Quando l'Italia incontra l'Africa

danny

Utente di lunga data
Nel cortile che fu casa mia, dei miei genitori, dei miei nonni, in uno storico quartiere milanese, fanno una festa.
L'accompagnamento musicale è a cura di un artista senegalese. Il tema è Africa racconta.

Solo io ci vedo qualcosa di sbagliato?

Il quartiere negli ultimi anni è diventato multietnico. Al mercato del martedì un buon terzo delle donne indossa il velo. Pochissimi gli italiani rimasti.
Io avrei apprezzato di più una festa in cui gli italiani di una volta "passavano il testimone" ai nuovi vicini stranieri, più giovani di loro, collegandosi col passato, col loro vissuto.
Un po' come quando ospiti di amici stranieri ci si aspetta di gustare piatti tipici loro, E come agli amici di mia figlia, anche se africani, non preparo il cous cous, ma il risotto.
La sensazione è però sempre la stessa: si vuole convincere gli italiani ad apprezzare i nuovi vicini di casa.
Manca invece la volontà o la capacità di far amare ai nuovi vicini di casa il posto dove risiedono, appassionandoli anche a una storia che non è la loro.
Perché in fin dei conti se io ho imparato a fare il cous cous e so cosa vuole dire halal e haram e ascolto Cheb Mami, vorrei che a chi abita con noi fosse raccontato come era la vita dei nostri nonni, dei nostri genitori, cos'è stata la guerra, il nostro passato, i nostri film, i nostri libri, le nostre canzoni, la nostra lingua, il nostro dialetto.
Per ritrovarci un po' tutti arricchendoci a vicenda, non subendo solo dei cambiamenti che oppongono diverse identità.
E vorrei che quello che condividiamo non fossero solo Nike, iPhone e Coca Cola.
 
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perplesso

Administrator
Staff Forum
6 anni e mezzo di governi dichiaratamente antinazionali, antitradizionali, antiitaliani in genere, lasciano strascichi di questo genere.

chi viene qui non viene per condividere ed assimilare, ma per imporre. il fatto che tu sappia fare il cous cous, ma i genitori degli amichetti di tua figlia immagino non sappiano fare il risotto per tacere della cotoletta, lo testimonia.

insisto nel dire che è sempre di chi si sottomette senza combattere, la responsabilità.

come possono coloro che vengono qui rispettare il nostro passato, se noi siamo i primi a celarlo?
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
6 anni e mezzo di governi dichiaratamente antinazionali, antitradizionali, antiitaliani in genere, lasciano strascichi di questo genere.

chi viene qui non viene per condividere ed assimilare, ma per imporre. il fatto che tu sappia fare il cous cous, ma i genitori degli amichetti di tua figlia immagino non sappiano fare il risotto per tacere della cotoletta, lo testimonia.

insisto nel dire che è sempre di chi si sottomette senza combattere, la responsabilità.

come possono coloro che vengono qui rispettare il nostro passato, se noi siamo i primi a celarlo?
riguardo all incipit
prima o poi ti picchio
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
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Nel cortile che fu casa mia, dei miei genitori, dei miei nonni, in uno storico quartiere milanese, fanno una festa.
L'accompagnamento musicale è a cura di un artista senegalese. Il tema è Africa racconta.

Solo io ci vedo qualcosa di sbagliato?

Il quartiere negli ultimi anni è diventato multietnico. Al mercato del martedì un buon terzo delle donne indossa il velo. Pochissimi gli italiani rimasti.
Io avrei apprezzato di più una festa in cui gli italiani di una volta "passavano il testimone" ai nuovi vicini stranieri, più giovani di loro, collegandosi col passato, col loro vissuto.
Un po' come quando ospiti di amici stranieri ci si aspetta di gustare piatti tipici loro, E come agli amici di mia figlia, anche se africani, non preparo il cous cous, ma il risotto.
La sensazione è però sempre la stessa: si vuole convincere gli italiani ad apprezzare i nuovi vicini di casa.
Manca invece la volontà o la capacità di far amare ai nuovi vicini di casa il posto dove risiedono, appassionandoli anche a una storia che non è la loro.
Perché in fin dei conti se io ho imparato a fare il cous cous e so cosa vuole dire halal e haram e ascolto Cheb Mami, vorrei che a chi abita con noi fosse raccontato come era la vita dei nostri nonni, dei nostri genitori, cos'è stata la guerra, il nostro passato, i nostri film, i nostri libri, le nostre canzoni, la nostra lingua, il nostro dialetto.
Per ritrovarci un po' tutti arricchendoci a vicenda, non subendo solo dei cambiamenti che oppongono diverse identità.
E vorrei che quello che condividiamo non fossero solo Nike, iPhone e Coca Cola.
ma chi ha organizzato questa festa ?
 

