Gita a Delfi

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Rabarbaro

Escluso
...chi ha paura del Lupo Cattivo?..:rolleyes:
C'è da chiedersi se esista davvero un Lupo e, in caso affermativo, se a questo possa essere appiccicata l'etichetta di Cattivo.

Se ammettiamo che il Lupo sia la personificazione (il fatto che abbia la lettera maiuscola mi fa pensare che sia una persona) fiabesca del male spicciolo, del tranello e dell'imbubbolamento, allora la sua è una funzione necessaria.
Propp sarebbe d'accordo.
Ma se tiriamo in ballo la necessità del male, allora lo eleviamo di rango e ne riconosciamo al contempo il bisogno.
E, come tutte le cose cose che finiscono nel pitale, anche certi bisogni vanno eliminati in qualche modo, vuoi perché altrimenti diventano il sostrato in cui prolificano i vermi, vuoi perché, se rimangono perennemente, poi non c'è più spazio dove collocare altri e più nuovi bisogni, che magari si fanno sentire all'improvviso e pure con una certa urgenza.
Qualcuno probabilmente dirà che ci sarà sempre qualche lurido verme pronto a sguazzarci dentro, nei nostri bisogni dico, oppure che quando si vuota il pitale rischiamo sempre di rovesciarlo su qualche ignaro passante che transita fischiettando sotto la nostra finestra, ma è un rischio che francamente dobbiamo correre.
E correre via dal Lupo Cattivo non è detto sia questione solo di paura, quanto piuttosto di esperienza.
L'esperienza che distilla e fa proprio un passato composito ed obliquo è il capovolgimento dell'innocenza almeno quanto la soddisfazione lo è del desiderio e la giustezza dell'errore.

Sempre che per la vita valgano le stesse regole delle fiabe.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
C'è da chiedersi se esista davvero un Lupo e, in caso affermativo, se a questo possa essere appiccicata l'etichetta di Cattivo.

Se ammettiamo che il Lupo sia la personificazione (il fatto che abbia la lettera maiuscola mi fa pensare che sia una persona) fiabesca del male spicciolo, del tranello e dell'imbubbolamento, allora la sua è una funzione necessaria.
Propp sarebbe d'accordo.
Ma se tiriamo in ballo la necessità del male, allora lo eleviamo di rango e ne riconosciamo al contempo il bisogno.
E, come tutte le cose cose che finiscono nel pitale, anche certi bisogni vanno eliminati in qualche modo, vuoi perché altrimenti diventano il sostrato in cui prolificano i vermi, vuoi perché, se rimangono perennemente, poi non c'è più spazio dove collocare altri e più nuovi bisogni, che magari si fanno sentire all'improvviso e pure con una certa urgenza.
Qualcuno probabilmente dirà che ci sarà sempre qualche lurido verme pronto a sguazzarci dentro, nei nostri bisogni dico, oppure che quando si vuota il pitale rischiamo sempre di rovesciarlo su qualche ignaro passante che transita fischiettando sotto la nostra finestra, ma è un rischio che francamente dobbiamo correre.
E correre via dal Lupo Cattivo non è detto sia questione solo di paura, quanto piuttosto di esperienza.
L'esperienza che distilla e fa proprio un passato composito ed obliquo è il capovolgimento dell'innocenza almeno quanto la soddisfazione lo è del desiderio e la giustezza dell'errore.

Sempre che per la vita valgano le stesse regole delle fiabe.
Non so se si possa correre via dal Lupo Cattivo..se non sfuggendo gli specchi...ma ho imparato che non c'è fuga dagli specchi...neanche provando a tenerli fuori da sè...

Mi è simpatico il Lupo Cattivo...è un segnavia, che permette di uscire dalle dicotomie...e lo spazio in cui rovesciare pitali si amplia, e i passanti si diradano
 

Rabarbaro

Escluso
Non so se si possa correre via dal Lupo Cattivo..se non sfuggendo gli specchi...ma ho imparato che non c'è fuga dagli specchi...neanche provando a tenerli fuori da sè...

