Lasciarla Andare unica soluzione?

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Chi semplicemente affronta per convenzione le problematiche della vita sconfina, spesso, nell'ipocrisia. Ma questa è un'altra branca della questione, anche se strettamente legata al senso di colpa.

Chi invece risponde ad un codice etico proprio, e quindi soggettivo, non è che semplicemente non sgarra, compie scelte appropriate al contesto in cui vive. Il problema nasce, o può nascere, proprio nella soggettività, nel momento in cui questa è così preponderante da escludere quella del prossimo in un contesto condiviso. Se compi un atto al di fuori di quel contesto, non consono ad esso, è il momento in cui il senso di colpa esplicito o anche quello messo a tacere, che per me sono la stessa cosa, non hanno senso di esistere e sono del tutto biasimabili. A questo punto, pur ammettendo che esistono serie difficoltà per un individuo a rivelarsi, le strade restano solo due: o assumere la condizione di chi sa di sbagliare sbagliando, oppure fare una scelta o una rinuncia che lo faccia restare "pulito", scelta che in se offre diverse possibilità.

Di certo, arrivati ad un certo punto, pararsi con un di senso di colpa enfatizzato o attenuato non serve a nulla e nessuno se non a se stessi.
Sì ma la scelta va considerata appropriata in relazione al contesto interno oppure a quello sociale?
 

JON

Utente di lunga data
Sì ma la scelta va considerata appropriata in relazione al contesto interno oppure a quello sociale?
Dato che stiamo parlando di senso di colpa, che sarebbe la risposta incoerente del singolo in questi frangenti al quesito che hai posto, mi viene da risponderti nessuna delle due che hai detto.

Temo che in realtà le scelte, o non scelte, che facciamo siano esplicate solo in relazione alla convenienza. Cosa che di per se pare immorale, ma che non lo sarebbe se i fattori che determinano i modi di agire fossero giocati a carte scoperte. Quando agiamo occultamente la scelta è appropriata solo perché l'abbiamo determinata in maniera del tutto arbitraria e per convenienza o tornaconto, questo non si deve negarlo. Il senso di colpa a cose fatte serve solo a spazzare via l'ultimo granello di dignità personale rimasto.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Dato che stiamo parlando di senso di colpa, che sarebbe la risposta incoerente del singolo in questi frangenti al quesito che hai posto, mi viene da risponderti nessuna delle due che hai detto.

Temo che in realtà le scelte, o non scelte, che facciamo siano esplicate solo in relazione alla convenienza. Cosa che di per se pare immorale, ma che non lo sarebbe se i fattori che determinano i modi di agire fossero giocati a carte scoperte. Quando agiamo occultamente la scelta è appropriata solo perché l'abbiamo determinata in maniera del tutto arbitraria e per convenienza o tornaconto, questo non si deve negarlo. Il senso di colpa a cose fatte serve solo a spazzare via l'ultimo granello di dignità personale rimasto.
Assolutamente in disaccordo. La frustrazione nasce o non nasce proprio in virtù del fatto che la convenienza o il tornaconto vengono valutati in base a presupposti che stridono con valori e priorità propri dell'individuo e che non sono determinati su base oggettiva quasi mai. L'homo oeconomicus è un caso di scuola
 

Martoriato

Utente di lunga data
Il punto di vista é un mezzo, mica un fine. Non ambisco a diventare un bodhisattva del web astratto dalle miserie umane. Anzi, nelle miserie umane ci sguazzo altrimenti non sarei qui. In particolare uno dei meccanismi umani che mi interessano di più è proprio il senso di colpa.
Che normalmente ammoscia il pisello. Ora, io quando torno da una fuga d'amore normalmente sto talmente carico a pallettoni che non solo il mio migliore amico fa lo show, ma riesco tranquillamente a bypassare qualunque tipo di frase ad cazzum e/o situazione che normalmente mi porterebbe allo smoscio immediato. L'idea di essere devastati dal senso di colpa uno di quei giorni in cui ti fai il doppio giro e non solo mi affascina ma mi interessa anche profondamente quale possa esserne la genesi.
Io per il senso di colpa per aver tradito mia moglie sono finito dallo psicologo per diversi mesi. Dal primo bacio con la mia amante allo studio dello psicologo e' passata una settimana,mentre come ho gia' detto in una settimana la mia amante ha spedito il marito fuori di casa...
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Io per il senso di colpa per aver tradito mia moglie sono finito dallo psicologo per diversi mesi. Dal primo bacio con la mia amante allo studio dello psicologo e' passata una settimana,mentre come ho gia' detto in una settimana la mia amante ha spedito il marito fuori di casa...
meglio per te, vuol dire che baci bene :D
 

