Cosa prova per la moglie il mio amante?

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Chi ti vede, vede quello che vuole e che PUÒ vedere.

Quando in quel "potere" si riversa qualcosa che sento come un "DOVERE IO (impedirti di vedere), e quando questa cosa si fa preponderante nel quotidiano, per me sarebbe inevitabile una sorta di scissione. Che nulla ha a che fare con parzialità e distanza.
Ho editato l'altro post.

Io non sento dovere niente.

Nemmeno sbattermi per la ampiezza o riduzione della visione dell'altro. Mi occupo della mia. Perché dovrei farmi carico di quella dell'altro? Io sono autonoma e tanto pretendo.

G. mi è prezioso perché della sua visione si occupa da solo, e a me chiede lo stesso. Senza sconti e premure.
È parte del patrimonio comune, l'impegno riguardo il limite di visione.
E ognuno è responsabile del suo limite.
Come della condivisione del limite.
 
Ultima modifica:

isabel

Utente di lunga data
Chi ti vede, vede quello che vuole e che PUÒ vedere.

Quando in quel "potere" si riversa qualcosa che sento come un "DOVERE IO (impedirti di vedere), e quando questa cosa si fa preponderante nel quotidiano, per me sarebbe inevitabile una sorta di scissione. Che nulla ha a che fare con parzialità e distanza.
A mio avviso, quel riversarsi del dover nascondere o essere o fare, emerge proprio nella ricerca della validazione esterna (che si fa bisogno interno, a volte) che prima citava [MENTION=5159]ipazia[/MENTION].
Se ti lasci fluire o vai a corrente (espressione che ho sentito usare a volte) non devi nulla che non sia essere, vederti e lasciarti vedere nella misura in cui tu vuoi e gli altri possono. È il contrario di nascondere in un certo senso.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ho editato l'altro post.

Io non sento dovere niente.

Nemmeno sbattermi per la ampiezza o riduzione della visione dell'altro. Mi occupo della mia. Perché dovrei farmi carico di quella dell'altro? Io sono autonoma e tanto pretendo.

G. mi è prezioso perché della sua visione si occupa da solo, e a me chiede lo stesso. Senza sconti e premure.
È parte del patrimonio comune, l'impegno riguardo il limite di visione.
E ognuno è responsabile del suo limite.
Come della condivisione del limite.
Però non ti devi preoccupare di ricordarti a chi hai mostrato un passaporto falso. Per tornare all'esempio di [MENTION=6817]Arcistufo[/MENTION]. Che poi... Se lo faccio (ne faccio proprio una questione QUANTITATIVA) per metà del mio tempo, e l'altra metà la passo "in rientro" ... Cioè... Va bene sapere che si è tutto questo. Ma tutto questo per me sarebbe ingestibile pure sapendo bene di essere sempre io. Non ci sarebbe nessun automatismo. In me. Capisco che se tu sei tu così il tuo automatismo e' probabile che funzioni diversamente dal mio. Ma è una modalità che mi e' inconcepibile. Perché comporta una assunzione su di sé della responsabilità di quel massimo egoriferimento di cui spesso Arcistufo parla.
Per carità: basta "solo" essere fermi in sé stessi, e lasciare che siano gli altri a muoversi. Non riuscirei ad avere un mondo così.
 

Foglia

utente viva e vegeta
A mio avviso, quel riversarsi del dover nascondere o essere o fare, emerge proprio nella ricerca della validazione esterna (che si fa bisogno interno, a volte) che prima citava [MENTION=5159]ipazia[/MENTION].
Se ti lasci fluire o vai a corrente (espressione che ho sentito usare a volte) non devi nulla che non sia essere, vederti e lasciarti vedere nella misura in cui tu vuoi e gli altri possono. È il contrario di nascondere in un certo senso.
Ciao e ben riletta :)

Se io passo 15 giorni al mese in quella che dovrebbe essere una bolla, come posso fluire se il mio "lasciare vedere" parti di me e' soggetto a vincoli così pregnanti? Ripeto : Io immagino il fluire di una frase. Che ben può avere una parentesi. Ma una frase dove le parentesi si susseguono, una dietro l'altra, può "fluire"?
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Però non ti devi preoccupare di ricordarti a chi hai mostrato un passaporto falso. Per tornare all'esempio di [MENTION=6817]Arcistufo[/MENTION]. Che poi... Se lo faccio (ne faccio proprio una questione QUANTITATIVA) per metà del mio tempo, e l'altra metà la passo "in rientro" ... Cioè... Va bene sapere che si è tutto questo. Ma tutto questo per me sarebbe ingestibile pure sapendo bene di essere sempre io. Non ci sarebbe nessun automatismo. In me. Capisco che se tu sei tu così il tuo automatismo e' probabile che funzioni diversamente dal mio. Ma è una modalità che mi e' inconcepibile. Perché comporta una assunzione su di sé della responsabilità di quel massimo egoriferimento di cui spesso Arcistufo parla.
Per carità: basta "solo" essere fermi in sé stessi, e lasciare che siano gli altri a muoversi. Non riuscirei ad avere un mondo così.
Non si allenano solo i muscoli. Si allena anche la memoria, l'istinto, la percezione. Si allena quello che si vuole allenare o che si ritiene prioritario allenare. Quando ci ragioni pensando al tempo zero, è normale che in una vita altrui non ti ci vedi. Sarebbe pure strano il contrario. Il motivo per cui mi piaccio tanto è anche il che ci ho messo 45 anni di essere me. E mi sono fatto un discreto mazzo.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ciao e ben riletta :)

