Qui racconterò la mia storia

Fairman

Utente di lunga data
Qui racconterò la mia storia

Apro il trade per spostare qui tutto ciò che vorrete continuare a dirmi. A breve comincerò il mio racconto per quanto i punti essenziali li abbia già dati.
PER MISTRAL
Non c'è bisogno che ti scusi. I punti di vista, in una discussione, possono anche divergere aspramente, ma se non sono offensivi e scorretti, aprono al dialogo.
Grazie
 

Frithurik

utente deluso
Scusa se sono indiscreto, come hai scoperto, e lei come si è giustificata.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Apro il trade per spostare qui tutto ciò che vorrete continuare a dirmi. A breve comincerò il mio racconto per quanto i punti essenziali li abbia già dati.
PER MISTRAL
Non c'è bisogno che ti scusi. I punti di vista, in una discussione, possono anche divergere aspramente, ma se non sono offensivi e scorretti, aprono al dialogo.
Grazie
Appena puoi.. Aspetto di leggere ulteriormente rispetto a quanto di là già letto..
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io direi

Direi di continuare qui.

Non voglio fare fantasie sul tuo caso, ma dire una cosa semplice.
Se un figlio viene massacrato per 18 anni sul principio di lealtà e sincerità e è stato punito perché una volta, che so, aveva detto che andava studiare e invece è andato al cinema, il giorno che scopre che il genitore gli ha detto che non lo poteva accompagnare all'attività sportiva per lavoro e gliel'ha fatta abbandonare e poi scopre che andava dell'amante, beh un po' ha il diritto di sentirsi gravemente tradito lui e il rapporto di coppia non c'entra niente.
 

Fairman

Utente di lunga data
Eccomi

Ho scritto la mia storia, forse è un po’ lunga, ma non avrei potuto fare diversamente. Alle domande che mi sono state poste non avrei potuto rispondere solo con date o fatti.
Ho dovuto mettere dentro anche le mie emozioni, le mie decisioni, che giuste o sbagliate per chi legge, sono le mie. Appartengono al passato, pertanto sono storia su cui è possibile esprimere giudizi ma i fatti non sono più modificabili. L’ho scritta solo perché i miei interventi in un altro 3D hanno generato tutta una serie di discussioni che mi è sembrato corretto spostare eventualmente ad altra sede.

Ci siamo sposati nel 1980, stavamo insieme già da tre anni. Interessi comuni, gli stessi sport, tantissimo amore. Poi i figli, qualche anno dopo. Certo gli inevitabili litigi, le incomprensioni di tutte le coppie, ma niente che non si ricomponesse subito dopo.
Io, tanto tempo dedicato al lavoro, a volte fuori casa in viaggio, lei con orari lavorativi più regolari , ma fra nonni e tate, c’è l’abbiamo fatta a crescerli.
Oltre al lavoro, pochissimi spazi individuali; piscina, vacanze, tempo libero sempre insieme, e i figli crescendo, ci hanno a poco a poco consentito di riavere più tempo per noi.

Nel 2010, era Aprile come adesso, inciampo in una sedia, la sua borsa finisce per terra, e fra le altre cose spunta un telefono mai visto. Le chiedo una spiegazione, mi dice che è della collega, lo aveva dimenticato , le aveva telefonato chiedendole di tenerlo per restituirglielo poi.
Credetti alla spiegazione.
Al lavoro quel giorno però continuai a pensare all’espressione turbata che avevo colto sul suo viso nel momento in cui avevo preso in mano il telefono.
A letto la sera mi svegliai, mi alzai per rovistare nella sua borsa. Il telefono non c’era e mi riaddormentai. L’indomani in garage, prima di salire sulla mia auto, cominciai a frugare nella sua .

Il telefono era lì, chiuso nel vano porta oggetti. Due soli numeri, quelli dei messaggi in entrata e in uscita.
Tanti maledetti messaggi dal contenuto chiaramente inequivocabile. Non sapevo che fare, mi sentivo sprofondare e la caduta non finiva mai.
Pensai di non agire d’impulso, in quel momento non avevo la serenità e forse il coraggio per affrontarla, copiai i due numeri e andai via.
Ne parlai subito con un fraterno amico d’infanzia, avvocato. Mi consigliò un investigatore privato a cui mi rivolsi. Nonostante l’angoscia, nei giorni seguenti cercai di comportarmi come sempre.
Qualche giorno dopo andai via per lavoro, al ritorno ebbi la conferma , foto e i diari dei pedinamenti erano lì .

Il sabato mattina le dissi prendiamo le bici. La portai nello stesso posto dove ci eravamo conosciuti. Seduti sulla stessa panchina dove per la prima volta le avevo detto ti amo, le dissi: Qui dove tutto è cominciato adesso in questo momento finisce tutto e le misi in mano le foto.
Le dissi cosa lei aveva rappresentato per me in quegli anni. Quell’amore viscerale, per lei, la mia donna, la mia amante, la madre dei miei figli, la mia confidente il mio tutto, era svanito, lasciando posto a rancore odio disprezzo rabbia.
Le chiesi perché? Impiegò tantissimo prima smettere di piangere e rispondermi.
Non mi diede nessuna colpa, quello che aveva fatto non dipendeva dal nostro rapporto, al quale secondo lei non mancava niente.
Mi disse che lo amava, era il suo capo, che dapprima aveva apprezzato i complimenti di una persona più giovane di lei.
Che a 55 anni si era sentita una ragazzina al centro delle attenzioni, e poi pian piano si era innamorata e aveva ceduto, e che andava avanti da un anno.
Ma amava anche me e i nostri figli e mai avrebbe voluto perdere la sua famiglia.
Viveva in due mondi, separati nella sua mente, quando era con lui non c’eravamo noi, e quand’era con noi lui non esisteva.
Mai visto nei fine settimana o nelle ferie, si vedevano solo quando io ero fuori per lavoro, raramente in altre occasioni.
Non volle dirmi altro.
Non rispose a nessuna delle infinite domande, in quel momento mi disse, provava solo vergogna per quello che aveva fatto e chiedeva perdono.

