Un nuovo aggiornamento, l'ultimo

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Hei non esageriamo :D:D:D.... sono tutto fuorchè affascinante..... e si comunque anche a me piacerebbe molto conoscerti di persona.:eek:
Non esagero :)

L'immagine che mi sono formata di te è quella di un uomo affascinante.
Ovviamente è una immagine che discende dall'aver "incontrato" i tuoi pensieri e il tuo modo di funzionare nella tua mente.
Pensa che mi saresti affascinante anche con la pancia! (e sai le mie idiosincrasie con la pancia maschile :D)

Una volta G., quando ancora eravamo immagini ognuno nella testa dell'altro, mi aveva chiesto come, secondo me, avremmo deciso se incontrarci o meno.
Mi ricordo che gli avevo risposto che quando sarebbe stato il momento di decidere, qualunque cosa, lo avremmo semplicemente riconosciuto.

E' un pensiero che ritengo valido come "guida", non pensi? :)

;):carneval:

:rotfl: :rotfl: :rotfl:

Questa si che è sfiga :rotfl: :carneval:
sfiga, sì :D:rotfl:

:carneval:

Significa che se arrivo a desiderare un uomo faccio in modo di averlo.
Quindi, per vedere se ho capito, tu desideri un uomo e a quel punto lo vuoi, senza se e senza ma. Punto.
Giusto?

L'obiettivo diventa l'averlo. E' corretto?
 
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spleen

utente ?
Non esagero :)

L'immagine che mi sono formata di te è quella di un uomo affascinante.
Ovviamente è una immagine che discende dall'aver "incontrato" i tuoi pensieri e il tuo modo di funzionare nella tua mente.
Pensa che mi saresti affascinante anche con la pancia! (e sai le mie idiosincrasie con la pancia maschile :D)

Una volta G., quando ancora eravamo immagini ognuno nella testa dell'altro, mi aveva chiesto come, secondo me, avremmo deciso se incontrarci o meno.
Mi ricordo che gli avevo risposto che quando sarebbe stato il momento di decidere, qualunque cosa, lo avremmo semplicemente riconosciuto.

E' un pensiero che ritengo valido come "guida", non pensi? :)
Si, credo di si. E' lo spirito di necessità che governa alcune cose essenziali.

E comunque non ho la pancia, anzi, sono piuttosto minuto come persona, 1.70 x 65 kg, non sopporterei di averla.... :D
 

Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
Quindi, per vedere se ho capito, tu desideri un uomo e a quel punto lo vuoi, senza se e senza ma. Punto.
Giusto?

L'obiettivo diventa l'averlo. E' corretto?
Sei tu che hai fatto l'esempio di un uomo. Io parlavo di desideri in generale. Che senso ha desiderare qualcosa o qualcuno se poi non fai nulla per ottenere ciò che vuoi?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Si, credo di si. E' lo spirito di necessità che governa alcune cose essenziali.

E comunque non ho la pancia, anzi, sono piuttosto minuto come persona, 1.70 x 65 kg, non sopporterei di averla.... :D
Già, concordo :)
Jung parlava di sincronicità, mettendo in discussione il principio di causalità del pensiero occidentale.
La fisica quantistica sta (finalmente!) discutendo il fatto che "dio non gioca a dadi" :)

Quanto alla pancia, lo immaginavo :D Sei troppo attivo per avere la pancia, non potresti fare con appagamento molte delle cose che hai descritto ti piace fare.

Alla fine, hai anche il fisico che trovo affascinante :)
 

Brunetta

Utente di lunga data

Brunetta

Utente di lunga data

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sei tu che hai fatto l'esempio di un uomo. Io parlavo di desideri in generale. Che senso ha desiderare qualcosa o qualcuno se poi non fai nulla per ottenere ciò che vuoi?
L'esempio di un uomo, o di una donna...comunque di un soggetto è mirato alla presenza dell'alterità. DElla presenza di altrettanti desideri attivi.
Ma va bene anche una mela eh
(anzi, con una mela è più semplice. Voglio una mela. La mela non c'è. E' sera, non ho voglia di uscire. Faccio a meno della mela e mi concentro sul bisogno del mio desiderio - qualcosa di fresco da mangiare, per cui mi va bene anche una arancia a soddisfare il bisogno che ha fatto emergere il desiderio - oppure la mela diventa la conditio sine qua non e ci impazzisco, esco anche se non ho voglia, oppure non trovo alternative altrettanto rispondenti e la mela, per un tempo più o meno lungo mi diventa l'unico frutto desiderabile in assoluto?) :)

Come mai secondo te il desiderio non si trasforma in fare se non attraverso il volere?

Io vedo una profonda differenza fra "desiderare" e "volere".

Nel desiderare, il soggetto o l'oggetto del desiderio, non perde la sua essenza e la sua alterità soprattutto.
Io riconosco un mio bisogno (quell'uomo, ma anche una mela) lo colloco in me ed esprimo il mio desiderio. Anche proattivamente.
Ma resto libera dal trasformare quell'uomo o quella mela in obiettivo per la soddisfazione del desiderio.
Ho lo spazio per osservare se corrisponde (in senso letterale) al mio bisogno.
E resta lo spazio di lasciar andare nel momento in cui quel bisogno che ha creato il desiderio rischia di diventare una sfida tesa al risultato. Ossia all'avere la soddisfazione che mi ero prefissata (da sola, a prescindere dall'altro).