Se io passo 15 giorni al mese in quella che dovrebbe essere una bolla, come posso fluire se il mio "lasciare vedere" parti di me e' soggetto a vincoli così pregnanti? Ripeto : Io immagino il fluire di una frase. Che ben può avere una parentesi. Ma una frase dove le parentesi si susseguono, una dietro l'altra, può "fluire"?
Perché ti sei inchiodata su sta cosa di 15 giorni al mese? Se io passassi 15 giorni al mese dentro una bolla avrei una seconda famiglia a tutti gli effetti.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Perché ti sei inchiodata su sta cosa di 15 giorni al mese? Se io passassi 15 giorni al mese dentro una bolla avrei una seconda famiglia a tutti gli effetti.
15 SEREal mese. Do' atto che non sono 15 giorni. Hai ragione, ammetto che la associazione con certi "casi" di chi ha doppia "famiglia" l'ho fatta. Questa immagine la avevo.

Il principio comunque e' identico. Anche se manca la doppia "famiglia".
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
15 SEREal mese. Do' atto che non sono 15 giorni. Hai ragione, ammetto che la associazione con certi "casi" di chi ha doppia "famiglia" l'ho fatta. Questa immagine la avevo.

Il principio comunque e' identico. Anche se manca la doppia "famiglia".
Sì ma io ho scritto che sono fuori 15 giorni al mese per lavoro. Mica che sono 15 giorni al mese in vacanza con l'amante :D
 

isabel

Utente di lunga data
Ciao e ben riletta :)

Se io passo 15 giorni al mese in quella che dovrebbe essere una bolla, come posso fluire se il mio "lasciare vedere" parti di me e' soggetto a vincoli così pregnanti? Ripeto : Io immagino il fluire di una frase. Che ben può avere una parentesi. Ma una frase dove le parentesi si susseguono, una dietro l'altra, può "fluire"?
Io non vedo crasi o parentesi o fratture nell'impersonare me per come sono, nei diversi modi in cui sono.
I vincoli di cui parli, sono vincoli interni o esterni? E soprattutto, a cosa sono funzionali?

Ben trovata anche a te :)
 

Skorpio

Utente di lunga data
Ok il mio agire è nel contesto ma fino ad un certo punto. Devo sempre stare dentro ME anche se ci sono eventi possono portare fuori o ai margini da quel ME.
Sicuramente, ma...

Se in vita tua vorrai prendere una decisione DA MOGLIE (esempio) rispetto a un uomo, o ti sposi, oppure prenderai sempre una decisione da qualcosa di diverso.

Il tuo ME si spende sempre NEL RUOLO che riveste

Quindi il ruolo in un certo qual modo condanna

Ma anche libera, volendo

Il tuo SPENDERTI è riferito sempre al ruolo

E non sei FINTA.. sei autentica NEL ruolo

Guarda che c'è gente che si sposa, e per N motivi litiga e si separa

E poi DA SEPARATI su quegli N motivi torna a riderci con tenerezza.

Quando si dice che qui c'è gente che ha la rogna addosso anche dopo 20 anni che si è separata, si dice questo

Ti sei separata, si

Ma ancora tratti emotivamente il tuo ex, come MOGLIE

(O marito)

Sei rimasta DENTRO anche se sei andata a fare la cornetta dall'avvocato

Sei ancora NEL ruolo , non hai "abbandonato"
 
Ultima modifica:

Foglia

utente viva e vegeta
Io non vedo crasi o parentesi o fratture nell'impersonare me per come sono, nei diversi modi in cui sono.
I vincoli di cui parli, sono vincoli interni o esterni? E soprattutto, a cosa sono funzionali?

Ben trovata anche a te :)
Immagino vincoli interni condizionati dal mio modo di essere all'esterno.
Funzionali sostanzialmente a non tradirmi da sola.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Sicuramente, ma...

Se in vita tua vorrai prendere una decisione DA MOGLIE (esempio) rispetto a un uomo, o ti sposi, oppure prenderai sempre una decisione da qualcosa di diverso.

Il tuo ME si spende sempre NEL RUOLO che riveste

Quindi il ruolo in un certo qual modo condanna

Ma anche libera, volendo

Il tuo SPENDERTI è riferito sempre al ruolo

E non sei FINTA.. sei autentica NEL ruolo

Guarda che c'è gente che si sposa, e per N motivi litiga e si separa

E poi DA SEPARATI su quegli N motivi torna a riderci con tenerezza.