danny

Utente di lunga data
6 anni e mezzo di governi dichiaratamente antinazionali, antitradizionali, antiitaliani in genere, lasciano strascichi di questo genere.

chi viene qui non viene per condividere ed assimilare, ma per imporre. il fatto che tu sappia fare il cous cous, ma i genitori degli amichetti di tua figlia immagino non sappiano fare il risotto per tacere della cotoletta, lo testimonia.

insisto nel dire che è sempre di chi si sottomette senza combattere, la responsabilità.

come possono coloro che vengono qui rispettare il nostro passato, se noi siamo i primi a celarlo?
E' questo il problema principale.
Eppure non è per tutti così.
Nello stesso quartiere hanno riaperto una chiesa al pubblico dopo 40 anni. E' quella dove si erano sposati i miei nonni.
Lo hanno fatto per una mostra totalmente inutile di luci moderne.
La gente è venuta solo per vedere la vecchia chiesa.
C'erano anziani con le foto dei loro matrimoni, tutti disponibili a raccontare, a condividere il vissuto.
C'è questa volontà, questo desiderio di conservare l'identità, il passato, di non cancellare tutto per sempre, come se fosse inutile avere vissuto.
Accanto a questo c'è chi di questo passato non ha alcun ricordo o lo considera come un fardello e un fastidio.
La stessa italianità è qualcosa da superare per molti.
in fin dei conti Milano è la città delle file di 2 ore da Starbucks e delle cene col sushi.
Il problema è che a Firenze non trovi più un fiorentino, a Venezia i negozianti sono cinesi, a Genova in centro non c'è un italiano...
Si stanno creando delle fratture: ogni luogo non è tale solo le le case e i monumenti, ma per un percorso storico che è prezioso e andrebbe conservato per trasmetterlo alle nuove generazioni, di qualsiasi etnia, per creare identità comune.
La necessità di un'identità la si vede anche nel processo di sradicamento che subiscono molti immigrati di seconda generazione, che non sono "nessuno".
Per ritrovare un'identità mai avuta alcuni di loro si radicalizzano: il fascino dell'islam a quel punto, nella sua lettura più estrema, è molto forte. Ma noi, in precedenza, cosa abbiamo fatto per farli sentire un po' "italiani"?
 
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danny

Utente di lunga data
ma chi ha organizzato questa festa ?
Diversi soggetti e associazioni di quartiere.
Il focus però non è solo quell'evento, ma in generale l'approccio verso gli immigrati.
Un po' troppo paternalistico, se vogliamo proprio dirlo.
"Vieni qui, fai vedere quanto sei bravo, mostra a tutti quel che sai fare".
E chiusa lì.
Una comunicazione a senso unico.
L'immigrato deve sempre dimostrare qualcosa, ma rimane sempre "africano".
 
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Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Diversi soggetti e associazioni di quartiere.
Il focus però non è solo quell'evento, ma in generale l'approccio verso gli immigrati.
Un po' troppo paternalistico, se vogliamo proprio dirlo.
"Vieni qui, fai vedere quanto sei bravo, mostra a tutti quel che sai fare".
E chiusa lì.
Una comunicazione a senso unico.
L'immigrato deve sempre dimostrare qualcosa, ma rimane sempre "africano".
ok ora capisco

messa cosi non mi sembra un iniziativa che unisca in effetti.
 

