La solita presa in giro, iniziativa senza capo ne coda e senza alcuna effettiva utilità per gli studenti ( che tra l'altro lavoreranno gratis ). Non sarebbe stato meglio indirizzare gli studenti verso aziende che svolgono un'attività inerente alla loro formazione professionale ? Il ministro non sa nemmeno cosa sia il training on the job.... se un ragazzo fa ragioneria ed aspira a laurearsi ( o forse anche no ) in economia e commercio che beneficio può trarre dalla nota catena americana ? tra l'altro lavoreranno gratuitamente questi ragazzi.... peggior approccio al mondo del lavoro non si poteva pensare.
Non funziona così. È una delle possibili aziende dove lavorare per comprendere i vari settori. Non vanno a dare i panini o friggere patatine.La solita presa in giro, iniziativa senza capo ne coda e senza alcuna effettiva utilità per gli studenti ( che tra l'altro lavoreranno gratis ). Non sarebbe stato meglio indirizzare gli studenti verso aziende che svolgono un'attività inerente alla loro formazione professionale ? Il ministro non sa nemmeno cosa sia il training on the job.... se un ragazzo fa ragioneria ed aspira a laurearsi ( o forse anche no ) in economia e commercio che beneficio può trarre dalla nota catena americana ? tra l'altro lavoreranno gratuitamente questi ragazzi.... peggior approccio al mondo del lavoro non si poteva pensare.
".... I ragazzi nei ristoranti avranno a disposizione un tutor cui si potranno rivolgere in ogni momento e svolgeranno attività di accoglienza e relazione con il pubblico. Un face to face preceduto da momenti di formazione in aula e di “training on the job”. L’obiettivo è quello di insegnare loro le competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro. "Non funziona così. È una delle possibili aziende dove lavorare per comprendere i vari settori. Non vanno a dare i panini o friggere patatine.
È lo scopo è il risultato dell'alternanza scuola-lavoro. Sono andata a un incontro in cui studenti raccontavano la loro esperienza ed era quella che auspichi.".... I ragazzi nei ristoranti avranno a disposizione un tutor cui si potranno rivolgere in ogni momento e svolgeranno attività di accoglienza e relazione con il pubblico. Un face to face preceduto da momenti di formazione in aula e di “training on the job”. L’obiettivo è quello di insegnare loro le competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro. "
Ho riportato uno stralcio di un articolo.... detto questo, il problema - a mio avviso - è molto più ampio e grave di quanto si possa pensare, perchè - alla base di tutto - manca la programmazione. Parliamo di studenti delle Superiori, che si diplomeranno senza una minima nozione/conoscenza di quello che è la "pratica" ( succedeva già ai miei tempi,qualche decennio fa ); teoria tanta ( quando va bene ) ma pratica nulla ( idem per i laureati che ogni tanto vengono da noi dopo masters anche all'estero, mi riferisco al settore economico/finanziario ). Allora mi chiedo,ipotizzando un ragazzo che abbia finito la terza/quarta ragioneria, perchè non fargli fare affiancamento in un'azienda o in uno studio di commercialisti affinchè possa "toccare" con mano un bilancio ed i primi rudimenti della contabilità ? Perchè la pratica conta moltissimo, al di là della teoria, che serve sempre, ma che non insegna quello che il mondo del lavoro si attende dal neo diplomato o laureato. La mia opinione,preciso, è legata a stagisti laureati che abbiamo avuto per qualche mese. Ed ognuno di loro si chiedeva perchè c'era così tanta "distanza" tra il mondo dello studio e quello lavorativo, e si trovavano in grande difficoltà non per mancanza di conoscenze teoriche,ma proprio per l'incapacità di affrontare/vedere il "problema" sotto aspetti diversi, con un'elasticità mentale che esulasse dagli schemi mentali "imposti" ( passami il termine ) dalla dottrina universitaria estremamente asettica ed impermeabile. Non dimentico l'aspetto psicologico per questi ragazzi.... affiancarli,insegnargli poco alla volta quello che effettivamente serve,incoraggiarli e, perchè no, dargli ogni tanto una pacca sulla spalla che tante volte serve molto di più di tanta inutile prosopopea ministeriale.
Premetto che non conosco il mondo della scuola d'oggigiorno.... ma cosa può imparare un ragazzo facendo accoglienza clienti in un mcdonald ? e tra l'altro gratis ( aspetto mortificante,deprimente e che scoraggerebbe chiunque ). Molto interessante,presumo,l'incontro a cui hai partecipato con gli studenti ( delle superiori ritengo ): questi ragazzi si aspettano ( giustamente ) tanto, non dico di dargli tutto,ma almeno diamo qualcosa loro che gli consenta di affrontare più serenamente il mondo del lavoro.È lo scopo è il risultato dell'alternanza scuola-lavoro. Sono andata a un incontro in cui studenti raccontavano la loro esperienza ed era quella che auspichi.
