La tristezza

brenin

Utente
Staff Forum
E' in quel grassetto...uno dei nodi che poco si analizzano ma che sono fondamentali, per come la vedo io.

Che sia che il bambino che si è stati abbia avuto una infanzia felice o infelice, poco conta, se l'intenzione del genitore è riprodurre il vissuto. Confermandolo, quindi dando felicità, o negandolo, quindi dando felicità.
Felicità che socialmente è sempre più spesso associata all'avere più che all'essere.

Come se il figlio fosse un prolungamento di sè...e nascesse già per certi versi ricoperto di uno strato di essere che non è suo e che rischia di diventare crosta...

Io penso che ogni adulto, che sia genitore o meno, abbia il compito di portar fuori quello che c'è dentro. E-ducare, letteralmente. Condurre fuori.

E' un modo del dare che riguarda la libertà di essere dell'altro...e quindi anche il concedere il dolore, oltre che la serenità.

La cassetta degli attrezzi, secondo me ha un fulcro fondamentale, ossia il sapere che ogni Vita è una Vita. Ha il suo percorso...ed è esattamente in quel percorso che c'è tutto quel che serve per quella Vita particolare.

Semmai, da adulti che hanno già percorso quel portar fuori quel che c'è dentro, si può mostrare il farlo. Il coraggio. La fedeltà. L'esperienza.

Mettere dentro...che sia la felicità o quel che si vuole...a me fa venire i brividi, e mi riporta ad una visione del bambino come tabula rasa...
Condivido,in particolar modo il grassetto. Educare come " condurre fuori " , ma anche - come traducono il verbo i giapponesi utilizzando i kanjii " far crescere " e " lodando " , nel senso di valorizzare le qualità del bambino, aiutandolo a coltivare e far crescere in sè le sue attitudini,a concretizzare le sue inziiative, ad accompagnarlo mano per mano ( ovviamento correggendo gli errori ).
Mi disse una volta un anziano giapponese : noi, quando i nostri figli ( entro una certa età ovviamente ) devono attraversare il fiume, la prima volta li accompagnamo. Non mostriamo loro la via più facile e li aspettiamo a riva, noi li accompagniamo. E penso che non avesse tutti i torti....
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Condivido,in particolar modo il grassetto. Educare come " condurre fuori " , ma anche - come traducono il verbo i giapponesi utilizzando i kanjii " far crescere " e " lodando " , nel senso di valorizzare le qualità del bambino, aiutandolo a coltivare e far crescere in sè le sue attitudini,a concretizzare le sue inziiative, ad accompagnarlo mano per mano ( ovviamento correggendo gli errori ).
Mi disse una volta un anziano giapponese : noi, quando i nostri figli ( entro una certa età ovviamente ) devono attraversare il fiume, la prima volta li accompagnamo. Non mostriamo loro la via più facile e li aspettiamo a riva, noi li accompagniamo. E penso che non avesse tutti i torti....
Condivido l'anziano giapponese...saggio.

Accompagnare. Ovviamente correggendo gli errori.

Ma anche, secondo me, insegnando a sbagliare.
Cosa che pochissimo viene insegnata. Che più che altro si consola dall'errore.
E io credo che invece un compito degli adulti sia essere portatori dell'esperienza dell'errore e della forza dell'autoapprendimento per errori.

Adesso, a distanza di anni, credo che uno degli aspetti più disfunzionali che io ho vissuto e che, purtroppo, vedo vivere da tanti bambini e che riconosco con estrema chiarezza di visione, è che, mia madre in particolare, si ostinasse a dirmi che lei sapeva la via per il mio benessere. La mia felicità in buona sostanza.

Ma, siccome ero una bambina e non una ritardata mentale, ed ero una bambina molto ricettiva, io vedevo che lei col cazzo che era felice e stava bene. E col cazzo che mi lasciavo mettere dentro quella roba.
Certo è che l'immagine di me che ci ho costruito non è stata delle migliori. Ero comunque una traditrice.
Adesso so che la mia risorsa era esattamente vedere la discordanza. Allora mi sembrava solo di essere cattiva. Colei che svela il dolore...

Vedo tante persone che decidono cosa è la felicità e la vogliono mettere dentro a qualcun altro.
Trovo sia una forma quasi di violenza.
Sicuramente di imposizione e negazione della libertà di essere. Anche infelici.

Certo...è idealmente più sostenibile emotivamente stare vicino a chi è sereno...ma saper star vicini nella sofferenza, anche delle semplici frustrazioni da smartphone negato :D, credo sia un dono immenso e un insegnamento fondamentale.

Ecco...il lodare per me è invece un qualcosa che ho ricevuto poco. E che sono attenta a dare. La lode.
La prospettiva del rovescio della medaglia.

