Eclissi di Sole

Rose1994

Utente di lunga data
Ma la scelta è stata sbagliata perché hai posto la soluzione dei tuoi problemi in una persona.
Hai fatto come una che prende il gratta e vinci per pagare i debiti invece di cercare un secondo lavoro.
Un uomo non può mai essere LA soluzione.
Ma Brunetta ma te sei davvero sull'attenti a spada tratta, io penso solo al mio fisico, [MENTION=4495]Flower[/MENTION] fa solo scelte sbagliate e gioca al lotto con la sua vita...
Bisognerebbe vivere senza istinti, sempre perfetti e senza mai sbagliare. Che dire, beato chi ci riesce
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma Brunetta ma te sei davvero sull'attenti a spada tratta, io penso solo al mio fisico, @Flower fa solo scelte sbagliate e gioca al lotto con la sua vita...
Bisognerebbe vivere senza istinti, sempre perfetti e senza mai sbagliare. Che dire, beato chi ci riesce
No. Tutti facciamo cazzate.
Però dopo bisogna capire perché si sono fatte.
Altrimenti si ripetono le stesse.
Ad esempio se tu, liberata da P, ti “innamorassi instintivamente”* di uno sposato e aspettassi che lui lasciasse la moglie, non sarebbe più caso di parlare di istinti*, ma dovresti andare in terapia perché non sarebbe un caso.

* gli istinti sono degli animali, le nostre sono pulsioni.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma Brunetta ma te sei davvero sull'attenti a spada tratta, io penso solo al mio fisico, @Flower fa solo scelte sbagliate e gioca al lotto con la sua vita...
Bisognerebbe vivere senza istinti, sempre perfetti e senza mai sbagliare. Che dire, beato chi ci riesce
Comunque tu non pensi solo al tuo fisico.
Attribuisci al tuo fisico un significato che vale per te.
Poiché sesso lo fanno tutti, belli e brutti, giovani e vecchi, attribuire alla piacevolezza del tuo aspetto il fatto di suscitare desiderio è deleterio per te. Lo è perché contemporaneamente ti dà e toglie valore e ti rende dipendente da qualcosa di estremamente labile e transitorio a cui TU dai una importanza eccessiva, TU, perché sei TU che ne parli e sei TU che ti fai rimpolpare le labbra.
Questo significa che vivi come potere e come fragilità l’essere attraente.
È un problema tuo, non mio :rotfl:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma Brunetta ma te sei davvero sull'attenti a spada tratta, io penso solo al mio fisico, @Flower fa solo scelte sbagliate e gioca al lotto con la sua vita...
Bisognerebbe vivere senza istinti, sempre perfetti e senza mai sbagliare. Che dire, beato chi ci riesce
:confused::confused::confused:

Buongiorno @Rose1994

c'è una grossa differenza fra "istinto", ossia quella forza vitale che porta a ricercare il benessere per se stessi ed in se stessi, in fedeltà e coerenza interna con chi si è e "impulso" ossia quella forza che porta a rispondere a pulsioni che chiedono a gran voce una risposta immediata e finalizzata a dare sollievo, a prescindere dalla fedeltà a sè.

La differenza è evidente nel fatto che seguire "l'istinto" si traduce in uno stato di serenità interiore, di presenza alla propria forza e alla propria fraagilità, di appagamento che non chiede altro che ciò che trova in se stesso.

Quando invece si segue "l'impulso" apparentemente si trova sollievo ma è un sollievo che appena finisce il suo effetto chiede ancora sollievo. E fa sentire conflitto, mancanza, insicurezza, timori vari e assortiti.

La pericolosità del seguire l'impulso e quindi essere alla ricerca di sollievo è l'attivazione di un meccanismo che è fondamentalmente il meccanismo dell'addiction.
Nelle relazioni è evidente nella paura di perdere l'altro, nel fare o non fare, dire o non dire cose che potrebbero mettere a rischio la presenza dell'altro (anche a costo di prendere decisioni contro se stess*, compreso il tacere le proprie esigenze e le paure stesse), nella comunicazione interrotta e lacunosa, nelle omissioni, nel mettere fuori di sè la soluzione a questioni che possono essere risolte solo internamente, nell'affidarsi per le proprie scelte ad altri che non sia se stessi, nel cercare la colpa, in se stessi e negli altri, è indifferente.

