Segreto rivelato

spleen

utente ?
La differenza fondamentale è che l'interiorità di una persona non è casa dell'altro.

Si è sempre ospiti dell'interiorità di qualcun altro.

Non c'è possesso a riguardo. Ecco perchè il paragone del furto regge fino ad un certo punto.

G. è il mio compagno. Ora. Ma io sono sua ospite. Lui decide di ospitarmi. Lui decide quanto, come, perchè...e io viceversa con lui.

Non ho potere sulla sua interiorità. E lui non ne ha sulla mia.

Il potere che ho me lo concede lui, concedendosi e ospitandomi.
E io viceversa.

Lui, tanto quanto io, possiamo in ogni momento decidere di ritirare quell'ospitalità.

La discrimine è la dichiarazione. Il non farlo di nascosto. E da qui discende la stimanbilità, l'onorabilità, la valutazione uno dell'altro.

Non altro. Pensare che la casa interiore dell'altro sia casa propria...è una "appropriazione indebita". (passatemi il paragone del cazzo).
Di cui si è corresponsabili.

A pari...chi lo permette non affermando che sta concedendo ospitalità e chi lo fa dando per scontato che la porta sarà sempre aperta.
Ed è qui che entrano in gioco le dinamiche di potere relazionale implicite, che poi esplodono...in mille mila modi.
Ma lo è la promessa di esclusività e di condivisione di quella interiorità che hai (generico) fatto.
Gli hai aperto la porta non per dargli solo cose tue, la hai aperta per consegnargli quello che è "nostro".
E scusa se è poco.
 

marietto

Heisenberg
Il risentimento verso chi si è scopato il nostro partner è perfettamente umano perchè si tende a proiettare all'esterno della coppia parte delle responsabilità.. per tutelare soprattutto noi stessi e la coppia nella quale abbiamo creduto fino a ieri.

Ma è il nostro partner che doveva qualcosa a noi in virtù del nostro rapporto, non l'amante... che evidentemente ha preso qualcosa che non ci apparteneva già più, passami l'oggettivazione non proprio calzante, dato che si parla di esseri più che consenzienti nella maggioranza dei casi.

Razionalmente non ha quasi mai senso prendersela con l'amante.
Devo anche dire che non considero mai l'emotività una giustificazione.

Non siamo macchine ed è perfettamente umano provare in determinate situazioni degli impeti di odio, desideri di vendetta o addirittura pensieri di fare del male a chi riteniamo ce ne abbia causato.

La differenza la marca il passaggio dai pensieri alle azioni. Sempre.
L'irrazionalità non può essere una giustificazione per comportarsi da carogna, magari in modo sistematico.
Razionale contro irrazionale, ok....

Razionale vince sempre e ha senso...

Però mi sorge un dubbio: Se non hai intenzione in nessun modo di lasciare la coppia in cui sei, qual'è il Razionale di una relazione extraconiugale?
 
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Skorpio

Utente di lunga data
...

E comunque, la visione dei fatti dipende dall'esperienza vissuta da ognuno di noi, se si è uomini o donne, traditi o traditori. Non troveremo mai una quadra.
Ma sai.. qui non è tanto il punto di vedere "fatti" ma di vedere "noi" come ci muoviamo nei fatti, con le nostre sensazioni

E approfondire noi usando i fatti, fin dove si può, si sa, o si desidera arrivare.

Senza accontentarsi di abitudini, convenzioni, diritti o doveri che indubbiamente ognuno di noi ha formato in se
 

danny

Utente di lunga data
Ma lo è la promessa di esclusività e di condivisione di quella interiorità che hai (generico) fatto.
Gli hai aperto la porta non per dargli solo cose tue, la hai aperta per consegnargli quello che è "nostro".
E scusa se è poco.
Quindi tutti e due ladri.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma lo è la promessa di esclusività e di condivisione di quella interiorità che hai (generico) fatto.
Gli hai aperto la porta non per dargli solo cose tue, la hai aperta per consegnargli quello che è "nostro".
E scusa se è poco.
Non la vedo esattamente come nel grassetto.

Se dovessi visualizzare, il "nostro" non è la mia interiorità. E neanche la sua.