Tornammo a casa, preparai una valigia, le dissi che ai ragazzi non avrebbe dovuto dire niente, che andavo via per lavoro , cosa abituale, e che lei non avrebbe dovuto cercarmi avevo bisogno di riflettere.
Si gettò ai miei piedi implorandomi di non andare via, ma non l’ascoltai.
Dopo qualche giorno credo cinque, riuscì a trovare l’albergo dov’ero e mi venne a trovare.
Non so cosa, forse la sorpresa, fu una notte di passione e l’indomani tornai a casa.
Le chiesi di prendere delle ferie, l’idea che incontrasse comunque ogni giorno il suo amante al lavoro non potevo sopportarla.
Il suo capo, in senso lavorativo era una mia creatura, e in breve fu messo nelle condizioni di chiedere il trasferimento ad altra sede. Almeno avevo spezzato questo legame, pensavo.

Abbiamo provato per quattro mesi abbondanti.
Nonostante i suoi sforzi per ricostruire, più passava il tempo e più mi sembrava di non conoscerla, rientrare a casa la sera con i ragazzi sempre fuori, non aveva più nessuna attrattiva.
Sentirla parlare poi, con quella stessa loquacità e dolcezza di sempre che adesso mi suonava falsa, quella sua bellezza che una volta mi incantava e adesso mi sembrava ostentazione.
Si mi sono allontanato ancora di più.
La cosa peggiore fu il non crederle più, non credere più a niente quello che diceva, non credere che il tradimento durasse solo da un anno, non credere che fosse stato l’unico.
Io non sapevo chi fosse quella donna con cui la sera andavo a letto, con la quale nonostante i suoi sforzi non riuscivo più a fare l’amore.
Avevo sempre presente l’immagine di lei a letto con l’altro, e a volte mi sembrava di averlo in mezzo a noi.
Arrivai a chiedermi se i figli fossero veramente i miei.

Non rispose mai alle mie domande sulla storia col suo amante, volevo sapere tutto ma lei non rispondeva, diceva per tutelarmi , neanche al terapista quando facevamo la sedute in coppia, rispondeva a tutte le domande.
Per lei avrei dovuto solo dimenticare ma io non c’è la facevo a dimenticare. Quando la vedevo assorta nei suoi pensieri, pensavo sempre che stesse pensando a lui.
Avrei potuto capire, il cedere una volta a un’improvvisa passione, in fondo siamo umani ,per quanto grave un errore si può capire.
Ma una vita parallela per un anno non è un errore, è un insieme corposo di scelte fatte con deliberato egoismo, una per una, volta per volta.
Quando le dissi che volevo la separazione e quindi il divorzio rispose che non mi avrebbe mollato mai.
Sino ad allora eravamo riusciti a tenere nascosta ai ragazzi la situazione, penso abbastanza egregiamente. I grandi a studiare fuori, la piccola quasi mai a casa come tutte le diciottenni.
Complice l’estate e i figli tutti a casa, nel tentativo di bloccarmi su quella che era ormai la mia decisione definitiva, raccontò tutto ai figli.
Fu’ un grande errore, perché i ragazzi non credettero alle motivazioni che adduceva per giustificare la mia richiesta di separazione, capirono che c’era una terza persona pensando subito ad una mia amante.
A questo punto fu costretta a rivelare che era lei ad aver avuto l’amante.
Quando hai cresciuto i figli a pane e ostia è duro far loro digerire queste cose.
La reazione fu’ di estrema durezza e di chiusura.
Io non li avrei mai coinvolti e avrei comunque tutelato la madre, mai avrei permesso che sapessero le reali motivazioni della separazione.
Comunque furono estremamente corretti, ci dissero che loro erano e sarebbero rimasti i nostri figli, che la decisione era nostra, che in caso di separazione avrebbero continuato a vivere con me perché, cosi come la loro madre aveva fatto la sua scelta loro si sentivano liberi di fare la loro.
La madre sarebbe stata sempre la loro madre ma non le avrebbero più permesso di fare il genitore.
In un ultimo tentativo, dissi che comunque tutto era ancora in discussione e che esisteva la possibilità che tutto si appianasse.
Voi siete la coppia, voi deciderete, quello che abbiamo detto per noi resta, risposero.
Ma io non c’è l’ho fatta, non sono riuscito a passare oltre e dimenticare.
Quando decisi di rompere definitivamente, mi dissero che erano d’accordo con me e che sarei stato un coglione a non farlo.
L’ho saputo anni dopo, ma in due occasioni diverse la piccola e il grande l’avevano vista in macchina scambiare effusioni con l’amante.

Nonostante l’allontanamento lavorativo del suo amante e la dichiarazione di amore eterno nei miei confronti, lei aveva continuato per la sua strada.
Nel 2012 abbiamo divorziato, lei già dall’avvio della separazione era ritornata dal suo ex, che però non si sarà sentito di averla fra i piedi tutto il giorno, il giocattolo è più bello se lo rubi ad un altro, e l’ha mollata poco dopo.
 
Ultima modifica:

francoff

Utente di lunga data
Ho scritto la mia storia, forse è un po’ lunga, ma non avrei potuto fare diversamente. Alle domande che mi sono state poste non avrei potuto rispondere solo con date o fatti.
Ho dovuto mettere dentro anche le mie emozioni, le mie decisioni, che giuste o sbagliate per chi legge, sono le mie. Appartengono al passato, pertanto sono storia su cui è possibile esprimere giudizi ma i fatti non sono più modificabili. L’ho scritta solo perché i miei interventi in un altro 3D hanno generato tutta una serie di discussioni che mi è sembrato corretto spostare eventualmente ad altra sede.

