ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Tutto il tuo ragionare può essere logico, e mi riferisco anche alla risposta data a me, ma, ripeto, io la vedo in maniera meno complicata. Il desiderio non penso proprio sia volubile, non per me. Se desidero qualcosa, in genere, cerco di appagarlo. Non sempre mi è stato possibile, questo sì, ma ho cercato di raggiungere il mio obiettivo.
Tu dici che G lo desideri ma non è il tuo desiderio e mi fai tenerezza![]()
G non è il tuo desiderio perché è il tuo compagno. Il tuo desiderio è realizzato.
Il tuo discorso lo posso associare ad altro, alla possessività per esempio. Io amo un uomo, lo desidero ma non lo posseggo.
Io non la trovo affatto complicata, la logica intendo. A volte sono complessi i percorsi della logica, questo sì
E' una differenza importante, apparentemente sottile, ma fondamentale la distinzione fra "essere soggetto del mio desiderio"
io (sogg) desidero (azione) G. (compl. ogg).
e "rendere oggetto il desiderio"
G (sogg) è (azione) il mio desiderio (compl. ogg).
La differenza è esattamente nel soggetto.
Il soggetto compie scelte e azioni, l'oggetto no.
E io sono il soggetto delle mie azioni.
Se così non fosse, il mio desiderio per lui non sarebbe rinnovabile ma volubile, soggetto agli impulsi del momento e a lui.
Non sarei io l'attrice del nostro legame ma lascerei che il legame dipendesse da cause esterne (culo e sfiga per dire), cadrei nelle aspettative (lui è il soggetto del mio desiderio ergo ha necessariamente da soddisfare il mio desiderio pena l'essere smantellato come soggetto del legame in quanto non rispondente alla mia soddisfazione integrale).
SE G. non fosse il mio "oggetto del desiderio" non potrebbe divenire soggetto del suo desiderio (sarebbe legato ad essere il soggetto del mio) e più che altro non potremmo costruire legame, non essendoci retroattività non ci potrebbe essere relazione.
Non ci sarebbe scelta rinnovata.
E' nella mia libertà di dirigere il mio desiderio come soggetto agente, che io scelgo che lui sia o non sia il mio compagno.
La realizzazione/non realizzazione semmai riguarda la frustrazione, non il desiderio.
Se anche non fosse il mio compagno l'avrei desiderato.
Scoperta la non possibilità dell'essere compagno non avrei smesso il mio desiderio, semplicemente da lui si sarebbe spostato. In accettazione del fatto che il desiderio è una offerta che può anche essere accolta in sè ma rifiutata in un legame.
Che poi, se un desiderio è realizzato, smette di essere un desiderio?
Quindi, adesso che G. è il mio compagno, posso anche smettere di desiderarlo perchè io sono a posto così?
L'importante era averlo?
In questo 3d, ripeto è lampante il passaggio da soggetto a oggetto del desiderio:
lei vuole lui (che è la rappresentazione del suo desiderio in lei) a prescindere da una valutazione complessiva. Lo vuole perchè risponde alla sua rappresentazione e quindi va bene anche rinunciare a cose di cui poi (ovviamente a mio parere) non si può che rimpiangere la rinuncia. Lui è diventato il desiderio per lei. Tanto che non trova se stessa nella sua assenza. Lei, non essendo soggetto del suo desiderio, è incastrata nel rimpianto, nella rabbia, nella rivalsa. E non può neppure prendersi le proprie responsabilità in questo modo.
Se non sono il soggetto delle mie azioni (nella mia costruzione logica di me) come posso assumermi la responsabilità di azioni di cui ero oggetto e non soggetto?
La possessività (e io sono molto possessiva...se non sono attenta tendo a sforare nel controllo) è proprio un'altra questione. Connessa. Ma diversa.
La volubilità del desiderio è quella componente che rende valore alle scelte attraverso cui si afferma il proprio desiderare (come soggetti) e che permette la libertà di fermarsi quando il desiderare divine oggetto e quindi compulsione, ossessione, dipendenza.
A questo si lega la fiducia, più che la possessività.
Se mi fido delle mie scelte e al contempo quelle mie scelte sono affidabili in termini di possibili incastri (ossia non restano incastrate), la fiducia nell'altro conta molto poco. Diviene quel che è, ossia conferma quotidiana e non ricerca di garanzia.
Questo può accadere perchè la fiducia nell'altro dipende dalla fiducia che ripongo nel mio desiderare, nel mio essere soggetto.
Se la fiducia dipendesse solo dall'altro (quindi se l'altro fosse soggetto del mio desiderio)...necessariamente non è possibile fidarsi. E' roba troppo preziosa il proprio desiderio per metterla in mano a qualcun altro (specialmente se si sono prese ramazzate).
L'altro non potrà mai neppure volendo, in una valutazione realistica, dare garanzie soddisfacenti e definitive.
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