L'ennesimo che non ce la fa a superare il tradimento

Nicky

Utente di lunga data
Io do un altro significato al superare un tradimento.
Anche la separazione può essere un sintomo di avere superato il tradimento, se viene messa in atto perché si comprende che il tradimento è avvenuto come conseguenza della perdita del significato che per sé deve avere la coppia.
 

Alphonse02

Utente di lunga data
Io do un altro significato al superare un tradimento.
Anche la separazione può essere un sintomo di avere superato il tradimento, se viene messa in atto perché si comprende che il tradimento è avvenuto come conseguenza della perdita del significato che per sé deve avere la coppia.
E' una considerazione che fa pensare.
Sul piano della concretezza (azioni) non c'è dubbio. Metti un punto di arrivo ad una storia, anche se dolorosamente.
Piuttosto, si avvicina il momento in cui la separazione (consensuale o giudiziale) scomparirà e ci sarà solo il divorzio.
Già adesso (relativamente da poco tempo) si può chiedere il divorzio insieme alla separazione, nel senso che si "calendarizza" il divorzio appena completata la separazione.
Il punto di arrivo cui facevo sopra cenno diventerà sempre più chiaro e netto.
Quando si chiude si chiude davvero: l'ipotesi di risposarsi sarà meno frequente delle riconciliazioni che, ancora adesso, fanno venire meno lo status di separati. Prevedo convivenze dopo riconciliazioni tra divorziati.

Invece, sul piano emozionale credo che, in realtà, la separazione comunque sia una certificazione del fallimento della coppia e del progetto che era stato elaborato., ma lascia degli strascichi emotivi che, pure se superati con nuove esperienze di coppia, comunque cambiano il modo di ragionare.
Mi riferisco ad altro rispetto all'ossessione di sapere come realmente le cose siano andate, rimpianti o rimorsi, ecc.
Pensavo al modo di affrontare la vita, che cambia. Si diventa più cinici, se vogliamo anche più freddi e distanti rispetto alla realtà.
Non parlerei di perdita dell'innocenza (o dell'illusione romantica), che rimane per quelli che hanno visto fallire la prima relazione importante della loro vita, ma anche quelli con maggiori esperienze alle spalle vedono le relazioni interpersonali in altro modo.
In qualche modo, il celebre "vaso di Pandora" si è aperto ed i demoni sono usciti fuori.
Niente sarà come prima.
Come peraltro attestano tutte le storie qui riportate, direi.
Dai più scafati e cinici a quelli depressi ed annichiliti, tutti guardano alla realtà post-tradimento (subito o fatto) con occhi diversi.
 

Nicky

Utente di lunga data
Invece, sul piano emozionale credo che, in realtà, la separazione comunque sia una certificazione del fallimento della coppia e del progetto che era stato elaborato., ma lascia degli strascichi emotivi che, pure se superati con nuove esperienze di coppia, comunque cambiano il modo di ragionare.
E' un fallimento. Da non separata, ma traditrice, sento di avere fallito. O meglio, ho fallito, c'è poco da dire.
 

Brunetta

Utente di lunga data
E' un fallimento. Da non separata, ma traditrice, sento di avere fallito. O meglio, ho fallito, c'è poco da dire.
Evidentemente hai scelto di privilegiare il tuo benessere temporaneo al benessere di coppia/famiglia.
 

Alphonse02

Utente di lunga data
E' un fallimento. Da non separata, ma traditrice, sento di avere fallito. O meglio, ho fallito, c'è poco da dire.
Sai, credo che nessuno abbia capito (ed accettato) che nella vita i "fallimenti" (piccoli o grandi che siano) sono inevitabili. Quando si agisce non c'è la garanzia di alcun risultato, solo aspettative, la realizzazione delle quali dipende solo in parte da te e, invece, molto dagli altri.

