Situazione complicatissima

Marjanna

Utente di lunga data
E perciò, che so, nel giro delle tue amiche o sorelle o conoscenti ce n'è una su quattro che ha fatto figli fuori dal suo rapporto ufficiale? Maddai...
Spleen non era mica serio... non conosco nessuno con figli fuori dal suo rapporto ufficiale.
 

JON

Utente di lunga data
Qualche disavventura di salute nell'ultimo periodo, ma si sta rivelando l'ennesimo periodo denso di apprendimenti.
E uso il mio esser prolissa anche per riempire il tempo :D
Direi bene quindi, faticoso ma bene :)

A mio parere un pragmatismo che si fonda su una lettura distorta della realtà, e non per mancanza di informazioni ma per utilizzo "di parte", ad personam, emotivo, delle informazioni è un pragmatismo che inganna e più che altro disorienta.

Se il pragmatismo è quell'atteggiamento che a partire da dati di realtà concreti va ad incidere concretamente sulla realtà, modificandola secondo i propri obiettivi, il bug che io vedo in tutta questa narrazione è che non solo non si parte da dati e fatti concreti ma dalla loro interpretazione che diventa anche interpretazione dell'altro. Ma che a partire da una rivisitazione della realtà (in cui si collocano compromessi ) si tenta anche di definire una prassi che diventa a sua volta non legata alla realtà concreta ma alla realtà rivisitata ad hoc per inserirci dentro i propri compromessi.

E sì, mi sembra una re-azione.
Non lucida.

Che ci sta, come dici.
Anche perchè questo tradimento non è semplicemente di coppia, ma coinvolge anche il nucleo professionale.
Quindi secondo me contiene aggravanti non da poco.

Quelle tutele a cui facevo riferimento.

Io resto però stupita, sempre, di come le donne, anche in questa epoca, continuino a replicare la vecchia formula per cui il maschio diventa un povero minus habens ingenuo e costitutivamente innocente nelle sgrinfie della zoccola di turno, o lo stronzo (che è fondamentalmente la stessa cosa, ma a rovescio).

E' proprio il sistema di riferimento, da caccia alle streghe (inteso come ricerca di colpevolezza ed attenuanti) che mi lascia sempre piuttosto stupita.

Che di mezzo ci sia un bambino, poi mi intristisce. Ecco.

E' contesa. Che ad esser conteso sia il maschio o il figlio/a.

Hai usato una parola nei tuoi scorsi post "coercizione".
Io ci aggiungo vessazione.
Capisco cosa intendi.
Penso anche però che i meccanismi sui quali fondiamo la tutela della nostra sopravvivenza rispettino regole fondate sulla soggettività, nonché sull'opportunismo. Il pragmatismo, in determinati casi, insito nelle scelte che si fanno serve proprio a rendere "plausibile" gli annessi legati agli obiettivi che si perseguono. Per un osservatore esterno tutto questo può sembrare logico o logicamente sbagliato, a seconda della soggettività dell'osservatore.

Infatti tu dichiari di vedere in questa storia un nesso logico tra i fatti che non può condurre ad interpretazioni errate, pertanto la definisci semplice e lineare.
Dall'altra parte invece c'è chi si definisce all'interno di una "situazione complicatissima" proprio perché deve far convivere fatti contraddittori al fine unico di realizzare i propri obbiettivi.

Questo, accettabile o meno, spiega il perché del contraddittorio. Quanto dici nel grassetto è un fatto che ho avuto modo di constatare personalmente, dove la mia protagonista, denunciando senza accorgersene pregresse "elaborazioni" che l'hanno portata alle sue conclusioni, definiva altre donne e situazioni annesse come "zoccolame". Siccome conosco qualche fatto all'interno della sua coppia, so anche quali siano stati i meccanismi e le dinamiche che l'hanno portata ad una simile conclusione (che come vedi è anche alquanto comune). Ma comprendo anche quali erano i suoi obbiettivi, dei quali ho riscontro, e pertanto non posso biasimarla, anzi, proprio non mi passa per il cervello. Della propria vita ognuno fa quello che vuole. Premesso che questa spesso è legata ad altri fattori e ad altre persone, si può comprendere come a volte si scenda a compromessi che comprendono un grado di difficoltà e criticità allo stesso tempo logico per alcuni è incomprensibile per altri.
Si auspica che all'origine delle proprie scelte ci sia almeno una consapevolezza di fondo che eviti di mentire a se stessi senza accorgersene.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Vista - la donna - come essere per essenza inaffidabile e foriero di menzogna e inganno.
In una visione più dolce, una povera bambina da proteggere anche da se stessa.
Oppure la zoccola da temere e da cui proteggere il povero maschio che, fondamentalmente, schiavo dei suoi ormoni non sa resistere e cade preda.
E anche qui si rientra nel meraviglioso gioco dei ruoli