Il desiderio è mio. Slegato dall'oggetto o dal soggetto e intersecato invece coi miei bisogni profondi. E' una parte della mia narrazione di me. Che posso o non posso condividere.

Nel volere, ad un certo punto, l'oggetto o il soggetto, perde di essenza e alterità e diventa un obiettivo.
E a quel punto non sono più libera di essere aperta alla valutazione della corrispondenza interna ma finisco trascinata dall'arrivare al risultato per poter valutare se quel che voglio è quel che trovo.
I miei bisogni, che nel frattempo possono anche variare, restano legati al volere. E se distaccano bruscamente. In una situazione binaria.

Voglio. Non voglio. Non c'è negoziazione.

Il volere diventa una percorso mirato al raggiungimento, col rischio alto di perdere il filo della narrazione di sè e arrivare a chiedersi, per esempio, ma com'è che a me questa cosa mi fa stare male ma io la voglio così tanto?

Fra l'altro nel volere c'è vessazione, in particolare dei soggetti. Dal mio punto di vista.
Che si trovano a dover scegliere se accettare il voglio o il non voglio di chi lo propone.
Salvo finire in una dinamica del tipo "io voglio questo" - "io invece voglio quest'altro".
Trovo piuttosto vessatorio mettere l'altro nella posizione di dover decidere se adattarsi oppure no.
ED è vessatorio pure per se stessi, che si perde la prospettiva ampia dell'alterità che porta piani non considerabili senza l'incontro con quel particolare altro.

Ed in ogni caso, in questo modo si finisce per metter in mano all'altro la decisione. E quindi l'altro diventa il detentore della mia soddisfazione _ cosa che concedo solo nella negoziazione alla pari, per come sono fatta io -.

Nel desiderio, invece, voglio e non voglio convivono insieme. Aperti a tutte le sfumature che gli attori in gioco possono desiderare di giocare.
Io desiderio questo. Io desidero quest'altro. Discutiamone. Quali sono i miei limiti? Quali sono i tuoi limiti? Fin dove pensi di poterti spingere? etc etc.

In una relazione (anche di una sera) io esprimo ed esplicito i miei desideri. Liberamente e apertamente.
Li metto in uno spazio comune (la relazione) lasciando all'altro il modo di guardarseli, valutarli, confrontarli coi suoi, condividere o non condividere.
Il desiderio è negoziabile, poichè affonda la sua radice nel bisogno profondo e consapevole. E quindi anche nelle diverse sfumature attraverso cui quel bisogno è manifestabile nei desideri anche imprevisti che possono nascere nella negoziazione.

Raramente si negoziano i voleri senza percepire perdita.
Il volere, non soddisfatto, implica una perdita. Necessaria. Per sua costituzione.
O voglio o non voglio.

Il volere è un percorso che ad un certo punto diventa obbligato al risultato previsto.

Il desiderio resta aperto agli imprevisti, all'imprevedibile.

E poi, il mio papà mi diceva che l'erba voglio non esiste neanche nel giardino del re.
E siccome mi piace essere regina, coltivo il mio giardino con erbe possibili. :D
 
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Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
L'esempio di un uomo, o di una donna...comunque di un soggetto è mirato alla presenza dell'alterità. DElla presenza di altrettanti desideri attivi.
Ma va bene anche una mela eh
(anzi, con una mela è più semplice. Voglio una mela. La mela non c'è. E' sera, non ho voglia di uscire. Faccio a meno della mela e mi concentro sul bisogno del mio desiderio - qualcosa di fresco da mangiare, per cui mi va bene anche una arancia a soddisfare il bisogno che ha fatto emergere il desiderio - oppure la mela diventa la conditio sine qua non e ci impazzisco, esco anche se non ho voglia, oppure non trovo alternative altrettanto rispondenti e la mela, per un tempo più o meno lungo mi diventa l'unico frutto desiderabile in assoluto?) :)

Come mai secondo te il desiderio non si trasforma in fare se non attraverso il volere?

Io vedo una profonda differenza fra "desiderare" e "volere".

Nel desiderare, il soggetto o l'oggetto del desiderio, non perde la sua essenza e la sua alterità soprattutto.
Io riconosco un mio bisogno (quell'uomo, ma anche una mela) lo colloco in me ed esprimo il mio desiderio. Anche proattivamente.
Ma resto libera dal trasformare quell'uomo o quella mela in obiettivo per la soddisfazione del desiderio.
Ho lo spazio per osservare se corrisponde (in senso letterale) al mio bisogno.
E resta lo spazio di lasciar andare nel momento in cui quel bisogno che ha creato il desiderio rischia di diventare una sfida tesa al risultato. Ossia all'avere la soddisfazione che mi ero prefissata (da sola, a prescindere dall'altro).