Ci siamo sposati nel 1980, stavamo insieme già da tre anni. Interessi comuni, gli stessi sport, tantissimo amore. Poi i figli, qualche anno dopo. Certo gli inevitabili litigi, le incomprensioni di tutte le coppie, ma niente che non si ricomponesse subito dopo.
Io, tanto tempo dedicato al lavoro, a volte fuori casa in viaggio, lei con orari lavorativi più regolari , ma fra nonni e tate, c’è l’abbiamo fatta a crescerli.
Oltre al lavoro, pochissimi spazi individuali; piscina, vacanze, tempo libero sempre insieme, e i figli crescendo, ci hanno a poco a poco consentito di riavere più tempo per noi.

Nel 2010, era Aprile come adesso, inciampo in una sedia, la sua borsa finisce per terra, e fra le altre cose spunta un telefono mai visto. Le chiedo una spiegazione, mi dice che è della collega, lo aveva dimenticato , le aveva telefonato chiedendole di tenerlo per restituirglielo poi.
Credetti alla spiegazione.
Al lavoro quel giorno però continuai a pensare all’espressione turbata che avevo colto sul suo viso nel momento in cui avevo preso in mano il telefono.
A letto la sera mi svegliai, mi alzai per rovistare nella sua borsa. Il telefono non c’era e mi riaddormentai. L’indomani in garage, prima di salire sulla mia auto, cominciai a frugare nella sua .

Il telefono era lì, chiuso nel vano porta oggetti. Due soli numeri, quelli dei messaggi in entrata e in uscita.
Tanti maledetti messaggi dal contenuto chiaramente inequivocabile. Non sapevo che fare, mi sentivo sprofondare e la caduta non finiva mai.
Pensai di non agire d’impulso, in quel momento non avevo la serenità e forse il coraggio per affrontarla, copiai i due numeri e andai via.
Ne parlai subito con un fraterno amico d’infanzia, avvocato. Mi consigliò un investigatore privato a cui mi rivolsi. Nonostante l’angoscia, nei giorni seguenti cercai di comportarmi come sempre.
Qualche giorno dopo andai via per lavoro, al ritorno ebbi la conferma , foto e i diari dei pedinamenti erano lì .

Il sabato mattina le dissi prendiamo le bici. La portai nello stesso posto dove ci eravamo conosciuti. Seduti sulla stessa panchina dove per la prima volta le avevo detto ti amo, le dissi: Qui dove tutto è cominciato adesso in questo momento finisce tutto e le misi in mano le foto.
Le dissi cosa lei aveva rappresentato per me in quegli anni. Quell’amore viscerale, per lei, la mia donna, la mia amante, la madre dei miei figli, la mia confidente il mio tutto, era svanito, lasciando posto a rancore odio disprezzo rabbia.
Le chiesi perché? Impiegò tantissimo prima smettere di piangere e rispondermi.
Non mi diede nessuna colpa, quello che aveva fatto non dipendeva dal nostro rapporto, al quale secondo lei non mancava niente.
Mi disse che lo amava, era il suo capo, che dapprima aveva apprezzato i complimenti di una persona più giovane di lei.
Che a 55 anni si era sentita una ragazzina al centro delle attenzioni, e poi pian piano si era innamorata e aveva ceduto, e che andava avanti da un anno.
Ma amava anche me e i nostri figli e mai avrebbe voluto perdere la sua famiglia.
Viveva in due mondi, separati nella sua mente, quando era con lui non c’eravamo noi, e quand’era con noi lui non esisteva.
Mai visto nei fine settimana o nelle ferie, si vedevano solo quando io ero fuori per lavoro, raramente in altre occasioni.
Non volle dirmi altro.
Non rispose a nessuna delle infinite domande, in quel momento mi disse, provava solo vergogna per quello che aveva fatto e chiedeva perdono.

Tornammo a casa, preparai una valigia, le dissi che ai ragazzi non avrebbe dovuto dire niente, che andavo via per lavoro , cosa abituale, e che lei non avrebbe dovuto cercarmi avevo bisogno di riflettere.
Si gettò ai miei piedi implorandomi di non andare via, ma non l’ascoltai.
Dopo qualche giorno credo cinque, riuscì a trovare l’albergo dov’ero e mi venne a trovare.
Non so cosa, forse la sorpresa, fu una notte di passione e l’indomani tornai a casa.
Le chiesi di prendere delle ferie, l’idea che incontrasse comunque ogni giorno il suo amante al lavoro non potevo sopportarla.
Il suo capo, in senso lavorativo era una mia creatura, e in breve fu messo nelle condizioni di chiedere il trasferimento ad altra sede. Almeno avevo spezzato questo legame, pensavo.

Abbiamo provato per quattro mesi abbondanti.
Nonostante i suoi sforzi per ricostruire, più passava il tempo e più mi sembrava di non conoscerla, rientrare a casa la sera con i ragazzi sempre fuori, non aveva più nessuna attrattiva.
Sentirla parlare poi, con quella stessa loquacità e dolcezza di sempre che adesso mi suonava falsa, quella sua bellezza che una volta mi incantava e adesso mi sembrava ostentazione.
Si mi sono allontanato ancora di più.
La cosa peggiore fu il non crederle più, non credere più a niente quello che diceva, non credere che il tradimento durasse solo da un anno, non credere che fosse stato l’unico.
Io non sapevo chi fosse quella donna con cui la sera andavo a letto, con la quale nonostante i suoi sforzi non riuscivo più a fare l’amore.
Avevo sempre presente l’immagine di lei a letto con l’altro, e a volte mi sembrava di averlo in mezzo a noi.
Arrivai a chiedermi se i figli fossero veramente i miei.

