La violenza, in ogni sua forma, anche solo verbale, contrariamente a quanto si può pensare è sintomo di debolezza, non di forza.
La paura, di qualsiasi genere, arma la mano o la lingua del violento, che con quel gesto tenta strenuamente di difendere sè stesso di fronte a ciò cui non sa dare altra e più matura risposta.
La paura di perdere il proprio ruolo dominante, od anche solo il desiderio di rimarcarlo (per paura di perderlo), porta alcuni uomini ad usare la violenza fisica o psicologica sulle donne, e molte donne sono maestre nell'arte della violenza psicologica, laddove quella fisica viene loro ad essere meno consona per evidenti motivi.
Resta il fatto che, se chi subisce violenza è vittima di chi gliela impone, chi pratica la violenza è vittima di sè stesso e delle proprie paure, e trova giustificazioni d'ogni genere per il proprio gesto, avvallando diritto di difendere in quel modo il proprio orgoglio, dignità, ruolo.
Chi subisce violenza va difeso, chi la pratica va curato (in separate sedi!)