Il desiderio è mio. Slegato dall'oggetto o dal soggetto e intersecato invece coi miei bisogni profondi. E' una parte della mia narrazione di me. Che posso o non posso condividere.

Nel volere, ad un certo punto, l'oggetto o il soggetto, perde di essenza e alterità e diventa un obiettivo.
E a quel punto non sono più libera di essere aperta alla valutazione della corrispondenza interna ma finisco trascinata dall'arrivare al risultato per poter valutare se quel che voglio è quel che trovo.
I miei bisogni, che nel frattempo possono anche variare, restano legati al volere. E se distaccano bruscamente. In una situazione binaria.

Voglio. Non voglio. Non c'è negoziazione.

Il volere diventa una percorso mirato al raggiungimento, col rischio alto di perdere il filo della narrazione di sè e arrivare a chiedersi, per esempio, ma com'è che a me questa cosa mi fa stare male ma io la voglio così tanto?

Fra l'altro nel volere c'è vessazione, in particolare dei soggetti. Dal mio punto di vista.
Che si trovano a dover scegliere se accettare il voglio o il non voglio di chi lo propone.
Salvo finire in una dinamica del tipo "io voglio questo" - "io invece voglio quest'altro".
Trovo piuttosto vessatorio mettere l'altro nella posizione di dover decidere se adattarsi oppure no.
ED è vessatorio pure per se stessi, che si perde la prospettiva ampia dell'alterità che porta piani non considerabili senza l'incontro con quel particolare altro.

Ed in ogni caso, in questo modo si finisce per metter in mano all'altro la decisione. E quindi l'altro diventa il detentore della mia soddisfazione _ cosa che concedo solo nella negoziazione alla pari, per come sono fatta io -.

Nel desiderio, invece, voglio e non voglio convivono insieme. Aperti a tutte le sfumature che gli attori in gioco possono desiderare di giocare.
Io desiderio questo. Io desidero quest'altro. Discutiamone. Quali sono i miei limiti? Quali sono i tuoi limiti? Fin dove pensi di poterti spingere? etc etc.

In una relazione (anche di una sera) io esprimo ed esplicito i miei desideri. Liberamente e apertamente.
Li metto in uno spazio comune (la relazione) lasciando all'altro il modo di guardarseli, valutarli, confrontarli coi suoi, condividere o non condividere.
Il desiderio è negoziabile, poichè affonda la sua radice nel bisogno profondo e consapevole. E quindi anche nelle diverse sfumature attraverso cui quel bisogno è manifestabile nei desideri anche imprevisti che possono nascere nella negoziazione.

Raramente si negoziano i voleri senza percepire perdita.
Il volere, non soddisfatto, implica una perdita. Necessaria. Per sua costituzione.
O voglio o non voglio.

Il volere è un percorso che ad un certo punto diventa obbligato al risultato previsto.

Il desiderio resta aperto agli imprevisti, all'imprevedibile.

E poi, il mio papà mi diceva che l'erba voglio non esiste neanche nel giardino del re.
E siccome mi piace essere regina, coltivo il mio giardino con erbe possibili. :D
Io preferisco farla più semplice. Se adesso desidero una mela e non ce l'ho, vado a letto con il desiderio ma domani me la vado a comprare. Una bella mela, profumata e succosa.
Mio nonno invece mi diceva che i sogni, i desideri, vanno vissuti.
 

Skorpio

Utente di lunga data
E lo dici a me, dell'altezza???
Cioè, vabbè... :rotfl:
So ma oh.. io ho anche il cazzo di 10 cm eh?

Che una donna come si deve, tipo te o [MENTION=4739]Brunetta[/MENTION] mi riderebbe in faccia come mi calassi le braghe, e mi rispedirebbe alla reception in un volo, carta di credito alla mano.

E anche lì non è sculo?

Dai su.. non parliamo di lunghezze..
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io preferisco farla più semplice. Se adesso desidero una mela e non ce l'ho, vado a letto con il desiderio ma domani me la vado a comprare. Una bella mela, profumata e succosa.
Mio nonno invece mi diceva che i sogni, i desideri, vanno vissuti.
Mah...potrebbe benissimo essere che mi sveglio e di mela non ho più voglia.
Ed è finita che la sera prima non ho soddisfattonè il desiderio nè il bisogno che con l'immagine della mela il mio corpo mi stava esprimendo e il giorno dopo non desidero nemmeno più quel che ho rimandato poichè finita incastrata nel binario voglio vs non voglio.

In osservanza al nonno, che condivido, ascolto cosa c'è sotto il desiderio, quale è il bisogno che il mio corpo mi sta comunicando. Esco dal binario e provo a proporgli alternative.

Spesso mi accade che vado a letto con il fresco dell'arancia e mi sveglio avendo voglia di una brioche alla crema! :D

Per me, l'importante, è che vivere i desideri non diventi esserne schiavi, tanto da rinunciare all'appagamento dei bisogni che li sollecitano. I desideri sono la crosta. La prima manifestazione. (è uno dei motivi per cui possono essere tanto variabili)

Riportato all'uomo...posso anche desiderare un uomo.
Posso serenamente esprimere il mio desiderio per lui.
Lascio però lo spazio per i suoi desideri, per la sua alterità.
Anche a costo di non averlo (se non ce l'ho, semplicemente non c'era spazio per incontrarsi, non è un problema).