Le mie lodi...ho imparato a darmele da sola. Per i miei era un dovere che avevo svolto, essere brava. Ed in ogni caso un gradino per andare oltre. Non la butto la concezione del miglioramento e dell'ambizione...ma il riposo di una lode è qualcosa di veramente bello e leggero. Una carezza.
 
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nina63

Utente di lunga data
Riflettevo in questi giorni che quello che hanno insegnato a me, fin da bambina, è stato combattere.

Che è un insegnamento buono. Anche a costo di strisciare sui gomiti, combattere e non abbassare la testa.

Ma ha un rovescio della medaglia...che solo combattere porta rabbia...e un sacco di altre cose...

Mi piace molto invece star imparando a sciogliermici dentro...piangere mi sembra ancora una cosa da femminucce (cvd :D)...ma non saper piangere è di gran lunga peggio.

https://www.facebook.com/391266544402788/videos/580160752180032/
Combattere per una cosa in cui si crede,fa uscire a testa alta qualsiasi cosa si tratta.
Se strada facendo,ci si lasci ad un pianto,tutto fa tornare alla normalità.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Combattere per una cosa in cui si crede,fa uscire a testa alta qualsiasi cosa si tratta.
Se strada facendo,ci si lasci ad un pianto,tutto fa tornare alla normalità.
E' vero...anche se dipende da che pianto è.

Penso, o perlomeno così ho sperimentato, che è molto diverso piangere guidati dalla rabbia, che è poi dolore inespresso, che deve trovare una valvola di sfogo per uscire senza necessariamente essere distruttiva o anche autodistruttiva...e piangere per abbandono a sè. Per commozione e vicinanza al proprio nucleo profondo. Per tenerezza.

Piangere la tristezza è come celebrare la Vita e la Morte contemporaneamente...credo non sia una cosa così scontata.
O perlomeno per me non lo è mai stata. :)

E benvenuta a te!
 

brenin

Utente
Staff Forum
Condivido l'anziano giapponese...saggio.

Accompagnare. Ovviamente correggendo gli errori.

Ma anche, secondo me, insegnando a sbagliare.
Cosa che pochissimo viene insegnata. Che più che altro si consola dall'errore.
E io credo che invece un compito degli adulti sia essere portatori dell'esperienza dell'errore e della forza dell'autoapprendimento per errori.

Adesso, a distanza di anni, credo che uno degli aspetti più disfunzionali che io ho vissuto e che, purtroppo, vedo vivere da tanti bambini e che riconosco con estrema chiarezza di visione, è che, mia madre in particolare, si ostinasse a dirmi che lei sapeva la via per il mio benessere. La mia felicità in buona sostanza.

Ma, siccome ero una bambina e non una ritardata mentale, ed ero una bambina molto ricettiva, io vedevo che lei col cazzo che era felice e stava bene. E col cazzo che mi lasciavo mettere dentro quella roba.
Certo è che l'immagine di me che ci ho costruito non è stata delle migliori. Ero comunque una traditrice.
Adesso so che la mia risorsa era esattamente vedere la discordanza. Allora mi sembrava solo di essere cattiva. Colei che svela il dolore...

Vedo tante persone che decidono cosa è la felicità e la vogliono mettere dentro a qualcun altro.
Trovo sia una forma quasi di violenza.
Sicuramente di imposizione e negazione della libertà di essere. Anche infelici.

Certo...è idealmente più sostenibile emotivamente stare vicino a chi è sereno...ma saper star vicini nella sofferenza, anche delle semplici frustrazioni da smartphone negato :D, credo sia un dono immenso e un insegnamento fondamentale.

Ecco...il lodare per me è invece un qualcosa che ho ricevuto poco. E che sono attenta a dare. La lode.
La prospettiva del rovescio della medaglia.

Le mie lodi...ho imparato a darmele da sola. Per i miei era un dovere che avevo svolto, essere brava. Ed in ogni caso un gradino per andare oltre. Non la butto la concezione del miglioramento e dell'ambizione...ma il riposo di una lode è qualcosa di veramente bello e leggero. Una carezza.
Si, accompagnare correggendo gli errori.... e per accompagnare intendono che" i genitori diventino i piedi dei propri figli " e, aggiungo io, non la loro testa.... l'errore è condiviso ( ovviamente entro limiti accettabili ) e non condannato,
affinchè crescano forti, possano mettere radici in questo mondo ( senso di appartenenza,legame ) , imparino ad amare ed essere amati, affinchè diventino poi adulti che conoscano il coraggio ( di essere sè stessi ),la pietà e la vergogna.
Si, la lode è una carezza, quando meno te l'aspetti.... perchè alla fine non vale la pena di odiarla questa vita, di detestare ciò che non va per il verso che vorremmo. E a chi non ci perdona la semplice serenità e la gioia – veri vizi capitali agli occhi di chi ha invidia – non diciamo nulla, perchè c’è sempre tanto patimento nella rabbia.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Si, accompagnare correggendo gli errori.... e per accompagnare intendono che" i genitori diventino i piedi dei propri figli " e, aggiungo io, non la loro testa.... l'errore è condiviso ( ovviamente entro limiti accettabili ) e non condannato,
affinchè crescano forti, possano mettere radici in questo mondo ( senso di appartenenza,legame ) , imparino ad amare ed essere amati, affinchè diventino poi adulti che conoscano il coraggio ( di essere sè stessi ),la pietà e la vergogna.
Si, la lode è una carezza, quando meno te l'aspetti.... perchè alla fine non vale la pena di odiarla questa vita, di detestare ciò che non va per il verso che vorremmo. E a chi non ci perdona la semplice serenità e la gioia – veri vizi capitali agli occhi di chi ha invidia – non diciamo nulla, perchè c’è sempre tanto patimento nella rabbia.
Concordo. E aggiungo, alla testa, anche la pancia. Il sentire.