Per cui la "stessa donna" , vista da diverse prospettive anche in uno stesso contesto, cambia completamente forma :)

Però hai ragione te, è lo schema generale che conta

Per cui se nel contesto vedi la "troia" automaticamente la figura che vedi richiama allo schema di rappresentazione generale che hai nel cervello

E x una figura che vi riconosci, automaticamente può dare forma a tutte le altre figure dello schema teatrale dei ruoli che hai incastonato nel cervello

Chissà che pensa la ragazza madre di [MENTION=14321]Tradita[/MENTION] ..

"Quel tegamaccio.. lo tiene legato per la cravatta, con le faccende di ufficio.. poverino.."
 

Lara3

Utente di lunga data
Non sappiamo per certo che la sciroccata stia ricevendo soldi da lui.
Non ho accesso ai conti di lui e quindi non so se stia facendo bonifici.
Se lui è il padre, sicuramente ne è al corrente e la sciroccata lo ha informato. Mi chiedo se lui, in questa eventualità, abbia informato i propri genitori ("nonni"). Loro si continuano a comportare in modo assolutamente normale con me.
Oggi lo ho implorato di fare un test del dna giusto per farmi stare tranquilla. Lui ha detto che ha chiesto alla sciroccata di fare questo test per mettermi il cuore in pace, ma lei ha rifiutato... e lui ha detto che non può obbligare una donna con cui non ha niente a che fare da anni a sottoporre suo figlio a un test del dna.
Ora ho guardato di nuovo le foto del bambino e mi sto convincendo proprio che sia suo...
Quanti anni ha questa donna ?
 

void

Utente di lunga data
Se così fosse, lui tromba in giro senza usare precauzioni.

Dal mio punto di vista non sarebbe una attenuante, ma una aggravante e bella grossa.

Significherebbe che lui non solo mi mente, ma mi mente senza assumersi nulla della menzogna:
- nessun pensiero alla tutela di malattie trasmissibili sessualmente (anche la candida eh...senza andar a scomodare altro)
- nessun pensiero a viversi da protagonista responsabile le sue azioni

Per poi dire - tipo i bambini - "ma è stato lui!!!!!!!!" (in questo caso lei).

Per come la vedo io la responsabilità di fronte ad una gravidanza inattesa è pari e di entrambi.

Se tu maschio affidi la tua responsabilità (e quindi le tue azioni) nella mani di qualcun altro (eh, ma mi ha detto che...) non sei responsabile. In particolare in relazioni dove non c'è progetto comune come quelle extra.

Boh...se il mio uomo mi dicesse "sono stato incastrato, io non volevo"....ma calci nel culo!!! Ad esser benevola.

Provo a rispiegarmi, che a vivere dove vivo non riesco piu' a esprimermi efficacemente in Italiano:facepalm:

il mio originale post era: "......anche ammettendo che lui sia stato ingannato, e che non fosse al corrente della possibile paternita', il suo attuale comportamento ti dovrebbe fare molto pensare….."

Non mi pare ci fossero attenuanti. Anzi.

Nell'anche c'era il richiamo ad una ipotesi molto remota. Farsi mettere incinta per trattenere un amante e' un atto un "pochino" estremo. Comunque anche se lui fosse stato ingannato nel piu' subdolo dei modi, non vi sarebbe scusante al suo comportamento atteso che la responsabilita' di fronte, non tanto alla gravidanza, quanto alla creatura che ne e' conseguita e' sicuramente di tutti e due.
Passare soldi sottobanco non si puo' sentire. Per etica prima che per motivi legali.