Ma quello spazio comune, la relazione, in cui io metto e lui mette.

Non consegno.
Concedo. E lui a me.

Mano aperta. Quel che è concesso può essere in ogni momento ripreso. Non chiuderei la mano per trattenere. Anche se mi farebbe male e il riflesso sarebbe farlo. Non la chiuderei. Per stima di me e di lui.

E la celebrazione del noi riguarda, per come la vedo io, il ringraziamento reciproco nel rinnovare il dono.

Pensare che una concessione divenga una consegna...no.

L'esclusività sta, per me, nel rinnovare quotidianamente il concedersi reciprocamente. Aprire quella porta ogni volta. E anche rinnovare l'ospitalità, e ringraziare per l'ospitalità concessa.

Non posso consegnare la mia interiorità..perderei me stessa. E lui perderebbe sè.
Non lo vorrei...

Posso concederla, sì...è la tessitura dell'impegno per come la penso io sta esattamente qui...nella concessione di me. Ma non potrei concedere nulla che non è mio. E viceversa lui.

Se finissi per consegnarmi a lui...o lui a me...cadrebbe l'impegno.

La sessualità...è uno degli elementi portanti di una relazione intima proprio perchè cadono alcune barriere...e lì, sì, ci si consegna reciprocamente, non fisicamente...è uno dei pochi momenti nella vita in cui si sfiora contemporaneamente la vita e la morte...ma è appunto un momento...poi ognuno ritorna a sè...

Se non si tornasse a sè...ci si sarebbe persi, probabilmente.
 
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brenin

Utente
Staff Forum
Allora è stato un moto di orgoglio...scemo.

Avrei avuto bisogno di qualcuno vicino. Avrei avuto bisogno di poter piangere. Invece che tenere botta.
Mi avrebbe fatto bene. E mi avrebbe fatto bene sperimentare l'umiltà della "sconfitta"...arrendermi al dolore.
Concedermi al dolore...

Avrei più che altro avuto bisogno di concedermi il chiedere aiuto. Per sperimentare che chiedere aiuto, averne bisogno, non è una forma dell'umiliazione.

HO scelto un'altra via. Ho imparato comunque cose.

E' un rimpianto da senno di poi, da mamma di me stessa per certi versi, perchè credo di aver perso tanto, tanto tempo in quel modo. E a 20 anni il tempo è prezioso.

Ma non è un qualcosa che mi rimprovero. So che semplicemente non ero capace di fare altrimenti. Limiti.
Adesso è una risorsa. Conoscere i miei limiti.

Adesso non mi isolo.
Sto da sola.
Che sono due cose profondamente diverse.

Ogni tanto, se devo essere sincera, torno in quel posto di me, G. mi insacca. E ha ragione.
In fondo è una forma dell'onore non isolarsi.

Stare in buona compagnia con se stessi è un altro discorso.
Ed è una cosa che faccio pure adesso. E che pretendo di fare. Mi piace stare sola.
Non la considero una bruttura. Anzi.

L'isolamento è una forma della tortura, nella mia esperienza, invece.

Rimpiango il tempo perso. Non l'averlo fatto. Se non l'avessi fatto, adesso non conoscerei la differenza fra isolamento e solitudine...e la mia vita sarebbe meno ricca. :)
Penso che il grassetto indichi domanda e risposta, che condivido pienamente. Avresti avuto bisogno di qualcuno vicino.... e se ci fosse stato, saresti stata capace di "accoglierlo" ? Senza quello che è successo, forse non avresti mai conosciuto i tuoi limiti, è tutta parte di un percorso ( inizialmente interiore, poi esteriore se ne capita l'occasione e la fortuna di incontrare un compagno di viaggio ), oserei dire - dal mio punto di vista - un passaggio obbligato.... un processo di "maturazione" , di maggior conoscenza di sè, di esperienze che si accumulano ( anche se ci vuol tempo per poi " metterle in pratica" ) e di iniziare ad intravedere non solo la direzione, ma anche il primo ( di più o meno tanti ) punto " d'arrivo" . Penso anche che il tempo sia la cosa meno importante, certi processi non possono essere forzati, vanno metabolizzati interiormente, per poi attuare tutti i cambiamenti del nostro "io" con una gradualità costante ma non quantificabile in termini di durata bensì in termini di forza di volontà.
 

spleen

utente ?
Non la vedo esattamente come nel grassetto.