Quindi, mia riflessione, i "fallimenti" (come tutti gli errori, in genere) sono anche occasione di apprendimento, di miglioramento o comunque di crescita.
Certo, se verso la fine ti rendi conto di essere diventato un/a collezionista di "fallimenti", qualche preoccupazione ti dovrebbe venire.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non riuscivo ad avere un benessere di coppia senza stare bene io. Tutto qui.
🤭 scusa ma fa ridere.
Il benessere personale, quando si è in coppia, va ricercato e costruito nella coppia.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sai, credo che nessuno abbia capito (ed accettato) che nella vita i "fallimenti" (piccoli o grandi che siano) sono inevitabili. Quando si agisce non c'è la garanzia di alcun risultato, solo aspettative, la realizzazione delle quali dipende solo in parte da te e, invece, molto dagli altri.

Quindi, mia riflessione, i "fallimenti" (come tutti gli errori, in genere) sono anche occasione di apprendimento, di miglioramento o comunque di crescita.
Certo, se verso la fine ti rendi conto di essere diventato un/a collezionista di "fallimenti", qualche preoccupazione ti dovrebbe venire.
Esistono persone che cercano il fallimento, inconsciamente.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi sarebbe piaciuto trovarlo in coppia. Non sono stata abbastanza abile, evidentemente.
Prevalentemente non è questione di abilità, ma di mancanza di coraggio o di eccesso di delicatezza nei confronti dell’altra persona.
 

Alphonse02

Utente di lunga data
Esistono persone che cercano il fallimento, inconsciamente.
Sulla consapevolezza ho qualche dubbio.
Temo che l'inconsapevolezza sia parente della cretinaggine.

Diciamoci la verità, visto che siamo tutti grandi e svezzati dalla vita, il momento di "follia" può capitare pure ad uno che vive in odore di santità. Figuriamoci ad uno abbastanza nella normalità. E le motivazioni possono essere così spicciole ed inconsistenti da pensare che siano incomprensibili agli altri.

Il problema eterno (individuale, solo individuale) è come gestisci i c.d. freni inibitori, cioè la consapevolezza che le conseguenze del tuo agire rompendo le "regole" (una condizione di equilibrio esistenziale) possano essere estremamente sgradevoli e che ti ricadano addosso psicologicamente (ad es. se vieni sgamato, perdi ogni fiducia, provochi dolore).

Se poi, avuta la "botta di vita" ci prendi gusto e perseveri, in quel caso le "regole" le hai abbandonate ed hai compiuto una scelta esistenziale. Parlo di relazioni che durano mesi ed anni. Hai abbracciato una serie di nuove "regole", più convenienti per te. Sei divenuto diverso rispetto al partner, a come eri prima.

E in quel caso, se non rendi la scelta palese (abbandonando la relazione ufficiale) ti incammini per un percorso che - almeno per come la penso - non ha via d'uscita, ti trovi a continuare vivendo tra eccitazione o paura in un gioco perverso. Che per uno come me, che il senso del dovere morale ce l'ha, è un brutto modo di vivere.
Poi, ognuno ha i suoi gusti.

Per questo ho applicato sempre una specie di regoletta aurea che vado diffondendo tra i conoscenti: se vieni tradito o tradisci in modo durevole (oltre le 2-3 volte al massimo con la stessa persona) è quasi matematico che, superando il tradimento senza lasciare il partner ufficiale ti vai a fare del male (anche a medio e lungo termine) quasi certamente. Perché vivrai sempre a metà, a scartamento ridotto, illudendoti di aver realizzato il trionfo della complementarietà (relazione ufficiale + relazione extra). In realtà, ti stai drogando e non esci intatto dalla dipendenza (IMO, ovvio).
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sulla consapevolezza ho qualche dubbio.
Temo che l'inconsapevolezza sia parente della cretinaggine.

Diciamoci la verità, visto che siamo tutti grandi e svezzati dalla vita, il momento di "follia" può capitare pure ad uno che vive in odore di santità. Figuriamoci ad uno abbastanza nella normalità. E le motivazioni possono essere così spicciole ed inconsistenti da pensare che siano incomprensibili agli altri.

Il problema eterno (individuale, solo individuale) è come gestisci i c.d. freni inibitori, cioè la consapevolezza che le conseguenze del tuo agire rompendo le "regole" (una condizione di equilibrio esistenziale) possano essere estremamente sgradevoli e che ti ricadano addosso psicologicamente (ad es. se vieni sgamato, perdi ogni fiducia, provochi dolore).