Sulla capacita' di gestire il proprio creapopoli, cosi' come sugli aspetti sanitari, io non mi sono soffermato.

Se quel bambino fosse veramente suo figlio, voluto o no, un uomo che non se ne assume la responsabilita' - come padre e non solo come "mantenitore", - che uomo e'?

Il concetto che volevo esprimere era semplicemente quello.
 
Ultima modifica:

patroclo

Utente di lunga data
lasciamo da parte ( un attimo) il figlio e riassumiamo:
- lui ha avuto molte amanti
- i suoi giuramenti valgono zero
- dici che lavorativamente vi siete indispensabili ma il "capo" è lui
- vivete in case separate
- non ha mai voluto farsi una famiglia
- è giovane e prestante
- sei innamorata

Tutto giusto?

vedi tu dove pende la bilancia, mi sa che se vuoi tenertelo dovrai farci il callo
 

Brunetta

Utente di lunga data
X
Vero. :)

La metto però come ultima opzione.
Nel senso che non ho mai, e poi mai, lasciato nulla al caso.
Sono sempre stata attentissima.
E' responsabilità verso le proprie azioni. A mio parere.

Ho sempre usato precauzioni. Non per paura. Per responsabilità verso me stessa.
Due volte mi si è rotto il preservativo.
E sono andata a verificare i due aspetti che coinvolgono la rottura di un preservativo:
malattie sessualmente trasmesse
gravidanza indesiderata

Non desiderando figli, per me il secondo punto entrambe le volte si è risolto con la cosidetta pillola del giorno dopo presa entro le 24 ore.

L'altro punto con analisi ripetute per almeno due anni. Per ovviare al periodo finestra.

Le malattie sessualmente trasmesse sono un punto di cui si parla pochissimo. Forse per deformazione professionale, forse per quello che ho visto nei miei anni di lavoro in questo ambito, per me è stato da sempre un punto irrinunciabile, anche in considerazione del fatto che la mia vita sessuale è stata fondamentalmente promiscua e proteggermi è un dogma.
E poi per tutto il resto.

A maggior ragione quando tradivo il proteggere comprendeva me e anche l'altro.
Che io posso anche andar per cazzi a mio rischio e pericolo (ed è una illusione perchè potrei trasformarmi in vettore) ma se in quell'andar per cazzi sto coinvolgendo, e a sua insaputa, qualcun altro sono ancora più prudente.

Ecco perchè per me la questione della pillola non sta n in cielo nè in terra.
Se era pillola, significa che non c'era nessuna precauzione per le malattie sessualmente trasmesse.
Questo per me è intollerabile.
Svela una visione della vita onnipotente e incosciente con cui non posso proprio relazionarmi, per rispetto verso me stessa.

E' proprio il sistema di pensiero che sta dietro al considerare una gravidanza come un fatto ineluttabile, assente di responsabilità che non mi trova.
E il ricadere in una certa visione della donna all'interno del quadro. E dell'uomo.
Concordo su ogni tuo post in questa discussione.
E neppure io sono mai rimasta incinta quando non volevo e ci sono rimasta quando ho voluto.
Il rischio che il preservativo possa rompersi deve essere previsto e verificato.
In realtà penso che il tipo abbia avuto una lunga relazione e non abbia, almeno una volta, usato il preservativo in base a calcoli azzardati.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Capisco cosa intendi.
Penso anche però che i meccanismi sui quali fondiamo la tutela della nostra sopravvivenza rispettino regole fondate sulla soggettività, nonché sull'opportunismo. Il pragmatismo, in determinati casi, insito nelle scelte che si fanno serve proprio a rendere "plausibile" gli annessi legati agli obiettivi che si perseguono. Per un osservatore esterno tutto questo può sembrare logico o logicamente sbagliato, a seconda della soggettività dell'osservatore.