Non rispose mai alle mie domande sulla storia col suo amante, volevo sapere tutto ma lei non rispondeva, diceva per tutelarmi , neanche al terapista quando facevamo la sedute in coppia, rispondeva a tutte le domande.
Per lei avrei dovuto solo dimenticare ma io non c’è la facevo a dimenticare. Quando la vedevo assorta nei suoi pensieri, pensavo sempre che stesse pensando a lui.
Avrei potuto capire, il cedere una volta a un’improvvisa passione, in fondo siamo umani ,per quanto grave un errore si può capire.
Ma una vita parallela per un anno non è un errore, è un insieme corposo di scelte fatte con deliberato egoismo, una per una, volta per volta.
Quando le dissi che volevo la separazione e quindi il divorzio rispose che non mi avrebbe mollato mai.
Sino ad allora eravamo riusciti a tenere nascosta ai ragazzi la situazione, penso abbastanza egregiamente. I grandi a studiare fuori, la piccola quasi mai a casa come tutte le diciottenni.
Complice l’estate e i figli tutti a casa, nel tentativo di bloccarmi su quella che era ormai la mia decisione definitiva, raccontò tutto ai figli.
Fu’ un grande errore, perché i ragazzi non credettero alle motivazioni che adduceva per giustificare la mia richiesta di separazione, capirono che c’era una terza persona pensando subito ad una mia amante.
A questo punto fu costretta a rivelare che era lei ad aver avuto l’amante.
Quando hai cresciuto i figli a pane e ostia è duro far loro digerire queste cose.
La reazione fu’ di estrema durezza e di chiusura.
Io non li avrei mai coinvolti e avrei comunque tutelato la madre, mai avrei permesso che sapessero le reali motivazioni della separazione.
Comunque furono estremamente corretti, ci dissero che loro erano e sarebbero rimasti i nostri figli, che la decisione era nostra, che in caso di separazione avrebbero continuato a vivere con me perché, cosi come la loro madre aveva fatto la sua scelta loro si sentivano liberi di fare la loro.
La madre sarebbe stata sempre la loro madre ma non le avrebbero più permesso di fare il genitore.
In un ultimo tentativo, dissi che comunque tutto era ancora in discussione e che esisteva la possibilità che tutto si appianasse.
Voi siete la coppia, voi deciderete, quello che abbiamo detto per noi resta, risposero.
Ma io non c’è l’ho fatta, non sono riuscito a passare oltre e dimenticare.
Quando decisi di rompere definitivamente, mi dissero che erano d’accordo con me e che sarei stato un coglione a non farlo.
L’ho saputo anni dopo, ma in due occasioni diverse la piccola e il grande l’avevano vista in macchina scambiare effusioni con l’amante.

Nonostante l’allontanamento lavorativo del suo amante e la dichiarazione di amore eterno nei miei confronti, lei aveva continuato per la sua strada.
Nel 2012 abbiamo divorziato, lei già dall’avvio della separazione era ritornata dal suo ex, che però non si sarà sentito di averla fra i piedi tutto il giorno, il giocattolo è più bello se lo rubi ad un altro, e l’ha mollata poco dopo.
Tante analogie con la mia storia . Ho capito perché ne sei rimasto coinvolto .
 

Piperita

Sognatrice
Grazie per averci raccontato la tua storia, adesso è tutto più chiaro.

Voglio dire che si sei comportato da signore e non hai nulla da rimproverarti.

Aggiungo che capisco la situazione che viveva tua moglie, io credo che si possano amare due persone contemporaneamente, pertanto sono sicura che lei non ti abbia mentito su questa cosa, magari su altre, ma non su questa.
 

insane

Utente di lunga data
Ciao e bene arrivato tra noi traditi

Il suo capo, in senso lavorativo era una mia creatura, e in breve fu messo nelle condizioni di chiedere il trasferimento ad altra sede. Almeno avevo spezzato questo legame, pensavo.
Approvo molto la "vendetta", estremamente lucida.

La cosa peggiore fu il non crederle più, non credere più a niente quello che diceva, non credere che il tradimento durasse solo da un anno, non credere che fosse stato l’unico.
Io non sapevo chi fosse quella donna con cui la sera andavo a letto, con la quale nonostante i suoi sforzi non riuscivo più a fare l’amore.
Avevo sempre presente l’immagine di lei a letto con l’altro, e a volte mi sembrava di averlo in mezzo a noi.
Anche questo e' analogo a cio' che provo io. Un anno di storia parallela non e' una cazzata

Da come scrivi mi pare di capire che ti stia riprendendo bene, sono contento per te.
 

Fairman

Utente di lunga data
Tante analogie con la mia storia . Ho capito perché ne sei rimasto coinvolto .
Ti confesso che in tanti anni che leggo il forum, non avevo mai scritto niente.
Dalla tua prima discussione mi è tutto risalito in gola, come una digestione non fatta.
Si le analogie ci sono (pensa che anch'io mi chiamo Franco e anch'io sono Ingegnere anche se elettrico),
ma ti auguro che le analogie siano solo nella parte iniziale.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il problema resta sempre lo stesso: la fiducia è il riconoscimento della persona.
Se quella persona per come si è rivelata è un lato che si adatta con il resto si può continuare, altrimenti no.
No puoi vivere con una sfera e scoprire un lato esagonale.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Iero o Lero minuscolo (non ho capito il nick che avrà un senso, ma ammetto la mia ignoranza) cosa non hai ancora digerito?
Io ancora non capisco come mio marito abbia potuto sabotare così la propria vita, ma sono fatti suoi.
Non mi ha lasciato che indifferenza.
 

Woland

Utente di lunga data
Ho scritto la mia storia, forse è un po’ lunga, ma non avrei potuto fare diversamente. Alle domande che mi sono state poste non avrei potuto rispondere solo con date o fatti.
Ho dovuto mettere dentro anche le mie emozioni, le mie decisioni, che giuste o sbagliate per chi legge, sono le mie. Appartengono al passato, pertanto sono storia su cui è possibile esprimere giudizi ma i fatti non sono più modificabili. L’ho scritta solo perché i miei interventi in un altro 3D hanno generato tutta una serie di discussioni che mi è sembrato corretto spostare eventualmente ad altra sede.