Perchè il mio volerlo (non desiderarlo) si costruisce sull'immagine che io ho di quell'uomo.
E io non desidero immagini. Desidero realtà (o quanto più vicino alla realtà io sia in grado di arrivare).

Se desidero un uomo, io desidero i suoi desideri. Liberamente espressi senza pressioni di sorta. Spontaneamente.
E desidero che me li dia liberamente e non per rispondere ad un mio volere. (qui è il valore aggiunto per me. Il ne vale la pena. Che sia una notte che siano 10 anni).
 
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Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
Mah...potrebbe benissimo essere che mi sveglio e di mela non ho più voglia.
Ed è finita che la sera prima non ho soddisfattonè il desiderio nè il bisogno che con l'immagine della mela il mio corpo mi stava esprimendo e il giorno dopo non desidero nemmeno più quel che ho rimandato poichè finita incastrata nel binario voglio vs non voglio.

In osservanza al nonno, che condivido, ascolto cosa c'è sotto il desiderio, quale è il bisogno che il mio corpo mi sta comunicando. Esco dal binario e provo a proporgli alternative.

Spesso mi accade che vado a letto con il fresco dell'arancia e mi sveglio avendo voglia di una brioche alla crema! :D

Per me, l'importante, è che vivere i desideri non diventi esserne schiavi, tanto da rinunciare all'appagamento dei bisogni che li sollecitano. I desideri sono la crosta. La prima manifestazione. (è uno dei motivi per cui possono essere tanto variabili)

Riportato all'uomo...posso anche desiderare un uomo.
Posso serenamente esprimere il mio desiderio per lui.
Lascio però lo spazio per i suoi desideri, per la sua alterità.
Anche a costo di non averlo (se non ce l'ho, semplicemente non c'era spazio per incontrarsi, non è un problema).

Perchè il mio volerlo (non desiderarlo) si costruisce sull'immagine che io ho di quell'uomo.
E io non desidero immagini. Desidero realtà (o quanto più vicino alla realtà io sia in grado di arrivare).

Se desidero un uomo, io desidero i suoi desideri. Liberamente espressi senza pressioni di sorta. Spontaneamente.
E desidero che me li dia liberamente e non per rispondere ad un mio volere. (qui è il valore aggiunto per me. Il ne vale la pena. Che sia una notte che siano 10 anni).
Se parliamo di desideri volubili, superficiali, possibile che svaniscano dalla notte alla mattina. Domani posso svegliarmi ed avere ancora voglia di una mela, cosi come posso non pensarci piu.
I desideri più profondi, come può essere quello per un lavoro migliore, un viaggio, un uomo, come hai detto tu, portano ad un obiettivo. Se io desidero andare in Polinesia il prossimo mese farò in modo di raggiungere il mio scopo.
Se desidero ardentemente un uomo cercherò di averlo. I miei desideri possono non corrispondere con i suoi ma non avrò di sicuro smesso di lottare senza assicurarmi che non possa esserci una possibilità.
Tu dici che se desideri un uomo vuoi che il desiderio sia condiviso e libero. Chi non vorrebbe la stessa cosa? Se un uomo ti desidera e manifesta il suo volere, sei libera di dare te stessa per una notte o 10 anni. Se non puoi o non vuoi appagare il suo desiderio, lui in ogni caso avrà liberamente espresso il suo volere. Il suo desiderio non è stato realizzato ma non è andato perso.
 

Foglia

utente viva e vegeta
So ma oh.. io ho anche il cazzo di 10 cm eh?

Che una donna come si deve, tipo te o [MENTION=4739]Brunetta[/MENTION] mi riderebbe in faccia come mi calassi le braghe, e mi rispedirebbe alla reception in un volo, carta di credito alla mano.

E anche lì non è sculo?

Dai su.. non parliamo di lunghezze..
E aridaje :rolleyes:

Non ne ho certo fatto una colpa. Ho detto altro. PER ME potrebbe essere un problema. E ti dirò di più, pure se lo ho gia' detto. Fermo restando che non rispedirei alla reception nessuno, proverei. Se (E SOTTOLINEO SE) i problemi PER ME ci fossero, non è detto che desidererei superarli. Piglia il caso di Flower: la realtà (non la sua fantasia) e' che si trovava davanti un uomo sposato. E se devo "sacramentare" per essere soddisfatta nel contesto di un rapporto dove non concepisco sostanza al di fuori della scopata (limite mio pure questo eh) allora arrivederci a mai più. E' una rinuncia a una esperienza che mi potrebbe condurre ad una maggiore sensibilità, e quindi al superamento dei MIEI limiti? Si! Ma per me va bene così. Per una avventura (che sia di un mese o sia di tre anni non importa), una roba leggera, guarderei senz'altro pure a quello. Lo stesso varrebbe per 25 cm., eh, se dovessero fare male. Limite mio di non farne una opportunità di conoscermi meglio? Boh. Sicuramente se non arrivo, non arrivo. Il resto è una sfida sulla quale non mi accanirei. Magari non ci sarebbero invece problemi, lo ripeto. Flower ha archiviato la questione relegandola a non bisogni. Ecco: io credo che per insistere dovrei avere motivi che non avrei con uno sposato, che per giunta se ne viene in due minuti facendo, del resto, spalluccia. Che se poi la facesse per effetto del mio atteggiamento rinunciatario sarebbe il colmo per me. Ben diverso sarebbe il caso della insorgenza di problemi nel "dopo", con un compagno di un tratto di vita, e non con un commensale. Allora davanti a una improvvisa precocità, o una sopravvenuta impotenza, cercherei di capire. Anche a costo di parlare del fatto che non gli piaccio più, se quello fosse il problema. O non lo coinvolgo più. O anche qualora il problema fosse (come più spesso capita) di entrambi. Qui ho letto di persone che hanno svalutato (o valutato: dipende eh) l'amante tout court in quanto inesperto. O "scartato" partner poiché non interessati a una singola pratica. Mi viene da riderci sopra. Però ad un certo punto lo trovo anche questo perfettamente legittimo. Non a caso, "ci si accoppia", e mancherebbe solo che in rapporti svincolati da progettualità non lo si faccia con chi più aggrada.
Spero che ora sia chiaro come la penso.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Mah...potrebbe benissimo essere che mi sveglio e di mela non ho più voglia.
Ed è finita che la sera prima non ho soddisfattonè il desiderio nè il bisogno che con l'immagine della mela il mio corpo mi stava esprimendo e il giorno dopo non desidero nemmeno più quel che ho rimandato poichè finita incastrata nel binario voglio vs non voglio.

In osservanza al nonno, che condivido, ascolto cosa c'è sotto il desiderio, quale è il bisogno che il mio corpo mi sta comunicando. Esco dal binario e provo a proporgli alternative.

Spesso mi accade che vado a letto con il fresco dell'arancia e mi sveglio avendo voglia di una brioche alla crema! :D

Per me, l'importante, è che vivere i desideri non diventi esserne schiavi, tanto da rinunciare all'appagamento dei bisogni che li sollecitano. I desideri sono la crosta. La prima manifestazione. (è uno dei motivi per cui possono essere tanto variabili)

Riportato all'uomo...posso anche desiderare un uomo.
Posso serenamente esprimere il mio desiderio per lui.
Lascio però lo spazio per i suoi desideri, per la sua alterità.
Anche a costo di non averlo (se non ce l'ho, semplicemente non c'era spazio per incontrarsi, non è un problema).

Perchè il mio volerlo (non desiderarlo) si costruisce sull'immagine che io ho di quell'uomo.
E io non desidero immagini. Desidero realtà (o quanto più vicino alla realtà io sia in grado di arrivare).

Se desidero un uomo, io desidero i suoi desideri. Liberamente espressi senza pressioni di sorta. Spontaneamente.
E desidero che me li dia liberamente e non per rispondere ad un mio volere. (qui è il valore aggiunto per me. Il ne vale la pena. Che sia una notte che siano 10 anni).

Per me, il desiderio è quanto più facilmente si riversa nel paraculabile. Mio o dell'altro.
Se invece de- sidero, porto letteralmente giù dalle stelle, dall'alto al basso, allora parlo di bisogni. Per come sono fatta io, un desiderio e' già una parte di me che esporrei all'altro all'esito di una certa intimità costruita con mattoncini. Se ti espongo da subito un desiderio, quasi giocoforza sarebbe che lo ammanterei. A me. O all'altro.
Limitanti i bisogni che si confondono con principi o peggio ancora con assiomi (vale a dire roba che mi porta lontano dai bisogni più profondi)? Non lo so. So che con me (dentro me) posso partire dai miei desideri, e pure dai miei sogni. Interpretarli. Ma in una relazione il percorso sarebbe all'inverso. Affidandomi in simultanea a più elementi, sia pure piccoli. Incasello (inquadro) l'altro, e dalla raccolta dei bisogni dell'altro (ben chiari) capisco se trovo una corrispondenza. Il resto si costruisce. Che se desidero te non trovo troppo automatismo nel desiderare i tuoi desideri. Hic et nunc. Preferisco con -siderare (che è il contrario di de-siderare) piccoli bisogni, e mano a mano verificare se sia possibile abbracciare e considerare desideri costruiti nella reciprocità, e a quel punto de- siderarli.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Se parliamo di desideri volubili, superficiali, possibile che svaniscano dalla notte alla mattina. Domani posso svegliarmi ed avere ancora voglia di una mela, cosi come posso non pensarci piu.
I desideri più profondi, come può essere quello per un lavoro migliore, un viaggio, un uomo, come hai detto tu, portano ad un obiettivo. Se io desidero andare in Polinesia il prossimo mese farò in modo di raggiungere il mio scopo.
Se desidero ardentemente un uomo cercherò di averlo. I miei desideri possono non corrispondere con i suoi ma non avrò di sicuro smesso di lottare senza assicurarmi che non possa esserci una possibilità.
Tu dici che se desideri un uomo vuoi che il desiderio sia condiviso e libero. Chi non vorrebbe la stessa cosa? Se un uomo ti desidera e manifesta il suo volere, sei libera di dare te stessa per una notte o 10 anni. Se non puoi o non vuoi appagare il suo desiderio, lui in ogni caso avrà liberamente espresso il suo volere. Il suo desiderio non è stato realizzato ma non è andato perso.