Orbis Tertius

Utente di lunga data
La società multietnica è un cesso. E questo non dovrebbe neppure essere dimostrato, tanto lampanti sono gli esempi delle metropoli americane, di Londra, di Parigi e di quegli inferni in terra che sono Brasile, Colombia e Venezuela.
Però la propaganda dice che è così bella, la società multietnica. Sai, quella società dove ti entrano in casa e ti pestano a sangue per un nonulla, quella dove devi aver paura di girare per strada, quella in cui non capisci chi sei e dove sei. Alienante. Pericolosa. Sporca. Degradata.
 

patroclo

Utente di lunga data
ma perchè bisogna dare contro ai governi? Cioè di motivi specifici ce ne sono una marea, ma se "l'italiano", così come la civiltà europea, ha scelto l'estinzione direi di non dare colpa ad altri. Abbiamo finito un ciclo...tutto qui
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
E' questo il problema principale. Eppure non è per tutti così. Nello stesso quartiere hanno riaperto una chiesa al pubblico dopo 40 anni. E' quella dove si erano sposati i miei nonni. Lo hanno fatto per una mostra totalmente inutile di luci moderne. La gente è venuta solo per vedere la vecchia chiesa. C'erano anziani con le foto dei loro matrimoni, tutti disponibili a raccontare, a condividere il vissuto. C'è questa volontà, questo desiderio di conservare l'identità, il passato, di non cancellare tutto per sempre, come se fosse inutile avere vissuto. Accanto a questo c'è chi di questo passato non ha alcun ricordo o lo considera come un fardello e un fastidio. La stessa italianità è qualcosa da superare per molti. in fin dei conti Milano è la città delle file di 2 ore da Starbucks e delle cene col sushi. Il problema è che a Firenze non trovi più un fiorentino, a Venezia i negozianti sono cinesi, a Genova in centro non c'è un italiano... Si stanno creando delle fratture: ogni luogo non è tale solo le le case e i monumenti, ma per un percorso storico che è prezioso e andrebbe conservato per trasmetterlo alle nuove generazioni, di qualsiasi etnia, per creare identità comune. La necessità di un'identità la si vede anche nel processo di sradicamento che subiscono molti immigrati di seconda generazione, che non sono "nessuno". Per ritrovare un'identità mai avuta alcuni di loro si radicalizzano: il fascino dell'islam a quel punto, nella sua lettura più estrema, è molto forte. Ma noi, in precedenza, cosa abbiamo fatto per farli sentire un po' "italiani"?
nulla ovviamente. non puoi far sentire parte di qualcosa qualcuno, se tu per primo non ti ci senti
 

Orbis Tertius

Utente di lunga data
ma perchè bisogna dare contro ai governi? Cioè di motivi specifici ce ne sono una marea, ma se "l'italiano", così come la civiltà europea, ha scelto l'estinzione direi di non dare colpa ad altri. Abbiamo finito un ciclo...tutto qui
Perché tu credi che sia un fenomeno "naturale"?
 

lothar57

Utente di lunga data
6 anni e mezzo di governi dichiaratamente antinazionali, antitradizionali, antiitaliani in genere, lasciano strascichi di questo genere. chi viene qui non viene per condividere ed assimilare, ma per imporre. il fatto che tu sappia fare il cous cous, ma i genitori degli amichetti di tua figlia immagino non sappiano fare il risotto per tacere della cotoletta, lo testimonia. insisto nel dire che è sempre di chi si sottomette senza combattere, la responsabilità. come possono coloro che vengono qui rispettare il nostro passato, se noi siamo i primi a celarlo?
Perplesso concordo molto ,il problema e'che gli abbiamo permesso di fare i loro comodi senza fiatare.D'altronde Imbroglio con la storia che vanno accolti tutti,unito al buonismo della sinistra ha fatto pure peggio. In Croazia e Slovenia non ne vedi uno,sai perche'?un'amico una volta lo chiese ad un poliziotto locale,che rispose ''gli abbiamo fatto capire che e'meglio non venire qua''.Ma forse questo governo,cambiera'le regole,spero.
 
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Foglia

utente viva e vegeta
Nel cortile che fu casa mia, dei miei genitori, dei miei nonni, in uno storico quartiere milanese, fanno una festa.
L'accompagnamento musicale è a cura di un artista senegalese. Il tema è Africa racconta.