Mi è simpatico il Lupo Cattivo...è un segnavia, che permette di uscire dalle dicotomie...e lo spazio in cui rovesciare pitali si amplia, e i passanti si diradano
Mi piace la confusione dei ruoli che adombri, quasi fosse una transustanziazione immaginifica del sé e del suo ruolo in una sorta di autarchia teatrale, in cui un unico interprete indossa sul palco dell'esistenza sempre e comunque più maschere.

Ed è pure una via comoda e confortevole per avere l'impressione di mantenere tutto sotto controllo.

Se il Lupo Cattivo è solo un taglio di luce differente che sferza lo stesso soggetto, probabilmente si perde il triste manicheismo, ma giocoforza anche un certo confortevole gioco di sponda con l'ignoto.

Che peccato!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi piace la confusione dei ruoli che adombri, quasi fosse una transustanziazione immaginifica del sé e del suo ruolo in una sorta di autarchia teatrale, in cui un unico interprete indossa sul palco dell'esistenza sempre e comunque più maschere.

Ed è pure una via comoda e confortevole per avere l'impressione di mantenere tutto sotto controllo.

Se il Lupo Cattivo è solo un taglio di luce differente che sferza lo stesso soggetto, probabilmente si perde il triste manicheismo, ma giocoforza anche un certo confortevole gioco di sponda con l'ignoto.

Che peccato!
In effetti sono bravetta a trovare vie comode e confortevoli...:p

E mi piacciono le maschere...specialmente se sono dichiarate e diventano gioco di riflessi

pensi che sia confortevole il gioco di sponda con l'ignoto?
 

Rabarbaro

Escluso
In effetti sono bravetta a trovare vie comode e confortevoli...:p

E mi piacciono le maschere...specialmente se sono dichiarate e diventano gioco di riflessi

pensi che sia confortevole il gioco di sponda con l'ignoto?

E' una magnifica combinazione quella di riuscire a far combaciare ciò che piace con ciò che riesce bene: la combinazione che agli artisti fa avere fama eterna, ai commercialisti una villa in Sardegna ed ai dittatori tedeschi la possibilità di conquistare il mondo.

L'ignoto poi è una via comodissima per essere tranquilli, non rappresentando per le persone di scarsa fantasia nulla più che un'inutile fatica rappresentativa ed essendo per tutti gli altri il parziale sollievo di non essere (ancora) qualcosa di certamente spaventevole.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E' una magnifica combinazione quella di riuscire a far combaciare ciò che piace con ciò che riesce bene: la combinazione che agli artisti fa avere fama eterna, ai commercialisti una villa in Sardegna ed ai dittatori tedeschi la possibilità di conquistare il mondo.

L'ignoto poi è una via comodissima per essere tranquilli, non rappresentando per le persone di scarsa fantasia nulla più che un'inutile fatica rappresentativa ed essendo per tutti gli altri il parziale sollievo di non essere (ancora) qualcosa di certamente spaventevole.
Serve maneggiare bene entrambi...piacere del fare con il fare bene il piacere...e serve il sentire che non si ingrippa qui e là per riuscirci:)..per riuscirci davvero intendo...

Lo spazio che deriva dalla circolarità fra le dicotomie, nella loro compenetrazione, somiglia molto all'ignoto che descrivi, sai...anche se io lo guardo dall'altra parte..che è certamente spaventevole...ma nello spaventevole c' un alto grado di piacere...un po' come quando da bambini si gioca a farsi paura da soli...

mi piace la tua definizione di ignoto...come via
 

Rabarbaro

Escluso
Serve maneggiare bene entrambi...piacere del fare con il fare bene il piacere...e serve il sentire che non si ingrippa qui e là per riuscirci:)..per riuscirci davvero intendo...