Poi, oh, ognuno vive quel che vuole e come vuole più che altro.

Credo sia sempre bene ricordare che la vita è una. Che non si può fare reset e che ogni scelta porta con sè conseguenze.

Il tempo è l'unico vero patrimonio che abbiamo a disposizione.
Il libero arbitrio lascia spazio per decidere se sprecarlo sbattendo di testa contro un muro (in attesa di un futuro migliore...che non arriverà semplicemente perchè il futuro in sè non esiste ma è il frutto delle scelte e non scelte presenti - ed è qui la responsabilità -) oppure assumendosi la responsabilità di se stessi, dei propri bisogni, delle proprie mancanze e attivandosi in prima persona per realizzare se stessi.
 
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Foglia

utente viva e vegeta
:confused::confused::confused:

Buongiorno @Rose1994

c'è una grossa differenza fra "istinto", ossia quella forza vitale che porta a ricercare il benessere per se stessi ed in se stessi, in fedeltà e coerenza interna con chi si è e "impulso" ossia quella forza che porta a rispondere a pulsioni che chiedono a gran voce una risposta immediata e finalizzata a dare sollievo, a prescindere dalla fedeltà a sè.

La differenza è evidente nel fatto che seguire "l'istinto" si traduce in uno stato di serenità interiore, di presenza alla propria forza e alla propria fraagilità, di appagamento che non chiede altro che ciò che trova in se stesso.

Quando invece si segue "l'impulso" apparentemente si trova sollievo ma è un sollievo che appena finisce il suo effetto chiede ancora sollievo. E fa sentire conflitto, mancanza, insicurezza, timori vari e assortiti.

La pericolosità del seguire l'impulso e quindi essere alla ricerca di sollievo è l'attivazione di un meccanismo che è fondamentalmente il meccanismo dell'addiction.
Nelle relazioni è evidente nella paura di perdere l'altro, nel fare o non fare, dire o non dire cose che potrebbero mettere a rischio la presenza dell'altro (anche a costo di prendere decisioni contro se stess*, compreso il tacere le proprie esigenze e le paure stesse), nella comunicazione interrotta e lacunosa, nelle omissioni, nel mettere fuori di sè la soluzione a questioni che possono essere risolte solo internamente, nell'affidarsi per le proprie scelte ad altri che non sia se stessi, nel cercare la colpa, in se stessi e negli altri, è indifferente.

Poi, oh, ognuno vive quel che vuole e come vuole più che altro.

Credo sia sempre bene ricordare che la vita è una. Che non si può fare reset e che ogni scelta porta con sè conseguenze.

Il tempo è l'unico vero patrimonio che abbiamo a disposizione.
Il libero arbitrio lascia spazio per decidere se sprecarlo sbattendo di testa contro un muro (in attesa di un futuro migliore...che non arriverà semplicemente perchè il futuro in sè non esiste ma è il frutto delle scelte e non scelte presenti - ed è qui la responsabilità -) oppure assumendosi la responsabilità di se stessi, dei propri bisogni, delle proprie mancanze e attivandosi in prima persona per realizzare se stessi.
Se non esistesse il futuro, non potremmo vedere il tempo quale unico vero patrimonio a disposizione. Ecco... Abbiamo altrove parlato di limiti. Trovo limitante questa visione del tempo "finito" quale unico patrimonio a disposizione. Abbiamo un corpo. Il tatto, il gusto, l'olfatto. La materia. Questo è il nostro patrimonio :)

Edit: il resto comunque lo quoto eh. Il tempo con il nostro corpo non va sprecato. :)
 
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Jacaranda

Utente di lunga data
Rose aspetta e stai a vedere!
Se il tuo ex amante dovesse realmente lasciare la fidanzata, cosa che non escludo affatto, molti qui si dovranno ricredere....
Le persone possono cambiare e avere bisogno di tempo per prendere decisioni drastiche, non è tutto bianco o nero da subito!

Inviato dal mio SM-G960F utilizzando Tapatalk
Sei romantica...ma in questo caso, non mi viene da tifare che Rose si metta con una mezza sega....!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Se non esistesse il futuro, non potremmo vedere il tempo quale unico vero patrimonio a disposizione. Ecco... Abbiamo altrove parlato di limiti. Trovo limitante questa visione del tempo "finito" quale unico patrimonio a disposizione. Abbiamo un corpo. Il tatto, il gusto, l'olfatto. La materia. Questo è il nostro patrimonio :)

Edit: il resto comunque lo quoto eh. Il tempo con il nostro corpo non va sprecato. :)
EDIT: hai ragione, manca una parola, ti ringrazio. :)
Il tempo PRESENTE (è l'unico patrimonio che abbiamo a disposizione).