Se dovessi visualizzare, il "nostro" non è la mia interiorità. E neanche la sua.

Ma quello spazio comune, la relazione, in cui io metto e lui mette.

Non consegno.
Concedo. E lui a me.

Mano aperta. Quel che è concesso può essere in ogni momento ripreso. Non chiuderei la mano per trattenere. Anche se mi farebbe male e il riflesso sarebbe farlo. Non la chiuderei. Per stima di me e di lui.

E la celebrazione del noi riguarda, per come la vedo io, il ringraziamento reciproco nel rinnovare il dono.

Pensare che una concessione divenga una consegna...no.

L'esclusività sta, per me, nel rinnovare quotidianamente il concedersi reciprocamente. Aprire quella porta ogni volta. E anche rinnovare l'ospitalità, e ringraziare per l'ospitalità concessa.

Non posso consegnare la mia interiorità..perderei me stessa. E lui perderebbe sè.
Non lo vorrei...

Posso concederla, sì...è la tessitura dell'impegno per come la penso io sta esattamente qui...nella concessione di me. Ma non potrei concedere nulla che non è mio. E viceversa lui.

Se finissi per consegnarmi a lui...o lui a me...cadrebbe l'impegno.

La sessualità...è uno degli elementi portanti di una relazione intima proprio perchè cadono alcune barriere...e lì, sì, ci si consegna reciprocamente, non fisicamente...è uno dei pochi momenti nella vita in cui si sfiora contemporaneamente la vita e la morte...ma è appunto un momento...poi ognuno ritorna a sè...

Se non si tornasse a sè...ci si sarebbe persi, probabilmente.
Allora il tradimento non esisterebbe. Nè verso se stessi perchè in quel momento ti sei sentito/a di farlo. Nè verso la persona con la quale ti sei impegnato/a di condividere la tua genitalità in via esclusiva.

Consegnare a chi si dice di amarei lo spazio comune non è abiurare alla fedeltà verso se stessi.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Penso che il grassetto indichi domanda e risposta, che condivido pienamente. Avresti avuto bisogno di qualcuno vicino.... e se ci fosse stato, saresti stata capace di "accoglierlo" ? Senza quello che è successo, forse non avresti mai conosciuto i tuoi limiti, è tutta parte di un percorso ( inizialmente interiore, poi esteriore se ne capita l'occasione e la fortuna di incontrare un compagno di viaggio ), oserei dire - dal mio punto di vista - un passaggio obbligato.... un processo di "maturazione" , di maggior conoscenza di sè, di esperienze che si accumulano ( anche se ci vuol tempo per poi " metterle in pratica" ) e di iniziare ad intravedere non solo la direzione, ma anche il primo ( di più o meno tanti ) punto " d'arrivo" . Penso anche che il tempo sia la cosa meno importante, certi processi non possono essere forzati, vanno metabolizzati interiormente, per poi attuare tutti i cambiamenti del nostro "io" con una gradualità costante ma non quantificabile in termini di durata bensì in termini di forza di volontà.
:)

Il grassetto...no, non ero in grado di accogliere me stessa, figuriamoci qualcun altro.

Credo che quella strada, in quel momento, non potevo che percorrerla come l'ho percorsa. Se avessi potuto fare diversamente l'avrei fatto. Ma non potevo.
Posso provare a comprendere le motivazioni, che sono fondamentali tanto quanto i limiti, perchè quelle motivazioni parlano di me e comprenderle significa migliorarmi e conoscermi.

Ma quello è il mio percorso.

Col senno di poi, ovviamente, è facile.

Nel presente vedo quella che sono stata, non ho più paura di lei. Non mi fa più pena. E non mi fa più rabbia.
Mi fa tenerezza. E so che ho fatto il meglio di me. Secondo le mie possibilità e secondo i miei parametri.

Sicuro in quel percorso non mi nego le mie brutture. Ho imparato a non voler apparire meglio di quella che sono. MA neanche peggio.
Io sono Io. E a me rispondo. Limiti compresi.