.Premetto che non conosco il mondo della scuola d'oggigiorno.... ma cosa può imparare un ragazzo facendo accoglienza clienti in un mcdonald ? e tra l'altro gratis ( aspetto mortificante,deprimente e che scoraggerebbe chiunque ). Molto interessante,presumo,l'incontro a cui hai partecipato con gli studenti ( delle superiori ritengo ): questi ragazzi si aspettano ( giustamente ) tanto, non dico di dargli tutto,ma almeno diamo qualcosa loro che gli consenta di affrontare più serenamente il mondo del lavoro.
Verissimo,anche questo enorme problema, ma qui c'è anche una precisa ed indiscussa responsabilità politica, per non parlare della spregiudicatezza di alcuni dei cosiddetti datori di lavoro..
Leggi sopra perchè chi fa il caffe come stage lo è?O chi prende le misure gratis e disegna per gli architetti?O con un piccolo rimborso planimetrie per arredamento della titolare ma ragazze sottopagate?
Se è scuola non è lavoro, nel senso che l'esperienza sul luogo di lavoro è parte integrante della formazione e non viene retribuita, così come non viene retribuito lo studio.Premetto che non conosco il mondo della scuola d'oggigiorno.... ma cosa può imparare un ragazzo facendo accoglienza clienti in un mcdonald ? e tra l'altro gratis ( aspetto mortificante,deprimente e che scoraggerebbe chiunque ). Molto interessante,presumo,l'incontro a cui hai partecipato con gli studenti ( delle superiori ritengo ): questi ragazzi si aspettano ( giustamente ) tanto, non dico di dargli tutto,ma almeno diamo qualcosa loro che gli consenta di affrontare più serenamente il mondo del lavoro.
Sul neretto sono fondamentalmente d'accordo ... ma mia figlia minore frequenta il quarto anno di liceo scientifico tradizionale e dovrà comunque affrontare l'alternanza scuola/lavoro... quali sono le aziende che svolgono una attività inerente alla sua (nulla) formazione professionale ??La solita presa in giro, iniziativa senza capo ne coda e senza alcuna effettiva utilità per gli studenti ( che tra l'altro lavoreranno gratis ). Non sarebbe stato meglio indirizzare gli studenti verso aziende che svolgono un'attività inerente alla loro formazione professionale ? Il ministro non sa nemmeno cosa sia il training on the job.... se un ragazzo fa ragioneria ed aspira a laurearsi ( o forse anche no ) in economia e commercio che beneficio può trarre dalla nota catena americana ? tra l'altro lavoreranno gratuitamente questi ragazzi.... peggior approccio al mondo del lavoro non si poteva pensare.
Ciao!Premetto che non conosco il mondo della scuola d'oggigiorno.... ma cosa può imparare un ragazzo facendo accoglienza clienti in un mcdonald ? e tra l'altro gratis ( aspetto mortificante,deprimente e che scoraggerebbe chiunque ). Molto interessante,presumo,l'incontro a cui hai partecipato con gli studenti ( delle superiori ritengo ): questi ragazzi si aspettano ( giustamente ) tanto, non dico di dargli tutto,ma almeno diamo qualcosa loro che gli consenta di affrontare più serenamente il mondo del lavoro.

Molto probabilmente mi sono espresso male, e me ne scuso, ma non era mia intenzione sottintendere che è squalificante lavorare per McDonald.... lo ritengo solo inutile se davvero si vuole "investire" sui giovani ( ovviamente i dipendenti della multinazionale americana non sono di serie B, come non lo è qualsiasi lavoratore ). Provo a spiegarmi meglio ( mi scuserete per la lunghezza del post... ) :Sul neretto sono fondamentalmente d'accordo ... ma mia figlia minore frequenta il quarto anno di liceo scientifico tradizionale e dovrà comunque affrontare l'alternanza scuola/lavoro... quali sono le aziende che svolgono una attività inerente alla sua (nulla) formazione professionale ??
Per quello che mi riguarda Mc Donald va benissimo !!
