'Ripartire ex novo' è una bella formula, ma non cancella i fatti.
La frattura non è simmetrica: uno ha tradito, l’altro no.
Pari dignità non significa pari responsabilità.
Se chi ha ferito pretende di ripartire da zero alle stesse condizioni, non sta ricostruendo: sta rimuovendo.
Senza attraversare il danno (con tutto quello che comporta) non è ricostruzione, è autoassoluzione.
Questo ragionamento si basa su un concetto di giustizia, secondo cui chi la persona che ha commesso un torto, per poter essere riammessa nell'ordine sociale, deve espiare subendo un'afflizione proporzionale al danno causato.
La "pena" in questo caso consiste nell'accettare le condizioni del danneggiato, la punizione che decide di dare, non so, ti insulto la mattina così mi sfogo e tu non dici nulla, chini la testa e incassi.
Ma questa cosa, che già funziona male nella società, non può funzionare in un rapporto sentimentale o di amicizia, perché la punizione è il contrario della riconciliazione, pone su fronti opposti e separa.
Alla fine punisce anche chi ha subito il torto, perché gli impedisce ulteriormente di stare in una relazione d'amore.
Se vuoi riparare al danno, devi ritrovare l'amore, o con quella persona o in altro modo.