Il tempo a volte punge...la sensazione di "ritardo" sulla vita io la sento...non mi trasporta. So che è ansia fondamentalmente. La accetto. E me la metto in valigia insieme alle altre cose. Ricordandomi, mentre mi guardo allo specchio, che quella sono io.

E sono la compagna di me stessa. Oltre che padrona di me stessa.
Probabilmente questo è uno degli ingredienti che mi ha permesso di riconoscere i pochi simili che ho incontrato finora.

In fondo, se un lupo non sa ululare, non può trovare il suo branco. (cit)

Io aggiungo che non saper ululare, non dipende mai da qualcuno che non sia se stessi.
E sì, è una questione di intenzione e volontà...a volte l'immagine di sè e le aspettative traggono in inganno...e invece di un ululato esce un flebile guaito...riconoscersi anche nel guaito e provare e riprovare, non penso che i percorsi in questo si differenzino poi molto.

Una cosa che però tengo ferma...è che i compagni di viaggio sono un Dono Prezioso, a cui più che altro rivolgere ringraziamento di presenza. Non molto più.

Di tutto il mio percorso, fino ad ora, tengo cara la gratitudine e l'appartenenza alla Vita.

(bello rileggerti!:))
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Allora il tradimento non esisterebbe. Nè verso se stessi perchè in quel momento ti sei sentito/a di farlo. Nè verso la persona con la quale ti sei impegnato/a di condividere la tua genitalità in via esclusiva.

Consegnare a chi si dice di amarei lo spazio comune non è abiurare alla fedeltà verso se stessi.
Per me il tradimento è la menzogna.

Di sè stessi, perchè non si espongono le proprie necessità per i più svariati motivi.
Dell'altro, perchè non gli si comunica quel che sta accadendo.

L'agito del tradimento...è un agito.

Il tradimento comincia molto prima.
E può anche non divenire agito con un terzo.

Io non posso consegnare la mia interiorità...concedo ospitalità.
Mentirei se dichiarassi di consegnare un qualcosa che può solo divenire spazio di accoglienza.
Ma non può essere passato di mano. Concedo l'ingresso, ma la mia interiorità è mia. E posso rinnovare la concessione solo mantenendone la proprietà ( se vogliamo usare questa parola).

La mia interiorità cresce ed evolve con me. Posso concedere di venire con me, se l'altro lo desidera.
Consegnarla, anche idealmente, è un simulacro. Un rito. Non è realtà. Non so se mi sto spiegando.

Lo spazio comune non è esattamente l'interiorità...è uno spazio emotivo co-costruito, aperto, in cui si mettono cose ognun di sè...ma non è coincidente con l'interiorità individuale...e lo spazio comune è co-costruito proprio perchè di volta in volta si rinnova quel che ognuno mette dentro.

Non farlo significa restare cristallizzati nel tempo e nello spazio...per poi, spesso, svegliarsi e trovarsi vicino un* sconosciut*
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
Punti fermi:
Il tradimento è non dire al partner che si ha una relazione con un altro.
Se io lo dico e il partner accetta non è tradimento.
Se non lo dico è perché di solito il partner non accetta.
L'amante non ci tradisce.


Punti aggiunti:
se un dipendente offende personalmente il capo o diffonde pubblicamente notizie ingiuriose su di lui non deve aspettarsi troppa comprensione.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Punti fermi:
Il tradimento è non dire al partner che si ha una relazione con un altro.

.
Non per me
Molto prima..

Se pensi a un altro e "te piacerebbe" mentre sei con me sul divano a guardare la TV, come una brava e dolce mogliettina, brindando sorridente assieme a me con un buon Brandy.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Punti fermi:
Il tradimento è non dire al partner che si ha una relazione con un altro.
Se io lo dico e il partner accetta non è tradimento.
Se non lo dico è perché di solito il partner non accetta.
L'amante non ci tradisce.


Punti aggiunti:
se un dipendente offende personalmente il capo o diffonde pubblicamente notizie ingiuriose su di lui non deve aspettarsi troppa comprensione.
Tener via dalla relazione parti di sè, per compiacenza, dipendenza o qualsivoglia motivo cosa è?