I desideri sono volubili.
E' la loro essenza, aerea, volubile, incostante. Eccitante anche per questi motivi.
L'urgenza che spesso li accompagna è collegata anche a questo.
Non sono volubili i bisogni che stanno sotto, se li si raggiunge e non ci si ferma alla crosta.
(dove è facile che il desiderio non sia desiderio ma sia semplicemente un impulso confuso di ben altro)

Esempio scemo: mai sentito parlare della regola dei 30 giorni per gli acquisti?
Vedo un paio di stivali. Li desidero (non è esatto usare desidero, ma usiamolo lo stesso per capirci). Intensamente.
Mi si aprono due strade.
Rispondo immediatamente all'impulso (ecco perchè desiderio non è esatto). Li voglio e basta. Me li compro.
Aspetto 30 giorni. Lascio sedimentare quell'impulso e vedo che ne rimane. Valuto l'effettivo bisogno di quel paio di stivali (seguendo l'impulso non avrei fatto la valutazione), l'impatto della spesa, la fattibilità.
Se passati i 30 giorni il desiderio è ancora lì, è un desiderio :)

E' interessante scoprire come in un buon 90% dei casi, passato qualche tempo, quegli stivali non piacciano neanche più. Non sembrino così indispensabili (come lo sembravano a prima vista).

Il desiderio non teme il tempo dell'attesa. Anzi. Gode dell'attesa. E' in buona compagnia di se stesso. Coltiva se stesso nell'attesa. Cresce. La sensazione è quiete e serenità. Assenza di timore e curiosità giocosa.

Il volere ha la necessità di essere soddisfatto. Il prima possibile. Non gode dell'attesa, anzi, si innervosisce, diviene impaziente e pressante. E, passata la botta di intensità del primo momento, svanisce. La sensazione è che la mente non riesca a non rimanere concentrata se non su quella cosa/persona. C'è timore e ansia. Non c'è curiosità ma foia di ottenere.

La differenza è che il desiderio, come faceva notare @Foglia è qualcosa che viene portato dalle/alle/sotto le stelle. Che nasce nel profondo e che ha rispondenza interna con sè. Basta a se stesso, fondamentalmente, rappresentando a se stesso.
Quel qualcosa è un bisogno. Che rappresenta chi siamo noi.
A prescindere dalla rispondenza che si può trovare nell'altro.

Semmai nell'altro si trova armonia.
E a quel punto non c'è da combattere, non serve.
L'altro non è un obiettivo. E' un incontro.

E questo può accadere in una notte o in dieci anni o in una vita.

Concordo con te sul fatto che quell'armonia non si trova, nulla è andato perso.
Anzi. Qualcosa è guadagnato. Poichè quel che è stato portato "alle stelle" resta per entrambi come apprendimento ulteriore su se stessi.

E infatti di solito, in questa prospettiva, è più semplice lasciarsi andare. Non resta rivalsa, rancore, recriminazione.

Se un uomo mi manifesta il suo volere, io non desidero il suo volere.
Lo vada a dare ad altre.

Io desidero il suo desiderio, che esiste all'infuori di me ed è Suo. Per sè.
Non me ne faccio niente di un uomo che ha bisogno di passare attraverso me per il suo volere.
A me piacciono gli uomini che non hanno bisogno di me. E' l'unica via per potermi scegliere.
E io desidero essere scelta. E senza combattere...ci mancherebbe che io debba combattere per la scelta di qualcun altro. Cazzi suoi, se la sbrighi lui, e poi se ne riparla! Forse (probabilmente no...):carneval:


Se mi vedesse unica per il suo desiderio...madò...salterei all'indietro alla velocità della luce se annusassi un retropensiero del genere, se poi me lo esprimesse pure, ciaone!.

I desideri espressione di bisogni profondi non portano ad un obiettivo.
Portano a comunanza con sè.

Gli obiettivi sono semmai seguenti.

Se però parliamo di obiettivi, come dicevo, per quanto mi riguarda non parliamo più di persone in comunicazione.
MA di una comunicazione autoreferenziale di chi si mette l'altro come obiettivo. A prescindere dai desideri dell'altro.
E più che altro distaccandosi dai propri.
L'obiettivo è semplicemente troppo ridotto per rappresentare un bisogno.

Semmai riguarda una sfida. Una affermazione. Una conferma.

SE come obiettivo mi pongo il viaggio in Polinesia, e nel frattempo che io costruisco il percorso per il viaggio in Polinesia scoppia una rivota e io ci vado lo stesso perchè era il mio obiettivo (cosa che accade eh...) sta minchia :D

SE il mio bisogno è ritagliarmi lo spazio per un viaggio, sogno la Polinesia allora il mio bisogno mi guida ad individuare le strategie per andare in Polinesia ma la presenza al mio bisogno mi mette anche in condizione di fermarmi quando quell'obiettivo è saltato. E, questo è quel che conta, farlo serenamente senza distogliermi da me.