Lo spazio che deriva dalla circolarità fra le dicotomie, nella loro compenetrazione, somiglia molto all'ignoto che descrivi, sai...anche se io lo guardo dall'altra parte..che è certamente spaventevole...ma nello spaventevole c' un alto grado di piacere...un po' come quando da bambini si gioca a farsi paura da soli...

mi piace la tua definizione di ignoto...come via
Il godimento e la bravura sono come certi sali e uno specifico fluido che li fa andare in deliquescenza, rendendoli capaci di penetrare anche gli interstizi più sottili e di riempire finanche le tane circonvolute del roditore più sotterraneo.
Allo stesso modo il loro effetto sinergico gli fa riempire i vuoti dell'animo e fa affogare i tarli della mente.
I nostri e quelli degli altri.

La sequenzialità degli opposti che vai suggerendo, quasi fosse un uroboro (il bisciolino che si ciuccia la coda, non il nuovo e simpatico utente), ha un che di romantico, quasi come una poesia di Coleridge, e un sentore di radici masticate di notte, magari durante una festicciola wicca, e mi ricorda tanto il mio perido new age...

Grazie per avermelo ricordato.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il godimento e la bravura sono come certi sali e uno specifico fluido che li fa andare in deliquescenza, rendendoli capaci di penetrare anche gli interstizi più sottili e di riempire finanche le tane circonvolute del roditore più sotterraneo.
Allo stesso modo il loro effetto sinergico gli fa riempire i vuoti dell'animo e fa affogare i tarli della mente.
I nostri e quelli degli altri.

La sequenzialità degli opposti che vai suggerendo, quasi fosse un uroboro (il bisciolino che si ciuccia la coda, non il nuovo e simpatico utente), ha un che di romantico, quasi come una poesia di Coleridge, e un sentore di radici masticate di notte, magari durante una festicciola wicca, e mi ricorda tanto il mio perido new age...

Grazie per avermelo ricordato.
Il godimento e la bravura, senza dolore e fallimento son come sali senza sale...e riempiono forse gli interstizi...ma i tarli restano dove sono...ridacchiando...

Bell'immagine l'uroboro, non ci avevo pensato...mi hai ricordato il periodo degli oroscopi e della previsione del futuro che scade nel futuribile...

non suggerisco alcuna sequenzialità, a dire il vero, la compenetrazione ha a che vedere con molto, ma niente con la sequenzialità, se non adattandola al conosciuto...:)
 

Rabarbaro

Escluso
Il godimento e la bravura, senza dolore e fallimento son come sali senza sale...e riempiono forse gli interstizi...ma i tarli restano dove sono...ridacchiando...

Bell'immagine l'uroboro, non ci avevo pensato...mi hai ricordato il periodo degli oroscopi e della previsione del futuro che scade nel futuribile...

non suggerisco alcuna sequenzialità, a dire il vero, la compenetrazione ha a che vedere con molto, ma niente con la sequenzialità, se non adattandola al conosciuto...:)
Quindi nulla esiste senza il suo opposto?
Oppure esiste ma è privo di forza, nerbo ed efficacia?

Il tuo riferimento alla circolarità delle dicotomie è dunque sia contemporaneo che privo di relazione causale, dato che ne escludi la sequenzialità, e questo mi ricorda in un certo senso mqualcuno che definiva l'intuizione come istantanea e totale compartecipazione dell'idea di Dio...
Un concetto che credo di aver condiviso anch'io in un certo momento della mia vita, ma non ricordo bene né quando né il perché...
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Quindi nulla esiste senza il suo opposto?
Oppure esiste ma è privo di forza, nerbo ed efficacia?

No...semplicemente tutto esiste senza la necessità di doverlo separare in parti, se non per fare operazioni di analisi (ma questo riguarda la mente, non il vivere)..separare piacere e dolore, per dire, è un'operazione, a mio parere, frutto del condizionamento della ricerca della felicità..per dire...sono operazioni "umane", quelle del separare in parti la complessità..non riuscendo mai fra l'altro a tener conto dell'influenza dell'osservante sull'osservato, in quelle separazioni momentanee..