Per farlo serve però essere differenziati...aver dimestichezza col bambin* che si è stati e saperlo distinguere...collocare il bambino emotivo che emerge di fronte al bambino fisico con cui ci si sta confrontando.

Una cosa che mi colpisce moltissimo quando guardo certe mamme è che parlano ai loro pargoletti in un linguaggio che è tutto pucci pucci amore tesoro sole della mia vita...una estate ero in giardino, il cane del vicino abbaiava e stavano passando una mamma con un piccoletto che avrà avuto due o tre anni...e questa che diceva al piccoletto "guada tesoro, amore bello...è il bau!" :eek::eek::eek:

E io nella mia testa mi chiedevo che cazzo gli stesse dicendo. A un essere a cui stai insegnando il linguaggio, con quello che comporta una struttura linguistica ben costruita, te gli parli come ad un...non so manco come definirlo. Per onomatopee storpiate. Fra l'altro. Che il cane non fa nemmeno bau!

In realtà lei era tornata bambina, scema...ed è un po' il discorso dell'educatore in pantaloni corti, che per farsi accettare dai gruppi in strada non ha il coraggio del suo essere adulto e azzera una asimmetria relazionale che è semplicemente data dall'esperienza di vita e che significa il valore, fra l'altro, della relazione stessa.

Posso prestare i miei piedi se so che i miei piedi hanno percorso strada e sono consapevole della strada che hanno percorso. E se so che i piedi che presto sono in prestito a chi non ha ancora percorso la strada e la deve percorrere per poter crescere e appoggiarsi sui suoi piedi, sostenendolo mentre si radica nella Terra, a cui appartiene.

E questo significa aver chiaro e stampato in testa che i figli non sono "propri", ma sono loro stesso in prestito. E sono una opportunità per poter percorrere strade che non si sarebbero potute altrimenti percorrere.

Chiedere ai figli di percorrere le proprie stesse strade è negare l'essenza del figliare. Dal mio punto di vista.

E non riconoscere a se stessi il proprio percorso di vita, collocato in un tempo e in uno spazio che sono diversi da quelli che percorrerà una nuova vita.

Mi riferivo al bambino tabula rasa, figlio delle concezioni cartesiane e su cui si è costruita buona parte della scienza pedagogica da inizio '900...perchè in quelle concezioni c'è l'assunto per cui l'errore debba essere corretto.
E dal mio punto di vista serve invece innanzitutto distinguere sbaglio da errore.
Dove lo sbaglio riguarda la conoscenza dichiarativa (chi è Carlo Magno?) e l'errore riguarda la conoscenza procedurale che riguarda principalmente invece la costruzione di quei percorsi mentali personali, legati al modo di vedere il mondo e quindi agli stili di apprendimento che rende unico ogni individuo...ed è qui che secondo me si fa casino...ti indico la mia procedura e non la mia conoscenza, perchè io stesso, adulto, non ho chiara la differenza fra le due cose. Ed è qui che si gioca il bambino emotivo che è stato e il bambino fisico che crescerà.

Non so se mi spiego.

Quello dell'accompagnare al di là dal fiume è una opportunità che credo spesso gli adulti perdano. E parlo di opportunità perchè sono spesso talmente spaventati e presi dall'illusione di poter dare la felicità (che è una questione procedurale e non dichiarativa) che vogliono proprio indicarla loro la strada. Metterla dentro. E non hanno il coraggio di stare a guardare cercando insieme l'errore e dando ad entrambi la possibilità di imparare.

Ognuno dalla sua posizione e sui suoi piedi.

I piedi che hanno già percorso e i piedi che ancora devono farlo.

La questione dell'educatore in pantaloncini corti toccava anche questa questione...l'insicurezza adulta di essere adulto per Essere e non per ruolo presentato. La non necessità di appiattire la relazione e l'asimmetria perchè si teme l'autorevolezza dell'asimmetria riconosciuta attraverso lo scambio di esperienze nel rispetto reciproco.

