Ho passato la vita con persone che per un motivo o per l'altro si sono trovate a scegliere la strada della rassegnazione ad un sè stesso "minore" puttosto che tentare di migliorarsi accettando le sconfitte. Ho sempre sofferto per loro, per il senso di spreco delle loro qualità che io conoscevo, dove ho potuto ho tentato di intervenire con iniezioni di coraggio, esortazioni a riconoscere la parte migliore di sè, a volte pure barando, tentando di infondere fiducia dove pure io non ne vedevo ragione. Ho provato con l'esempio, e questo a volte è stato pure peggio, perchè le persone interessate si sono sentite in qualche caso "aggredire" dai miei presunti successi. Ho provato ad accettare la loro scelta, conscio che poteva non essere mio diritto intervenire nella vita di qualcun altro.
Ma quando la scelta verso il basso di qualcuno è portata avanti con la pretesa di trascinare in basso pure me, o di pormi al di là di una barricata che non ha alcuna ragione d'essere, non sono capace di non soffrire, questa volta per me, che non sono migliore di nessuno, ma invoco il diritto a tentare di migliorare.
Questa esperienza che sto vivendo non mi pone contro qualcun altro, ma contro me stesso. Mi ero costruito un castello di convinzioni che non è crollato, ma che ora che mi sono reso conto che lo stavo guardando solo dall'esterno, mi pesa nella mia ora palese incapacità di varcarne le porte.
Devo sistemare me stesso, prima di tutto, ma mi sento troppo debole. Avevo solo chiesto un po' d'aiuto.