Se l intento è quello della condivisione ben venga. Non è il caso di Warlok ma nel mio caso quando andavo a scavare troppo era solo perchè dovevo trovare le conferme a ciò che volevo dimostrare, falsando di fatto la realtà. O forse no, chissà.
Ma il punto probabilmente era che tu dovessi scavare!
Se qualcuno mi mettesse nella condizione di dover scavare, non inizio neanche a farlo.
A non andarmi bene sarebbe la condizione proprio.
E sono così da sempre.
La condivisione naturale, co-costruita intenzionalmente è uno dei requisiti di compatibilità per me.
E soprattutto delle cose che fanno il vomito.
Lasciarsi guardare è una base della relazione. Mostrarsi a prescindere dalle condizioni, per il mostrarsi.
Per il piacere di mostrarsi. Di stare nello sguardo dell'altro e di avere l'altro nel proprio sguardo.
Quello che descrivi nel grassetto va proprio nella direzione opposta. E mi sa che era insano per te prima di tutto. Sono relazioni finite, vero?
Però guarda che quello che descrivi è la conseguenza di una co-costruzione non funzionale della relazione stessa.
Conseguenza del fatto che ad un certo punto lo spazio relazionale era abitato da forma (l'idea della relazione) e non sostanza (IO e TU in interazione nel qui e ora)
O perlomeno la sostanza non riguardava l'attualità ma il passato e le aspettative invece.
E quando ci sono quegli abitanti, scavare serve solo a darsi un motivo razionale, un fatto, per un desiderio già esistente in sè.
È cercare di darsi una legittimazione esterna per esprimere qualcosa di interno.
Ma le condizioni per far saltare il banco ci sono già tutte senza neanche dover scavare. (che è poi il motivo per cui, salvo necessità di ordine di tutela anche economica, io non mi metterei neppure a scavare).