Ed è una cosa interessante, da sperimentare...come l'adultità non risieda nel diventare imbecilli come la mamma che parlava del bau ma nel regalare il nome giusto comprendendo il linguaggio del bau del bambino.

Non so se mi spiego.

Questa tensione, tutta moderna, del bambino felice, mi spaventa. Moltissimo.
Perchè tende a presentare la felicità come un prodotto. E crea, dal mio punto di vista, futuri adulti dipendenti dalla produzione. E scarsamente consapevoli delle procedure, e della fatica e anche del sacrificio che comporta una procedura o un'altra. E in questo modo si monca la possibilità della soddisfazione.

Un po' come quelli che arrivano in cima al monte bianco in infradito perchè ci sono arrivati con la funivia. E fanno le foto convinti di essere sul monte bianco.
Fisicamente ci sono sul monte bianco.
Ma non hanno sperimentato il monte. La fatica. Il raggiungimento o il fallimento perchè vetta troppo ardua.
E infatti poi provano pure a fare un giro in infradito...e si lamentano che la neve è fredda. :facepalm:

Io faccio fatica a volte a non dire nulla...ma adesso riconosco che è un fastidio tutto mio. Un vaffanculo però mi sale spesso alla bocca...:D
 

Nocciola

Super Moderatore
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Condivido l'anziano giapponese...saggio.

Accompagnare. Ovviamente correggendo gli errori.

Ma anche, secondo me, insegnando a sbagliare.
Cosa che pochissimo viene insegnata. Che più che altro si consola dall'errore.
E io credo che invece un compito degli adulti sia essere portatori dell'esperienza dell'errore e della forza dell'autoapprendimento per errori.

Adesso, a distanza di anni, credo che uno degli aspetti più disfunzionali che io ho vissuto e che, purtroppo, vedo vivere da tanti bambini e che riconosco con estrema chiarezza di visione, è che, mia madre in particolare, si ostinasse a dirmi che lei sapeva la via per il mio benessere. La mia felicità in buona sostanza.

Ma, siccome ero una bambina e non una ritardata mentale, ed ero una bambina molto ricettiva, io vedevo che lei col cazzo che era felice e stava bene. E col cazzo che mi lasciavo mettere dentro quella roba.
Certo è che l'immagine di me che ci ho costruito non è stata delle migliori. Ero comunque una traditrice.
Adesso so che la mia risorsa era esattamente vedere la discordanza. Allora mi sembrava solo di essere cattiva. Colei che svela il dolore...

Vedo tante persone che decidono cosa è la felicità e la vogliono mettere dentro a qualcun altro.
Trovo sia una forma quasi di violenza.
Sicuramente di imposizione e negazione della libertà di essere. Anche infelici.

Certo...è idealmente più sostenibile emotivamente stare vicino a chi è sereno...ma saper star vicini nella sofferenza, anche delle semplici frustrazioni da smartphone negato :D, credo sia un dono immenso e un insegnamento fondamentale.

Ecco...il lodare per me è invece un qualcosa che ho ricevuto poco. E che sono attenta a dare. La lode.
La prospettiva del rovescio della medaglia.

Le mie lodi...ho imparato a darmele da sola. Per i miei era un dovere che avevo svolto, essere brava. Ed in ogni caso un gradino per andare oltre. Non la butto la concezione del miglioramento e dell'ambizione...ma il riposo di una lode è qualcosa di veramente bello e leggero. Una carezza.
.
L'argomento figli è sempre quello che vede più lontane me e te :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
.
L'argomento figli è sempre quello che vede più lontane me e te :)
:rotfl::rotfl:...vero.

Ma perchè sono lontane anche le bambine che siamo state...per quel che ho capito tu sei stata la principessa io la negazione della principessa...in fondo siamo semplicemente due facce della stessa medaglia :)
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
:rotfl::rotfl:...vero.

Ma perchè sono lontane anche le bambine che siamo state...per quel che ho capito tu sei stata la principessa io la negazione della principessa...in fondo siamo semplicemente due facce della stessa medaglia :)
:) vero
Pensavo anche al rapporto che ho io con i miei figli e quello che auspicheresti tu
Mio figlio ti somiglia molto nei discorsi che fa. Mi fa piacere da una parte, dall'altra maschero molto bene quanto mi fa stare male
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
:) vero
Pensavo anche al rapporto che ho io con i miei figli e quello che auspicheresti tu
Mio figlio ti somiglia molto nei discorsi che fa. Mi fa piacere da una parte, dall'altra maschero molto bene quanto mi fa stare male
Tuo figlio è un adolescente...quasi adulto...uno dei compiti evolutivi di quell'età è "uccidere" il genitore, attraversare il lutto per differenziarsi e individualizzarsi.