E poi cosa ci sarebbe di "squalificante" nel lavorare per Mc Donald ?? sono forse i lavoratori di Mc Donald da considerarsi di serie B
Già ora gli istituti superiori precedono per il triennio finale alternanza scuola lavoro che va dalle 2/3 settimaneMolto probabilmente mi sono espresso male, e me ne scuso, ma non era mia intenzione sottintendere che è squalificante lavorare per McDonald.... lo ritengo solo inutile se davvero si vuole "investire" sui giovani ( ovviamente i dipendenti della multinazionale americana non sono di serie B, come non lo è qualsiasi lavoratore ). Provo a spiegarmi meglio ( mi scuserete per la lunghezza del post... ) :
- in alcuni paesi europei si inizia a seguire gli alunni sin dalle elementari e soprattutto nelle media, al fine di individuare la eventuali predisposizioni/capacità verso le quali lo studente si sente portato, e poterlo indirizzare verso una scuola superiore consona a valorizzare il suo potenziale;
- oggigiorno le possibilità lavorative (poche) e le incertenzze ( che crescono a dismusura ) rendono - secondo me - quasi impossibile cercare di predefinire a priori tutte le scelte della "vita" scolastica di un figlio ;
- il mondo "reale" del lavoro chiede conoscenze,pratica,specializzazione; e proprio sulla "specializzazione" ( che sostanzialmente comprende anche gli altri due predetti requisiti ) che la scuola d'oggi, a mio avviso, è carente e cioè consentire allo studente di affrontare problemi veri, che nella maggioranza degli studi generali,anche universitari,spesso mancano; per quanto si seguano programmi d'avanguardia ( mi riferisco in questo caso al settore economico/finanziario,nel quale opero ), che si basano su efficaci simulazioni di problemi reali attraverso la realizzazione di progetti o studio di "casi limite" , si tratta sempre e comunque di simulazioni ovvero di situazioni artificialmente semplificate in modo da consentire allo studenti di padroneggiare gli elementi essenziali senza bisogno di settimane ( o mesi ) di lavoro. I problemi reali,viceversa,offrono una gamma di sfide pratiche e concettuali che nessuna emulazione ( per come la penso io ) potrà mai eguagliare ;
- penso che sia indispensabile permettere agli studenti - se si vuol dar loro un vero "aiuto" ( ed aprirgli gli occhi sulla realtà del mondo del lavoro ) - di confrontarsi " sul campo " con i problemi reali, perchè questo potrebbe essere un modo diverso di imparare rispetto all'apprendimento teorico basato su nozioni preconfezionate;
- un "assaggio" del mondo del lavoro, se fatto bene e con logica di indirizzo scolastico,potrebbe far nascere nello studente quel mix di curiosità intellettuale ( approfondimento ) e voglia di impegnarsi, fattori fondamentali per il loro sviluppo personale e l'inserimento nella Società;
- non entro nel merito di "come" si insegna, per quanto ovvio, ma il post di @ipazia suffraga la mia idea che tra scuola e mondo del lavoro ci siano ( il più delle volte ) distanze abissali, e la cosa che più mi preoccupa ( avendola "toccata" con mano con dei neo laureati che partecipavano ad uno stage ) è che questo divario mi sembra sempre più marcato con il passare degli anni.
Tutto vero quello che scrivi,e pienamente condivisibile. Però il problema, a mio avviso, è strutturale: sono gli sperperi perpetrati negli anni passati che hanno causato il collasso dell'Inps con il conseguente rialzo dell'età pensionabile una della cause primarie. C'è poi un problema legislativo ( jobs act ) totalmente o quasi a favore del potenziale datore di lavoro . Breve riflessione: il problema qui non sta tanto nel numero massimo di proroghe o nel limite massimo di mesi ma nel fatto che al termine del contratto a termine uno dei datori di lavoro dovrebbe assumersi la responsabilità di aver scelto i propri contratti a termine e dovrebbe essere poi obbligato ad assumerne una certa percentuale. Altrimenti il contratto a tempo determinato diventa solo un mezzo inutile per sfruttare i neo laureati o neo diplomati o disoccupati portandoli a performare in un modo enorme con la speranza di un contratto a tempo indeterminato che spesso non arriva, incrementando il precariato e abbattendo gli orizzonti di investimento del singolo. Possibile che le risorse umane delle aziende interessate si sbaglino continuamente a selezionare candidati che poi dopo i 36 mesi o anche prima non sono confermati? A mio avviso sarebbe una scelta che cambierebbe culturalmente il nostro paese. Da una parte imporrebbe alle aziende di non giocare con i lavoratori determinati ma di investire e prevedere un piano di sviluppo professionale per uno di loro ogni x numero