Mostrare all'altro una immagine che non corrisponde a chi si è, cosa è?

La relazione con un altro di solito serve per andare a riempire vuoti che si sono creati nella coppia originaria. O per allentare tensioni interne. Che non necessariamente derivano dalla sessualità di coppia. Anzi, secondo me quasi mai...e infatti tutti hanno sta mena che si sono innamorati...

Mentre io sono piuttosto convinta che nel terzo che irrompe ci si re-innamori di quei sè che si sono lasciati indietro nella relazione ufficiale, per rispondere ad aspettative, tutte interne di solito, di quel che si deve essere in una relazione.

Il terzo è tendenzialmente uno strumento per trovarsi...ma fa brutto dirlo. Meglio innamorarsi.
Credo che sia molto, molto raro un effettivo innamoramento verso l'amante di turno. La ricerca è di ben altro.

Generalizzando eh. Poi c'è davvero chi si innamora.
Ma la relazione, quella ufficiale, è già bello che finita. Ne resta il simulacro.
Ma non penso siano la maggioranza delle situazioni.
 

spleen

utente ?
Per me il tradimento è la menzogna.

Di sè stessi, perchè non si espongono le proprie necessità per i più svariati motivi.
Dell'altro, perchè non gli si comunica quel che sta accadendo.

L'agito del tradimento...è un agito.

Il tradimento comincia molto prima.
E può anche non divenire agito con un terzo.

Io non posso consegnare la mia interiorità...concedo ospitalità.
Mentirei se dichiarassi di consegnare un qualcosa che può solo divenire spazio di accoglienza.
Ma non può essere passato di mano. Concedo l'ingresso, ma la mia interiorità è mia. E posso rinnovare la concessione solo mantenendone la proprietà ( se vogliamo usare questa parola).

La mia interiorità cresce ed evolve con me. Posso concedere di venire con me, se l'altro lo desidera.
Consegnarla, anche idealmente, è un simulacro. Un rito. Non è realtà. Non so se mi sto spiegando.

Lo spazio comune non è esattamente l'interiorità...è uno spazio emotivo co-costruito, aperto, in cui si mettono cose ognun di sè...ma non è coincidente con l'interiorità individuale...e lo spazio comune è co-costruito proprio perchè di volta in volta si rinnova quel che ognuno mette dentro.

Non farlo significa restare cristallizzati nel tempo e nello spazio...per poi, spesso, svegliarsi e trovarsi vicino un* sconosciut*
ok, se non ti piace la parola consegnare possiamo usare i termini "condividere consensualmente" ma sempre al punto stiamo. Usavo il termine in questione per indicare una volontarietà, in effetti nessuno ci trascina o dovrebbe trascinarci dentro un impegno che non abbiamo voluto, accettato, fatto nostro.
Io non metto in dubbio che le scelte vadano rinnovate continuamente, contesto per l'appunto che una persona si svegli in un letto diverso facendo finta che non sia successo nulla.

Poi in effetti sul termine simulacro e rito potremmo anche discutere, la nostra personal religion, è una entità che tutti neghiamo oggigiorno di avere, ma che invece a mio parere persiste gagliarda dentro di noi con svariati nomi: convinzioni, egoismo più o meno motivato, autoassoluzionismo, spirito di sopravvivenza, empirismo eretto a religione etc.
La realtà è che la nostra vita è piena di riti più o meno autocostruiti e di simulacri eretti a rappresentazione di quello che siamo e non è di per se un difetto o un problema, è solo un modo di auto rappresentarci.
 
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brenin

Utente
Staff Forum
:)

Il grassetto...no, non ero in grado di accogliere me stessa, figuriamoci qualcun altro.

Credo che quella strada, in quel momento, non potevo che percorrerla come l'ho percorsa. Se avessi potuto fare diversamente l'avrei fatto. Ma non potevo.
Posso provare a comprendere le motivazioni, che sono fondamentali tanto quanto i limiti, perchè quelle motivazioni parlano di me e comprenderle significa migliorarmi e conoscermi.

Ma quello è il mio percorso.