Chiacchieravo con G, e gli ho chiesto se esistesse il tempo.
Lui mi ha risposto "sto mangiando una mela, questo è il tempo".

(poi si è dilungato spiegandomi della correlazione fra tempo e gravità. Ma sono troppo ignorante in fisica per comprendere davvero ed in ogni caso sarebbe moolto ot, seppur interessante per le correlazioni che ha con la costruzione delle percezioni umane).
Ci vorrebbe @spleen a riguardo!

Il presente è la mela che mangio.
Il passato la mela che ho mangiato.
Il futuro la mela che vorrei mangiare.

E qui iniziano i casini.

Se la prima mela che ho mangiato mi ha fatto schifo, difficilmente desidererò mangiare un'altra mela.
E mi attenderò lo stesso gusto della prima mela.

Quanto le aspettative influenzano la percezione?

Il passato, la mela che ho mangiato, influenza il mio futuro, la mela che mangerò o non mangerò, e il mio presente sarà a sua volta condizionato dall'affrontare od evitare un evento che nella mia esperienza e nell'anticipazione di quell'esperienza prevedo piacevole o spiacevole. La decisione che prenderò nel presente influenzerà a sua volta (confermando o disconfermando) le aspettative riguardo il futuro (di me, o meglio, del mio sentire me).

Pensa che uno dei meccanismi che condiziona il consumo di sostanze è nella prima assunzione.
Tanto più è stata piacevole l'esperienza della prima assunzione, tanto più il desiderio di altre assunzioni e la loro anticipazione sarà potente.
Un tossico ricorda a vita la prima pera. E in tutte le pere successive cercherà quella prima pera.
La speranza di trovare quella prima pera nelle pere successive influenza il suo presente che si tende nella ricerca di quell'assunzione primaria e il suo futuro che è composto dall'attesa di quella prima assunzione.
(rincorrendo una illusione perchè la prima assunzione non è legata solo alla sostanza assunta, ma anche - e in modo potente - al contesto concreto, emotivo, sociale, spaziale e temporale della situazione in cui è avvenuta la prima assunzione)

E questo, se ci si guarda bene dentro, vale per molto più che solamente le sostanze. Tenendo conto che le sostanze appartengono a quella categoria di situazioni e percezioni che sono risposte ad un impulso (non istinto) di piacere.

Il tempo non è finito.
E' finita la misurazione umana del tempo (che viene sovrapposta al tempo stesso che è tutt'altra cosa).

Noi scorriamo nel tempo, nel tempo facciamo esperienze, anticipiamo esperienze (e chiamiamo questo futuro) basandoci sulle esperienze passate. E moriamo nel tempo.

Dimenticare che il tempo soggettivo è qualcosa di individuale (quanto dura un mal di denti? nella misurazione "oggettiva" può durare un'ora. Nella misurazione soggettiva può sembrare infinito.) e che il tempo scorre a prescindere da quello che ci mettiamo dentro...si finisce nell'aspettare un futuro migliore dimenticando che quel futuro lo costruiamo nel presente.
E sperare in un futuro migliore somiglia molto alla predestinazione "io mi merito un futuro migliore del mio presente".
Quindi se non arriva...che sfiga!! Che stronzi!! Che mondo infame!! mi va tutto male...etc etc.

Le vedi le conseguenze di una struttura di questo tipo dal punto di vista del prendersi la responsabilità, anche e soprattutto del proprio corpo (che è il primo misuratore del tempo che abbiamo a disposizione)?
 