di lavoratori a tempo determinato scelti nell’assunto che le risorse umane non possono sempre sbagliarsi,come scritto sopra, ad individuare un candidato da assumere. Il lavoratore saprebbe che ha delle possibilità effettive di essere scelto da uno dei datori di lavoro per cui ha prestato servizio, innalzando così la possibilità di creare una occupazione a tempo indeterminato su cui basare le proprie aspettative di vita. Consideriamo altresì che un'azienda può perfezionare un numero di contratti di lavoro a termine sino al raggiungimento del 20% del numero dei dipendenti assunti a tempo indeterminato: questa legge è frutto di un'errata impostazione strutturale al problema della disoccupazione ( soprattutto giovanile ) proprio perchè consente ai datori di lavoro di ricorrere facilmente ed a costi molto contenuti all'assunzione di precari e/o giovani laureati e diplomati, ma d'altro canto quando si pensa solo ed esclusivamente all'oggi,ai numeri da portare in pasto all'opinione pubblica in merito alle nuove assunzioni ( a prescindere dalla durata ) e non si pensa a tutti i danni derivanti da questo modo di affrontare i problemi, non ci si possono aspettare miracoli ne,tantomeno,grossi "ritorni" futuri.Già ora gli istituti superiori precedono per il triennio finale alternanza scuola lavoro che va dalle 2/3 settimane
indubbiamemte non è molto ma è un piccolo passo avanti, il problema da come la vedo io è che poi sia dopo il diploma che dopo l'università c'è sostanzialmente un vuoto di possibilità e di crescita lavorativa
anche perché i datori di lavoro non sono così ben predisposti ad assumere anche a tempo indeterminato Giovanni sostanzialmente senza alcuna esperienza lavorativa precedente
ed è un gatto che si morde la cosa , se un giovane non riesce mai ad essere inserito nel mondo del lavoro quando mai potrà dimostrare di avere avuto una precedente esperienza lavorativa ?
Il progetto "garanzia giovani" per quanto nobile tuttora arranca molto
Ciao !Ciao!
Per quanto riguarda il primo grassetto...non ti perdi niente :carneval:
Per quanto riguarda il resto, io credo che la domanda non sia tanto cosa può imparare. Si può imparare tanto ovunque, a saper imparare. (tanto che saper imparare è una delle competenze europee da seguire nelle programmazioni...)
La questione non è neanche che questi andranno a fare stage gratis...se questo fosse un paese dove poi, quando si inizia a lavorare per davvero, si smettono gli stage gratis.
Io credo che il punto, e mi vien da dirlo con una certa nera ironia, è che questa iniziazione scolastica li prepara al reale mondo lavorativo che sta fuori. Ossia carriere di stagisti fino al colpo di culo, alla conoscenza che ti procura un posto di lavoro appena dignitoso per poter sopravvivere. (per rimanere nei luoghi comuni..)
E si passa il buon vecchio messaggio del lavoro con orgoglio. Poco retribuito. Ma l'orgoglio....eh vogliamo mettere l'orgoglio di svolgere un servizio utile! (per il Bene :sonar::carneval
E quindi, in questa prospettiva, la scuola sta svolgendo un servizio di stato. Ossia prepara generazioni a quel che le aspetta.
Incapacità strutturali di costruire percorsi di valutazione del merito lavorativo.
Mancanza di contratti che seguano il tempo in cui siamo immersi. (non apro la questione delle partite iva italiane perchè direttamente ne so pochissimo...ma indirettamente quel poco che so mi fa ribrezzo).
Stretti spazi di progettazione di un percorso lavorativo flessibile per davvero (e non flessibile in termini di "oddio...come pagherò la bolletta fra tre mesi quando mi scadrà il contratto).
Non tocco la questione delle borse di studio italiane nelle università.
O gli assegni di ricerca.
O le collaborazioni con le università.
Se poi vogliamo parlare di come è la situazione all'interno della scuola...gli insegnanti sono una delle categorie più esposte al born out fra le varie categorie che si occupano di sociale.
Non sono previste supervisioni all'interno della scuola.
Il sostegno psicologico, è ancora visto dagli insegnanti (sugli insegnanti) come indicatore di malattia anzichè come indicatore di professionalità di cui ci si prende cura.
Il piano di formazione studiato è ridicolo.
I corsi di formazione ripetitivi. Legati ad una didattica che come minimo è arretrata di 10 anni rispetto al mondo anglosassone. Didattica che è a sua volta legata all'individuo e non alla struttura. E alla confusione che gli insegnanti (dal mio punto di vista non per fortuna, ma dal punto di vista del funzionamento dell'elefantiaco sistema scolastico per fortuna) fra passione lavorativa e lavoro. Fra io professionale e io personale.