Solo io ci vedo qualcosa di sbagliato?

Il quartiere negli ultimi anni è diventato multietnico. Al mercato del martedì un buon terzo delle donne indossa il velo. Pochissimi gli italiani rimasti.
Io avrei apprezzato di più una festa in cui gli italiani di una volta "passavano il testimone" ai nuovi vicini stranieri, più giovani di loro, collegandosi col passato, col loro vissuto.
Un po' come quando ospiti di amici stranieri ci si aspetta di gustare piatti tipici loro, E come agli amici di mia figlia, anche se africani, non preparo il cous cous, ma il risotto.
La sensazione è però sempre la stessa: si vuole convincere gli italiani ad apprezzare i nuovi vicini di casa.
Manca invece la volontà o la capacità di far amare ai nuovi vicini di casa il posto dove risiedono, appassionandoli anche a una storia che non è la loro.
Perché in fin dei conti se io ho imparato a fare il cous cous e so cosa vuole dire halal e haram e ascolto Cheb Mami, vorrei che a chi abita con noi fosse raccontato come era la vita dei nostri nonni, dei nostri genitori, cos'è stata la guerra, il nostro passato, i nostri film, i nostri libri, le nostre canzoni, la nostra lingua, il nostro dialetto.
Per ritrovarci un po' tutti arricchendoci a vicenda, non subendo solo dei cambiamenti che oppongono diverse identità.
E vorrei che quello che condividiamo non fossero solo Nike, iPhone e Coca Cola.

Io concordo nella sostanza con il tuo discorso.
Però... :)

E' vero che dobbiamo insegnare ad amare il nostro Paese. E' anche però vero che chi vuole imparare ad amarlo, resta. Per chi non vuole, ci dovrebbe essere l'accompagnamento alla porta. Io almeno la vedo così :)
 

spleen

utente ?
Io concordo nella sostanza con il tuo discorso. Però... :) E' vero che dobbiamo insegnare ad amare il nostro Paese. E' anche però vero che chi vuole imparare ad amarlo, resta. Per chi non vuole, ci dovrebbe essere l'accompagnamento alla porta. Io almeno la vedo così :)
Si impara ad amare qualcosa di preciso, una identità. Cosa è rimasto, se c'è mai stato della nostra? A parte le tradizioni culinarie?
 

Orbis Tertius

Utente di lunga data
In generale penso che la fine di una civiltà per consunzione sia un fenomeno naturale, le spintarelle provocatorie di qua e di là assolutamente no. Ma le trovo solo rigurgiti premorte
Io ho elementi per sostenere che la fine, anche biologica, della nostra civiltà sia stata studiata a tavolino.
Ma non ho voglia di essere tacciato di complottismo.

E allora gioco sul piano "scientifico", come piace ai signori che reputano "inevitabile" che l'Europa diventi come l'Africa.
Il calo demografico, iniziato negli anni '70, è semplicemente dovuto alla necessità di riequilibrio territorio-risorse-popolazione: l'Europa è sovrappopolata, basta leggere i suoi tassi di densità per abitante.
Il calo, in corso da decenni, è progressivamente aumentato, fino a diventare drammatico negli ultimi anni. Perché?
La risposta è semplice: perché i demoscemi si sono messi ad interferire con il processo. Hanno improvvisamente detto che il calo demografico, fino a ieri spacciato per progresso, in realtà frenerebbe lo sviluppo. Ed ecco la soluzione dei geni: fare entrare masse di immigrati, che pesano come un macigno sullo stato sociale. E consumano molto di più di quello che producono.
Se ci fai caso il calo si è impennato quando sono cominciate ad entrare masse di africani nullafacenti sedicenti profughi: consumano risorse senza produrre, aumentando in modo scellerato lo squilibrio popolazione-risorse-territorio ed il sistema risponde nell'unico modo che può: con un calo ancora più forte.
Conclusione? Si sta impedendo in Europa un sano decremento della popolazione e lo si è trasformato, inserendo forzatamente elementi estranei, in un disastro demografico e civile senza precedenti. In una ormai conclamata sostituzione etnica.
Perché, ricordiamolo, una civiltà non dipende dalla latitudine, ma dalla popolazione: se sostituisci gli europei con gli Africani trasformi l'Europa in Africa. Anzi, peggio: perché l'Europa (e soprattutto l'Italia) non ha la ricchezza di risorse dell'Afirica. La sua unica ricchezza è l'intelligenza dei suoi abitanti.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Io ho elementi per sostenere che la fine, anche biologica, della nostra civiltà sia stata studiata a tavolino.
Ma non ho voglia di essere tacciato di complottismo.