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Rose1994

Utente di lunga data
Comunque tu non pensi solo al tuo fisico.
Attribuisci al tuo fisico un significato che vale per te.
Poiché sesso lo fanno tutti, belli e brutti, giovani e vecchi, attribuire alla piacevolezza del tuo aspetto il fatto di suscitare desiderio è deleterio per te. Lo è perché contemporaneamente ti dà e toglie valore e ti rende dipendente da qualcosa di estremamente labile e transitorio a cui TU dai una importanza eccessiva, TU, perché sei TU che ne parli e sei TU che ti fai rimpolpare le labbra.
Questo significa che vivi come potere e come fragilità l’essere attraente.
È un problema tuo, non mio :rotfl:

Questo è verissimo.
C'entra con il mio essere stata amante? Non saprei, il fatto è che poteva esserci all'inizio una competizione basata più sulla fisicità, cura, ecc... ma ad oggi mi rendo conto che non c'entra nulla se lui volesse restare con lei alla fine, e che io non vorrei essere la sua ragazza perché ho un aspetto diverso ma perché prova qualcosa...
 

Rose1994

Utente di lunga data
Io sono innamorata di lui, mi manca quando non c'è, ho un bisogno di vederlo.ma allo stesso tempo 2 settimane fa io ho messo un punto a questa labilità emotiva sua, e il mio pensiero resta invariato, non sono la sua amante perché non permango in una situazione che non mi piace, non ci faccio sesso in segreto, non mi sto così.

Ma mi sono innamorata di una persona che è insicura, incostante, e fragile perché lui è fragile e anche se all'apparenza può sembra bellissimo e sicuro di sé, col suo lavoro e blabla, a livello di relazioni amorose si sta rivelando non all'altezza di niente.

Ho lasciato il mio ex perché era insicuro e fragile e si faceva condizionare dai suoi genitori, e mi innamoro di un altro che di diverso ha soltanto la progettualità personale a livello lavorativo. A questo punto mi viene da pensare a come era, ed è , mio padre... e CRISTO , mi rendo conto che è così e che l'unico tassello che gli mancava era la stabilità lavorativa che ha ottenuto dopo anni e anni di matrimonio... Quindi P. è tipo mio padre ma con quel tassello in più, un quid in più.

E' normale che io mi sia innamorata di un uomo sfuggente e mi lamenti che sia sfuggente? Io andrei in terapia più per questo che per altro.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io sono innamorata di lui, mi manca quando non c'è, ho un bisogno di vederlo.ma allo stesso tempo 2 settimane fa io ho messo un punto a questa labilità emotiva sua, e il mio pensiero resta invariato, non sono la sua amante perché non permango in una situazione che non mi piace, non ci faccio sesso in segreto, non mi sto così.

Ma mi sono innamorata di una persona che è insicura, incostante, e fragile perché lui è fragile e anche se all'apparenza può sembra bellissimo e sicuro di sé, col suo lavoro e blabla, a livello di relazioni amorose si sta rivelando non all'altezza di niente.

Ho lasciato il mio ex perché era insicuro e fragile e si faceva condizionare dai suoi genitori, e mi innamoro di un altro che di diverso ha soltanto la progettualità personale a livello lavorativo. A questo punto mi viene da pensare a come era, ed è , mio padre... e CRISTO , mi rendo conto che è così e che l'unico tassello che gli mancava era la stabilità lavorativa che ha ottenuto dopo anni e anni di matrimonio... Quindi P. è tipo mio padre ma con quel tassello in più, un quid in più.

E' normale che io mi sia innamorata di un uomo sfuggente e mi lamenti che sia sfuggente? Io andrei in terapia più per questo che per altro.

Io andrei in terapia fondamentalmente per il grassetto...

Il resto è una conseguenza.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Chiacchieravo con G, e gli ho chiesto se esistesse il tempo.
Lui mi ha risposto "sto mangiando una mela, questo è il tempo".

(poi si è dilungato spiegandomi della correlazione fra tempo e gravità. Ma sono troppo ignorante in fisica per comprendere davvero ed in ogni caso sarebbe moolto ot, seppur interessante per le correlazioni che ha con la costruzione delle percezioni umane).
Ci vorrebbe @spleen a riguardo!

Il presente è la mela che mangio.
Il passato la mela che ho mangiato.
Il futuro la mela che vorrei mangiare.

E qui iniziano i casini.

Se la prima mela che ho mangiato mi ha fatto schifo, difficilmente desidererò mangiare un'altra mela.
E mi attenderò lo stesso gusto della prima mela.

Quanto le aspettative influenzano la percezione?