Il tuo riferimento alla circolarità delle dicotomie è dunque sia contemporaneo che privo di relazione causale, dato che ne escludi la sequenzialità, e questo mi ricorda in un certo senso mqualcuno che definiva l'intuizione come istantanea e totale compartecipazione dell'idea di Dio...
Un concetto che credo di aver condiviso anch'io in un certo momento della mia vita, ma non ricordo bene né quando né il perché...
Io parlo di sincronicità...che a volte è intuibile, a volte no...e allora si ravana nel conosciuto per spiegarsi come parte minima, un complesso che, come parte, non è semplicemente spiegabile se non come parte...la sequenzialità serve appunto a questo...

parziale come l'idea di dio...contenitore che circoscrive e rassicura della propria parzialità spostandola in un contenitore appena più ampio...e sono giochi di maschere anche questi...ma, ti dicevo, a me piace giocarci con le maschere, gioco serio eh, come indiani e cowboy, ma pur sempre gioco
 
Ultima modifica:

Rabarbaro

Escluso
Io parlo di sincronicità...che a volte è intuibile, a volte no...e allora si ravana nel conosciuto per spiegarsi come parte minima, un complesso che, come parte, non è semplicemente spiegabile se non come parte...la sequenzialità serve appunto a questo...

parziale come l'idea di dio...contenitore che circoscrive e rassicura della propria parzialità spostandola in un contenitore appena più ampio...e sono giochi di maschere anche questi...ma, ti dicevo, a me piace giocarci con le maschere, gioco serio eh, come indiani e cowboy, ma pur sempre gioco
Mi piace molto come hai introdotto il concetto del ruolo di chi osserva.
Mi ha sempre molto affascinato il principio antropico, che poi non è altro che il bel nome che qualcuno ha inventato per quello che tutti i bambini prima o poi pensano ad un certo momento della loro infanzia, e cioè che la realtà, ciò che ci riconda e gli altri esistono in funzione del fatto che noi li osserviamo.
Se noi non ci fossimo, o peggio, se noi non li guardassimo, gli altri non esisterebbero.
In un certo senso l'universo è stato creato in questo preciso modo affinché noi arrivassimo ad alzare gli occhi al cielo ed ammirarlo.
Con tutto 'sto lavorone che c'è dietro un'occhiata dovremmo dargliela più spesso, no?
E magari fargli anche un bell'applauso...

Di maschere e contenitori, persone e teatri (che poi persona significa appunto maschera) e di spiegazioni che diventano le tristi commedie che conducono i lontani antefatti alle gloriose agnizioni, troppo spesso prive di qualsivoglia deus ex machina, parli con una certa sicurezza, quasi fossi avvezza al palcoscenico, eppure c'è una nota di biasimo in come coniughi la parzialità (irrinuciabile ed inscindibile) che caratterizza il racconto, come se più che l'intreccio fin'ora tu non abbia gradito il narratore di ciò che accade.
Sbaglio?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi piace molto come hai introdotto il concetto del ruolo di chi osserva.
Mi ha sempre molto affascinato il principio antropico, che poi non è altro che il bel nome che qualcuno ha inventato per quello che tutti i bambini prima o poi pensano ad un certo momento della loro infanzia, e cioè che la realtà, ciò che ci riconda e gli altri esistono in funzione del fatto che noi li osserviamo.
Se noi non ci fossimo, o peggio, se noi non li guardassimo, gli altri non esisterebbero.
In un certo senso l'universo è stato creato in questo preciso modo affinché noi arrivassimo ad alzare gli occhi al cielo ed ammirarlo.
Con tutto 'sto lavorone che c'è dietro un'occhiata dovremmo dargliela più spesso, no?
E magari fargli anche un bell'applauso...