Infatti tu dichiari di vedere in questa storia un nesso logico tra i fatti che non può condurre ad interpretazioni errate, pertanto la definisci semplice e lineare.
Dall'altra parte invece c'è chi si definisce all'interno di una "situazione complicatissima" proprio perché deve far convivere fatti contraddittori al fine unico di realizzare i propri obbiettivi.

Questo, accettabile o meno, spiega il perché del contraddittorio. Quanto dici nel grassetto è un fatto che ho avuto modo di constatare personalmente, dove la mia protagonista, denunciando senza accorgersene pregresse "elaborazioni" che l'hanno portata alle sue conclusioni, definiva altre donne e situazioni annesse come "zoccolame". Siccome conosco qualche fatto all'interno della sua coppia, so anche quali siano stati i meccanismi e le dinamiche che l'hanno portata ad una simile conclusione (che come vedi è anche alquanto comune). Ma comprendo anche quali erano i suoi obbiettivi, dei quali ho riscontro, e pertanto non posso biasimarla, anzi, proprio non mi passa per il cervello. Della propria vita ognuno fa quello che vuole. Premesso che questa spesso è legata ad altri fattori e ad altre persone, si può comprendere come a volte si scenda a compromessi che comprendono un grado di difficoltà e criticità allo stesso tempo logico per alcuni è incomprensibile per altri.
Si auspica che all'origine delle proprie scelte ci sia almeno una consapevolezza di fondo che eviti di mentire a se stessi senza accorgersene.
Sì, concordo.

Aggiungo una riflessione.

Unisco i sottolineati.
Sono d'accordo riguardo il fatto che il comportamento umano (ma si potrebbe allargare a ben oltre l'umano, nei diversi regni dei viventi) abbia una componente piuttosto evidente di opportunismo.
E penso anche che l'opportunismo non sia un qualcosa di necessariamente negativo, ma anzi, sia un elemento adattivo. E che derivi da una lettura dell'ambiente e delle variabili che vanno ad influenzare l'ambiente e che quindi richiedono l'attuazione di strategie che permettano una migliore relazione con l'ambiente e quindi un miglioramento della qualità della vita.

Ma, e vado al sottolineato in fondo al post, se la lettura dell'ambiente che porta ad attivare strategie di opportunismo e quindi adattamento all'ambiente stesso, non è aderente all'ambiente ma è frutto di "lenti" distorte, allora anche l'adattamento risulterà necessariamente inadatto all'ambiente reale e adatto all'ambiente virtuale.

A quel punto la soggettività non solo non si rivela un vantaggio (come lo è in termini evolutivi per certi aspetti) ma diviene un ostacolo.
E quindi si trasforma una risorsa in problema.

A questo punto si apre tutta la questione fra osservatore ed osservato. A come si influenzino direttamente e retroattivamente.

Ho la sensazione, e sai benissimo che sono una accesa sostenitrice dello sguardo individuale sul mondo e per certi versi di un certo relativismo nell'approccio al mondo, che la soggettività stia diventando altro. E in particolare stia diventando un modo per dipingere un mondo che esiste solo all'interno delle produzioni soggettive.
Per poi finire a bagna nella rabbia e nell'aggressività che discende dal dover necessariamente fare i conti col fatto che il mondo, per quanto soggettivamente venga letto, non risponde alle regole che soggettivamente si era deciso dovesse rispettare.

Qui potremmo andare a farci un lungo giro nell'illusione di controllo, nella perdita di senso che deriva dallo sbattere il naso (e prima o poi accade) col fatto che il controllo è illusorio (se non inteso come dominio di sè all'interno di situazioni più o meno impreviste) che la sicurezza è una produzione artificiale.

Posso capire che tutti questi "veli" siano apparentemente funzionali ad un momentaneo sollievo.
Che non biasimo. Ma rilevo però. :)
E che a mio parere è appunto sollievo, ossia soluzione momentanea ad un evitamento di fatti che vanno a ribaltare il sistema costituito nella propria testa.

Il rischio è che quel sollievo divenga un addiction. Più mi concentro sul sollievo immediato, più di quel sollievo avrò bisogno per sentirmi a posto e al sicuro. E in questi termini si alza la soglia di tolleranza a situazioni che probabilmente viste con occhio esterno sarebbero ben poco tollerabili.