JON

Utente di lunga data
Assolutamente in disaccordo. La frustrazione nasce o non nasce proprio in virtù del fatto che la convenienza o il tornaconto vengono valutati in base a presupposti che stridono con valori e priorità propri dell'individuo e che non sono determinati su base oggettiva quasi mai. L'homo oeconomicus è un caso di scuola
Mah, quando certi valori sono puramente autoreferenziali, non saprei fino a che punto sia lecito tirarli in ballo. Più che altro mi pare che il tuo concetto di fondo è quello per cui la soggettività sconfina nell'oggettività. Mi pare che un accenno se n'era già fatto.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Mah, quando certi valori sono puramente autoreferenziali, non saprei fino a che punto sia lecito tirarli in ballo. Più che altro mi pare che il tuo concetto di fondo è quello per cui la soggettività sconfina nell'oggettività. Mi pare che un accenno se n'era già fatto.
quando parliamo di sentimenti il quadro di riferimento deve essere assolutamente soggettivo. Se tu provi qualcosa non devi chiederti se quello che provi sia giusto o meno, devi chiederti perché lo provi, magari oppure se le conseguenze pratiche dei tuoi sentimenti si possono creare dei problemi. Ma indagare sulla liceità di un sentimento di per sé è una stronzata
 

Divì

Utente senza meta
quando parliamo di sentimenti il quadro di riferimento deve essere assolutamente soggettivo. Se tu provi qualcosa non devi chiederti se quello che provi sia giusto o meno, devi chiederti perché lo provi, magari oppure se le conseguenze pratiche dei tuoi sentimenti si possono creare dei problemi. Ma indagare sulla liceità di un sentimento di per sé è una stronzata
Assolutamente soggettivo è un ossimoro.
 

JON

Utente di lunga data
quando parliamo di sentimenti il quadro di riferimento deve essere assolutamente soggettivo. Se tu provi qualcosa non devi chiederti se quello che provi sia giusto o meno, devi chiederti perché lo provi, magari oppure se le conseguenze pratiche dei tuoi sentimenti si possono creare dei problemi. Ma indagare sulla liceità di un sentimento di per sé è una stronzata
Concordo sul fatto che un sentimento è quello che è. Cioè, non ci perdo nemmeno il tempo a discuterne. Dal mio punto di vista un sentimento è sempre lecito. Il problema nasce quando l'espressione del sentimento costringe a patti o compromessi nella valutazione di quelle che tu chiami conseguenze pratiche. Le conseguenze non sono soltanto pratiche, al limite puoi fare in modo che restino confinati come tali. Ma sinceramente di gente infallibile io non ne conosco.

Dato che stiamo parlando di sentimenti che, voglio ricordare, corrono su binari paralleli, semmai e per onestà intellettuale io mi farei domande sulla loro importanza e autenticità, soprattutto quando alcuni escludono o, quantomeno, influenzano degli altri. Perché se è vero che in fin dei conti l'amore è il coadiuvante della spinta sessuale, allora temo che certi sentimenti sono ad alto rischio di strumentalizzazione. E qui torniamo sul discorso della convenienza, personalmente starei molto attento a tirarli in ballo. Sono "strumenti" (non è una contraddizione) che concorrono in tutta la gamma dei rapporti umani, alcuni di questi richiedono scelte ben precise per essere compiuti. Senza svalutare o mortificare i sentimenti che si possano provare nei diversi frangenti della vita.

Infatti è la compiutezza dei sentimenti infusi in certi rapporti che mi suscita interesse. Posso dirti che si possono provare sentimenti che, valutate le conseguenze, non possono essere compiuti. O meglio, a seconda del proprio codice etico, si sceglie se compierli o meno, oppure più banalmente, prenderne solo la parte che ci conviene fatto salvo, poi, il rischio di sbatterci i denti se qualcosa va storto (che in realtà sarebbe comunque il compimento nel bene o nel male nel verso giusto).
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Concordo sul fatto che un sentimento è quello che è. Cioè, non ci perdo nemmeno il tempo a discuterne. Dal mio punto di vista un sentimento è sempre lecito. Il problema nasce quando l'espressione del sentimento costringe a patti o compromessi nella valutazione di quelle che tu chiami conseguenze pratiche. Le conseguenze non sono soltanto pratiche, al limite puoi fare in modo che restino confinati come tali. Ma sinceramente di gente infallibile io non ne conosco.