Di maschere e contenitori, persone e teatri (che poi persona significa appunto maschera) e di spiegazioni che diventano le tristi commedie che conducono i lontani antefatti alle gloriose agnizioni, troppo spesso prive di qualsivoglia deus ex machina, parli con una certa sicurezza, quasi fossi avvezza al palcoscenico, eppure c'è una nota di biasimo in come coniughi la parzialità (irrinuciabile ed inscindibile) che caratterizza il racconto, come se più che l'intreccio fin'ora tu non abbia gradito il narratore di ciò che accade.
Sbaglio?
Potremmo anche salire di livello, nel gioco osservante e osservato...e passare dall' "io penso", attraverso il "io penso tu pensi" e il "io penso che tu pensi che io penso", fino a raggiungere i territori dell' "io penso che tu pensi che io penso che tu pensi"...ma già a questo si rischierebbe di inerpicarsi o discendere, a seconda della prospettiva, in un baratro da cui non è detto si possa uscire indenni...

...sul grassetto, hai ragione Rabarbaro...

non penso la pace possa discendere da altro...a questo punto della mia vita...poi, boh...ma non mi sembra importante adesso...
solo....serve un posto adeguato da cui darla quell'occhiata, e non è nè scontato nè banale che ci sia...
che insieme all'applauso io ci aggiungo anche commozione semplice...

per svincolarsi esattamente dal gioco antropico di cui hai accennato...pur senza perderlo...che umani siamo, e del nostro sguardo terreno ne abbiamo bisogno...

non sbagli...la resa non è affare semplice...
 
Ultima modifica:

Rabarbaro

Escluso
Potremmo anche salire di livello, nel gioco osservante e osservato...e passare dall' "io penso", attraverso il "io penso tu pensi" e il "io penso che tu pensi che io penso", fino a raggiungere i territori dell' "io penso che tu pensi che io penso che tu pensi"...ma già a questo si rischierebbe di inerpicarsi o discendere, a seconda della prospettiva, in un baratro in cui non è detto si possa uscire indenni...

...sul grassetto, hai ragione Rabarbaro...

non penso la pace possa discendere da altro...a questo punto della mia vita...poi, boh...ma non mi sembra importante adesso...
solo....serve un posto adeguato da cui darla quell'occhiata, e non è nè scontato nè banale che ci sia...
che insieme all'applauso io ci aggiungo anche commozione semplice...

per svincolarsi esattamente dal gioco antropico di cui hai accennato...pur senza perderlo...che umani siamo, e del nostro sguardo terreno ne abbiamo bisogno...

non sbagli...la resa non è affare semplice...
Nell'infinita catena di echi che si imitano sempre più asininamente quanto più allunga la sciocca catena delle supposizioni di due persone che si guardano l'un l'altra solo per vedersi infinitamente riflessi negli occhi di chi si ha di fronte ci si perde facilmente.
E il perdersi non è non riuscire a trovare la via giusta, ma imboccarne una sbagliata.
Se si sta fermi nel labirinto non si è perduti, affatto, si ha semplicemente una nuova casa.
E una casa nuova diventa veramente nostra solo quando ci aggiungiamo un po' di quello che siamo e un po' di quello che vogliamo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Nell'infinita catena di echi che si imitano sempre più asininamente quanto più allunga la sciocca catena delle supposizioni di due persone che si guardano l'un l'altra solo per vedersi infinitamente riflessi negli occhi di chi si ha di fronte ci si perde facilmente.
E il perdersi non è non riuscire a trovare la via giusta, ma imboccarne una sbagliata.
Se si sta fermi nel labirinto non si è perduti, affatto, si ha semplicemente una nuova casa.
E una casa nuova diventa veramente nostra solo quando ci aggiungiamo un po' di quello che siamo e un po' di quello che vogliamo.
Esattamente Rabarbaro...

che se asininamente si vuole che sia, che sia dichiarato e diventi gioco...le supposizioni scambio in terreno aperto e occasioni di risate e spaventi, e apprendimento (auto)...

che la questione non è perdersi negli occhi dell'altro, ma non sapere dove si sta dirigendo lo sguardo...