Ci siamo sposati nel 1980, stavamo insieme già da tre anni. Interessi comuni, gli stessi sport, tantissimo amore. Poi i figli, qualche anno dopo. Certo gli inevitabili litigi, le incomprensioni di tutte le coppie, ma niente che non si ricomponesse subito dopo.
Io, tanto tempo dedicato al lavoro, a volte fuori casa in viaggio, lei con orari lavorativi più regolari , ma fra nonni e tate, c’è l’abbiamo fatta a crescerli.
Oltre al lavoro, pochissimi spazi individuali; piscina, vacanze, tempo libero sempre insieme, e i figli crescendo, ci hanno a poco a poco consentito di riavere più tempo per noi.

Nel 2010, era Aprile come adesso, inciampo in una sedia, la sua borsa finisce per terra, e fra le altre cose spunta un telefono mai visto. Le chiedo una spiegazione, mi dice che è della collega, lo aveva dimenticato , le aveva telefonato chiedendole di tenerlo per restituirglielo poi.
Credetti alla spiegazione.
Al lavoro quel giorno però continuai a pensare all’espressione turbata che avevo colto sul suo viso nel momento in cui avevo preso in mano il telefono.
A letto la sera mi svegliai, mi alzai per rovistare nella sua borsa. Il telefono non c’era e mi riaddormentai. L’indomani in garage, prima di salire sulla mia auto, cominciai a frugare nella sua .

Il telefono era lì, chiuso nel vano porta oggetti. Due soli numeri, quelli dei messaggi in entrata e in uscita.
Tanti maledetti messaggi dal contenuto chiaramente inequivocabile. Non sapevo che fare, mi sentivo sprofondare e la caduta non finiva mai.
Pensai di non agire d’impulso, in quel momento non avevo la serenità e forse il coraggio per affrontarla, copiai i due numeri e andai via.
Ne parlai subito con un fraterno amico d’infanzia, avvocato. Mi consigliò un investigatore privato a cui mi rivolsi. Nonostante l’angoscia, nei giorni seguenti cercai di comportarmi come sempre.
Qualche giorno dopo andai via per lavoro, al ritorno ebbi la conferma , foto e i diari dei pedinamenti erano lì .

Il sabato mattina le dissi prendiamo le bici. La portai nello stesso posto dove ci eravamo conosciuti. Seduti sulla stessa panchina dove per la prima volta le avevo detto ti amo, le dissi: Qui dove tutto è cominciato adesso in questo momento finisce tutto e le misi in mano le foto.
Le dissi cosa lei aveva rappresentato per me in quegli anni. Quell’amore viscerale, per lei, la mia donna, la mia amante, la madre dei miei figli, la mia confidente il mio tutto, era svanito, lasciando posto a rancore odio disprezzo rabbia.
Le chiesi perché? Impiegò tantissimo prima smettere di piangere e rispondermi.
Non mi diede nessuna colpa, quello che aveva fatto non dipendeva dal nostro rapporto, al quale secondo lei non mancava niente.
Mi disse che lo amava, era il suo capo, che dapprima aveva apprezzato i complimenti di una persona più giovane di lei.
Che a 55 anni si era sentita una ragazzina al centro delle attenzioni, e poi pian piano si era innamorata e aveva ceduto, e che andava avanti da un anno.
Ma amava anche me e i nostri figli e mai avrebbe voluto perdere la sua famiglia.
Viveva in due mondi, separati nella sua mente, quando era con lui non c’eravamo noi, e quand’era con noi lui non esisteva.
Mai visto nei fine settimana o nelle ferie, si vedevano solo quando io ero fuori per lavoro, raramente in altre occasioni.
Non volle dirmi altro.
Non rispose a nessuna delle infinite domande, in quel momento mi disse, provava solo vergogna per quello che aveva fatto e chiedeva perdono.

Tornammo a casa, preparai una valigia, le dissi che ai ragazzi non avrebbe dovuto dire niente, che andavo via per lavoro , cosa abituale, e che lei non avrebbe dovuto cercarmi avevo bisogno di riflettere.
Si gettò ai miei piedi implorandomi di non andare via, ma non l’ascoltai.
Dopo qualche giorno credo cinque, riuscì a trovare l’albergo dov’ero e mi venne a trovare.
Non so cosa, forse la sorpresa, fu una notte di passione e l’indomani tornai a casa.
Le chiesi di prendere delle ferie, l’idea che incontrasse comunque ogni giorno il suo amante al lavoro non potevo sopportarla.
Il suo capo, in senso lavorativo era una mia creatura, e in breve fu messo nelle condizioni di chiedere il trasferimento ad altra sede. Almeno avevo spezzato questo legame, pensavo.

Abbiamo provato per quattro mesi abbondanti.
Nonostante i suoi sforzi per ricostruire, più passava il tempo e più mi sembrava di non conoscerla, rientrare a casa la sera con i ragazzi sempre fuori, non aveva più nessuna attrattiva.
Sentirla parlare poi, con quella stessa loquacità e dolcezza di sempre che adesso mi suonava falsa, quella sua bellezza che una volta mi incantava e adesso mi sembrava ostentazione.
Si mi sono allontanato ancora di più.
La cosa peggiore fu il non crederle più, non credere più a niente quello che diceva, non credere che il tradimento durasse solo da un anno, non credere che fosse stato l’unico.
Io non sapevo chi fosse quella donna con cui la sera andavo a letto, con la quale nonostante i suoi sforzi non riuscivo più a fare l’amore.
Avevo sempre presente l’immagine di lei a letto con l’altro, e a volte mi sembrava di averlo in mezzo a noi.
Arrivai a chiedermi se i figli fossero veramente i miei.