Col senno di poi, ovviamente, è facile.

Nel presente vedo quella che sono stata, non ho più paura di lei. Non mi fa più pena. E non mi fa più rabbia.
Mi fa tenerezza. E so che ho fatto il meglio di me. Secondo le mie possibilità e secondo i miei parametri.

Sicuro in quel percorso non mi nego le mie brutture. Ho imparato a non voler apparire meglio di quella che sono. MA neanche peggio.
Io sono Io. E a me rispondo. Limiti compresi.

Il tempo a volte punge...la sensazione di "ritardo" sulla vita io la sento...non mi trasporta. So che è ansia fondamentalmente. La accetto. E me la metto in valigia insieme alle altre cose. Ricordandomi, mentre mi guardo allo specchio, che quella sono io.

E sono la compagna di me stessa. Oltre che padrona di me stessa.
Probabilmente questo è uno degli ingredienti che mi ha permesso di riconoscere i pochi simili che ho incontrato finora.

In fondo, se un lupo non sa ululare, non può trovare il suo branco. (cit)

Io aggiungo che non saper ululare, non dipende mai da qualcuno che non sia se stessi.
E sì, è una questione di intenzione e volontà...a volte l'immagine di sè e le aspettative traggono in inganno...e invece di un ululato esce un flebile guaito...riconoscersi anche nel guaito e provare e riprovare, non penso che i percorsi in questo si differenzino poi molto.

Una cosa che però tengo ferma...è che i compagni di viaggio sono un Dono Prezioso, a cui più che altro rivolgere ringraziamento di presenza. Non molto più.

Di tutto il mio percorso, fino ad ora, tengo cara la gratitudine e l'appartenenza alla Vita.

(bello rileggerti!:))
Primo grassetto.... forse senza quel "tempo" non saresti mai arrivata da nessuna parte ( come purtroppo capita a diverse persone ), e si sarebbe - probabilmente - continuato ad utilizzare uno specchio concavo....

Il saper ululare.... hai perfettamente ragione, dipende solo ed esclusivamente da noi stessi, non ci sono attenuanti...
" Siamo al nostro meglio quando il pit bull della vita ci afferra per la gola e ci immobilizza a terra. E noi siamo solo cuccioli di tre mesi che posono essere facilmente sbranati. Ma dalle profondità del nostro essere sale un ringhio , un ringhio calmo e sonoro, che contrasta con la nostra tenera età e la nostra fragilità esistenziale. " ( Cit. - Fonte a te nota :) ).

Si, i compagni di viaggio sono molto importanti, e sono un dono prezioso ( non dimenticando mai,però, che potrebbero essere " impermanenti " ... ).
 

danny

Utente di lunga data
Non per me
Molto prima..

Se pensi a un altro e "te piacerebbe" mentre sei con me sul divano a guardare la TV, come una brava e dolce mogliettina, brindando sorridente assieme a me con un buon Brandy.
Allora io ho tradito "n" volte.
E se mi guardo Youporn che faccio?
E il sedere della tipa in metro?
Queste sono pulsioni, normali e frequenti in uomini e donne.
Tra queste e il tradimento c'è di mezzo la volontà.
 

spleen

utente ?
Allora io ho tradito "n" volte.
E se mi guardo Youporn che faccio?
E il sedere della tipa in metro?
Queste sono pulsioni, normali e frequenti in uomini e donne.
Tra queste e il tradimento c'è di mezzo la volontà.
Che è anche un modo per mettere tutti sullo stesso piano, tutti traditori in pratica.
Processare le intenzioni o presunte tali per auto assolversi?
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Allora io ho tradito "n" volte.
E se mi guardo Youporn che faccio?
E il sedere della tipa in metro?
Queste sono pulsioni, normali e frequenti in uomini e donne.
Tra queste e il tradimento c'è di mezzo la volontà.
Per mia candida ammissione, io tradisco praticamente ogni giorno, anche adesso che sto rispondendo qui a te, senza che mia moglie sappia del mio essere iscritto qui, perché nascondo parti di me.

Però vale x me, non è un "giudizio" per chi facesse come me.