Mi sto spiegando?

I fatti in sè, secondo me sono la base da cui partire.
Anche per fare la tara al proprio bisogno di stabilità e sicurezza in relazione all'imprevedibilità della realtà in cui si è costantemente immersi.

Quanto allo zoccolame, ti condivido.
Ma mi lascia lo stesso sempre con un certo amaro in bocca.

E' sicuro un meccanismo adattivo, ma che non porta ad alcuna evoluzione.

In particolare in un'epoca in cui le donne fanno bandiera del loro essere donne.
Ma ancora non riescono ad abbandonare la guerra fra donne.
E quella stessa guerra insegnano ai figli. Più o meno direttamente.

Questo è in effetti è un giudizio, molto molto soggettivo :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Provo a rispiegarmi, che a vivere dove vivo non riesco piu' a esprimermi efficacemente in Italiano:facepalm:

il mio originale post era: "......anche ammettendo che lui sia stato ingannato, e che non fosse al corrente della possibile paternita', il suo attuale comportamento ti dovrebbe fare molto pensare….."

Non mi pare ci fossero attenuanti. Anzi.

Nell'anche c'era il richiamo ad una ipotesi molto remota. Farsi mettere incinta per trattenere un amante e' un atto un "pochino" estremo. Comunque anche se lui fosse stato ingannato nel piu' subdolo dei modi, non vi sarebbe scusante al suo comportamento atteso che la responsabilita' di fronte, non tanto alla gravidanza, quanto alla creatura che ne e' conseguita e' sicuramente di tutti e due.
Passare soldi sottobanco non si puo' sentire. Per etica prima che per motivi legali.

Sulla capacita' di gestire il proprio creapopoli, cosi' come sugli aspetti sanitari, io non mi sono soffermato.

Se quel bambino fosse veramente suo figlio, voluto o no, un uomo che non se ne assume la responsabilita' - come padre e non solo come "mantenitore", - che uomo e'?

Il concetto che volevo esprimere era semplicemente quello.
Grazie di aver scritto ancora specificando.
Non avevo capito. Adesso mi è chiaro cosa intendessi. :)

Sono anche io stordita mica male in questo periodo :D

Come dicevo, probabilmente anche per deformazione, gli aspetti sanitari sono la mia prima considerazione.
Da quelli discende tutto il resto.

Quel che mi chiedo non riguarda tanto il tipo di uomo, o di donna.

io mi chiedo che tipo di relazioni.
Su quali basi si fondino relazioni desiderate.

Che tornando a bomba, a me può pure andar bene un uomo che rinnega la sua paternità perchè frutto di un "errore", ma non è che mi racconto che questa cosa è esser vittima degli inganni di qualcun altro.

Fra l'altro, ragionavo...all'inverso.

Se io donna resto gravida.
E non desidero quel figlio.
Ma il lui con cui l'ho concepito lo desidera.

Come si gestisce la cosa?

Per non finire in una qualche forma di vessazione intendo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
X
Concordo su ogni tuo post in questa discussione.
E neppure io sono mai rimasta incinta quando non volevo e ci sono rimasta quando ho voluto.
Il rischio che il preservativo possa rompersi deve essere previsto e verificato.
In realtà penso che il tipo abbia avuto una lunga relazione e non abbia, almeno una volta, usato il preservativo in base a calcoli azzardati.
Io sono piuttosto rigida sulla questione contraccettivi.
Ma penso che fare sesso, la libertà di farlo intendo, sia strettamente legata alla responsabilità che ci si assume nel farlo.

E non per "difendersi" dagli altri.
Ma per aver cura di se stessi.

A me non colpisce il tipo.
Da come la racconta [MENTION=14321]Tradita[/MENTION] e letta da qui ci vedo dentro parecchie contraddizioni.

Ma sarebbe il meno, a mio parere. E magari sono anche contraddizioni che nella testa di lui sono mirate a proteggere (goffamente come minimo)

A me colpisce, una volta di più, come la concezione della donna come sentinella delle intemperanze maschili abbia ancora così tanto terreno in cui attecchire. Fra le donne in particolare.