Non mi è mai capitato di essere rifiutata da un uomo. Che un uomo non accogliesse i miei desideri.
MA non ho mai neppure combattuto per un uomo.
Ho combattuto per altro (ed era tutta roba mia che spalmavo addosso al malcapitato di turno :carneval:)

E dico che non sono mai stata rifiutata nei miei desideri, non perchè non ci siano stati uomini che mi abbiano detto no.
Ma perchè condividendo i desideri, nel confronto io stessa mi rendevo conto che non c'era lo spazio per entrambi come avevo immaginato prima di approfondire la questione.
E mi pare pure logico. Se non ci si confronta con l'altro apertamente ed esplicitamente, si finisce per combattere per avere un qualcosa che esiste solo nella propria testa.

E questo 3d ne è un esempio lampante, dello scambio fra il volere (che si adegua anche a cose che non piacciono o piacciono poco pur di raggiungere l'obiettivo prefissato) e il desiderio che, rispondendo ed essendo collegato internamente e in fedeltà a se stessi, semplicemente nel momento in cui l'immagine mentale e la realtà si trovano vicine e non si incontrano, mollerebbe il ballino serenamente, arrivederci e grazie.

Triste magari. Per le illusioni cadute, ma serenamente e con apprendimenti nuovi su di sè e sui propri meccanismi.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Per me, il desiderio è quanto più facilmente si riversa nel paraculabile. Mio o dell'altro.
Se invece de- sidero, porto letteralmente giù dalle stelle, dall'alto al basso, allora parlo di bisogni. Per come sono fatta io, un desiderio e' già una parte di me che esporrei all'altro all'esito di una certa intimità costruita con mattoncini. Se ti espongo da subito un desiderio, quasi giocoforza sarebbe che lo ammanterei. A me. O all'altro.
Limitanti i bisogni che si confondono con principi o peggio ancora con assiomi (vale a dire roba che mi porta lontano dai bisogni più profondi)? Non lo so. So che con me (dentro me) posso partire dai miei desideri, e pure dai miei sogni. Interpretarli. Ma in una relazione il percorso sarebbe all'inverso. Affidandomi in simultanea a più elementi, sia pure piccoli. Incasello (inquadro) l'altro, e dalla raccolta dei bisogni dell'altro (ben chiari) capisco se trovo una corrispondenza. Il resto si costruisce. Che se desidero te non trovo troppo automatismo nel desiderare i tuoi desideri. Hic et nunc. Preferisco con -siderare (che è il contrario di de-siderare) piccoli bisogni, e mano a mano verificare se sia possibile abbracciare e considerare desideri costruiti nella reciprocità, e a quel punto de- siderarli.

de- sidero ha anche il significato di fissare attentamente le stelle :)
Dipende dal significato che si da alla particella de.

Nel senso privativo sottolinea la portata di dolore che ha con sè (l'assenza delle stelle), ed è interessante questo aspetto perchè da la portata dell'Assenza
Nel senso intensivo sottolinea l'intensità dell'attenzione con cui si guarda alle stelle.

Sommando i significati il senso che ne esce è il desiderio come espressione della Presenza di una Assenza.
Dove piacere e dolore sono in comunicazione fra di loro e guidano nella posizione interiore.

Ed è qui in mezzo che si solito si finisce ingarbugliati nei propri meccanismi antichi e primari.
Se il dolore richiamato è radicato, per esempio, rischia di divenire una ossessione, con quel comporta in termini di incapacità di fermarsi, allontanarsi, ricalibrare lo sguardo con cui si osservano le stelle (i famosi unicorni rosa):)

Se la relazione col proprio dolore è serena, allora il dolore della Presenza dell'Assenza è essa stessa piacere, che si manifesta nell'attesa serena e nella quiete. Attesa che non è passiva ma proattiva, nucleo che genera energia da dedicare a sè.
Attenzione e Cura di sè, per sè, con sè.

E non si cercano più obiettivi in sè, ma si coglie lo slancio e la motivazione non semplicemente verso la mera realizzazione ma verso il miglioramento di sè in quello stare sotto le stelle.
Già l'atto del desiderare porta in sè l'oggetto del desiderio.

Che è come desiderare di raggiungere la vetta e si parte. Ma quel che conta non è esattamente arrivare alla vetta (chi fa contare solo quello di solito finisce a morirci pur di non mollare perchè ha perso la rotta, ha perso la presenza in sè della vetta e si è disperso nell'assenza e nel proprio vuoto fondamentalmente).

Con-siderare (valutare le stelle per trovare la rotta) secondo me è un atto razionale.
Utilissimo. Ma che non fornisce rotta. E' una valutazione per ritrovare orientamento.

Con l'altro io non costruisco desideri. I desideri sono i miei. Mia è la mia rotta. Mia la mano che guida.
Semmai con l'altro condivido quella rotta.
E desidero (e considero) che l'altro faccia altrettanto.
Poi si cammina insieme. Ognuno sulla sua strada però.