Solo che io lo so di essere un traditore (per i miei parametri ovvio) e non mi sento "bravo" perché ho scritto un post anziché aver operato uno strip (affanculo gli inglesismi :) )
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ok, se non ti piace la parola consegnare possiamo usare i termini "condividere consensualmente" ma sempre al punto stiamo. Usavo il termine in questione per indicare una volontarietà, in effetti nessuno ci trascina o dovrebbe trascinarci dentro un impegno che non abbiamo voluto, accettato, fatto nostro.
Io non metto in dubbio che le scelte vadano rinnovate continuamente, contesto per l'appunto che una persona si svegli in un letto diverso facendo finta che non sia successo nulla.

Poi in effetti sul termine simulacro e rito potremmo anche discutere, la nostra personal religion, e una entità che tutti neghiamo oggigiorno di avere, ma che invece a mio parere persiste gagliarda dentro di noi con svariati nomi: convinzioni, egoismo più o meno motivato, autoassoluzionismo, spirito di sopravvivenza, empirismo eretto a religione etc.
La realtà è che la nostra vita è piena di riti più o meno autocostruiti e di simulacri eretti a rappresentazione di quello che siamo e non è di per se un difetto o un problema, è solo un modo di auto rappresentarci.
Non è la parola "consegnare" che non mi piace.

E' che non è semplicemente possibile consegnare se stessi, la propria interiorità, a qualcun altro.
E non è possibile appropriarsi dell'interiorità di qualcun altro. E' un inganno.

Consegnata all'altro, smetterebbe di essere interiorità propria. il quid su cui ci si costruisce ogni giorno in intenzioni, volontà, impegno.

Trovo molto diverso impegnarsi reciprocamente nella condivisione di sè.
Questo presuppone che ognuno sia innanzitutto impegnato a conoscere se stesso, per poi poter condividere con l'altro. Circolarmente. Ed è uno dei motivi per cui non si può essere la proprietà di nessuno.
Salvo consegnare all'altro anche la decisionalità riguardo l'evoluzione di ciò che si è. Come nei tempi della schiavitù.

Sembrano differenziazioni sottili?
Non lo sono. Per come la vedo io.

Lo spazio violato non è l'interiorità....che essendo di ognuno, è per ognuno a libera gestione.

La mia interiorità è violata solo se qualcuno ci entra contro la mia volontà. Se commette un abuso.
E' la gravità dello sfregio di una violenza sessuale per esempio...ma anche della violenza domestica.

Lo spazio violato, il "nostro", riguarda il patto, l'alleanza di protezione di un territorio comune.
La relazione appunto.
E la caduta della fiducia riguarda quel che metti o metto in quello spazio.

Quanto di vero e autentico c'è, di te, nel nostro spazio?

Questo viene messo in dubbio.
L'affidabilità.

Il resto riguarda una appropriazione che è rituale. E non nego i riti.
Anzi...sono una che ha bisogno di riti e celebrazioni.

Ma non saper più distinguere i riti dalla realtà è un problema del nostro tempo.
 

danny

Utente di lunga data
Per mia candida ammissione, io tradisco praticamente ogni giorno, anche adesso che sto rispondendo qui a te, senza che mia moglie sappia del mio essere iscritto qui, perché nascondo parti di me.

Però vale x me, non è un "giudizio" per chi facesse come me.

Solo che io lo so di essere un traditore (per i miei parametri ovvio) e non mi sento "bravo" perché ho scritto un post anziché aver operato uno strip (affanculo gli inglesismi :) )

Credo che ognuno di noi nasconda parti di sé.
E che sia eccessivo pretendere che la coppia sia la piazza di ogni cosa che riguarda noi stessi.
Non è che se non ti faccio vedere quello che ho prodotto in bagno sono un cattivo marito...:D e neppure pretendo di leggere le conversazioni dei gruppi what'sapp con le tue amiche.
Sono spazi tuoi. So che spesso circolano uomini nudi ma non me ne frega niente.:D
Tanto foto equivalenti ma di genere diverso circolano anche sui miei gruppi da parte dei miei amici.
Ma se io ho giurato a te fedeltà, sessuale e affettiva, e non mantengo questo giuramento, questo è tradimento.
 
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