Come dicevo a [MENTION=6940]void[/MENTION], una mia questione che mi sono posta spesso era la decisione dell'aver figli o meno.
A rovescio per certi versi.
Ero io a non volerne e considerando il rischio di rimanere gravida io sapevo quale sarebbe stata la mia posizione.

Posizione che sarebbe potuta rivelarsi una imposizione all'uomo. (che è poi il rovescio della medaglia della concezione della sentinella)

Concretamente: se io resto incinta e decido di abortire e il mio uomo non è d'accordo, sulla base di cosa prendo una decisione che contempli tutti i coinvolti?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io trovo terribile definire le donne con cui ha avuto a che fare un uomo che ci interessa zoccolame, e lui cos’è?
Mi ha sempre stupito che si possa considerare un maschio nel giusto e in qualche modo “incontaminabile” anche quando frequenta donne considerate in qualche modo indegne.
Forse considerare il comportamento senza distribuire giudizi immoralità in base al genere di appartenenza sarebbe una buona cosa.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io trovo terribile definire le donne con cui ha avuto a che fare un uomo che ci interessa zoccolame, e lui cos’è?
Mi ha sempre stupito che si possa considerare un maschio nel giusto e in qualche modo “incontaminabile” anche quando frequenta donne considerate in qualche modo indegne.
Forse considerare il comportamento senza distribuire giudizi immoralità in base al genere di appartenenza sarebbe una buona cosa.
A me più che altro stupisce come si possa giudicare qualcuno che si conosce (almeno in parte) sulla scorta di un terzo che non si conosce se non attraverso le lenti - necessariamente distorte - dalle proprie emozioni e dai racconti dell'altro - che spesso e volentieri sono viziati da paure, improvvisazione, etc etc.
Non mi sembra una cosa logica. E non mi sembra un qualcosa in cui io posso nutrire la stima di me.
Anzi, mi da la sensazione di mettermi in dipendenza delle azioni di altri che non sono io.

Mi spiego?

Cosa che fra l'altro non è neppure un giudizio, ma una arbitraria divisione delle colpe, cadendo nei clichè per cui l'uomo è fondamentalmente un minus habens da governare.
E la donna la sentinella della famiglia.

Capisco che considerare lui un sorta di minus habens momentaneamente oscurato dalle grazie e dagli artifizi della meretrice di turno possa per certi aspetti aiutare nel riconsiderare il proprio valore. (attraverso un percorso pervertito dell'affermazione del potere della donna sull'uomo, ma che nella sua perversione conferma un potere che è lì, dato).

Dico che a me non basterebbe.
Per il semplice motivo che di fondo ho stima per gli uomini.
Come individui. A prescindere quindi dal genere.

O almeno ne ho abbastanza da ritenerli egualmente a me capaci di responsabilità delle loro azioni e delle conseguenze.

E quindi li considero esseri miei pari.

E a loro chiedo lo stesso che chiedo a me.

In tutto il discorso, camminando comunque sul corpo delle donne e degli uomini, ne esce una visione della donna che acquisisce potere nella competizione con un uomo.
E viceversa.

Non so se mi sto capendo da sola :)
 
