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Old giobbe
Guest
Credi davvero che nella convivenza convinta o nel matrimonio civile non esistano le stesse regole, anzi nel civile la formula é la stessa...
Ho voluto parlare del matrimonio religioso perché in questo caso le regole sono chiare e accettate da entrambi i coniugi. Il matrimonio è per sempre.
Non conosco la formula del matrimonio civile ma, esistendo il divorzio, più che una scelta definitiva mi sembra una scelta a tempo indeterminato.
Come nel caso del matrimonio di Persa: entrambi hanno deciso di sposarsi civilmente prima di mettere al mondo dei figli e di impegnarsi per far funzionare questa nuova famiglia. Ma non escludevano la possibilità che l'amore avrebbe potuto finire e che uno dei due avrebbe potuto innamorarsi di un'altra persona.
Nel caso di una convivenza è ancora più complicato: dipende dagli accordi presi trai i due prima di incominciare la convivenza o anche durante la stessa.
Retrogradi sicuramente no, ma essere progressisti rispetto ai gesuiti non mi pare un segno di liberalità efficace.
Anche i gesuiti adesso sono progressisti. Non sono quelli della controriforma: politicamente si situano quasi a sinistra di Bertinotti (anche se dopo la caduta del muro da marxisti son diventati tutti ambientalisti).
Il cardinale Martini è un gesuita ed è continuamente attaccato e criticato dai cattolici conservatori.
Se é per quello ci sono madri che rigettano i figli anche fuori dall'utero e nell'arco della vita. Questo vale per il carattere, l'indole la sensibilità, la visuale religiosa é contingente o collaterale...i sentimenti non implicano la fede ma il cuore.
Mi riferivo al caso di una ragazza madre che è rimasta incinta e che era in dubbio se abortire oppure no. Oppure anche di coppie stabili in cui la gravidanza non era pianeggiata ed è arrivata in un momento critico.
Sicuramente la situazione sarà difficile, ma i casi limite fanno testo come tali. Non tutte le coppie cambiano città, non tutte hanno altri figli, non tutte non riescono ad organizzarsi per mediare ai problemi. D'altronde se la scelta era stare insieme comunque quando era chiarissima l'intenzione di andarsene, come hanno fatto, che senso aveva stare in coppia con gli evidenti segni di una costrizione che si sarebbe ripercossa sul figli. Per trauma che sia, la separazione forse ha prodotto due serenità separate di cui i figli potrebbero beneficiare... diversamente avrebbero avuto il loro bel quadretto familiare con contorno di ipocrisia e, quasi certo tradimento perdurante, con relative reazioni.
Il tuo discorso vale quando c'é margine di ricostruzione e quando c'é una vera volontà di intendersi...se non c'é bisogna pure pèrenderne atto.
Chi é rimasto nella coppia questi margini li ha trovati o procurati perché ci credeva...
Bruja
Hai ragione, questo è un caso limite, non tutti sono così.
Nel caso di questa coppia la mia impressione è che i due si importino veramente poco col benessere dei figli. Secondo me, per loro non è priorità, lo mettono al quarto / quinto posto nella loro scala personale.
Non sono d'accordo con Fedifrago: dal mio punto di vista il sacrificio, la rinuncia è una parte essenziale dell'amore.
Se due proprio non riescono ad andare d'accordo potrebbero anche vivere separati senza farsi coinvolgere in nuove storie d'amore.
Una mia zia è rimasta vedova con 35 anni e 2 figli.
Per amore ai figli (e forse anche del marito morto) ha deciso di rimanere da sola per sempre. Adesso i due figli sono sposati, lei ha 3 nipoti ed è una persona molto felice.
Nessuno l'ha obbligata: la sua è stata una libera scelta dettata dall'amore.