Il passato, la mela che ho mangiato, influenza il mio futuro, la mela che mangerò o non mangerò, e il mio presente sarà a sua volta condizionato dall'affrontare od evitare un evento che nella mia esperienza e nell'anticipazione di quell'esperienza prevedo piacevole o spiacevole. La decisione che prenderò nel presente influenzerà a sua volta (confermando o disconfermando) le aspettative riguardo il futuro.

Pensa che uno dei meccanismi che condiziona il consumo di sostanze è la prima assunzione.
Tanto più è stata piacevole l'esperienza della prima assunzione, tanto più il desiderio di altre assunzioni e la loro anticipazione sarà potente.
Un tossico ricorda a vita la prima pera. E in tutte le pere successive cercherà quella prima pera.
La speranza di trovare quella prima pera nelle pere successive influenza il suo presente che si tende nella ricerca di quell'assunzione primaria e il suo futuro che è composto dall'attesa di quella prima assunzione.

E questo, se ci si guarda bene dentro, vale per molto più che solamente le sostanze. Tenendo conto che le sostanze appartengono a quella categoria di situazioni e percezioni che sono risposte ad un impulso (non istinto) di piacere.

Il tempo non è finito.
E' finita la misurazione umana del tempo (che viene sovrapposta al tempo stesso che è tutt'altra cosa).

Noi scorriamo nel tempo, nel tempo facciamo esperienze, anticipiamo esperienze (e chiamiamo questo futuro) basandoci sulle esperienze passate.

Dimenticare che il tempo soggettivo è qualcosa di individuale (quanto dura un mal di denti? nella misurazione "oggettiva" può durare un'ora. Nella misurazione soggettiva può sembrare infinito.) e che il tempo scorre a prescindere da quello che ci mettiamo dentro...si finisce nell'aspettare un futuro migliore dimenticando che quel futuro lo costruiamo nel presente.
E sperare in un futuro migliore somiglia molto alla predestinazione "io mi merito un futuro migliore del mio presente".
Quindi se non arriva...che sfiga!! Che stronzi!! Che mondo infame!! mi va tutto male...etc etc.

Le vedi le conseguenze di una struttura di questo tipo dal punto di vista del prendersi la responsabilità, anche e soprattutto del proprio corpo (che è il primo misuratore del tempo che abbiamo a disposizione)?
L'esperienza ti porta al centro di te in relazione a quella cosa (piacevole o spiacevole). Ma l'esperienza non è il tempo. E' semplicemente provare. Fare proprio. Imparare. Elaborare. Mangio la mela la prima volta. Non mi piace. Come mi condizioni in rapporto al fatto che io "ritenti" secondo me dipende. C'è chi impara nel tempo, e chi impara da una indigestione. O una overdose. E impara assai diversamente. Il tempo mica lo vedo sempre associato alla esperienza, intesa come esperienza passata che si proietta nel futuro tramite il presente. Lo vedo anche nell'ottica della "novità". Proprio del "tutt'altra roba". Trovo aspra la mela verde. Mangio la Golden. E magari mangiando la Golden un bel giorno vorrò riprovare la mela verde perché... Boh... Avrò affinato il gusto. Ne avrò voglia. Si trasforma anche la prima sensazione. Per questo che l'esperienza non è il tempo. E' spesso associata al tempo, ed è in parte vero che si costruisce nel tempo. Ma non è il mero scorrere del tempo. Che per me rimane finito. Cosa fa la differenza? La fa la mia percezione non del tempo (il tempo del mal di denti potrà essere infinito nella mia testa, ma è perfettamente misurabile. :) ), ma di quello che attraverso i sensi, il corpo, la mia fisicità arriva. Il tempo della materia e' sempre finito, comunque. Il tempo è soggettivo nella misura in cui posso percepire 80 anni come interminabili, o come un soffio. Ma sempre 80 anni rimangono. Non vedo il corpo come misuratore attendibile del tempo: lo vedo più che altro come il vero patrimonio a disposizione. Certamente ne siamo responsabili.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
L'esperienza ti porta al centro di te in relazione a quella cosa (piacevole o spiacevole). Ma l'esperienza non è il tempo. E' semplicemente provare. Fare proprio. Imparare. Elaborare. Mangio la mela la prima volta. Non mi piace. Come mi condizioni in rapporto al fatto che io "ritenti" secondo me dipende. C'è chi impara nel tempo, e chi impara da una indigestione. O una overdose. E impara assai diversamente. Il tempo mica lo vedo sempre associato alla esperienza, intesa come esperienza passata che si proietta nel futuro tramite il presente. Lo vedo anche nell'ottica della "novità". Proprio del "tutt'altra roba". Trovo aspra la mela verde. Mangio la Golden. E magari mangiando la Golden un bel giorno vorrò riprovare la mela verde perché... Boh... Avrò affinato il gusto. Ne avrò voglia. Si trasforma anche la prima sensazione. Per questo che l'esperienza non è il tempo. E' spesso associata al tempo, ed è in parte vero che si costruisce nel tempo. Ma non è il mero scorrere del tempo. Che per me rimane finito. Cosa fa la differenza? La fa la mia percezione non del tempo (il tempo del mal di denti potrà essere infinito nella mia testa, ma è perfettamente misurabile. :) ), ma di quello che attraverso i sensi, il corpo, la mia fisicità arriva. Il tempo della materia e' sempre finito, comunque. Il tempo è soggettivo nella misura in cui posso percepire 80 anni come interminabili, o come un soffio. Ma sempre 80 anni rimangono. Non vedo il corpo come misuratore attendibile del tempo: lo vedo più che altro come il vero patrimonio a disposizione. Certamente ne siamo responsabili.
Noi non possiamo semplicemente fare esperienze fuori dal tempo.
Nemmeno possiamo separare l'esperienza dal tempo in cui è inserita.
L'esperienza è intrinsecamente legata al tempo. Il tempo presente.
Cosa si fa di quell'esperienza (e quindi elaborazioni, anticipazioni, riscritture) è una delle risultanti dell'effetto del tempo su di noi.