Dato che stiamo parlando di sentimenti che, voglio ricordare, corrono su binari paralleli, semmai e per onestà intellettuale io mi farei domande sulla loro importanza e autenticità, soprattutto quando alcuni escludono o, quantomeno, influenzano degli altri. Perché se è vero che in fin dei conti l'amore è il coadiuvante della spinta sessuale, allora temo che certi sentimenti sono ad alto rischio di strumentalizzazione. E qui torniamo sul discorso della convenienza, personalmente starei molto attento a tirarli in ballo. Sono "strumenti" (non è una contraddizione) che concorrono in tutta la gamma dei rapporti umani, alcuni di questi richiedono scelte ben precise per essere compiuti. Senza svalutare o mortificare i sentimenti che si possano provare nei diversi frangenti della vita.

Infatti è la compiutezza dei sentimenti infusi in certi rapporti che mi suscita interesse. Posso dirti che si possono provare sentimenti che, valutate le conseguenze, non possono essere compiuti. O meglio, a seconda del proprio codice etico, si sceglie se compierli o meno, oppure più banalmente, prenderne solo la parte che ci conviene fatto salvo, poi, il rischio di sbatterci i denti se qualcosa va storto (che in realtà sarebbe comunque il compimento nel bene o nel male nel verso giusto).
Guarda che su questo sfondi una porta aperta. che tutti i giorni dobbiamo confrontarci con la scelta sia assecondare o no quello che proviamo vale per Madre Teresa di Calcutta come per il pedofilo.
Io non giudico le pulsioni, giudico i comportamenti. Ritengo però che la frustrazione derivi dal non assecondare le tue pulsioni. Il pedofilo deve essere messo in condizione di non assecondare i suoi sentimenti perché è impossibile trovare un modo di assecondare quelle pulsioni senza far male ad altri. Quando invece, attraverso la bugia, trovi il modo di assecondare le tue pulsioni senza far male a nessuno per me le condizioni del mio codice etico sono più che soddisfatte. Prendi il caso in cui si sia contemporaneamente innamorati della moglie e dell'amante. Il 99% delle persone inizierà a dirti non è possibile, che non è un "vero" sentimento d'amore e bla bla bla.
Ma se è vero o no lo sai tu.
 

JON

Utente di lunga data
Guarda che su questo sfondi una porta aperta. che tutti i giorni dobbiamo confrontarci con la scelta sia assecondare o no quello che proviamo vale per Madre Teresa di Calcutta come per il pedofilo.
Io non giudico le pulsioni, giudico i comportamenti. Ritengo però che la frustrazione derivi dal non assecondare le tue pulsioni. Il pedofilo deve essere messo in condizione di non assecondare i suoi sentimenti perché è impossibile trovare un modo di assecondare quelle pulsioni senza far male ad altri. Quando invece, attraverso la bugia, trovi il modo di assecondare le tue pulsioni senza far male a nessuno per me le condizioni del mio codice etico sono più che soddisfatte. Prendi il caso in cui si sia contemporaneamente innamorati della moglie e dell'amante. Il 99% delle persone inizierà a dirti non è possibile, che non è un "vero" sentimento d'amore e bla bla bla.
Ma se è vero o no lo sai tu.
Naturalmente la tua posizione è opinabile quanto le altre. In ogni caso devi adottare delle misure di contenimento assimilabili al costume comune per il quale i danni vanno evitati. Se ci pensi, laddove tu vedi frustrazione, per qualcun altro può trattarsi di un comportamento che, pur quando diametralmente opposto, mira a perseguire uno scopo degno della propria bussola morale.

Finché giudichi inadeguato è biasimabile un comportamento ipocrita quale può essere quello di un individuo preda, in questi ambiti, dei sensi di colpa, sono più che d'accordo. Lo sono meno, anzi per niente, se ritieni che qualcuno nella privazione espleti soltanto un ruolo viziato e complessato che si esprime con la frustrazione.

Comprendo che il tuo modus possa risultarti virtuoso, ma lo è per te e non è scevro da controindicazioni.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Lo sono meno, anzi per niente, se ritieni che qualcuno nella privazione espleti soltanto un ruolo viziato e complessato che si esprime con la frustrazione.
Per me la scriminante sta nella valutazione oggettiva, e non legata a codici morali dell'agire caso per caso.
Se decido di non tradire mia moglie perché le condizioni nel caso, oggettivamente valutate e soprattutto temporalmente riferite a quello specifico momento mi dicono che non è il caso, oppure che non sarei all'altezza di giocarmi la situazione senza far danni a quelle persone che (per me ovviamente) hanno la priorità, al massimo avrò qualche rimorso, ma difficilmente arriverò a gestire una grossa frustrazione.
Ben diverso è il discorso in cui io decido di non fare una qualcosa "perché non si fa". Ma da quella cosa sono comunque attratto e devo fare i conti con l'attrazione che quel qualcosa o qualcuno ovviamente esercita su di me.
Ti faccio un caso molto pratico: ho conosciuto una bellissima donna che si diverte a postare, ovviamente in anonimato, sue foto di nudo artistico su un sito web amatoriale per avere complimenti e attenzioni che dentro casa non riceve più. Che secondo me è un buon modo per disinnescare la frustrazione che nasce dall'avere accanto qualcuno che ti guarda solo come un qualcosa di ondivago tra la colf e la cuoca. La donna di cui sto parlando, non ritenendo questo suo mettere foto un qualcosa di moralmente neutro, sì trova a vivere abbastanza male il suo esibizionismo in quanto "mi sento una zoccola perché se mio marito lo scoprisse, farebbe un casino". Che è un discorso che per me non sta in piedi perché, a prescindere da quelle valutazioni che afferiscono al mio sistema di valori, secondo me genera soltanto frustrazioni su frustrazioni. La scelta è continuare o smettere, in base ad una valutazione di opportunità. Continuare standoci male, o meglio la frustrazione che deriva dal continuare nella paura di essere beccati e quindi di conseguenza pratiche, molto più che morali, non ha semplicemente senso.
 