Se poi, avuta la "botta di vita" ci prendi gusto e perseveri, in quel caso le "regole" le hai abbandonate ed hai compiuto una scelta esistenziale. Parlo di relazioni che durano mesi ed anni. Hai abbracciato una serie di nuove "regole", più convenienti per te. Sei divenuto diverso rispetto al partner, a come eri prima.

E in quel caso, se non rendi la scelta palese (abbandonando la relazione ufficiale) ti incammini per un percorso che - almeno per come la penso - non ha via d'uscita, ti trovi a continuare vivendo tra eccitazione o paura in un gioco perverso. Che per uno come me, che il senso del dovere morale ce l'ha, è un brutto modo di vivere.
Poi, ognuno ha i suoi gusti.

Per questo ho applicato sempre una specie di regoletta aurea che vado diffondendo tra i conoscenti: se vieni tradito o tradisci in modo durevole (oltre le 2-3 volte al massimo con la stessa persona) è quasi matematico che, superando il tradimento senza lasciare il partner ufficiale ti vai a fare del male (anche a medio e lungo termine) quasi certamente. Perché vivrai sempre a metà, a scartamento ridotto, illudendoti di aver realizzato il trionfo della complementarietà (relazione ufficiale + relazione extra). In realtà, ti stai drogando e non esci intatto dalla dipendenza (IMO, ovvio).
Invece ho letto (e sentito) tanti casi di persone che cercano il fallimento. Il caso più evidente (ovviamente a chi non ha quel tipo di dipendenza) è quello dei ludopatici. Non sono tutti (basterebbe pensare a Vittorio De Sica) degli sciocchi sprovveduti, eppure la sfida alla “fortuna” per ottenerne i favori è fortissima, quanto il desiderio di conferma di essere sfortunati. È una cosa nota a chi si occupa di dipendenze, siano per il gioco d’azzardo, sostanze o disturbi del comportamento alimentare.
Questo senza andare nemmeno a sfiorare il comportamento sessuale o il conflitto sul lavoro.
Chi è davvero sprovveduto o grave non considera nemmeno la possibilità di una terapia, proprio nel timore di perdere la dipendenza.
Concordo infatti con la parte un grassetto.
 

Etta

Utente di lunga data
Io do un altro significato al superare un tradimento.
Anche la separazione può essere un sintomo di avere superato il tradimento, se viene messa in atto perché si comprende che il tradimento è avvenuto come conseguenza della perdita del significato che per sé deve avere la coppia.
La separazione è una conseguenza.
 

Alphonse02

Utente di lunga data
Invece ho letto (e sentito) tanti casi di persone che cercano il fallimento. Il caso più evidente (ovviamente a chi non ha quel tipo di dipendenza) è quello dei ludopatici. Non sono tutti (basterebbe pensare a Vittorio De Sica) degli sciocchi sprovveduti, eppure la sfida alla “fortuna” per ottenerne i favori è fortissima, quanto il desiderio di conferma di essere sfortunati. È una cosa nota a chi si occupa di dipendenze, siano per il gioco d’azzardo, sostanze o disturbi del comportamento alimentare.
Questo senza andare nemmeno a sfiorare il comportamento sessuale o il conflitto sul lavoro.
Chi è davvero sprovveduto o grave non considera nemmeno la possibilità di una terapia, proprio nel timore di perdere la dipendenza.
Concordo infatti con la parte un grassetto.
Tocchi per me un tasto doloroso, credo di averlo già raccontato.

Hai ragione, non sono tutti sciocchi i ludopatici, sono malati.
Ma non se ne rendono conto, in moltissimi casi.

Sono persone che sono cadute in dipendenza e non ne riescono ad uscire fuori da sole.
L'ho realizzato chiaramente frequentando (per informarmi) per oltre un anno le riunioni dell'associazione AL.-ANON presso le sedi degli Alcolisti Anonimi, dove vengono trattate (in applicazione dei famosi 12 passi) molte forme di dipendenza, compresa quella del gioco d'azzardo.
In una delle tante conferenze alla quale ho partecipato, ho appreso da una relatrice donna come molte dipendenze (raccontava la sua esperienza) fossero collegate e quanto sia facile che, partendo dalla ludopatia, si possa passare a drogarsi, alla dipendenza sessuale, ecc.

