Ho bisogno che qualcuno mi aiuti.

zanna

Utente di lunga data
Il neretto è il punto a cui volevo arrivare con questo discorso.
Il tradimento - l'atto - procura danni, è inconfutabile, scoperto o non scoperto resta pur sempre un inganno e un venir meno a dei patti stipulati con una persona: il giudizio lo applico sull'atto, non sulla persona.
E come giustamente tu precisi, nel momento in cui io applico una forte connotazione negativa all'atto in sé (ma vi sono persone che non considerano affatto negativo il tradimento; in questo caso non dovrebbero avere problemi ad essere traditi a loro volta, per rimanere coerenti e a tale scopo esulano da questo discorso. Non è il caso però di mia moglie, che non accetterebbe un mio tradimento, per cui aderisce anche lei alla valutazione negativa dell'atto), condanno (per quanto mi è possibile) anche chi l'ha commesso a non ripeterlo, mentre mi riservo di valutare diversamente quanto accaduto, ragionando nella maniera da te sottolineata.
Per questo la distinzione tradimento scoperto/non scoperto è priva di senso, perché in entrambi i casi ad essere assente sarà solo la possibilità di giudizio, non la colpa o l'atto in sé.
Molto diverso (e secondo me criticabile) è invece giudicare le persone o istituire delle categorie, come se l'essere stati immuni dal tradimento per varie ragioni ci desse la possibilità di essere in una posizione di superiorità rispetto a chi non è stato capace di esserlo.
Io non so dirti se, nell'attuale situazione, potrei dirmi incapace di tradire.
Certe dinamiche a cui ho assistito hanno cambiato anche il mio modo di definire il mio interesse personale in rapporto alle esigenze di mia moglie, in pratica mi hanno reso più egoista. Trovo sempre esecrabile l'atto in sé, ma la mia capacità di effettuare valutazioni morali sulle mie scelte nel caso soffrirebbe dell'egoismo che in me ha trovato ora un suo spazio accreditato.
Ari mecojoni ... per il resto danny ma ti starai mica ipaziando?? :rotfl::rotfl::rotfl:
 

JON

Utente di lunga data
Il neretto è il punto a cui volevo arrivare con questo discorso.
Il tradimento - l'atto - procura danni, è inconfutabile, scoperto o non scoperto resta pur sempre un inganno e un venir meno a dei patti stipulati con una persona: il giudizio lo applico sull'atto, non sulla persona.
E come giustamente tu precisi, nel momento in cui io applico una forte connotazione negativa all'atto in sé (ma vi sono persone che non considerano affatto negativo il tradimento; in questo caso non dovrebbero avere problemi ad essere traditi a loro volta, per rimanere coerenti e a tale scopo esulano da questo discorso. Non è il caso però di mia moglie, che non accetterebbe un mio tradimento, per cui aderisce anche lei alla valutazione negativa dell'atto), condanno (per quanto mi è possibile) anche chi l'ha commesso a non ripeterlo, mentre mi riservo di valutare diversamente quanto accaduto, ragionando nella maniera da te sottolineata.
Per questo la distinzione tradimento scoperto/non scoperto è priva di senso, perché in entrambi i casi ad essere assente sarà solo la possibilità di giudizio, non la colpa o l'atto in sé.
Molto diverso (e secondo me criticabile) è invece giudicare le persone o istituire delle categorie, come se l'essere stati immuni dal tradimento per varie ragioni ci desse la possibilità di essere in una posizione di superiorità rispetto a chi non è stato capace di esserlo.
Io non so dirti se, nell'attuale situazione, potrei dirmi incapace di tradire.
Certe dinamiche a cui ho assistito hanno cambiato anche il mio modo di definire il mio interesse personale in rapporto alle esigenze di mia moglie, in pratica mi hanno reso più egoista. Trovo sempre esecrabile l'atto in sé, ma la mia capacità di effettuare valutazioni morali sulle mie scelte nel caso soffrirebbe dell'egoismo che in me ha trovato ora un suo spazio accreditato.
Ma vedi, la mia intenzione è proprio quella di tagliare la testa al toro e giudicare direttamente il danno.

Non è mai il caso di perdersi in discorsi male accampati sulla morale o in filosofie umaniste. Ne da un lato, ne dall'altro.
Non a caso l'individuo fedele e quello infedele, alla fine della giostra, tentano proprio il contenimento dei danni. Solo che nel secondo caso sono stati già fatti e, come dici, poco importa se questi sono venuti a galla o meno. È la percezione del danno che costituisce il metro di misura morale, ma non è detto che questo sia condivisibile.

