la lbertà

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Alce Veloce

Utente di lunga data
La vera ibertà consiste nel non necessitare, quindi io pago il prezzo dei miei bisogni
 
l'indipendenza assoluta non esiste.nei limiti permessi dal lavoro e dalle civili convenzioni,
lo sono abbastanza proprio per costituzione psicologica e fisica da sempre.anche da bambina io contavo su di me .
pago il normale prezzo dovuto faticando un poco di più di chi è avezzo ai compromessi
 
O

Old Anna A

Guest
La vera ibertà consiste nel non necessitare, quindi io pago il prezzo dei miei bisogni
hai una visione molto semplice delle cose e questo è un vantaggio non da poco.
direi che più è articolata la nostra rete di relazioni e cioè, più è largo il raggio di azione, soprattutto riguardo il lavoro, e più si restringe il campo dell'autonomia a tutti gli effetti. oggettivamente la libertà è un'utopia, a meno che uno non trovi il modo di mantenersi vendendo noccioline fuori da un santuario e passi il restante tempo da eremita. (ovviamente le noccioline deve averle raccolte lui nel bosco, perché altrimenti dipenderà cmq dal fornitore ecc ecc. è un esempio, eh.)
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
hai una visione molto semplice delle cose e questo è un vantaggio non da poco.
direi che più è articolata la nostra rete di relazioni e cioè, più è largo il raggio di azione, soprattutto riguardo il lavoro, e più si restringe il campo dell'autonomia a tutti gli effetti. oggettivamente la libertà è un'utopia, a meno che uno non trovi il modo di mantenersi vendendo noccioline fuori da un santuario e passi il restante tempo da eremita. (ovviamente le noccioline deve averle raccolte lui nel bosco, perché altrimenti dipenderà cmq dal fornitore ecc ecc. è un esempio, eh.)
La forma più estrema di ibertà raggiungibile da un essere umano, è data dalla consapevolezza dei propri bisogni e dall'accettazione che questi hanno un costo e quindi essere disposti a pagarlo.
Se non si arriva a questo livello, si è schiavi tanto dei bisogni quanto delle bugie che ci si raconta per giustificarli a spese di qualcun altro
 
O

Old Anna A

Guest
La forma più estrema di ibertà raggiungibile da un essere umano, è data dalla consapevolezza dei propri bisogni e dall'accettazione che questi hanno un costo e quindi essere disposti a pagarlo.
Se non si arriva a questo livello, si è schiavi tanto dei bisogni quanto delle bugie che ci si raconta per giustificarli a spese di qualcun altro
certo... ed è proprio per questo che mi chiedevo se la libertà ha un prezzo o se è un modo di essere. voglio dire... è facile essere liberi se non hai niente da perdere...
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
certo... ed è proprio per questo che mi chiedevo se la libertà ha un prezzo o se è un modo di essere. voglio dire... è facile essere liberi se non hai niente da perdere...
Se non hai niente da perdere sei libero, ma anche morto.
Come dicevo, il prezzo della libertà, nei limiti che un essere vivente può raggiungere, è dato dalla responsabilità che deriva dal soddisfacimento dei propri bisogni.
Finchè avremo uno stomaco ed un apparato riproduttivo, la nostra aspettativa di libertà non potrà andare oltre.
 

Bruja

Utente di lunga data
.......

Forse bisognerebbe distinguere dalle varie interpretazioni di libertà...comunque tutte rispondono ad una primaria che é la libertà di scelta che, spesso oltre ad essere la più importante, é quella che ci obbliga ai compromessi.
Poter scegliere può dipendere dallo stato sociale (indipendenza economica) dalla condizione sentimantale, dalle responsabilità assunte, dall'obbligatorietà del lavoro...
Comunque una libertà matura é quella che accetta di mediare con le libertà altrui nei limiti del reciproco rispetto.
Esiste poi la libertà più completa, quella forse più sublimata ed ideale, la libertà interiore che fa sentire liberi anche dentro una cella.
Nessuna libertà risulta tale se non si é liberi dentro.

Ho trovato queste definizioni in un discorso che riguarda la libertà nei suoi vari risvolti... chissà magari qualcuno condivide queste riflessioni:

  • Lo svogliato perde la sua libertà perché sceglie spesso la soluzione più facile, meno coinvolgente.
  • L'irrazionale perché le sue scelte sono così illogiche che nemmeno si accorge delle corde con cui si lega.
  • Il mistico perché è schiavo della sua religiosità.
  • L'inibito perché è schiavo delle sue inibizioni.
  • Il debole perché è troppo incline ai compromessi.
  • Il pauroso perché è schiavo delle sue paure.
  • Il dissoluto perché non sa dominare le richieste del suo corpo.
  • L'insufficiente perché ha un basso livello di autosufficienza.
  • Il patosensibile perché è schiavo del dolore altrui.
  • Il romantico perché è schiavo dell'idea che domina la sua vita.
  • L'apparente perché "deve" apparire, altrimenti non esiste.
  • Il vecchio perché tende a far gestire la propria vita da altri.
Bruja
 

Mari'

Utente di lunga data
Chi ce l'ha e chi no, o al massimo la sua dorme da sempre.