E allora gioco sul piano "scientifico", come piace ai signori che reputano "inevitabile" che l'Europa diventi come l'Africa.
Il calo demografico, iniziato negli anni '70, è semplicemente dovuto alla necessità di riequilibrio territorio-risorse-popolazione: l'Europa è sovrappopolata, basta leggere i suoi tassi di densità per abitante.
Il calo, in corso da decenni, è progressivamente aumentato, fino a diventare drammatico negli ultimi anni. Perché?
La risposta è semplice: perché i demoscemi si sono messi ad interferire con il processo. Hanno improvvisamente detto che il calo demografico, fino a ieri spacciato per progresso, in realtà frenerebbe lo sviluppo. Ed ecco la soluzione dei geni: fare entrare masse di immigrati, che pesano come un macigno sullo stato sociale. E consumano molto di più di quello che producono.
Se ci fai caso il calo si è impennato quando sono cominciate ad entrare masse di africani nullafacenti sedicenti profughi: consumano risorse senza produrre, aumentando in modo scellerato lo squilibrio popolazione-risorse-territorio ed il sistema risponde nell'unico modo che può: con un calo ancora più forte.
Conclusione? Si sta impedendo in Europa un sano decremento della popolazione e lo si è trasformato, inserendo forzatamente elementi estranei, in un disastro demografico e civile senza precedenti. In una ormai conclamata sostituzione etnica.
Perché, ricordiamolo, una civiltà non dipende dalla latitudine, ma dalla popolazione: se sostituisci gli europei con gli Africani trasformi l'Europa in Africa. Anzi, peggio: perché l'Europa (e soprattutto l'Italia) non ha la ricchezza di risorse dell'Afirica. La sua unica ricchezza è l'intelligenza dei suoi abitanti.
Boh :)

Io sti discorsi non li condivido mica troppo. Te ci vedi l'intelligenza. Spleen l'arte culinaria. Io (che sono un po' campanilista) vedo semplicemente che in Italia ci siamo noi. Chi vuole entrare ci può entrare (entro i limiti di quella che può essere l'accoglienza), ma si deve adeguare alle nostre regole, e se non gli garbano dovrebbe essere accompagnato alla porta. Tutto qui. Molto spesso ci si domanda se gli stranieri siano o meno una risorsa. Ebbene: secondo me lo sono nella misura in cui la risorsa e' reciproca. Il che vuol dire nessuno che lucra sulle disgrazie altrui, ma anche nessuno che dell'accoglienza se ne approfitta. E alla fine ognuno deve guardare ai propri interessi. Che poi alla fine sono il motore tanto dell'Italia quanto dell'Africa.
 

danny

Utente di lunga data
Boh :)

Io sti discorsi non li condivido mica troppo. Te ci vedi l'intelligenza. Spleen l'arte culinaria. Io (che sono un po' campanilista) vedo semplicemente che in Italia ci siamo noi. Chi vuole entrare ci può entrare (entro i limiti di quella che può essere l'accoglienza), ma si deve adeguare alle nostre regole, e se non gli garbano dovrebbe essere accompagnato alla porta. Tutto qui. Molto spesso ci si domanda se gli stranieri siano o meno una risorsa. Ebbene: secondo me lo sono nella misura in cui la risorsa e' reciproca. Il che vuol dire nessuno che lucra sulle disgrazie altrui, ma anche nessuno che dell'accoglienza se ne approfitta. E alla fine ognuno deve guardare ai propri interessi. Che poi alla fine sono il motore tanto dell'Italia quanto dell'Africa.
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