...il perdersi...sai, non so se ha più a che vedere con le strade o con la fretta di trovarne una a tutti i costi...

una casa nel labirinto...serve conoscere il labirinto per averci casa...ma allora Casa non è nel labirinto, è il labirinto ad essere Casa...

...commuoversi semplicemente è spontaneo da lì...a volte succede senza che neanche ce ne si accorga, e non è un nemico che tende agguati alle spalle...arrendersi ad un nemico che non c'è, è affare complesso, come ti dicevo..
 

Rabarbaro

Escluso
Esattamente Rabarbaro...

che se asininamente si vuole che sia, che sia dichiarato e diventi gioco...le supposizioni scambio in terreno aperto e occasioni di risate e spaventi, e apprendimento (auto)...

che la questione non è perdersi negli occhi dell'altro, ma non sapere dove si sta dirigendo lo sguardo...

...il perdersi...sai, non so se ha più a che vedere con le strade o con la fretta di trovarne una a tutti i costi...

una casa nel labirinto...serve conoscere il labirinto per averci casa...ma allora Casa non è nel labirinto, è il labirinto ad essere Casa...

...commuoversi semplicemente è spontaneo da lì...a volte succede senza che neanche ce ne si accorga, e non è un nemico che tende agguati alle spalle...arrendersi ad un nemico che non c'è, è affare complesso, come ti dicevo..
L'essenza del gioco non è uguale per tutti, e se qualcuno vede qualcun altro come compagnuccio di scorribande, dall'altro può essere a sua volta percepito come bullo, e la dichiarazione esplicita è difficile, un po' perché certi giochi, come è il gioco di vivere, è sempre in divenire, un po' perché la consapevolezza di essere in mezzo al campo e non semplici spettatori la si ha solo quando si è colpiti dalla prima pallonata...

Il perdersi poi ha sempre una sola causa, e questa causa è l'ignoranza.
Ignorare è non conoscere, non percepire e non capire, che sia solo per frenesia di andare comunque, senza chiedere informazioni ai passanti, senza avere una cartina in mano o magari addirittura con gli occhi chiusi, che sia per necessità, dabbenaggine o sfrontatezza, che sia perché le strade sono troppe, la vita troppe breve e la voglia troppo poca, è comunque irrilevante o, se anche non lo fosse, saremmo troppo ignoranti per saperlo.
Però se il labirinto diventa una casa, finisce di essere un labirinto, e questo non è possibile il più delle volte e, forse, nemmeno desiderabile.
Io preferirei infestarne un angolo e conoscere solo quello, che tanto mi basterebbe e non mi farebbe spaurare il cuore nell'infinito (sì, quello di là dall'ermo colle...).
Perché in quell'angolo di nemici inesistenti non ne esisterebbero e quelli che esistono davvero verrebbero divorati dal Minotauro prima di trovarmi.

(Mi reclamano altrove: buona continuazione e buona serata!)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
L'essenza del gioco non è uguale per tutti, e se qualcuno vede qualcun altro come compagnuccio di scorribande, dall'altro può essere a sua volta percepito come bullo, e la dichiarazione esplicita è difficile, un po' perché certi giochi, come è il gioco di vivere, è sempre in divenire, un po' perché la consapevolezza di essere in mezzo al campo e non semplici spettatori la si ha solo quando si è colpiti dalla prima pallonata...

Il perdersi poi ha sempre una sola causa, e questa causa è l'ignoranza.
Ignorare è non conoscere, non percepire e non capire, che sia solo per frenesia di andare comunque, senza chiedere informazioni ai passanti, senza avere una cartina in mano o magari addirittura con gli occhi chiusi, che sia per necessità, dabbenaggine o sfrontatezza, che sia perché le strade sono troppe, la vita troppe breve e la voglia troppo poca, è comunque irrilevante o, se anche non lo fosse, saremmo troppo ignoranti per saperlo.
Però se il labirinto diventa una casa, finisce di essere un labirinto, e questo non è possibile il più delle volte e, forse, nemmeno desiderabile.
Io preferirei infestarne un angolo e conoscere solo quello, che tanto mi basterebbe e non mi farebbe spaurare il cuore nell'infinito (sì, quello di là dall'ermo colle...).
Perché in quell'angolo di nemici inesistenti non ne esisterebbero e quelli che esistono davvero verrebbero divorati dal Minotauro prima di trovarmi.