Dina74

Utente di lunga data
Ma tutto il tempo che tu scriverlo per la tipa...cosa ti rimane da dedicare alla tua famiglia? Io fossi nella tipa nn ti considererà mai come compagno di vita

Inviato dal mio SM-G900F utilizzando Tapatalk
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma tutto il tempo che tu scriverlo per la tipa...cosa ti rimane da dedicare alla tua famiglia? Io fossi nella tipa nn ti considererà mai come compagno di vita

Inviato dal mio SM-G900F utilizzando Tapatalk
Scusa ma non ci ho capito una mazza
 

JON

Utente di lunga data
Per me la scriminante sta nella valutazione oggettiva, e non legata a codici morali dell'agire caso per caso.
Se decido di non tradire mia moglie perché le condizioni nel caso, oggettivamente valutate e soprattutto temporalmente riferite a quello specifico momento mi dicono che non è il caso, oppure che non sarei all'altezza di giocarmi la situazione senza far danni a quelle persone che (per me ovviamente) hanno la priorità, al massimo avrò qualche rimorso, ma difficilmente arriverò a gestire una grossa frustrazione.
Ben diverso è il discorso in cui io decido di non fare una qualcosa "perché non si fa". Ma da quella cosa sono comunque attratto e devo fare i conti con l'attrazione che quel qualcosa o qualcuno ovviamente esercita su di me.
Ti faccio un caso molto pratico: ho conosciuto una bellissima donna che si diverte a postare, ovviamente in anonimato, sue foto di nudo artistico su un sito web amatoriale per avere complimenti e attenzioni che dentro casa non riceve più. Che secondo me è un buon modo per disinnescare la frustrazione che nasce dall'avere accanto qualcuno che ti guarda solo come un qualcosa di ondivago tra la colf e la cuoca. La donna di cui sto parlando, non ritenendo questo suo mettere foto un qualcosa di moralmente neutro, sì trova a vivere abbastanza male il suo esibizionismo in quanto "mi sento una zoccola perché se mio marito lo scoprisse, farebbe un casino". Che è un discorso che per me non sta in piedi perché, a prescindere da quelle valutazioni che afferiscono al mio sistema di valori, secondo me genera soltanto frustrazioni su frustrazioni. La scelta è continuare o smettere, in base ad una valutazione di opportunità. Continuare standoci male, o meglio la frustrazione che deriva dal continuare nella paura di essere beccati e quindi di conseguenza pratiche, molto più che morali, non ha semplicemente senso.
Beh, dopotutto è quello che si cercava di far emergere in questo stesso thread dove il senso di colpa rappresenta solo un orpello comportamentale di discutibile utilità.

Credo che ognuno se la smazzi come può, di sicuro una metodologia improntata più al pragmatismo che al vittimismo rappresenta senza dubbio l'approccio più sensato quando il rischio è quello di sconfinare nell'ambiguità. Tolto questo, non sindacherei più tanto sulle scelte di vita degli altri e sul personale grado morale quando questo aspira a scopi unanimemente riconosciuti come superiori.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
aspira a scopi unanimemente riconosciuti come superiori.
Unanimemente un cazzo. Senza offesa, ma qua casca l'asino. Il riconoscere uno scopo come superiore è qualcosa di assolutamente, anzi di eminentemente soggettivo. Che poi esistano delle scale valoriali convenzionali, ancorchè spacciate come oggettive ed assolute, è evidente. E l'andar contro quelle scale valoriali spesso è sanzionato. Vai a spiegare a un musulmano osservante che un uomo a cui piace il cazzo non è malato? Spacciare quelle scale valoriali come qualcosa di disceso dal cielo è esattamente quel tipo di apologia della fuffa che non condivido.
 
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