere, non e' facile) devi autoconvincerti che prendere quel dato farmaco (generalmente ansiolitico+ betabloccante+antidepressivo) ti aiuti. Una volta uscito (se ce la fai) riduci al minimo e poi a zero le dosi.
Il 3 è il piu difficile nel tradimento. Perché chi lo ha causato lo hai accanto. Non è come altre situazioni...lutto...perdita lavoro...ecc. la presenza accanto di chi ha creato la situazione rinnova i pensieri negativi.
 

mistral

Utente di lunga data
Io conosco chi ne ha avuti e ha trovato aiuto dall'EMDR. Nessun farmaco di alcun tipo.
Però la scelta del professionista -privato- non è stata casuale, ne su consiglio di "quello bravo" della sciura Pina.
Non posso scrivere cosa c'era dietro ma non erano cose soft.
Fatto anche Emdr.
Evocare l’evento non mi crea più nessun disagio ,ma il meccanismo non si è smontato tutto.
 

alberto15

Utente di lunga data
Il 3 è il piu difficile nel tradimento. Perché chi lo ha causato lo hai accanto. Non è come altre situazioni...lutto...perdita lavoro...ecc. la presenza accanto di chi ha creato la situazione rinnova i pensieri negativi.
si appunto. Subito dopo il tradimento ho avuto un "riavvicinamento " alle condizioni di base scatenanti gli attacchi di panico, per fortuna ho saputo gestire la situazione in modo tale da non ricaderci. Altroche' i pensieri negativi! Ma non mi hanno "battuto"!
 
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