Per poi riprenderlo in una nuova "percezione" di sè.
Collocandolo in una posizione diversa...passaggio, in soldoni, dalla dipendenza all'indipendenza.

Ed è un passaggio complesso...che fa anche male...ad entrambi...ed è denso di insegnamenti per entrambi. :)

Ad essere in discussione, in quel passaggio è la liberta...l'oscillazione fra la terra dell'amore e la terra della libertà, come la chiamava il mio psyco...oscillare fra le due senza perdere il fulcro di sè io credo sia uno degli apprendimenti più importanti di una vita.
 

Nocciola

Super Moderatore
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Tuo figlio è un adolescente...quasi adulto...uno dei compiti evolutivi di quell'età è "uccidere" il genitore, attraversare il lutto per differenziarsi e individualizzarsi.

Per poi riprenderlo in una nuova "percezione" di sè.
Collocandolo in una posizione diversa...passaggio, in soldoni, dalla dipendenza all'indipendenza.

Ed è un passaggio complesso...che fa anche male...ad entrambi...ed è denso di insegnamenti per entrambi. :)

Ad essere in discussione, in quel passaggio è la liberta...l'oscillazione fra la terra dell'amore e la terra della libertà, come la chiamava il mio psyco...oscillare fra le due senza perdere il fulcro di sè io credo sia uno degli apprendimenti più importanti di una vita.
.
Si esattamente questo
Una parte che per me non è stata così traumatica, men che meno per i miei genitori
Quindi tutto nuovo per me e soprattutto non condivido quasi nulla nel suo comportamento :)
Il sentimento di delusione, che cerco di mascherare, ma che lui coglie è a tratti molto forte
Poi riconosco in un angolo di me che uomo sta diventando e sono orgogliosa di questo ma per me è davvero difficile
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
.
Si esattamente questo
Una parte che per me non è stata così traumatica, men che meno per i miei genitori
Quindi tutto nuovo per me e soprattutto non condivido quasi nulla nel suo comportamento :)
Il sentimento di delusione, che cerco di mascherare, ma che lui coglie è a tratti molto forte
Poi riconosco in un angolo di me che uomo sta diventando e sono orgogliosa di questo ma per me è davvero difficile
Perchè delusione?
 

brenin

Utente
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Concordo. E aggiungo, alla testa, anche la pancia. Il sentire.

Per farlo serve però essere differenziati...aver dimestichezza col bambin* che si è stati e saperlo distinguere...collocare il bambino emotivo che emerge di fronte al bambino fisico con cui ci si sta confrontando.

Una cosa che mi colpisce moltissimo quando guardo certe mamme è che parlano ai loro pargoletti in un linguaggio che è tutto pucci pucci amore tesoro sole della mia vita...una estate ero in giardino, il cane del vicino abbaiava e stavano passando una mamma con un piccoletto che avrà avuto due o tre anni...e questa che diceva al piccoletto "guada tesoro, amore bello...è il bau!" :eek::eek::eek:

E io nella mia testa mi chiedevo che cazzo gli stesse dicendo. A un essere a cui stai insegnando il linguaggio, con quello che comporta una struttura linguistica ben costruita, te gli parli come ad un...non so manco come definirlo. Per onomatopee storpiate. Fra l'altro. Che il cane non fa nemmeno bau!

In realtà lei era tornata bambina, scema...ed è un po' il discorso dell'educatore in pantaloni corti, che per farsi accettare dai gruppi in strada non ha il coraggio del suo essere adulto e azzera una asimmetria relazionale che è semplicemente data dall'esperienza di vita e che significa il valore, fra l'altro, della relazione stessa.

Posso prestare i miei piedi se so che i miei piedi hanno percorso strada e sono consapevole della strada che hanno percorso. E se so che i piedi che presto sono in prestito a chi non ha ancora percorso la strada e la deve percorrere per poter crescere e appoggiarsi sui suoi piedi, sostenendolo mentre si radica nella Terra, a cui appartiene.

E questo significa aver chiaro e stampato in testa che i figli non sono "propri", ma sono loro stesso in prestito. E sono una opportunità per poter percorrere strade che non si sarebbero potute altrimenti percorrere.

Chiedere ai figli di percorrere le proprie stesse strade è negare l'essenza del figliare. Dal mio punto di vista.

E non riconoscere a se stessi il proprio percorso di vita, collocato in un tempo e in uno spazio che sono diversi da quelli che percorrerà una nuova vita.