Non rispose mai alle mie domande sulla storia col suo amante, volevo sapere tutto ma lei non rispondeva, diceva per tutelarmi , neanche al terapista quando facevamo la sedute in coppia, rispondeva a tutte le domande.
Per lei avrei dovuto solo dimenticare ma io non c’è la facevo a dimenticare. Quando la vedevo assorta nei suoi pensieri, pensavo sempre che stesse pensando a lui.
Avrei potuto capire, il cedere una volta a un’improvvisa passione, in fondo siamo umani ,per quanto grave un errore si può capire.
Ma una vita parallela per un anno non è un errore, è un insieme corposo di scelte fatte con deliberato egoismo, una per una, volta per volta.
Quando le dissi che volevo la separazione e quindi il divorzio rispose che non mi avrebbe mollato mai.
Sino ad allora eravamo riusciti a tenere nascosta ai ragazzi la situazione, penso abbastanza egregiamente. I grandi a studiare fuori, la piccola quasi mai a casa come tutte le diciottenni.
Complice l’estate e i figli tutti a casa, nel tentativo di bloccarmi su quella che era ormai la mia decisione definitiva, raccontò tutto ai figli.
Fu’ un grande errore, perché i ragazzi non credettero alle motivazioni che adduceva per giustificare la mia richiesta di separazione, capirono che c’era una terza persona pensando subito ad una mia amante.
A questo punto fu costretta a rivelare che era lei ad aver avuto l’amante.
Quando hai cresciuto i figli a pane e ostia è duro far loro digerire queste cose.
La reazione fu’ di estrema durezza e di chiusura.
Io non li avrei mai coinvolti e avrei comunque tutelato la madre, mai avrei permesso che sapessero le reali motivazioni della separazione.
Comunque furono estremamente corretti, ci dissero che loro erano e sarebbero rimasti i nostri figli, che la decisione era nostra, che in caso di separazione avrebbero continuato a vivere con me perché, cosi come la loro madre aveva fatto la sua scelta loro si sentivano liberi di fare la loro.
La madre sarebbe stata sempre la loro madre ma non le avrebbero più permesso di fare il genitore.
In un ultimo tentativo, dissi che comunque tutto era ancora in discussione e che esisteva la possibilità che tutto si appianasse.
Voi siete la coppia, voi deciderete, quello che abbiamo detto per noi resta, risposero.
Ma io non c’è l’ho fatta, non sono riuscito a passare oltre e dimenticare.
Quando decisi di rompere definitivamente, mi dissero che erano d’accordo con me e che sarei stato un coglione a non farlo.
L’ho saputo anni dopo, ma in due occasioni diverse la piccola e il grande l’avevano vista in macchina scambiare effusioni con l’amante.

Nonostante l’allontanamento lavorativo del suo amante e la dichiarazione di amore eterno nei miei confronti, lei aveva continuato per la sua strada.
Nel 2012 abbiamo divorziato, lei già dall’avvio della separazione era ritornata dal suo ex, che però non si sarà sentito di averla fra i piedi tutto il giorno, il giocattolo è più bello se lo rubi ad un altro, e l’ha mollata poco dopo.
L'episodio che hai descritto nel neretto particolarmente doloroso e toccante.

Mi sembra che il tuo agire sia stato ineccepibile e sinceramente non me la sento di avanzare critiche nemmeno ai tuoi figli. Ti auguro che la permanenza in questo forum ti aiuti a metabolizzare il dolore che ancora ti porti dietro mi pare. Ti abbraccio.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Ho scritto la mia storia, forse è un po’ lunga, ma non avrei potuto fare diversamente. Alle domande che mi sono state poste non avrei potuto rispondere solo con date o fatti.
Ho dovuto mettere dentro anche le mie emozioni, le mie decisioni, che giuste o sbagliate per chi legge, sono le mie. Appartengono al passato, pertanto sono storia su cui è possibile esprimere giudizi ma i fatti non sono più modificabili. L’ho scritta solo perché i miei interventi in un altro 3D hanno generato tutta una serie di discussioni che mi è sembrato corretto spostare eventualmente ad altra sede.

Ci siamo sposati nel 1980, stavamo insieme già da tre anni. Interessi comuni, gli stessi sport, tantissimo amore. Poi i figli, qualche anno dopo. Certo gli inevitabili litigi, le incomprensioni di tutte le coppie, ma niente che non si ricomponesse subito dopo.
Io, tanto tempo dedicato al lavoro, a volte fuori casa in viaggio, lei con orari lavorativi più regolari , ma fra nonni e tate, c’è l’abbiamo fatta a crescerli.
Oltre al lavoro, pochissimi spazi individuali; piscina, vacanze, tempo libero sempre insieme, e i figli crescendo, ci hanno a poco a poco consentito di riavere più tempo per noi.

Nel 2010, era Aprile come adesso, inciampo in una sedia, la sua borsa finisce per terra, e fra le altre cose spunta un telefono mai visto. Le chiedo una spiegazione, mi dice che è della collega, lo aveva dimenticato , le aveva telefonato chiedendole di tenerlo per restituirglielo poi.
Credetti alla spiegazione.
Al lavoro quel giorno però continuai a pensare all’espressione turbata che avevo colto sul suo viso nel momento in cui avevo preso in mano il telefono.
A letto la sera mi svegliai, mi alzai per rovistare nella sua borsa. Il telefono non c’era e mi riaddormentai. L’indomani in garage, prima di salire sulla mia auto, cominciai a frugare nella sua .

Il telefono era lì, chiuso nel vano porta oggetti. Due soli numeri, quelli dei messaggi in entrata e in uscita.
Tanti maledetti messaggi dal contenuto chiaramente inequivocabile. Non sapevo che fare, mi sentivo sprofondare e la caduta non finiva mai.
Pensai di non agire d’impulso, in quel momento non avevo la serenità e forse il coraggio per affrontarla, copiai i due numeri e andai via.
Ne parlai subito con un fraterno amico d’infanzia, avvocato. Mi consigliò un investigatore privato a cui mi rivolsi. Nonostante l’angoscia, nei giorni seguenti cercai di comportarmi come sempre.
Qualche giorno dopo andai via per lavoro, al ritorno ebbi la conferma , foto e i diari dei pedinamenti erano lì .

