Riflessioni (varie) sulle trasformazioni in atto della nostra società

Skorpio

Utente di lunga data
...

Il problema è la supponenza della mentalità occidentale.

Che ha confezionato in laboratorio valori "laici" che dovrebbero stupire e conquistare chiunque (in teoria)

E come valori li propone. A tutti

E non si rende consapevole che per determinate culture (e in determinate teste e cervelli, anche sani) questi valori saranno SEMPRE e COMUNQUE disvalori.
 

brenin

Utente
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Tutti i musulmani dovrebbero seguire determinati comportamenti.
Per esempio le donne non dovrebbero indossare i pantaloni stretti (ma alcune ragazzine ho visto che lo fanno nei paesi più aperti), tutti non dovrebbero mangiare bistecche al sangue o bere alcol, possedere cani, mostrarsi nudi anche tra uomini ad altri uomini (doccia in palestra), avere rapporti sessuali prematrimoniali, le donne dovrebbero fare le casalinghe come attività principale, nessuno può permettersi di restare single, i matrimoni devono essere concordati anche sulla condizione economica delle rispettive famiglie e la donna può sposarsi solo col consenso della famiglia di origine e obbedire al marito, che però se non se la scopa dopo 4 mesi lei può divorziare da lui, non può adottare bambini, il marito può picchiare la moglie che non gli obbedisce, o non scoparla (come punizione), durante il ramadan è vietato avere contatti con il sesso opposto (a meno che non siano necessari).
Se poi si segue alla lettera tutti al musulmano è vietato "integrarsi con chi non è musulmano".
E visto che siamo qui, sappiate che per l'adulterio c'è la morte per lapidazione...:D
Questo vale solo per i musulmani praticanti.
Gli altri sono sono marocchini, egiziani, tunisini, arabi, turchi...
Sul grassetto....

La realtà è ben diversa, non solo perché – dal Marocco alle Filippine – vediamo una grande varietà di modi di essere musulmani (a seconda della storia di ciascun popolo, delle particolarità culturali, delle appartenenze etniche) ma anche perché esistono, oltre alle differenze, vere e proprie fratture, di cui la più importante è la contrapposizione sunniti-sciiti.

E’ una contrapposizione che ricorda, nella sua radicalità e ricorrente carica di violenza, quella che è esistita per secoli fra il ramo cattolico e quello protestante della cristianità. Lo scontro fra queste due diverse interpretazioni del messaggio cristiano aveva in origine radici dottrinali, teologiche, anche se ben presto si intrecciò con dimensioni politiche, dinastiche, territoriali. Nel caso dell’Islam, una religione della «ortoprassi» piuttosto che della «ortodossia», la spaccatura fu fin dall’inizio determinata non da divergenze teologiche, ma da una questione di potere: quella della successione a Maometto, che gli sciiti volevano per discendenza familiare e i sunniti secondo i tradizionali meccanismi tribali di selezione dei capi.

Per secoli, e con poche eccezioni, gli sciiti sono stati non solo numericamente minoritari, ma anche perseguitati e oppressi dalla maggioranza sunnita, socialmente svantaggiati e discriminati, i perpetui sconfitti. La loro identità religiosa, e prima ancora culturale, è basata appunto su una sconfitta (la battaglia di Karbala, mitica per gli sciiti come per i serbi lo è un’altra sconfitta, quella della battaglia di Kossovo Polje), sul rifiuto dell’ingiustizia e la contrapposizione al potere. I sunniti da parte loro hanno sempre dato per scontato di essere detentori dell’ortodossia islamica contro l’eresia della religione sciita, considerata deviante per la sua fondamentale ispirazione messianica (l’attesa del ritorno del Dodicesimo Imam), la presenza, ignota al sunnismo, di un clero strutturato gerarchicamente e il culto per una varietà di santi e martiri che dall’ortodossia sunnita viene considerato una deviazione dal rigoroso monoteismo dell’Islam.