Mi riferivo al bambino tabula rasa, figlio delle concezioni cartesiane e su cui si è costruita buona parte della scienza pedagogica da inizio '900...perchè in quelle concezioni c'è l'assunto per cui l'errore debba essere corretto.
E dal mio punto di vista serve invece innanzitutto distinguere sbaglio da errore.
Dove lo sbaglio riguarda la conoscenza dichiarativa (chi è Carlo Magno?) e l'errore riguarda la conoscenza procedurale che riguarda principalmente invece la costruzione di quei percorsi mentali personali, legati al modo di vedere il mondo e quindi agli stili di apprendimento che rende unico ogni individuo...ed è qui che secondo me si fa casino...ti indico la mia procedura e non la mia conoscenza, perchè io stesso, adulto, non ho chiara la differenza fra le due cose. Ed è qui che si gioca il bambino emotivo che è stato e il bambino fisico che crescerà.

Non so se mi spiego.

Quello dell'accompagnare al di là dal fiume è una opportunità che credo spesso gli adulti perdano. E parlo di opportunità perchè sono spesso talmente spaventati e presi dall'illusione di poter dare la felicità (che è una questione procedurale e non dichiarativa) che vogliono proprio indicarla loro la strada. Metterla dentro. E non hanno il coraggio di stare a guardare cercando insieme l'errore e dando ad entrambi la possibilità di imparare.

Ognuno dalla sua posizione e sui suoi piedi.

I piedi che hanno già percorso e i piedi che ancora devono farlo.

La questione dell'educatore in pantaloncini corti toccava anche questa questione...l'insicurezza adulta di essere adulto per Essere e non per ruolo presentato. La non necessità di appiattire la relazione e l'asimmetria perchè si teme l'autorevolezza dell'asimmetria riconosciuta attraverso lo scambio di esperienze nel rispetto reciproco.

Ed è una cosa interessante, da sperimentare...come l'adultità non risieda nel diventare imbecilli come la mamma che parlava del bau ma nel regalare il nome giusto comprendendo il linguaggio del bau del bambino.

Non so se mi spiego.

Questa tensione, tutta moderna, del bambino felice, mi spaventa. Moltissimo.
Perchè tende a presentare la felicità come un prodotto. E crea, dal mio punto di vista, futuri adulti dipendenti dalla produzione. E scarsamente consapevoli delle procedure, e della fatica e anche del sacrificio che comporta una procedura o un'altra. E in questo modo si monca la possibilità della soddisfazione.

Un po' come quelli che arrivano in cima al monte bianco in infradito perchè ci sono arrivati con la funivia. E fanno le foto convinti di essere sul monte bianco.
Fisicamente ci sono sul monte bianco.
Ma non hanno sperimentato il monte. La fatica. Il raggiungimento o il fallimento perchè vetta troppo ardua.
E infatti poi provano pure a fare un giro in infradito...e si lamentano che la neve è fredda. :facepalm:

Io faccio fatica a volte a non dire nulla...ma adesso riconosco che è un fastidio tutto mio. Un vaffanculo però mi sale spesso alla bocca...:D
Ti sei spiegata molto bene....

Il prestare i piedi ( e tra l'altro, molte volte, non richiestoci espressamente ) è un momento di passaggio, un accompagnamento verso il percorso che porterà alla crescita, alla maturità/indipendenza, ed al conseguente inevitabile distacco. Richiede tempo,disponibilità,apertura mentale,impegno, tutte cose che poi, proprio nel momento del distacco,si avrà ( forse ) la certezza di aver fatto bene la nostra parte, o quantomeno tutto quello che potevamo fare e non ci saranno rimpianti; penso che ci si possa anche sentire felici per questo nuovo "uomo" che inizia una sua vita.
E' indispensabile riconoscere che i nostri percorsi sono e saranno sempre diversi, per un'infinità di circostanze,epoche,avvenimenti che hanno significato, per ognuno di noi, un solco nella nostra esistenza, solco che necessariamente non sarà uguale a quello dei nostri figli,com'è giusto che sia, ma dal quale si potranno comunque sempre "attingere" esperienze di vita e valutarne comunque le opportunità anche se i tempi saranno diversi.

Mi preoccupa molto più l'errore che lo sbaglio.... quest'ultimo è rimediabile, mentre l'errore cinvolge anche chi ha o avrebbe dovuto aiutare nel percorso formativo ed è a mio avviso - da una certa età in poi - difficilmente sanabile.