Il sabato mattina le dissi prendiamo le bici. La portai nello stesso posto dove ci eravamo conosciuti. Seduti sulla stessa panchina dove per la prima volta le avevo detto ti amo, le dissi: Qui dove tutto è cominciato adesso in questo momento finisce tutto e le misi in mano le foto.
Le dissi cosa lei aveva rappresentato per me in quegli anni. Quell’amore viscerale, per lei, la mia donna, la mia amante, la madre dei miei figli, la mia confidente il mio tutto, era svanito, lasciando posto a rancore odio disprezzo rabbia.
Le chiesi perché? Impiegò tantissimo prima smettere di piangere e rispondermi.
Non mi diede nessuna colpa, quello che aveva fatto non dipendeva dal nostro rapporto, al quale secondo lei non mancava niente.
Mi disse che lo amava, era il suo capo, che dapprima aveva apprezzato i complimenti di una persona più giovane di lei.
Che a 55 anni si era sentita una ragazzina al centro delle attenzioni, e poi pian piano si era innamorata e aveva ceduto, e che andava avanti da un anno.
Ma amava anche me e i nostri figli e mai avrebbe voluto perdere la sua famiglia.
Viveva in due mondi, separati nella sua mente, quando era con lui non c’eravamo noi, e quand’era con noi lui non esisteva.
Mai visto nei fine settimana o nelle ferie, si vedevano solo quando io ero fuori per lavoro, raramente in altre occasioni.
Non volle dirmi altro.
Non rispose a nessuna delle infinite domande, in quel momento mi disse, provava solo vergogna per quello che aveva fatto e chiedeva perdono.

Tornammo a casa, preparai una valigia, le dissi che ai ragazzi non avrebbe dovuto dire niente, che andavo via per lavoro , cosa abituale, e che lei non avrebbe dovuto cercarmi avevo bisogno di riflettere.
Si gettò ai miei piedi implorandomi di non andare via, ma non l’ascoltai.
Dopo qualche giorno credo cinque, riuscì a trovare l’albergo dov’ero e mi venne a trovare.
Non so cosa, forse la sorpresa, fu una notte di passione e l’indomani tornai a casa.
Le chiesi di prendere delle ferie, l’idea che incontrasse comunque ogni giorno il suo amante al lavoro non potevo sopportarla.
Il suo capo, in senso lavorativo era una mia creatura, e in breve fu messo nelle condizioni di chiedere il trasferimento ad altra sede. Almeno avevo spezzato questo legame, pensavo.

Abbiamo provato per quattro mesi abbondanti.
Nonostante i suoi sforzi per ricostruire, più passava il tempo e più mi sembrava di non conoscerla, rientrare a casa la sera con i ragazzi sempre fuori, non aveva più nessuna attrattiva.
Sentirla parlare poi, con quella stessa loquacità e dolcezza di sempre che adesso mi suonava falsa, quella sua bellezza che una volta mi incantava e adesso mi sembrava ostentazione.
Si mi sono allontanato ancora di più.
La cosa peggiore fu il non crederle più, non credere più a niente quello che diceva, non credere che il tradimento durasse solo da un anno, non credere che fosse stato l’unico.
Io non sapevo chi fosse quella donna con cui la sera andavo a letto, con la quale nonostante i suoi sforzi non riuscivo più a fare l’amore.
Avevo sempre presente l’immagine di lei a letto con l’altro, e a volte mi sembrava di averlo in mezzo a noi.
Arrivai a chiedermi se i figli fossero veramente i miei.

Non rispose mai alle mie domande sulla storia col suo amante, volevo sapere tutto ma lei non rispondeva, diceva per tutelarmi , neanche al terapista quando facevamo la sedute in coppia, rispondeva a tutte le domande.
Per lei avrei dovuto solo dimenticare ma io non c’è la facevo a dimenticare. Quando la vedevo assorta nei suoi pensieri, pensavo sempre che stesse pensando a lui.
Avrei potuto capire, il cedere una volta a un’improvvisa passione, in fondo siamo umani ,per quanto grave un errore si può capire.
Ma una vita parallela per un anno non è un errore, è un insieme corposo di scelte fatte con deliberato egoismo, una per una, volta per volta.
Quando le dissi che volevo la separazione e quindi il divorzio rispose che non mi avrebbe mollato mai.
Sino ad allora eravamo riusciti a tenere nascosta ai ragazzi la situazione, penso abbastanza egregiamente. I grandi a studiare fuori, la piccola quasi mai a casa come tutte le diciottenni.
Complice l’estate e i figli tutti a casa, nel tentativo di bloccarmi su quella che era ormai la mia decisione definitiva, raccontò tutto ai figli.
Fu’ un grande errore, perché i ragazzi non credettero alle motivazioni che adduceva per giustificare la mia richiesta di separazione, capirono che c’era una terza persona pensando subito ad una mia amante.
A questo punto fu costretta a rivelare che era lei ad aver avuto l’amante.
Quando hai cresciuto i figli a pane e ostia è duro far loro digerire queste cose.
La reazione fu’ di estrema durezza e di chiusura.
Io non li avrei mai coinvolti e avrei comunque tutelato la madre, mai avrei permesso che sapessero le reali motivazioni della separazione.
Comunque furono estremamente corretti, ci dissero che loro erano e sarebbero rimasti i nostri figli, che la decisione era nostra, che in caso di separazione avrebbero continuato a vivere con me perché, cosi come la loro madre aveva fatto la sua scelta loro si sentivano liberi di fare la loro.
La madre sarebbe stata sempre la loro madre ma non le avrebbero più permesso di fare il genitore.
In un ultimo tentativo, dissi che comunque tutto era ancora in discussione e che esisteva la possibilità che tutto si appianasse.
Voi siete la coppia, voi deciderete, quello che abbiamo detto per noi resta, risposero.
Ma io non c’è l’ho fatta, non sono riuscito a passare oltre e dimenticare.
Quando decisi di rompere definitivamente, mi dissero che erano d’accordo con me e che sarei stato un coglione a non farlo.
L’ho saputo anni dopo, ma in due occasioni diverse la piccola e il grande l’avevano vista in macchina scambiare effusioni con l’amante.