Noi siamo agenti nel e del tempo (ci è nato il bisogno di misurarlo)

Non pensi?

Oppure tu riesci a fare esperienze fuori dal tempo? Slegate dal tempo (inteso come dimensione)?

Pensa che i bambini che hanno difficoltà a livello di orientamento spazio temporale (non misurazione, orientamento) hanno tutta una serie di problemi evolutivi legati, fra cui problematiche legate alla sfera emozionale ed affettiva, oltre che organizzativa e cognitiva.

Possiamo pensare di misurare il tempo, e lo facciamo (con misurazioni alquanto imprecise ma funzionali alle esigenze umane) ma la prospettiva che noi abbiamo del tempo è umana.

Il tempo è una "entità" (non è la parola corretta) che esiste a prescindere. In cui siamo, volenti o dolenti immersi.
Ed è da qui che è nata l'esigenza di misurarlo. In modi sempre più precisi (e spesso sempre più distaccati dallo scorrere del tempo stesso, illusoriamente)

Tu riesci a vedere il tempo fuori dalla tua esperienza del tempo? :)

Concordo non sia il mero scorrere del tempo.
Che è esattamente l'atteggiamento che critico.
Ossia l'attendere un futuro migliore senza assumersi le responsabilità delle azioni e delle decisioni presenti.

Lasciar scorrere passivamente il tempo, aspettandosi che le proprie aspettative vengano da quello soddisfatte...beh. :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non è normale infatti, ero retorica
Anche per questo andrei in terapia :)

Normale, non normale...giudizi.

Che ti trattengono nel pensare invece che nel prender posizione con te stessa nei confronti del mondo.

Il problema non è che lui sia sfuggente o meno. Quello è un parametro di valutazione del valore che TU desideri in un altro con cui accompagnarti. Se ti piacciono sfuggenti, prenditi gli sfuggenti e quel che comporta.

A me per esempio piacciono stronzi, ma mi piacciono proprio. E mi piace quel che comporta averci a che fare.
E' giusto per me. Per il mio benessere, il mio appagamento, la mia pace. (normale? anormale? francamente...non mi interessa.)
Fra dieci anni non sarà così? ok. Cambierà.
Ma guardandomi indietro non avrò niente di cui lamentarmi. Perchè sono le mie scelte.
Se proprio imparerò dai miei errori. MIEI però. Non quelli altrui. (errori bada bene, non colpe)
Per il semplice motivo che sono e sto esattamente dove desidero stare. Ora.
Poi...del doman non c'è certezza. E si va, un passo per volta.

La questione è che tu ti dibatti in mille ragionamenti, ma le riflessioni che fai ora sono le stesse che facevi tempo fa.