La felicità come un prodotto.... è un circolo vizioso : da una parte il genitore che regala per "vederlo felice" , sentendosi così pienamente appagato e conscio di aver svolto il suo compito, e dall'altra il bimbo che riceve che non riesce più ad individuare cosa desiderare ancora , finendo così forse per sentirsi irritato o depresso o fingere di essere contento mascherando il vero desiderio di affetto e non di beni di consumo.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Perchè delusione?
.
Per le scelte che fa
Per gli errori che commette, tutti o quasi evitabilissimi. E non sono mai stata dell'idea che gli errori servano. io credo che se si possono evitare e se si ha la capacità di capire a priori che sono errori si evita di farli.
Lui la pensa diversamente e quindi agisce per sbatterci la testa e poi capisce
Un passaggio che potrebbe evitare. Io molti di quelli errori li ho evitati fidandomi di chi sapevo di potermi fidare
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
.
Per le scelte che fa
Per gli errori che commette, tutti o quasi evitabilissimi. E non sono mai stata dell'idea che gli errori servano. io credo che se si possono evitare e se si ha la capacità di capire a priori che sono errori si evita di farli.
Lui la pensa diversamente e quindi agisce per sbatterci la testa e poi capisce
Un passaggio che potrebbe evitare. Io molti di quelli errori li ho evitati fidandomi di chi sapevo di potermi fidare
Ma non condividi le procedure che usa per risolvere le questioni che la vita gli pone oppure non condividi le conclusioni a cui giunge?

E ti manca il suo affidamento a te?
O non vedi realizzato in lui quello che hai provato a insegnargli?

Io adolescente non ritenevo affidabili gli insegnamenti di mia madre. Erano troppo lontani dal mio essere.
E lei era troppo lontana da quello che ero per potermi dare suggerimenti validi. Non mi vedeva se non attraverso il velo di quello che avrebbe desiderato io fossi.

Ho seguito i consigli di maestri che mi sono scelta lungo la strada. Ed è una cosa di cui rendo grazia a mia madre...che mi ha insegnato comunque la libertà di scelta.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ti sei spiegata molto bene....

Il prestare i piedi ( e tra l'altro, molte volte, non richiestoci espressamente ) è un momento di passaggio, un accompagnamento verso il percorso che porterà alla crescita, alla maturità/indipendenza, ed al conseguente inevitabile distacco. Richiede tempo,disponibilità,apertura mentale,impegno, tutte cose che poi, proprio nel momento del distacco,si avrà ( forse ) la certezza di aver fatto bene la nostra parte, o quantomeno tutto quello che potevamo fare e non ci saranno rimpianti; penso che ci si possa anche sentire felici per questo nuovo "uomo" che inizia una sua vita.
E' indispensabile riconoscere che i nostri percorsi sono e saranno sempre diversi, per un'infinità di circostanze,epoche,avvenimenti che hanno significato, per ognuno di noi, un solco nella nostra esistenza, solco che necessariamente non sarà uguale a quello dei nostri figli,com'è giusto che sia, ma dal quale si potranno comunque sempre "attingere" esperienze di vita e valutarne comunque le opportunità anche se i tempi saranno diversi.

Mi preoccupa molto più l'errore che lo sbaglio.... quest'ultimo è rimediabile, mentre l'errore cinvolge anche chi ha o avrebbe dovuto aiutare nel percorso formativo ed è a mio avviso - da una certa età in poi - difficilmente sanabile.

La felicità come un prodotto.... è un circolo vizioso : da una parte il genitore che regala per "vederlo felice" , sentendosi così pienamente appagato e conscio di aver svolto il suo compito, e dall'altra il bimbo che riceve che non riesce più ad individuare cosa desiderare ancora , finendo così forse per sentirsi irritato o depresso o fingere di essere contento mascherando il vero desiderio di affetto e non di beni di consumo.
Sì...gli errori riguardano il processo di apprendimento. E quindi anche l'interazione fra erranti (soggetti che apprendono in condivisione).

Ma sono anche una delle opportunità maggiori per imparare, se si distinguono dagli sbagli fin da principio. Se si ha chiara la differenza.
Se si ha il desiderio di conoscere il cucciolo che si ha di fronte. E non soltanto riempirlo, a fin di bene sia chiaro, di cose già date.

Una cosa che mi piace molto del mondo animale è come la madre porti la preda mezza viva ai cuccioli e poi si sdrai a delimitare il campo di azione del gioco della caccia, monitorando che la preda non sfugga e dando ai cuccioli l'opportunità di imparare in ambiente protetto...e mano a mano come li accompagni a sperimentare nel mondo la caccia. Che significa correre il rischio che il cucciolo resti incornato. O preso in una tagliola.

Che è accettazione istintiva del fluire della Vita e della Morte. (E si torna sempre qui).
Credo serva una dose di coraggio non indifferente nell'essere adulti educanti. E credo che in questa società in cui le reti sociali stanno decadendo in funzione della concezione del bambino come piccolo budda dorato da adorare di forma (ma non di sostanza) stia creando non pochi problemi. E molti altri ne creerà.

Che io mi vedo circondata da genitori che non vogliono essere coinvolti. E per non esserlo danno e danno...una sorta di spinta all'obesità dei cuccioli...super nutriti perchè stiano nel recinto sicuro.

Recinto che non esiste, se non forse nell'utero materno. Forse.