Il vigliacco si chiede, " E' una cosa sicura? ". L'opportunista si chiede, " E' una cosa educata? ". Il vanitoso si chiede, " E' popolare? ". Ma la coscienza si chiede, " E' giusto? ". E arriva un momento in cui una persona deve prendere una posizione che non e' sicura, non e' educata, non e' popolare, ma quella persona deve prenderla perche' la sua coscienza dice a lui o lei che e' la posizione giusta.
(M. L. King)


L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa dentro di me.
(Gandhi)


E' chiaro, no?



 

Fedifrago

Utente di lunga data
Non viviamo in dittatura e personalmente ho la libertà di esprimere quel che penso.
Non credo di essere come voglio, ma come sono.
Non mi sono mai accorta del prezzo da pagare, ma pe me è così per tutto ...non mi sono mai accorta di aver fatto sacrifici ...ma credo di averne fatti fatti, ma per me era sacrum facere e così è per essere me stessa.
Credo ...se ho capito la domanda.
Allora sei libera...




....o incosciente (ma non credo)
 

Lettrice

Utente di lunga data
Forse bisognerebbe distinguere dalle varie interpretazioni di libertà...comunque tutte rispondono ad una primaria che é la libertà di scelta che, spesso oltre ad essere la più importante, é quella che ci obbliga ai compromessi.
Poter scegliere può dipendere dallo stato sociale (indipendenza economica) dalla condizione sentimantale, dalle responsabilità assunte, dall'obbligatorietà del lavoro...
Comunque una libertà matura é quella che accetta di mediare con le libertà altrui nei limiti del reciproco rispetto.
Esiste poi la libertà più completa, quella forse più sublimata ed ideale, la libertà interiore che fa sentire liberi anche dentro una cella.
Nessuna libertà risulta tale se non si é liberi dentro.

Ho trovato queste definizioni in un discorso che riguarda la libertà nei suoi vari risvolti... chissà magari qualcuno condivide queste riflessioni:

  • Lo svogliato perde la sua libertà perché sceglie spesso la soluzione più facile, meno coinvolgente.
  • L'irrazionale perché le sue scelte sono così illogiche che nemmeno si accorge delle corde con cui si lega.
  • Il mistico perché è schiavo della sua religiosità.
  • L'inibito perché è schiavo delle sue inibizioni.
  • Il debole perché è troppo incline ai compromessi.
  • Il pauroso perché è schiavo delle sue paure.
  • Il dissoluto perché non sa dominare le richieste del suo corpo.
  • L'insufficiente perché ha un basso livello di autosufficienza.
  • Il patosensibile perché è schiavo del dolore altrui.
  • Il romantico perché è schiavo dell'idea che domina la sua vita.
  • L'apparente perché "deve" apparire, altrimenti non esiste.
  • Il vecchio perché tende a far gestire la propria vita da altri.
Bruja
Riflessioni che in un certo modo con percentuale diversa beccano un po' tutta l'umanita... infatti la liberta' non e' mica un valore assoluto... ha ragione Persa che dice che in fondo se quel prezzo da pagare o lo scendere a un compromesso non lo si avverte come un peso, quella e' una notevole liberta' acquisita, mica cotiche, mica da tutti
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Il vigliacco si chiede, " E' una cosa sicura? ". L'opportunista si chiede, " E' una cosa educata? ". Il vanitoso si chiede, " E' popolare? ". Ma la coscienza si chiede, " E' giusto? ". E arriva un momento in cui una persona deve prendere una posizione che non e' sicura, non e' educata, non e' popolare, ma quella persona deve prenderla perche' la sua coscienza dice a lui o lei che e' la posizione giusta.
(M. L. King)

L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa dentro di me.
(Gandhi)


E' chiaro, no?

Più chiaro di così.......!
 

Bruja

Utente di lunga data
Lettrice

Riflessioni che in un certo modo con percentuale diversa beccano un po' tutta l'umanita... infatti la liberta' non e' mica un valore assoluto... ha ragione Persa che dice che in fondo se quel prezzo da pagare o lo scendere a un compromesso non lo si avverte come un peso, quella e' una notevole liberta' acquisita, mica cotiche, mica da tutti
Certo é possibile anche questa lettura. in fondo una coppia é un esempio brillante della mediazione di due libertà (finché funziona) e non sente sicuramente il PESO del compromesso (positivo) a cui si addiviene perché il rapporto funzioni.
Anche nel suo assolutismo la libertà ha dei relativismi.
Poi ci sono persone che hanno la libertà ... di essere liberi di rifiutarla. Sembra un nonsenso ma chi, ad esempio, va in galera per un ideale è più o meno libero di chi resta fuori ma accetta il giogo dell'opinione altrui e crede che non sia un gran peso da sopportare pur di restare fuori?
Bruja
 
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