Penso alla questione della disabilità?
LA legge italiana è fra le migliori europee. In teoria.
Nella pratica...non è applicata come è stata pensata.
Sorvolo sull'equipe interdisciplinare, prevista per legge e applicata per finta e per forma.
Sorvolo sul sostegno alle famiglie. LA famosa rete sociale...di cui si parla dal 2000 ma in decadenza.
Sorvolo sulla collaborazione col terzo settore...sorvolando sulla situazione contrattuale e di riconoscimento economico e delle condizioni in cui lavorano quelli che le università hanno definito i progettisti del socialerotfl
.
Non sorvolo sul reclutamento degli insegnanti. Ma sinceramente non saprei neanche da che parte cominciare per descrivere il degrado del funzionamento della macchina che quest'anno ha creato un inizio rallentato, all'inseguimento della copertura classi. Per citare il male minore.
Con ragionamenti che riportati fuori dal mondo della scuola all'interno di un'azienda suonerebbero tipo "sì, insomma, non sei un ingegnere ma lavori vicino agli ingegneri...quindi, mentre aspettiamo gli ingegneri fai tu il lavoro degli ingegneri anche se ti occupi di risorse umane".
Apriamo una parentesi sul fatto che la distanza generazionale fra insegnanti e alunni sia abissale?
Con tutto quello che comporta a diversi livelli.
Quindi...questa alternanza fra scuola lavoro, ripulita dalla retorica e dalle speranze immaginifiche, è in effetti, dal mio punto di vista, una seria preparazione dei ragazzi a ciò che li aspetta fuori dalla scuola.
E in fondo...se questo stato questo ha da offrire, tanto vale preparare la massa ad accettarlo.
Sono ottimista stamattina
Edit: detto con un'immagine...
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Ma che il jobs act serva allo sfruttamento dei giovani che dopo che hanno svolto anche un lavoro egregio vengono rimpiazzati con altri, condivido che tocca rivedere questo sistemaTutto vero quello che scrivi,e pienamente condivisibile. Però il problema, a mio avviso, è strutturale: sono gli sperperi perpetrati negli anni passati che hanno causato il collasso dell'Inps con il conseguente rialzo dell'età pensionabile una della cause primarie. C'è poi un problema legislativo ( jobs act ) totalmente o quasi a favore del potenziale datore di lavoro . Breve riflessione: il problema qui non sta tanto nel numero massimo di proroghe o nel limite massimo di mesi ma nel fatto che al termine del contratto a termine uno dei datori di lavoro dovrebbe assumersi la responsabilità di aver scelto i propri contratti a termine e dovrebbe essere poi obbligato ad assumerne una certa percentuale. Altrimenti il contratto a tempo determinato diventa solo un mezzo inutile per sfruttare i neo laureati o neo diplomati o disoccupati portandoli a performare in un modo enorme con la speranza di un contratto a tempo indeterminato che spesso non arriva, incrementando il precariato e abbattendo gli orizzonti di investimento del singolo. Possibile che le risorse umane delle aziende interessate si sbaglino continuamente a selezionare candidati che poi dopo i 36 mesi o anche prima non sono confermati? A mio avviso sarebbe una scelta che cambierebbe culturalmente il nostro paese. Da una parte imporrebbe alle aziende di non giocare con i lavoratori determinati ma di investire e prevedere un piano di sviluppo professionale per uno di loro ogni x numero di lavoratori a tempo determinato scelti nell’assunto che le risorse umane non possono sempre sbagliarsi,come scritto sopra, ad individuare un candidato da assumere. Il lavoratore saprebbe che ha delle possibilità effettive di essere scelto da uno dei datori di lavoro per cui ha prestato servizio, innalzando così la possibilità di creare una occupazione a tempo indeterminato su cui basare le proprie aspettative di vita. Consideriamo altresì che un'azienda può perfezionare un numero di contratti di lavoro a termine sino al raggiungimento del 20% del numero dei dipendenti assunti a tempo indeterminato: questa legge è frutto di un'errata impostazione strutturale al problema della disoccupazione ( soprattutto giovanile ) proprio perchè consente ai datori di lavoro di ricorrere facilmente ed a costi molto contenuti all'assunzione di precari e/o giovani laureati e diplomati, ma d'altro canto quando si pensa solo ed esclusivamente all'oggi,ai numeri da portare in pasto all'opinione pubblica in merito alle nuove assunzioni ( a prescindere dalla durata ) e non si pensa a tutti i danni derivanti da questo modo di affrontare i problemi, non ci si possono aspettare miracoli ne,tantomeno,grossi "ritorni" futuri.