Non era una mia curiosità ma era frutto della necessità di capire e di orientarmi (insieme a mia figlia), avendo avuto accanto una moglie che, già immersa nella depressione era divenuta pure ludopatica (credo poco prima di tradirmi) e, di nascosto, si è giocata tutto quello che aveva ed ha continuato nel tempo - dopo che me n'ero andato definitivamente da casa - fino a toccare il fondo (vendersi gioielli, mobili e quadri, rivolgersi a strozzini, mettere ipoteche sulla casa di proprietà, ecc.). Non so quali altre cose abbia combinato, da sola. Io non ero più accanto a lei.

Quando, rimasta sola, senza un soldo e piena di debiti, ha dovuto rivolgersi a nostra figlia (probabilmente vergognandosi di rivolgersi a me), questa mi ha chiamato ed abbiamo dovuto impostare insieme una strategia di uscita dall'inferno nel quale si era cacciata.
Ci siamo riusciti, ma non è stato facile.
L'unico effetto positivo emerso da quel grande casino è che ho stabilito una bella relazione con nostra figlia, con la quale sono entrato in grande confidenza, da adulto ad adulto.
Ed è la cosa più bella che ho provato nella vita, veramente.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Tocchi per me un tasto doloroso, credo di averlo già raccontato.

Hai ragione, non sono tutti sciocchi i ludopatici, sono malati.
Ma non se ne rendono conto, in moltissimi casi.

Sono persone che sono cadute in dipendenza e non ne riescono ad uscire fuori da sole.
L'ho realizzato chiaramente frequentando (per informarmi) per oltre un anno le riunioni dell'associazione AL.-ANON presso le sedi degli Alcolisti Anonimi, dove vengono trattate (in applicazione dei famosi 12 passi) molte forme di dipendenza, compresa quella del gioco d'azzardo.
In una delle tante conferenze alla quale ho partecipato, ho appreso da una relatrice donna come molte dipendenze (raccontava la sua esperienza) fossero collegate e quanto sia facile che, partendo dalla ludopatia, si possa passare a drogarsi, alla dipendenza sessuale, ecc.

Non era una mia curiosità ma era frutto della necessità di capire e di orientarmi (insieme a mia figlia), avendo avuto accanto una moglie che, già immersa nella depressione era divenuta pure ludopatica (credo poco prima di tradirmi) e, di nascosto, si è giocata tutto quello che aveva ed ha continuato nel tempo - dopo che me n'ero andato definitivamente da casa - fino a toccare il fondo (vendersi gioielli, mobili e quadri, rivolgersi a strozzini, mettere ipoteche sulla casa di proprietà, ecc.). Non so quali altre cose abbia combinato, da sola. Io non ero più accanto a lei.

Quando, rimasta sola, senza un soldo e piena di debiti, ha dovuto rivolgersi a nostra figlia (probabilmente vergognandosi di rivolgersi a me), questa mi ha chiamato ed abbiamo dovuto impostare insieme una strategia di uscita dall'inferno nel quale si era cacciata.
Ci siamo riusciti, ma non è stato facile.
L'unico effetto positivo emerso da quel grande casino è che ho stabilito una bella relazione con nostra figlia, con la quale sono entrato in grande confidenza, da adulto ad adulto.
Ed è la cosa più bella che ho provato nella vita, veramente.
Ricordo la tua vicenda.
Ma le dipendenze sono molto, molto simili. Conosco una donna con disturbi del comportamento alimentare, ha un fratello ludopatico, una sorella (molto carina di natura) che ha fatto almeno tre interventi di chirurgia plastica al viso. Non so degli altri componenti. Ma è evidente una tendenza a uscire dal disagio con una dipendenza.
Ovviamente quella debolezza, che poi ha condotto alla rovina, non l’avevi intravista, anche se probabilmente presente.
 
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