La rivoluzione khomeinista del 1979 ha riportato la contrapposizione fra sciiti e sunniti alla sua prima, e primaria, radice politica. Una rivoluzione certo, ma anche un ritorno, dopo la parentesi laica e «occidentalizzante» della dinastia Pahlevi, allo sciismo come religione di Stato introdotta in Persia nel Cinquecento dalla dinastia safavide.

Lo «sciismo al potere» – e per di più nella Persia, un Paese di cui gli arabi hanno storicamente temuto le costanti pulsioni egemoniche – ha da allora costituito una sorta di scandalo, un’anomalia che a distanza di oltre trent’anni i sunniti, e in primo luogo l’Arabia Saudita, continuano a ritenere inaccettabile.
Ma cosa spiega oggi la recrudescenza di questa contrapposizione che si sta riproducendo con estrema violenza dal Libano al Pakistan?

Il punto di rottura è stata la caduta, nel 2003, di Saddam Hussein e l’instaurazione di un governo sciita a Baghdad. Se infatti lo spegnersi della spinta rivoluzionaria dell’Iran khomeinista aveva aperto una possibilità di «modus vivendi» con il mondo sunnita, e in primo luogo i sauditi, è stata la «perdita dell’Iraq» che ha fatto scattare una sorta di allarme rosso. Non si tratta di religione, certo. Quello di Saddam era un regime sostanzialmente laico, ma era visto come un baluardo contro l’Iran, che il dittatore iracheno aveva anche cercato di sconfiggere nella lunga guerra degli Anni 80.

Che i sauditi non abbiano mai accettato che in Iraq ci fosse un governo che rappresentava la maggioranza sciita del Paese viene dimostrato dal fatto che non abbiano mai aperto un’ambasciata a Baghdad. La democrazia non è certo un criterio. Per i sauditi, sia si tratti dell’Iraq che del Bahrein, il fatto che gli sciiti siano una maggioranza non implica che sia accettabile che governino.

E’ importante sottolineare che lo scontro sunniti-sciiti, pur non essendo certo unilaterale, è oggi doppiamente asimmetrico. Da un lato infatti è l’Arabia Saudita ad essere palesemente all’attacco, con il sostegno ai gruppi sunniti più radicali, dagli jihadisti che cercano di rovesciare Assad ai Talibani (e l’ostilità invece agli islamisti sunniti più moderati, come i Fratelli Musulmani in Egitto), mentre l’Iran si accontenta oggi di difendere uno status quo che ha come punti fondamentali, oltre al governo Maliki in Iraq, la Siria di Assad e Hezbollah in Libano. Dall’altro va detto che, a differenza dalla rivendicazione saudita della leadership del sunnismo, la dimensione sciita è tutt’altro che centrale nella strategia dell’Iran, che punta invece su alleanze che non hanno necessariamente a che vedere con le affinità religiose: Assad è un dittatore laico e gli alawiti sono una setta solo lontanamente collegata allo sciismo; Teheran appoggia Hezbollah, sciita, ma anche Hamas, sunnita. Per i sauditi, a differenza dagli iraniani, è il radicalismo religioso ad essere veicolo e strumento ideologico di una strategia politica – e geopolitica.

In realtà quello che traspare, nelle posizioni saudite, è un’insicurezza di fondo causata non solo dalle incertezze dell’alleato americano, ma anche dalle prospettive in campo energetico (l’avvicinarsi degli Stati Uniti all’autosufficienza energetica avrà di certo una pesante ripercussione, e non solo di natura economica, su Riad) e anche da equilibri interni che sarebbe difficile ritenere immutabili, soprattutto per il fattore generazionale e per una strisciante evoluzione culturale che mette sempre più in crisi il rigido controllo tradizionalista su politica e costumi.

Senza questa incertezza, la «minaccia persiana» potrebbe essere ridimensionata e gestita dai sauditi sulla base di un combinazione di dialogo e «containment» e di una diplomazia attiva ed agile che dovrebbe sostituire l’inquietante bandiera della leadership dell’Islam sunnita.