Se per qualcuno la percezione del danno non è sovrapponibile alla mia, allora, se mi è permesso, so io cosa mi danneggia e come. A questo punto l'unico vero limite sta nella soggettività di ognuno, solo che in questo caso è proprio quella soggettività a stabilire un ordine di scala morale. Ecco, al limite lo sforzo intellettuale è quello di capire dove ci collochiamo, probabilmente se riusciamo a fare questo riusciremo ad essere obiettivi il giusto senza subire i nostri stessi condizionamenti. Se nei confronti diretti con l'altro questo è sempre molto difficile da applicare, almeno quando ci guardiamo allo specchio sarebbe il caso di non mentirci.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Per questo la distinzione tradimento scoperto/non scoperto è priva di senso, perché in entrambi i casi ad essere assente sarà solo la possibilità di giudizio, non la colpa o l'atto in sé.
Non so se è priva di senso, SICURAMENTE le conseguenze (scoperto/non scoperto) sono totalmente differenti per chi le subisce. Se tu non avessi scoperto tua moglie non saresti venuto qui e ti saresti risparmiato parecchia sofferenza.
 

stany

Utente di lunga data
Bah, delle dimensioni dell'amante non si ha alcuna informazione che possa definirne l'ordine di grandezza.

Ma stando alle teorie di Stany e alle loro insite proprietà transitive, si potrebbe ipotizzare che Stany c'è l'ha più piccolo dell'amante. Quindi, pur non essendo possibile stabilire con certezza le misure, si può dire che gli organi in questione sono legati da un rapporto proporzionale.

Abbiate pietà, scherzo:)
Ah..ah..ah....leggo solo ora.
Vero! Con gli anni mi si è accorciato....Incurvato.......così posso stimolare il punto G......
 

danny

Utente di lunga data
Ma vedi, la mia intenzione è proprio quella di tagliare la testa al toro e giudicare direttamente il danno.

Non è mai il caso di perdersi in discorsi male accampati sulla morale o in filosofie umaniste. Ne da un lato, ne dall'altro.
Non a caso l'individuo fedele e quello infedele, alla fine della giostra, tentano proprio il contenimento dei danni. Solo che nel secondo caso sono stati già fatti e, come dici, poco importa se questi sono venuti a galla o meno. È la percezione del danno che costituisce il metro di misura morale, ma non è detto che questo sia condivisibile.

Se per qualcuno la percezione del danno non è sovrapponibile alla mia, allora, se mi è permesso, so io cosa mi danneggia e come. A questo punto l'unico vero limite sta nella soggettività di ognuno, solo che in questo caso è proprio quella soggettività a stabilire un ordine di scala morale. Ecco, al limite lo sforzo intellettuale è quello di capire dove ci collochiamo, probabilmente se riusciamo a fare questo riusciremo ad essere obiettivi il giusto senza subire i nostri stessi condizionamenti. Se nei confronti diretti con l'altro questo è sempre molto difficile da applicare, almeno quando ci guardiamo allo specchio sarebbe il caso di non mentirci.
Il danno.
Sapresti quantificarlo?
Ed è lo stesso a distanza di un giorno, di un anno, di dieci anni e per diverse persone?
Secondo neretto: no. Non vi è relatività - come nel danno - per il tradimento: esso (l'atto) non può che essere sempre visto come un comportamento inaccettabile.
Non è in discussione questo concetto, ovvero della violazione di un obbligo morale che si ha durante il tradimento, cosa che non può non aver valore negativo, e neppure può essere relativizzato rispetto al danno, che come sappiamo subisce le flessioni dovute alla diversa percezione e anche alla capacità di tenere segreta la relazione o parte di essa.
E' un po' come equiparare un tenore che fa una stecca durante un'opera a una persona che normalmente non azzecca una nota. Il concetto indiscutibile è la necessità di eseguire le note correttamente e con la giusta intonazione, ciò che varia è invece il giudizio della persona che ha stonato, che "dipende" dal singolo soggetto.
A un Pavarotti non potevi dare dello stonato anche dopo una stecca, a un signor Qualsiasi che deprime con i suoi strazi melofobi costantemente gli organi uditivi degli astanti inevitabilmente sì.
Io non potrei stare con una persona bugiarda tutta la vita, ma posso permettermi, sulla base di queste considerazioni, di restare con una persona che ha sbagliato, che riconosce di averlo fatto ma che in altre occasioni ha dato modo e sta dando di essere tutt'altro. I valori condivisi alla fine sono gli stessi, gli obiettivi non differiscono, resta il problema di superare qualcosa che è innegabilmente pesante e che richiede motivazioni per essere affrontato.
Ma, se si resta, si deve smettere di provare rancore verso chi ha sbagliato, altrimenti il danno ce lo stiamo procurando noi. E qui, mi sembra, che per alcuni questa fase non sia affatto sopraggiunta.
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
Non so se è priva di senso, SICURAMENTE le conseguenze (scoperto/non scoperto) sono totalmente differenti per chi le subisce. Se tu non avessi scoperto tua moglie non saresti venuto qui e ti saresti risparmiato parecchia sofferenza.
Certo.
Tornando all'esempio "Musicale", è un po' come se lo stonato scassatimpani si mettesse a cantare in un coro.
Per non fare danni basta che muova le labbra senza articolare suono: nessuno si accorgerà del suo deficit canoro.
Ma rimarrà comunque stonato, no?
 