Hai girato e rigirato, e sei al punto a cui eri appena arrivata.
Ossia giudichi te stessa, zoccola o non zoccola, sei incazzata con gli eventi, senti di non aver il dominio di te stessa e non riesci a prendere una posizione che dipende dalle tue valutazioni sul mondo.

Questo ti sembra funzionale (non normale) al tuo benessere? :)

Stai bene?
Sei dove desideri stare?
Ti senti appagata e in pace con te stessa (qualunque cosa succeda o possa succedere in conseguenza al tuo stare)?
 
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Foglia

utente viva e vegeta
Noi non possiamo semplicemente fare esperienze fuori dal tempo.
Nemmeno possiamo separare l'esperienza dal tempo in cui è inserita.
L'esperienza è intrinsecamente legata al tempo. Il tempo presente.
Cosa si fa di quell'esperienza (e quindi elaborazioni, anticipazioni, riscritture) è una delle risultanti dell'effetto del tempo su di noi.

Noi siamo agenti nel e del tempo (ci è nato il bisogno di misurarlo)

Non pensi?

Oppure tu riesci a fare esperienze fuori dal tempo? Slegate dal tempo (inteso come dimensione)?

Pensa che i bambini che hanno difficoltà a livello di orientamento spazio temporale (non misurazione, orientamento) hanno tutta una serie di problemi evolutivi legati, fra cui problematiche legate alla sfera emozionale ed affettiva, oltre che organizzativa e cognitiva.

Possiamo pensare di misurare il tempo, e lo facciamo (con misurazioni alquanto imprecise ma funzionali alle esigenze umane) ma la prospettiva che noi abbiamo del tempo è umana.

Il tempo è una "entità" (non è la parola corretta) che esiste a prescindere. In cui siamo, volenti o dolenti immersi.
Ed è da qui che è nata l'esigenza di misurarlo. In modi sempre più precisi (e spesso sempre più distaccati dallo scorrere del tempo stesso, illusoriamente)

Tu riesci a vedere il tempo fuori dalla tua esperienza del tempo? :)

Concordo non sia il mero scorrere del tempo.
Che è esattamente l'atteggiamento che critico.
Ossia l'attendere un futuro migliore senza assumersi le responsabilità delle azioni e delle decisioni presenti.

Lasciar scorrere passivamente il tempo, aspettandosi che le proprie aspettative vengano da quello soddisfatte...beh. :D
Urca, che domande. :)

So che le esperienze sono "legate" al tempo in cui le facciamo. Le "tocchiamo".

Ma si... Credo anche che abbiamo una sorta di memoria "atavica" di un altro spazio, e un altro tempo.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte solo un secondo.”


white-rabbit-2.jpg
 

Brunetta

Utente di lunga data
Questo è verissimo.
C'entra con il mio essere stata amante? Non saprei, il fatto è che poteva esserci all'inizio una competizione basata più sulla fisicità, cura, ecc... ma ad oggi mi rendo conto che non c'entra nulla se lui volesse restare con lei alla fine, e che io non vorrei essere la sua ragazza perché ho un aspetto diverso ma perché prova qualcosa...
Essere amante è l’effetto non la causa.
 

isabel

Utente di lunga data
Urca, che domande. :)

So che le esperienze sono "legate" al tempo in cui le facciamo. Le "tocchiamo".

Ma si... Credo anche che abbiamo una sorta di memoria "atavica" di un altro spazio, e un altro tempo.
Non solo "legate" ma immerse.
Il nostro vivere si svolge ed è immerso in uno spazio quadridimensionale, sempre.
Senza il tempo non si avrebbe percezione della variazione di velocità, ad esempio.
Fossimo soltanto "legati" al tempo, questo costituirebbe un vincolo o un limite e invece è una dimensione tanto quanto le altre...forse non visibile agli occhi (mentre scorre).
 
Ultima modifica:

Foglia

utente viva e vegeta
Non solo "legate" ma immerse.
Il nostro vivere si svolge ed è immerso in uno spazio quadridimensionale, sempre.
Senza il tempo non si avrebbe percezione della variazione di velocità, ad esempio.
Fossimo soltanto "legati" al tempo, questo costituirebbe un vincolo o un limite e invece è una dimensione tanto quanto le altre...forse non visibile agli occhi (mentre scorre).
Fatico a vedere il tempo come "dimensione". Lo vedo più come un limite, alla dimensione, in effetti.
 
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