Quando si dice che qui c'è gente che ha la rogna addosso anche dopo 20 anni che si è separata, si dice questo

Ti sei separata, si

Ma ancora tratti emotivamente il tuo ex, come MOGLIE

(O marito)

Sei rimasta DENTRO anche se sei andata a fare la cornetta dall'avvocato

Sei ancora NEL ruolo , non hai "abbandonato"
Chiarissimo. E secondo te perchè accade?
 

isabel

Utente di lunga data
Immagino vincoli interni condizionati dal mio modo di essere all'esterno.
Funzionali sostanzialmente a non tradirmi da sola.
I vincoli che tu dici, a me, servirebbero a sostenere ciò che mi rappresento di me e non ciò che sono. E le rotture io le ho percepite soprattutto nei casi in cui la mia la rappresentazione non coincideva esattamente con ciò che sentivo davvero (perché non mi era concepibile).

Ma una volta che ci si concepisce per come ci si sente, si tende naturalmente al modo di essere, più adatto al contesto senza sentirlo come un peso.
 
Ultima modifica:

Foglia

utente viva e vegeta
I vincoli che tu dici, a me, servirebbero a sostenere ciò che mi rappresento di me e non ciò che sono. E le rotture io le ho percepite soprattutto nei casi in cui la mia la rappresentazione non coincideva esattamente con ciò che sentivo davvero (perché non mi era concepibile).

Ma una volta che ci si concepisce per come ci si sente, si tende naturalmente al modo di essere, più adatto al contesto senza sentirlo come un peso.
Capito. Che poi si rifà sempre al concetto di autenticità. Il meccanismo è per tutti più o meno quello. Evidentemente poi certi "automatismi" seguono a ruota.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Oh. Io mi attengo a quello che dici :D

Se mo' salta fuori che in realtà di "non ufficiale" c'è una sera al mese, crolla anche una gran parte (anche se non tutta) del mio discorso. Che è soprattutto un discorso quantitativo.
ok. Però se leghi il discorso quantitativo al numero di serate in cui potrebbe succedere qualcosa allora sono pure più di 15. Io non ho un particolare Switch tra come sono quando sono in coppia e come sono quando sono single. Poi le occasioni devono capitare. Se capitano, non mi tiro indietro, tutto qui. Poi è chiaro che ci sono trasferte particolari in città particolari dove ho tutto già apparecchiato. Ma quella è un'altra storia.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Chiarissimo. E secondo te perchè accade?
Bisognerebbe sentire coloro ai quali accade..

Io posso dirti che nei ruoli si spendono parti diverse

Una mia amica recentemente, parlando proprio di questo, mi ha raccontato di come da giovane, in gita x una rappresentazione teatrale con altri giovani, si era trovata a dover recitare una parte che inizialmente spettava a un'altra ragazza

Di là c'era un ragazzo che lei considerava antipaticissimo e stronzo

La recita era di due coniugi che cercavano conciliazione, dopo tanti dissapori

Mi ha detto che in quel "ruolo" si trovò benissimo.. e con quel ragazzo in QUEL recitare, scoprì che aveva una sintonia

E dopo quelle prove, iniziarono a parlarsi e confidarsi, e stavano abbracciati da soli a parlare alla sera

Questi sono i ruoli

Fanno "uscire" parti di noi

E riservano sorprese, a volte

Non sempre positive
 

isabel

Utente di lunga data
Capito. Che poi si rifà sempre al concetto di autenticità. Il meccanismo è per tutti più o meno quello. Evidentemente poi certi "automatismi" seguono a ruota.
Riconoscimento, rispetto e infine autenticità.
Automatismo fa pensare ad un copione, una recita, che non credo sia il significato profondo della metafora del teatro di [MENTION=6817]Arcistufo[/MENTION].
E senza riconoscimento, sì, probabilmente si ricade in un automatismo/copione.

Se c'è riconoscimento non c'è discrepanza tra ciò che si pensa di (dover) essere, ossia la propria rappresentazione di se', e ciò che si è.
Salta il vincolo, non c'è pressione e non c'è bisogno di un copione, si è e basta.

Un esempio un poco OT.
Io sono aggressiva e ho sempre reputato "sbagliata" la mia aggressività; più la reputavo sbagliata più cercavo di vincolarla (contenendola o lasciando che uscisse come "reazione").
Io non mi riconoscevo affatto aggressiva ma paziente o "costretta" a reagire.
La provocazione dell'altro era un automatismo che serviva a slatentizzare (liberare) la mia aggressività, che poi usciva amplificata, legittimata...forte.
Poi la ho riconosciuta...e oggi, sono aggressiva, ma senza bisogno di copioni o automatismi, in modo "fluido", compatibilmente col contesto.

Anni fa ero costretta a "graffiare", oggi -il più delle volte- soffio e non mi tradisco affatto.
Anzi, era prima che mi sentivo in colpa e tradita per non essere come reputavo di dover essere.
 
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