Divì

Utente senza meta
Trovo interessante che [MENTION=5392]danny[/MENTION], da sempre portavoce dell'equilibrio, la tolleranza e il relativismo/soggettivismo etico si stia inoltrando sul terreno degli assoluti.
[MENTION=4856]JON[/MENTION] invece ha affrontato il tema che nella dottrina cattolica si chiama "deliberato consenso" cioè la percezione del danno che se ignorata trasforma il peccato veniale in peccato grave :D
Bella discussione.
 

JON

Utente di lunga data
Il danno.
Sapresti quantificarlo?
Ed è lo stesso a distanza di un giorno, di un anno, di dieci anni e per diverse persone?
Secondo neretto: no. Non vi è relatività - come nel danno - per il tradimento: esso (l'atto) non può che essere sempre visto come un comportamento inaccettabile.
Non è in discussione questo concetto, ovvero della violazione di un obbligo morale che si ha durante il tradimento, cosa che non può non aver valore negativo, e neppure può essere relativizzato rispetto al danno, che come sappiamo subisce le flessioni dovute alla diversa percezione e anche alla capacità di tenere segreta la relazione o parte di essa.
E' un po' come equiparare un tenore che fa una stecca durante un'opera a una persona che normalmente non azzecca una nota. Il concetto indiscutibile è la necessità di eseguire le note correttamente e con la giusta intonazione, ciò che varia è invece il giudizio della persona che ha stonato, che "dipende" dal singolo soggetto.
A un Pavarotti non potevi dare dello stonato anche dopo una stecca, a un signor Qualsiasi che deprime con i suoi strazi melofobi costantemente gli organi uditivi degli astanti inevitabilmente sì.
Io non potrei stare con una persona bugiarda tutta la vita, ma posso permettermi, sulla base di queste considerazioni, di restare con una persona che ha sbagliato, che riconosce di averlo fatto ma che in altre occasioni ha dato modo e sta dando di essere tutt'altro. I valori condivisi alla fine sono gli stessi, gli obiettivi non differiscono, resta il problema di superare qualcosa che è innegabilmente pesante e che richiede motivazioni per essere affrontato.
Ma, se si resta, si deve smettere di provare rancore verso chi ha sbagliato, altrimenti il danno ce lo stiamo procurando noi. E qui, mi sembra, che per alcuni questa fase non sia affatto sopraggiunta.
Non dico il contrario. Per me i danni, o le conseguenze, rappresentano un deterrente. Prima o dopo che si manifestino.
Infatti discutevo proprio sulla capacità morale di considerare gli effetti delle proprie azioni. Tutti commettono errori.
 

JON

Utente di lunga data
Trovo interessante che @danny, da sempre portavoce dell'equilibrio, la tolleranza e il relativismo/soggettivismo etico si stia inoltrando sul terreno degli assoluti.
@JON invece ha affrontato il tema che nella dottrina cattolica si chiama "deliberato consenso" cioè la percezione del danno che se ignorata trasforma il peccato veniale in peccato grave :D
Bella discussione.
Sarà il tema del sermone che terrò stasera alla messa delle sei.:singleeye:
 
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