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spleen

utente ?
A me più che altro stupisce come si possa giudicare qualcuno che si conosce (almeno in parte) sulla scorta di un terzo che non si conosce se non attraverso le lenti - necessariamente distorte - dalle proprie emozioni e dai racconti dell'altro - che spesso e volentieri sono viziati da paure, improvvisazione, etc etc. Non mi sembra una cosa logica. E non mi sembra un qualcosa in cui io posso nutrire la stima di me. Anzi, mi da la sensazione di mettermi in dipendenza delle azioni di altri che non sono io. Mi spiego? Cosa che fra l'altro non è neppure un giudizio, ma una arbitraria divisione delle colpe, cadendo nei clichè per cui l'uomo è fondamentalmente un minus habens da governare. E la donna la sentinella della famiglia. Capisco che considerare lui un sorta di minus habens momentaneamente oscurato dalle grazie e dagli artifizi della meretrice di turno possa per certi aspetti aiutare nel riconsiderare il proprio valore. (attraverso un percorso pervertito dell'affermazione del potere della donna sull'uomo, ma che nella sua perversione conferma un potere che è lì, dato). Dico che a me non basterebbe. Per il semplice motivo che di fondo ho stima per gli uomini. Come individui. A prescindere quindi dal genere. O almeno ne ho abbastanza da ritenerli egualmente a me capaci di responsabilità delle loro azioni e delle conseguenze. E quindi li considero esseri miei pari. E a loro chiedo lo stesso che chiedo a me. In tutto il discorso, camminando comunque sul corpo delle donne e degli uomini, ne esce una visione della donna che acquisisce potere nella competizione con un uomo. E viceversa. Non so se mi sto capendo da sola :)
Attenzione però, che i minus habens esistono, sono tra di noi, è una specie parallela.... :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Attenzione però, che i minus habens esistono, sono tra di noi, è una specie parallela.... :D
Certo! anche le minus habens...e secondo me, a una misura nasometrica, direi anche proporzionalmente diffusi fra generi, etnie, appartenenze varie e variabili...:)

Ma...raramente c'è bisogno di passare per qualcun altro per individurl* :D

Quando si passa per terzi, a mio parere, c'è sempre da qualche parte una ricerca di scappatoia. Per se stessi, tendenzialmente.
 

Brunetta

Utente di lunga data
A me più che altro stupisce come si possa giudicare qualcuno che si conosce (almeno in parte) sulla scorta di un terzo che non si conosce se non attraverso le lenti - necessariamente distorte - dalle proprie emozioni e dai racconti dell'altro - che spesso e volentieri sono viziati da paure, improvvisazione, etc etc.
Non mi sembra una cosa logica. E non mi sembra un qualcosa in cui io posso nutrire la stima di me.
Anzi, mi da la sensazione di mettermi in dipendenza delle azioni di altri che non sono io.

Mi spiego?

Cosa che fra l'altro non è neppure un giudizio, ma una arbitraria divisione delle colpe, cadendo nei clichè per cui l'uomo è fondamentalmente un minus habens da governare.
E la donna la sentinella della famiglia.

Capisco che considerare lui un sorta di minus habens momentaneamente oscurato dalle grazie e dagli artifizi della meretrice di turno possa per certi aspetti aiutare nel riconsiderare il proprio valore. (attraverso un percorso pervertito dell'affermazione del potere della donna sull'uomo, ma che nella sua perversione conferma un potere che è lì, dato).

Dico che a me non basterebbe.
Per il semplice motivo che di fondo ho stima per gli uomini.
Come individui. A prescindere quindi dal genere.

O almeno ne ho abbastanza da ritenerli egualmente a me capaci di responsabilità delle loro azioni e delle conseguenze.

E quindi li considero esseri miei pari.

E a loro chiedo lo stesso che chiedo a me.

In tutto il discorso, camminando comunque sul corpo delle donne e degli uomini, ne esce una visione della donna che acquisisce potere nella competizione con un uomo.
E viceversa.

Non so se mi sto capendo da sola :)
No si capisce benissimo.
Se non si esce da quella logica in cui la donna che ha valore è solo la prescelta si resterà sempre a contendersi proprio il minus habens.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
No si capisce benissimo.
Se non si esce da quella logica in cui la donna che ha valore è solo la prescelta si resterà sempre a contendersi proprio il minus habens.
Già...e più che altro, secondo me, se ne esce con delle belle botte in termini di autostima...oltre che un sistema di costruzione dell'autostima che discende dallo sguardo altrui ( e quindi prestazione e merito).
E non da una valutazione di sè in relazione ai propri bisogni e al proprio benessere. Fedeltà a sè fondamentalmente.

E con la percezione per cui il valore che ognuno da a se stesso dipende in primis dal riconoscimento che ne danno gli altri.
Con tutto quello che questo comporta a diversi livelli.

Che certo che è importante il riconoscimento altrui.
Ma se non si ha strutturato il riconoscimento di sè in quanto esseri individuali...il riconoscimento altrui diviene un gioco di potere. Implicito.
 
Ultima modifica:

JON

Utente di lunga data
Sì, concordo.