Letto quanto sopra ci si pone una domanda: di quali musulmani parliamo ?
 

brenin

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Speravo in un post simile...
Spero nel bene....:)

Però, scherzi a parte, è davvero difficile, secondo me, identificare il musulmano " standard " nella misura in cui le differenze culturali e comportamentali di alcune popolazioni sono talmente distanti tra loro da renderne ardua la comprensione.
 

danny

Utente di lunga data
Spero nel bene....:)

Però, scherzi a parte, è davvero difficile, secondo me, identificare il musulmano " standard " nella misura in cui le differenze culturali e comportamentali di alcune popolazioni sono talmente distanti tra loro da renderne ardua la comprensione.
Assolutamente d'accordo.
Mi è venuto in mente, a proposito e giusto per alleggerire la questione, quella scenetta con Bisio
https://www.youtube.com/watch?v=os0GDSdLxm0
 
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perplesso

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Noi italiani - presumo - ben poco; altrettanto non posso dire per diverse altre nazioni " occidentali ".... @perplesso penso saprà essere molto esaustivo sulle " innocue ingerenze" dello Zio Sam, tanto per citarne uno a caso....
:)
più che sullo zio Sam punterei sulla cugina strega e sul cugino abbronzato e sul loro entourage di fenomeni della guerra videogiocata sulla pelle altrui.

hai letto dei tentativi di Soros di far rientrare la Brexit?
 

brenin

Utente
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più che sullo zio Sam punterei sulla cugina strega e sul cugino abbronzato e sul loro entourage di fenomeni della guerra videogiocata sulla pelle altrui.

hai letto dei tentativi di Soros di far rientrare la Brexit?
Si, ho letto, ci sono interessi miliardari in gioco, per cui quando il gioco si fa duro i padrini scendono in campo.... fossi la May non dormirei tranquilla, visti i brutti scherzetti che il "filantropo" ungherese ha tirato alla sterlina negli ultimi anni....
 

perplesso

Administrator
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Si, ho letto, ci sono interessi miliardari in gioco, per cui quando il gioco si fa duro i padrini scendono in campo.... fossi la May non dormirei tranquilla, visti i brutti scherzetti che il "filantropo" ungherese ha tirato alla sterlina negli ultimi anni....
che faranno di tutto per "dimostrare" che mollare la gabbia europea non conviene, voglio credere che sia la May che i britannici tutti lo abbiano capito.
 

brenin

Utente
Staff Forum
che faranno di tutto per "dimostrare" che mollare la gabbia europea non conviene, voglio credere che sia la May che i britannici tutti lo abbiano capito.
Per ragioni opposte tedeschi ed inglesi sono stati - da sempre - i principali " beneficiari " della Ue. Ma a prescindere dall'uscita o meno, quello che a mio avviso dovrebbe far seriamente preoccupare è che a tutt'oggi gli inglesi non sanno che pesci pigliare ( no strategy, just tactics come da più parti si rumoreggia negli ambienti finanziari ). Staremo a vedere, comunque la volontà popolare deve essere rispettata, a mio avviso, senza ridicoli escamotage e puerili distinguo.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
I terroni sono così. I meridionali no.
Terrone è proprio colui che si comporta così, infatti il significato del termine che è dispregiativo è quello di persona avente "caratteristiche personali negative, tra le quali ignoranza, scarsa voglia di lavorare, disprezzo di alcune norme igieniche e soprattutto civiche. Analogamente, soprattutto in alcune accezioni gergali, il termine ha sempre più assunto il significato di "persona rozza" ovvero priva di gusto nel vestire, inelegante e pacchiana, dai modi inurbani e maleducata, restando un insulto".
Si contrappone a polentone, ovvero "persona pigra, lenta nell’azione e nei movimenti", in pratica un "tonto", appellativo di molti settentrionali secondo i terroni.
Non c'è niente da fare: le diversità si esprimono comunque, anche senza voler generalizzare, ed entrano nel linguaggio, nel modo di relazionare.
Esattamente come "marocchino" è il venditore ambulante, "musulmano" sta pian piano regredendo nella terminologia come d'altronde la religione cattolica ha portato termini come baciapile, bigotto, etc.
Certo che non tutti i cattolici sono baciapile, come d'altronde non tutti i comunisti mangiavano i bambini. Ma esiste un immaginario che è difficile da sconfiggere.
Perché c'erano quelli che mangiavano i bambini?:carneval:
 

