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E io non sono certo razzista...mai stato disposto a fare di ogni erba un fascio...detesto i luoghi comuni, ma capisco la mentalità dei trevisani: è semplicissima. Nella cultura agricola veneta, vi è un sistema rigidissimo di regole. Guai a trasgredire. Tutto quello che viene da fuori è visto come minaccia: "foresto". Ogni giorno mi scontro con la chiusura mentale della mia gente. E mi ricordo benissimo, il mio inziale imbarazzo quando approdai per studio a Bologna. Ecco...tu pensi...che so...che la mia gente, accetti che non so...i Bolognesi siano più evoluti? Ma vuoi scherzare??? O che dire di quanti sono andati a lavorare a Milano o Torino? Un'anziana signora di Gallarate mi raccontava che i veneti arrivavano, tutti timidi e spaventati, sembravano indietro di 50 anni, e non facevano tanta amicizia, ma cercavano di mantenere tutti i loro usi e costumi. Ha ragione Emma....l'ignoranza!
Poi sulla gente veneta ha giocato enormemente la religione! Una banda di repressi, convinti che tutto è male e peccato, a cui è sempre stato insegnato di essere "santi" ( difensori della DC e della AC), mentre che so...i romagnoli sono una banda di comunisti atei senza dio e principi morali.
Roma? Un'identità astratta...
Poi ancora: il nord est veneto, si è buttato a capofitto sul lavoro. E non sullo studio. Così noi nel 2009, abbiamo persone di cultura zero, a capo di aziende ecc..ecc..ecc...Mi pare che invece i meridionali intelligenti, dato che lavoro non c'era, come forma di riscatto, si sono buttati sullo studio. Mi pare logico che poi ti trovi maestre, professori ecc...ecc...del sud.
Ora anche il mito del nord est, sta crollando.
Ma ovvio se la sono cercata. Come galline avide.