tullio
Utente di lunga data
Come rilevava Spleen (che riesce a dire quel che penso io con la metà delle parole e comincia anche a farmi rabbia....!!!) non c'è un diploma al termine delle "esperienze". E non ci sono nemmeno "esperienze" in sè: le chiamiamo così quando sono concluse o, quando crescono gli anni, e si desidera effettivamente sperimentare con una scelta deliberata. Per il resto uno si trova a vivere e fa quel che fa perché sta vivendo a quel modo. IL rimpianto (ma anche il rimorso o la nostalgia...) eventualmente vengono dopo. Altra cosa è invece lo sballo, il divertimento sfrenato o come lo vogliamo chiamare. L'alcol fuori dal limite, gli stupefacenti, la musica a mille, l'assenza di freni. Non le considererei esperienze quanto, invece, una sorta di fuga dalla realtà, un perdersi deliberatamente nel puro sentire, senza che esista poi una grmmatica dei sentimenti cui fare appello per decifrarli. UN lasciarsi andare al senso, che è un'anelito di nullificazione. Da cui, infatti, può esser difficile uscire se non si riesce a trovare un nuovo appiglio alla realtà.Verissimo,non mi riferivo al divertimento sfrenato fine a sè stesso, ma ad un momento nella vita che anticipa il passaggio all'età "matura", dove si sa benissimo che la "musica " cambierà. Devo anche riconoscere che oggi i tempi sono cambiati,la società ( rispetto ai miei tempi ) è radicalmente mutata come è anche anticipato - e tu me lo confermi - il livello di "maturazione" dei ragazzi . Poi tutto è soggettivo..... vedo trentenni che - come diciamo dalle mie parti - vivono ancora spensieratamente " l'età della stupidera "......
Totò: "3 anni di militare a Cuneo". Il segno di aver vissuto la reltà, di avervi partecipato, sia pure sotto il condizionamento di un istituto educativo quale era il militare, di non esser più l'ingenuo pollo del villaggio. Ora che il militare non c'è più, e tutta la realtà si confonde occorre tenere la testa. I giovani tendono a prendere le cose sul serio e non perché desiderano esperienze. Così il primo amore è serissimo e non riescono a comprendere il cinismo con cui lo guardiamo noi; oppure prendono sul serio il balordo e diventano camorristi pensando che quella sia la vita. Oppure, come sopra, non trovano nulla e si sbandano nel puro sentire.
Siamo noi, alcuni almeno, che poi guardando con la memoria, proiettano nel passato desideri e rimpianti. Umanissimo. Ma se non riusciamo a staccarci sono desideri e rimpianti che rimangono parassitari nella mente e finiamo come il playboy con i baffetti o la signora che veste come un'adolescente. Ma è un'altra storia.