Nonostante l’allontanamento lavorativo del suo amante e la dichiarazione di amore eterno nei miei confronti, lei aveva continuato per la sua strada.
Nel 2012 abbiamo divorziato, lei già dall’avvio della separazione era ritornata dal suo ex, che però non si sarà sentito di averla fra i piedi tutto il giorno, il giocattolo è più bello se lo rubi ad un altro, e l’ha mollata poco dopo.
Una storia temo molto più frequente di quanto non si pensi.
L'affetto dei figli la cosa più bella

Grazie di averci raccontato
 

MariLea

Utente di lunga data
Ho scritto la mia storia...
Brutta storia, mi spiace davvero Lero, meglio di come ti sei comportato non credo che avresti potuto.
Io, da figlia, mi sarei comportata come i tuoi figli. In una famiglia dove si cresce tutti insieme dialogando tutti i giorni di tutto è naturale formulare giudizi e prendere posizione... le gerarchie son finite coi secoli scorsi...
 

trilobita

Utente di lunga data
Brutta storia, mi spiace davvero Lero, meglio di come ti sei comportato non credo che avresti potuto.
Io, da figlia, mi sarei comportata come i tuoi figli. In una famiglia dove si cresce tutti insieme dialogando tutti i giorni di tutto è naturale formulare giudizi e prendere posizione... le gerarchie son finite coi secoli scorsi...
Anche perché pretendere una gelida neutralità ed indifferenza da parte dei figli,mi sembra un pochino forzato.
Soprattutto quando uno dei due li ha tirati dentro senza gli fosse richiesto.
Vieni a chiedere di mettere una parola buona con tuo marito,mio padre,perché lo ami e non vuoi distruggere la famiglia,salvo poi farti beccare nell'immediato in camporella più volte con l'amante?
I figli,come tutti,sono fatti di carne,ossa e sentimenti....
 

MariLea

Utente di lunga data
Anche perché pretendere una gelida neutralità ed indifferenza da parte dei figli,mi sembra un pochino forzato.
Soprattutto quando uno dei due li ha tirati dentro senza gli fosse richiesto.
Vieni a chiedere di mettere una parola buona con tuo marito,mio padre,perché lo ami e non vuoi distruggere la famiglia,salvo poi farti beccare nell'immediato in camporella più volte con l'amante?
I figli,come tutti,sono fatti di carne,ossa e sentimenti....
Ma infatti!
Poi un conto sono i figli bambini, ma una volta diventati adulti quello che dovevi insegnare l'hai insegnato e si è in assoluta parità. Succede che per non dare preoccupazioni o dispiaceri si nascondano certe cose, i genitori ai figli e viceversa, ma se si discute di un problema lo si fa alla pari e con le eventuali conseguenze.

Nel caso in particolare, non so voi, ma io non ho mai voluto nemmeno pensare che i miei genitori avessero una loro vita sessuale, figuriamoci vedere mia madre con un altro... mi avrebbe fatto così male che avrei spaccato il mondo...
 

mistral

Utente di lunga data
Brutta storia ,come tutte le storie che si leggono qui purtroppo.....
Mi spiace che in 7 anni tu non ti sia liberato di tutto il peso.
Forse sfogarti qui e parlare di te potrà farti fare il passo decisivo.Te lo auguro con tutto il cuore.
 

bastardo dentro

Utente di lunga data
Io sono stato dall'altra parte ... con l'unica differenza che non sono stato scoperto e leggere il tuo racconto mi ha portato indietro di 10 anni e mi ha fatto vedere l'enorme rischio che ho corso se fossi stato scoperto.... la mia storia a latere fini... ed io passo passo ho ricostruito tutto ciò che, con furia iconoclasta, avevo distrutto... ho solo avuto la fortuna di girarmi e trovare mia moglie ancora li.... ti auguro davvero il meglio e che tu possa trovare persone diverse da tua moglie e da me...

bastardo dentro
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io sono stato dall'altra parte ... con l'unica differenza che non sono stato scoperto e leggere il tuo racconto mi ha portato indietro di 10 anni e mi ha fatto vedere l'enorme rischio che ho corso se fossi stato scoperto.... la mia storia a latere fini... ed io passo passo ho ricostruito tutto ciò che, con furia iconoclasta, avevo distrutto... ho solo avuto la fortuna di girarmi e trovare mia moglie ancora li.... ti auguro davvero il meglio e che tu possa trovare persone diverse da tua moglie e da me...

bastardo dentro
Bello leggerti.

Penso che questa esperienza possa far capire che un tradimento, anche per innamoramento come il tuo è quindi molto coinvolgente, può non indicare la fine del sentimento per il partner.
Per un tradito è incredibile, ma tu lo puoi affermare.
 

bastardo dentro

Utente di lunga data
Bello leggerti.

Penso che questa esperienza possa far capire che un tradimento, anche per innamoramento come il tuo è quindi molto coinvolgente, può non indicare la fine del sentimento per il partner.
Per un tradito è incredibile, ma tu lo puoi affermare.

Ne sono profondamente convinto. Certo devi essere predisposto ed aperto alla relazione extra .... e quando senti ciò già dovresti interrogarti in merito a ciò che non va all'interno del tuo legame... e fermarti. poi subentra l'egoismo, l'incoscienza e l'incapacità di sottrarsi ma, secondo me, tutti i traditori capiscono bene cosa fanno e le conseguenze a cui potrebbero andare incontro ma, molto banalmente, le sottovalutano....
 
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