Mia moglie, prima dei traumi dei figli, era decisamente un'altra persona.
Facevamo un sacco di cose insieme, e ci divertivamo tantissimo, lei, pur non avendo particolari interessi, mi seguiva spesso nei miei, in molte cose crescevamo insieme. Non c'è una cosa che abbiamo fatto che non la si sia studiata e creata insieme, partecipando in pari misura. Lei era orgogliosa delle sue cose grandi e piccole, dalla cucina, che le è sempre stata naturale, alla vita di casa, al fatto che come ha inforcato una moto si è dimostrata subito molto brava, al fatto che aveva imparato in pochi minuti a stuccare e carteggiare la sua vecchissima 500. Aveva sempre voglia di imparare, non tutto, magari, ma quasi tutto. Abbiamo imparato a sciare insieme, a ballare, a fare tante altre cose. Una volta in montagna abbiamo seriamente rischiato la pelle (maltempo improvviso, molto addentro in una valle parecchio selvaggia, torrenti e fiumi in piena da attraversare senza corde, senza alcuna sicurezza). Era granitica! Mi ha seguito, ha capito ed accettato il mio aiuto, mi ha aiutata e si è fatta seguire. Non si è per un solo istante persa nel panico o nella confusione. C'era piena e totale fiducia uno nell'altro.
Ragazzi, a quei tempi eravamo un animale con quattro gambe e quattro braccia!
Poi la perdita del primo figlio (3 marzo '93), ed ancora questa forza, questo "noi" ci ha portati a tentare ancora. Perdere il secondo, un anno dopo (12 gennaio '94) è stato devastante. Il suo cambiamento, improvviso, è stato totale. Abbiamo trovato la forza di tentare una terza volta, ma lei era già un'altra persona. Alla nascita di nostro figlio, il problema della labiopalatoschisi le ha dato il colpo finale: non si sentiva più una donna capace di mettere al mondo un figlio. La mia incapacità di aiutarla, per quanto ci abbia messo l'anima, ha fatto il resto. Tutto quello che è venuto dopo lo conoscete già: ho passato 15 anni a tentare di ritrovare mia moglie.