Condividere l'errore è mettere in discussione le proprie procedure nell'interazione dell'apprendimento.
E correggere non è semplicemente indicare dove sta l'errore, ma spingere alla ricerca dell'errore e all'autocorrezione.

Che è poi il significato della responsabilità tradotta nelle diverse età.

Credo siano equilibri molto sottili...in cui ad essere in gioco è spesso l'ego dell'adulto che sente il coinvolgimento non come partecipazione ma come parte di sè che viene confermata o disconfermata.

Quanto alla felicità come prodotto...concordo pienamente.
E aggiungo che quel desiderio di vederlo felice riguarda più le proprie insicurezze che altro. Una propria ricerca di conferma di sè.

I figli, e penso sia questo il valore evolutivo della nuova vita che viene spinta nel mondo, disconfermano i loro predecessori. Se così non fosse...saremmo ancora tutti ad accendere il fuoco con la pietra.
Certo che ci vuole un gran coraggio nel lasciarsi disconfermare...per poter Vedere dove stanno le trappole e dove le opportunità. Per poter, in buona sostanza, accompagnare concretamente nell'errore, aiutando la strutturazione di competenze procedurali adatte al tempo e allo spazio in cui si stanno sviluppando. Mantenendo presente il proprio margine di errore e il proprio angolo, tutto relativo, di visuale.
 
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Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Ma non condividi le procedure che usa per risolvere le questioni che la vita gli pone oppure non condividi le conclusioni a cui giunge?

E ti manca il suo affidamento a te?
O non vedi realizzato in lui quello che hai provato a insegnargli?


Io adolescente non ritenevo affidabili gli insegnamenti di mia madre. Erano troppo lontani dal mio essere.
E lei era troppo lontana da quello che ero per potermi dare suggerimenti validi. Non mi vedeva se non attraverso il velo di quello che avrebbe desiderato io fossi.

Ho seguito i consigli di maestri che mi sono scelta lungo la strada. Ed è una cosa di cui rendo grazia a mia madre...che mi ha insegnato comunque la libertà di scelta.
.
mi manca il suo non fidarsi di me
E non vedo realizzato quello che gli ho insegnato a livello pratico, umanamente e come persona mi piace l'uomo che sta diventando

il rosso se lo dicesse mio figlio sarebbe peggio che una coltellata. E' tremendo da madre sentirsi dire una cosa così.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
.
mi manca il suo non fidarsi di me
E non vedo realizzato quello che gli ho insegnato a livello pratico, umanamente e come persona mi piace l'uomo che sta diventando

il rosso se lo dicesse mio figlio sarebbe peggio che una coltellata. E' tremendo da madre sentirsi dire una cosa così.
Ma se ti piace l'uomo che sta diventando...come mai ti senti delusa?

Quanto al rosso...credimi, è peggio di una coltellata anche per una figlia rendersi conto che la madre non è affidabile, nell'affetto in particolare. Ma si sopravvive a tutto. :)
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Ma se ti piace l'uomo che sta diventando...come mai ti senti delusa?

Quanto al rosso...credimi, è peggio di una coltellata anche per una figlia rendersi conto che la madre non è affidabile, nell'affetto in particolare. Ma si sopravvive a tutto. :)
Proprio perché mi piace quell'uomo so che sta facendo scelte sbagliate.
Se usasse la testa che ha capirebbe che dovrebbe fidarsi di me e ascoltarmi

Sul rosso sono certa che sia così, spero che a mio figlio non venga mai un pensiero simile
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Proprio perché mi piace quell'uomo so che sta facendo scelte sbagliate.
Se usasse la testa che ha capirebbe che dovrebbe fidarsi di me e ascoltarmi

Sul rosso sono certa che sia così, spero che a mio figlio non venga mai un pensiero simile
Non so che scelte stia facendo...ma forse, se anche si riveleranno sbagliate, e non è detto, sono esattamente quelle che gli servono.

Non si può preservare dagli errori.
E non è nemmeno detto che quello che per me è un errore lo sia per te. O viceversa.

Credo che il fulcro sia che sia assunta la responsabilità del proprio percorso...allora ogni scelta, anche quella che si rivela essere la peggiore nel ventaglio diventa occasione di auto - apprendimento.

Glielo auguro anche io. Non è un bel pensiero.

Anche se poi, quando diventa pace, è liberatorio e non impedisce il voler bene, anzi...lo rende profondo e autentico.

Adesso io guardo mia madre e sento di volerle bene, anche se ha fatto dei disastri che sono, fra le altre cose, la sua eredità per me...

quest'estate mi ha chiesto se è stata una madre tanto terribile. Era evidente che non voleva sentire la risposta...le ho risposto che il suo essere madre era davanti ai suoi occhi. E stava a lei decidere che tipo di madre fosse stata. Per quel che mi riguardava, le volevo bene. Esattamente per tutto quello che aveva fatto per me. E non mentivo. :)
 
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