spleen
utente ?
Ma lo è la promessa di esclusività e di condivisione di quella interiorità che hai (generico) fatto.La differenza fondamentale è che l'interiorità di una persona non è casa dell'altro.
Si è sempre ospiti dell'interiorità di qualcun altro.
Non c'è possesso a riguardo. Ecco perchè il paragone del furto regge fino ad un certo punto.
G. è il mio compagno. Ora. Ma io sono sua ospite. Lui decide di ospitarmi. Lui decide quanto, come, perchè...e io viceversa con lui.
Non ho potere sulla sua interiorità. E lui non ne ha sulla mia.
Il potere che ho me lo concede lui, concedendosi e ospitandomi.
E io viceversa.
Lui, tanto quanto io, possiamo in ogni momento decidere di ritirare quell'ospitalità.
La discrimine è la dichiarazione. Il non farlo di nascosto. E da qui discende la stimanbilità, l'onorabilità, la valutazione uno dell'altro.
Non altro. Pensare che la casa interiore dell'altro sia casa propria...è una "appropriazione indebita". (passatemi il paragone del cazzo).
Di cui si è corresponsabili.
A pari...chi lo permette non affermando che sta concedendo ospitalità e chi lo fa dando per scontato che la porta sarà sempre aperta.
Ed è qui che entrano in gioco le dinamiche di potere relazionale implicite, che poi esplodono...in mille mila modi.
Gli hai aperto la porta non per dargli solo cose tue, la hai aperta per consegnargli quello che è "nostro".
E scusa se è poco.