Brunetta

Utente di lunga data
In conclusione noi chi? Loro chi?
È dura sentire di non avere il controllo su niente per chi vorrebbe averlo.
Purtroppo non abbiamo il controllo neanche su noi stessi, spesso, e certamente non possiamo controllare partner e figli.
 

danny

Utente di lunga data
In conclusione noi chi? Loro chi?
È dura sentire di non avere il controllo su niente per chi vorrebbe averlo.
Purtroppo non abbiamo il controllo neanche su noi stessi, spesso, e certamente non possiamo controllare partner e figli.
Non siamo fatalisti.
Esistono persone che ci hanno deluso, altre con cui ci troviamo meglio e che ci assomigliano.
Si scelgono sempre queste ultime.
 

danny

Utente di lunga data
Perché c'erano quelli che mangiavano i bambini?:carneval:
Così diceva la propaganda della Rsi.
E c'era ovviamente chi ci credeva.
La propaganda serve a questo, anche ora.
A semplificare la realtà facendoci credere che sia facile discriminare i buoni dai cattivi.
Cosa affatto semplice, come ognuno di noi ben sa.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Non siamo fatalisti.
Esistono persone che ci hanno deluso, altre con cui ci troviamo meglio e che ci assomigliano.
Si scelgono sempre queste ultime.
Il bisogno di controllo è un cattivo consigliere.
 

danny

Utente di lunga data
Io piuttosto sono profondamente deluso. Negli anni credo di essermi aperto con tutti, dando una mano quando ritenevo potesse essere utile. Non ho ottenuto grandi risultati, non ho migliorato nulla di quel che ho attorno a me, ho aggiunto solo altre persone all'elenco di quelle che si sono approfittate di me e delle persone a cui voglio bene.
Le mie conclusioni sono abbastanza ciniche. Più che persone in difficoltà ho trovato individui a cui faceva comodo mettersi nella posizione di farlo credere.
Gli esempi sono tanti.
Dagli egiziani che non hanno pagato per anni l'affitto alla famiglia di mia moglie, e che si sono fregati 20.000 euro nostri, ai genitori africani della più grande amica di mia figlia, che se ne sono andati da un giorno con l'altro senza dirci niente, lasciando mia figlia in lacrime, tutto per non pagare l'affitto di casa a un altro sfigato italiano come noi, a tutti quei genitori ai quali abbiamo ospitato le loro figlie per anni e che non hanno mai ricambiato o detto un grazie. L'elenco è lungo, ma mi fermo qui. Ne avrei per pagine di persone a cui ho dato fiducia e tempo.
Finché il denaro e i beni restano il valore principale condiviso tra le persone, italiane o di nazionalita' diversa, non ha senso parlare di altro. I rapporti che ne derivano sono sempre destinati a finire nella frustrazione.
A questo punto ho già dato abbastanza. 50 anni a contatto con immigrati mi han già fatto percepire che l'alienazione è dietro l'angolo quando non si è in grado più di avere relazioni soddisfacenti con persone che ci assomiglino. Semplicemente non funziona.
 
