Ci sono madri molto peggiori, certo. Questa donna, però, quale che sia il metro di giudizio che si vuole applicare, non è una buona madre, perchè ha più volte coinvolto i figli nel suo tradimento del marito (involontariamente, ma in seguito a una negligenza grave delle più elementari accortezze: sia facendosi sorprendere, sia rendendo inevitabile una sua confessione ai figli) e a quanto sappiamo, non ha poi fatto nulla per riavvicinarsi a loro.
Quanto precede non è un giudizio morale, perchè per dare un giudizio morale fondato bisognerebbe conoscere molto a fondo la persona e la situazione interiore ed esteriore in cui agisce, e qui non ne sappiamo nulla. E' però un giudizio di fatto: comportarsi così=essere una cattiva madre, cioè compromettere forse irreparabilmente il legame con i figli. Questo è un danno psichico molto grave che ella infligge a se stessa e ai figli, e in merito al quale è impossibile invocare a scusante l'ignoranza, perchè chiunque non sia psicotico sa benissimo che facendo queste cose è molto probabile si ottenga questo risultato, come non c'è bisogno di aver frequentato un apposito corso di guida sicura per sapere che viaggiando a 200 kmh su strada stretta e piena di curve è molto probabile provocare un incidente.
Quanto ai sentimenti di @
leroluni per la moglie, l'unica cosa che sappiamo da quanto ci ha raccontato è che ha con lei un forte legame erotico (che come tale prescinde dai ruoli di marito e padre, moglie e madre) e che era molto orgoglioso di lei come moglie e madre e della loro famiglia. I sentimenti negativi - odio, desiderio di vendetta, sgomento, etc. - sono puramente reattivi, in un certo senso inevitabili come il dolore fisico quando si venga feriti. Non possono trasformarsi in altro perchè dopo gli eventi i rapporti cessano brutalmente, e quindi la reazione emotiva si attenua d'intensità ma non muta di natura. Non si trasforma neanche in indifferenza per lo stesso motivo, perchè il colpo resta inspiegato e inspiegabile, gli accadimenti non vengono rielaborati, il lutto non può cessare. Per fare un'analogia, è come quando un genitore perde un figlio senza poter sapere che fine ha fatto. Il figlio sparisce, passano gli anni, l'ipotesi che sia morto diventa sempre più probabile ma non può mai essere confermata dal ritrovamento del corpo, e il genitore resta staffato al momento traumatico dell'agnizione, che perde l'incandescenza dei primissimi tempi ma si ripresenta sostanzialmente sempre eguale.
Terra terra: risulta impossibile, al marito e ai figli, farsene una ragione e dare un senso a questo aspetto, così decisivo, della loro vita. Verrà dunque spontaneo, nell'affannosa ricerca di senso, attribuire alla moglie alla madre dei caratteri addirittura non umani di perfidia o anaffettività, che molto probabilmente sono solo frutto di immaginazione, ma sono anch'essi inevitabilmente pensati e sentiti, perchè accettare la mancanza di senso tout court è estremamente difficile in tutti i campi, impossibile in un ambito che per i figli coincide con l'identità più profonda ("chi sono io?") e per il marito con tutta la sua vita adulta.