L'altro è molto relativo nel mio desiderare e nei miei desideri.
Tanto che non ho mai sentito la necessarietà di qualcuno. Nemmeno in G. la sento.
Sento in modo chiaro, invece, che le nostre rotte si somigliano.
E che lo spazio fra noi per condividere i desideri, anche quelli che non piacciono all'altro, è nutrito e insieme ne abbiamo cura.
MA non è lui il mio desiderio.
Io desidero lui.
Ma il mio desiderio è mio, sono io. E' la mia energia. E non dipende da lui.
Lui non è sicuramente il mio obiettivo. Se lo fosse, me ne andrei immediatamente.
E viceversa, se percepissi di essere io il suo obiettivo.

E' il mio compagno.

Se ad un certo punto le nostre rotte divergessero, io penso che, seppur con dolore, ci lasceremmo andare.
Per affetto e rispetto.
E avendo ognuno con sè quei fatti che non possono essere sfatti che camminando insieme abbiamo appreso.
 
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Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
de- sidero ha anche il significato di fissare attentamente le stelle :)
Dipende dal significato che si da alla particella de.

Nel senso privativo sottolinea la portata di dolore che ha con sè (l'assenza delle stelle), ed è interessante questo aspetto perchè da la portata dell'Assenza
Nel senso intensivo sottolinea l'intensità dell'attenzione con cui si guarda alle stelle.

Sommando i significati il senso che ne esce è il desiderio come espressione della Presenza di una Assenza.
Dove piacere e dolore sono in comunicazione fra di loro e guidano nella posizione interiore.

Ed è qui in mezzo che si solito si finisce ingarbugliati nei propri meccanismi antichi e primari.
Se il dolore richiamato è radicato, per esempio, rischia di divenire una ossessione, con quel comporta in termini di incapacità di fermarsi, allontanarsi, ricalibrare lo sguardo con cui si osservano le stelle (i famosi unicorni rosa):)

Se la relazione col proprio dolore è serena, allora il dolore della Presenza dell'Assenza è essa stessa piacere, che si manifesta nell'attesa serena e nella quiete. Attesa che non è passiva ma proattiva, nucleo che genera energia da dedicare a sè.
Attenzione e Cura di sè, per sè, con sè.

E non si cercano più obiettivi in sè, ma si coglie lo slancio e la motivazione non semplicemente verso la mera realizzazione ma verso il miglioramento di sè in quello stare sotto le stelle.
Già l'atto del desiderare porta in sè l'oggetto del desiderio.

Che è come desiderare di raggiungere la vetta e si parte. Ma quel che conta non è esattamente arrivare alla vetta (chi fa contare solo quello di solito finisce a morirci pur di non mollare perchè ha perso la rotta, ha perso la presenza in sè della vetta e si è disperso nell'assenza e nel proprio vuoto fondamentalmente).

Con-siderare (valutare le stelle per trovare la rotta) secondo me è un atto razionale.
Utilissimo. Ma che non fornisce rotta. E' una valutazione per ritrovare orientamento.

Con l'altro io non costruisco desideri. I desideri sono i miei. Mia è la mia rotta. Mia la mano che guida.
Semmai con l'altro condivido quella rotta.
E desidero (e considero) che l'altro faccia altrettanto.
Poi si cammina insieme. Ognuno sulla sua strada però.

L'altro è molto relativo nel mio desiderare e nei miei desideri.
Tanto che non ho mai sentito la necessarietà di qualcuno. Nemmeno in G. la sento.
Sento in modo chiaro, invece, che le nostre rotte si somigliano.
E che lo spazio fra noi per condividere i desideri, anche quelli che non piacciono all'altro, è nutrito e insieme ne abbiamo cura.
MA non è lui il mio desiderio.
Io desidero lui.
Ma il mio desiderio è mio, sono io. E' la mia energia. E non dipende da lui.
Lui non è sicuramente il mio obiettivo. Se lo fosse, me ne andrei immediatamente.
E viceversa, se percepissi di essere io il suo obiettivo.

E' il mio compagno.

Se ad un certo punto le nostre rotte divergessero, io penso che, seppur con dolore, ci lasceremmo andare.
Per affetto e rispetto.
E avendo ognuno con sè quei fatti che non possono essere sfatti che camminando insieme abbiamo appreso.
Tutto il tuo ragionare può essere logico, e mi riferisco anche alla risposta data a me, ma, ripeto, io la vedo in maniera meno complicata. Il desiderio non penso proprio sia volubile, non per me. Se desidero qualcosa, in genere, cerco di appagarlo. Non sempre mi è stato possibile, questo sì, ma ho cercato di raggiungere il mio obiettivo.

Tu dici che G lo desideri ma non è il tuo desiderio e mi fai tenerezza :)
G non è il tuo desiderio perché è il tuo compagno. Il tuo desiderio è realizzato.
Il tuo discorso lo posso associare ad altro, alla possessività per esempio. Io amo un uomo, lo desidero ma non lo posseggo.
 
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