Non trasformare tutto in regola però.
Io l'ho detto tante volte, e in tanti stati d'animo.
Io sono figlia di genitori che sono rimasti insieme.
Hanno fatto tanto. E per tante cose sono loro grata.
Ma.
La vicinanza affettiva non c'è.
Sono comunque cresciuta con una visione di coppia distorta. E la coppia la si impara prima di tutto sentendo i genitori. Poi li si osserva. Ma poi. Molto poi.
Quando le cose importanti sono state scritte.
E poi li osservi secondo l'ottica che ti hanno dato.
Mio padre, quando gli hanno investito il cane, mi ha chiamata, sono andata a prenderlo.
Se ne è stato in silenzio per quasi metà viaggio.
E poi mi ha detto "adesso sono davvero solo"
Ed era disperato. Letteralmente disperato in quel momento.
Mia madre è ancora a dire come lui, noi, tutta la famiglia l'ha schiacciata, oppressa, soffocata. Come lei ha rinunciato a tutta se stessa per noi.
Ma soprattutto è così arrabbiata con mio padre che non è in grado di una parola, mezza parola di dolcezza nei suoi riguardi.
E in casa loro è una guerra costante. Separate da brevi tregue, che esistono nei momenti in cui ci sono problemi da affrontare.
Come se non fossero più nemmeno capaci di guardare il bello che hanno fatto con le loro fatiche.
Io provo una profonda pena per loro.
Veramente.
Mi intristiscono. Entrambi.
Mi inteneriscono.
Vorrei consolarli. E so che non posso nulla.
Perchè hanno vissuto una vita in cui non sono stati capaci di starsi vicino e si sono costretti a farlo lo stesso.
E vedo lo sguardo con cui si guardano.
Non c'è ombra di dolcezza.
Mio padre parla di angherie (reali)
E mia madre parla di incomprensione e abbandono da parte di lui (reale)
Vivono negli stessi spazi. Ma non sono insieme.
Se si fossero separati, io penso che sarebbe stato molto meglio.
Per tutti.
Forse avremmo avuto un po' di pace.
Le persone che hanno avuto esperienze simili alla mia, riportano le mie stesse sensazioni.
Ovviamente.
Non c'è regola.
Non si sa cosa è meglio.
Non c'è una linea da seguire assolutamente valida.
Non ci sono regole.
Ma pensare che le cose che riguardano se stessi si faccian in base alle paure per chi ci sta intorno (figli compresi) a me non sembra una posizione saldissima.
E mi viene in mente una gattara, che quando pensavo al secondo gatto e diventavo matta chiedendomi delle conseguenze sul micio che già viveva con me, mi aveva detto
"tesoro, se lo vuoi, lo vuoi per te. E solo in questo modo sarai in grado di affrontare le difficoltà eventuali".
Lei me l'ha detto per i gatti.
Ma mi ha delicatamente insegnato una fondamentale linea di vita.
Se i miei mi dicessero (e per fortuna non si azzardano) che sono rimasti insieme per me, li prenderei a ceffoni.
Tutti e due, senza distinzione.
Hanno deciso per i cazzi loro. Per i loro conti.
Va bene così.
Ma questo non ha tutelato noi figlie dagli squilibri di una coppia che coppia non è.