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danny

Utente di lunga data
Sicuramente so distinguere tra gli individui ancora.
Ho dato la massima fiducia al romeno che mi ha venduto l'auto, uno dei migliori usati abbia mai comprato. Come non ho nulla contro il mio vicino di casa romeno anche se ha fatto la tettoia abusiva più brutta e grossa del pianeta per cui io non vedo più una parte del giardino dal mio balcone.
Ma quei due delinquenti romeni che si sono messi a masturbarsi in spiaggia sotto il costume di fianco a mia figlia che dormiva in costume da bagno... ecco... di quelli avrei fatto volentieri a meno.
Il fatto è che la cosa più semplice, per tutti, è buttare via tutto quando non è possibile capire cosa tenere.
E mi sto accorgendo - ed è su questo che bisogna ragionare, non sul mio pensiero - che sta diventando atteggiamento comune ormai, che non è possibile liquidare come si è fatto finora con la solita valutazione di razzismo e semplificazioni simili.
È piuttosto un malcontento generalizzato che non si può più far finta non esista.
Che va compreso e non solo stigmatizzato come si continua a pretendere di fare.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Io piuttosto sono profondamente deluso. Negli anni credo di essermi aperto con tutti, dando una mano quando ritenevo potesse essere utile. Non ho ottenuto grandi risultati, non ho migliorato nulla di quel che ho attorno a me, ho aggiunto solo altre persone all'elenco di quelle che si sono approfittate di me e delle persone a cui voglio bene.
Le mie conclusioni sono abbastanza ciniche. Più che persone in difficoltà ho trovato individui a cui faceva comodo mettersi nella posizione di farlo credere.
Gli esempi sono tanti.
Dagli egiziani che non hanno pagato per anni l'affitto alla famiglia di mia moglie, e che si sono fregati 20.000 euro nostri, ai genitori africani della più grande amica di mia figlia, che se ne sono andati da un giorno con l'altro senza dirci niente, lasciando mia figlia in lacrime, tutto per non pagare l'affitto di casa a un altro sfigato italiano come noi, a tutti quei genitori ai quali abbiamo ospitato le loro figlie per anni e che non hanno mai ricambiato o detto un grazie. L'elenco è lungo, ma mi fermo qui. Ne avrei per pagine di persone a cui ho dato fiducia e tempo.
Finché il denaro e i beni restano il valore principale condiviso tra le persone, italiane o di nazionalita' diversa, non ha senso parlare di altro. I rapporti che ne derivano sono sempre destinati a finire nella frustrazione.
A questo punto ho già dato abbastanza. 50 anni a contatto con immigrati mi han già fatto percepire che l'alienazione è dietro l'angolo quando non si è in grado più di avere relazioni soddisfacenti con persone che ci assomiglino. Semplicemente non funziona.
Se facessi l'elenco io intaserei il forum.
Ma la delusione nasce dalla falsa idea di merito.
Tutti siamo stati educati a fare i bravi per avere una ricompensa.
I più "spirituali" (?) "astratti" (?) si attendono una ricompensa, anche non commisurata, di tipo astratto come la riconoscenza. Gli altri, la maggioranza, trasformano ogni scambio in costi/benefici e cercano di guadagnarci o concretamente o in modo astratto.
Ma la trappola sta nel merito.
Non funziona nemmeno nei rapporti sentimentali e neppure con i figli che possono essere iperstimolati dai tre mesi e poi con corsi infiniti, ma possono fregarsene bellamente della musica, nonostante i corsi per trasformarli in Mozart, o del calcio, nonostante allenamenti quotidiani o dello studio e della letteratura, nonostante letture giornaliere dei genitori.
La metto un po' sull'ironico, ma nella trappola del merito ci caschiamo tutti.
Uno su mille ce la fa. Uno su mille ci ripaga.
Perché? Forse perché anche loro sono stati delusi o perché educati a prendere per non essere delusi.

Ma non sono più delusa. Non hai idea quante persone si sono sperticate in ringraziamenti per il mio appoggio e poi quando sono stata un po' noiosa Io sono sparite e pure con rancore?

Secondo te perché tant'è persone prendono un cane? Se gli dai da mangiare ti lecca i piedi, mica se ne va con il primo che passa.
 
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