Aggiungo una riflessione.

Unisco i sottolineati.
Sono d'accordo riguardo il fatto che il comportamento umano (ma si potrebbe allargare a ben oltre l'umano, nei diversi regni dei viventi) abbia una componente piuttosto evidente di opportunismo.
E penso anche che l'opportunismo non sia un qualcosa di necessariamente negativo, ma anzi, sia un elemento adattivo. E che derivi da una lettura dell'ambiente e delle variabili che vanno ad influenzare l'ambiente e che quindi richiedono l'attuazione di strategie che permettano una migliore relazione con l'ambiente e quindi un miglioramento della qualità della vita.

Ma, e vado al sottolineato in fondo al post, se la lettura dell'ambiente che porta ad attivare strategie di opportunismo e quindi adattamento all'ambiente stesso, non è aderente all'ambiente ma è frutto di "lenti" distorte, allora anche l'adattamento risulterà necessariamente inadatto all'ambiente reale e adatto all'ambiente virtuale.

A quel punto la soggettività non solo non si rivela un vantaggio (come lo è in termini evolutivi per certi aspetti) ma diviene un ostacolo.
E quindi si trasforma una risorsa in problema.

A questo punto si apre tutta la questione fra osservatore ed osservato. A come si influenzino direttamente e retroattivamente.

Ho la sensazione, e sai benissimo che sono una accesa sostenitrice dello sguardo individuale sul mondo e per certi versi di un certo relativismo nell'approccio al mondo, che la soggettività stia diventando altro. E in particolare stia diventando un modo per dipingere un mondo che esiste solo all'interno delle produzioni soggettive.
Per poi finire a bagna nella rabbia e nell'aggressività che discende dal dover necessariamente fare i conti col fatto che il mondo, per quanto soggettivamente venga letto, non risponde alle regole che soggettivamente si era deciso dovesse rispettare.

Qui potremmo andare a farci un lungo giro nell'illusione di controllo, nella perdita di senso che deriva dallo sbattere il naso (e prima o poi accade) col fatto che il controllo è illusorio (se non inteso come dominio di sè all'interno di situazioni più o meno impreviste) che la sicurezza è una produzione artificiale.

Posso capire che tutti questi "veli" siano apparentemente funzionali ad un momentaneo sollievo.
Che non biasimo. Ma rilevo però. :)
E che a mio parere è appunto sollievo, ossia soluzione momentanea ad un evitamento di fatti che vanno a ribaltare il sistema costituito nella propria testa.

Il rischio è che quel sollievo divenga un addiction. Più mi concentro sul sollievo immediato, più di quel sollievo avrò bisogno per sentirmi a posto e al sicuro. E in questi termini si alza la soglia di tolleranza a situazioni che probabilmente viste con occhio esterno sarebbero ben poco tollerabili.

Mi sto spiegando?

I fatti in sè, secondo me sono la base da cui partire.
Anche per fare la tara al proprio bisogno di stabilità e sicurezza in relazione all'imprevedibilità della realtà in cui si è costantemente immersi.

Quanto allo zoccolame, ti condivido.
Ma mi lascia lo stesso sempre con un certo amaro in bocca.

E' sicuro un meccanismo adattivo, ma che non porta ad alcuna evoluzione.

In particolare in un'epoca in cui le donne fanno bandiera del loro essere donne.
Ma ancora non riescono ad abbandonare la guerra fra donne.
E quella stessa guerra insegnano ai figli. Più o meno direttamente.

Questo è in effetti è un giudizio, molto molto soggettivo :)
Certo, di sicuro queste prime reazioni non rappresentano ne una soluzione ne una condizione ottimale.

Penso che, trattandosi di tradimento, anche le considerazioni più improbabili sono da comprendere per lo stato di smarrimento in cui questo la scaraventa.
 

Brunetta

Utente di lunga data
La percepisci molto giovane rispetto a te?
Certamente tu hai passato l’età canonica per la riproduzione.
Però credo che tu sia stata consapevole di fare la scelta di non avere figli.
Oppure ti sei sentita un po’ trascinata dal trascorrere del tempo in questa situazione?
 
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