Mi dispiace che tu sia allibito che io dia lo stesso rispetto a ragazzini e ragazzinee che dia responsabilità a uomini e donne nello stesso modo.
Credo che sull'autobiografia che si costruiscono le persone e i significati che attribuiscono ai propri vissuti infatili e adolescenziali ci sarebbe da approfondire.
Io ci sono stata in classi di quattordicenni (e anche diciasettenni) e ci sono stata da adulta responsabile, anche se avevo poco più di ventanni.
Oltrettutto in queste osservazioni (in cui non ci si è risparmiati battute) su una violenza, si è pure trascurato il fatto che il ragazzino era un caso problematico con difficoltà di relazione e apprendimento e che proprio per questo necessitava di un intervento che gli desse regole e senso del limite.
La gravità enorme della violenza è proprio rispetto alle consegenze psicologiche perché compiuta da chi aveva responsabilità educative.
Se un adolescente, proprio perché tale con ancora un cervello non totalmente formato, tende ad agire impulsi e disagi, questo non significa che lo si debba lasciare agire e non interpretare il disagio e tanto meno assecondare i suoi impulsi.
Mi sembra che si tenda a fraintere e immaginare che chi condanni quella violenza abbia un'immagine dell'adolescente o pre adolescente come privo di impulsi e di interessi sessuali.
Non è affatto così.
Impulsi, interessi sessuali e sessualità agita ce l'hanno non solo adolescenti, ma anche bambini.
Questo non autorizza nessun adulto a entrare, con la violenza di un atto sessuale, nello sviluppo della scoperta di sè.