(Mi reclamano altrove: buona continuazione e buona serata!)
(Buona continuazione e buona serata a te!..rispondo con calma)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
L'essenza del gioco non è uguale per tutti, e se qualcuno vede qualcun altro come compagnuccio di scorribande, dall'altro può essere a sua volta percepito come bullo, e la dichiarazione esplicita è difficile, un po' perché certi giochi, come è il gioco di vivere, è sempre in divenire, un po' perché la consapevolezza di essere in mezzo al campo e non semplici spettatori la si ha solo quando si è colpiti dalla prima pallonata...

Il perdersi poi ha sempre una sola causa, e questa causa è l'ignoranza.
Ignorare è non conoscere, non percepire e non capire, che sia solo per frenesia di andare comunque, senza chiedere informazioni ai passanti, senza avere una cartina in mano o magari addirittura con gli occhi chiusi, che sia per necessità, dabbenaggine o sfrontatezza, che sia perché le strade sono troppe, la vita troppe breve e la voglia troppo poca, è comunque irrilevante o, se anche non lo fosse, saremmo troppo ignoranti per saperlo.
Però se il labirinto diventa una casa, finisce di essere un labirinto, e questo non è possibile il più delle volte e, forse, nemmeno desiderabile.
Io preferirei infestarne un angolo e conoscere solo quello, che tanto mi basterebbe e non mi farebbe spaurare il cuore nell'infinito (sì, quello di là dall'ermo colle...).
Perché in quell'angolo di nemici inesistenti non ne esisterebbero e quelli che esistono davvero verrebbero divorati dal Minotauro prima di trovarmi.

(Mi reclamano altrove: buona continuazione e buona serata!)
E' la dichiarazione di quell'asininamente che dirige (dovrebbe) lo sguardo dal gioco fra compagnucci all'essenza del gioco...mantenendo il gioco fra compagnucci, perchè no, che è bello giocare anche con le maschere, sapendole...serve anche il Carnevale...se non lo si scambia per Quaresima...

...che l'essenza del gioco è anche nella pallonata, che rende il segno dello scorrere del tempo e dell'attenzione...e segna il dolore utile al sapersi godere il piacere dell'esserci in quel campo...e a non essere semplici spettatori...

e forse l'accordo è sull'essere giocatori, oltre che sul gioco...che mi pare più complesso accordarsi sull'Essere giocatori che sul gioco in sè..

La causa prima dell'ignoranza che non diventa Conoscenza, è la non consapevolezza dello stato dei propri occhi e del proprio sguardo...che a volte si guarda anche, ma non si vede lo stesso..che si cerca quello che si vuol vedere e non si guarda quello che è lì...e gli occhi ingannano...a volte...e servono anche gli specchi...attivi, da non confondersi con quello di Alice...

E la voglia...poca o tanta...ha bisogno del desiderio per nutrirsi...e trasformarsi in spinta al cercare nel divenire

...a me piace lo spaurare del cuore nell'infinito (dell'ermo colle)...che io adoro le radure in cui spaziare anche senza meta e a volte anche senza mappa...

e i nemici starebbero bene, per quanto mi riguarda, nel labirinto insieme al Minotauro, e al labirinto tornerei volentieri, come ad un vecchio rifugio caldo e conosciuto, e saluterei prima di entrare...che Casa è anche poter tornare...

E gli angoli sono comodi rifugi anche nei labirinti che labirinti non lo sono più...sarebbe un peccato perdere gli angoli di un labirinto solo perchè si è trovato Casa...

Ma hai proprio ragione sul Minotauro, Rabarbaro...
 

Rabarbaro

Escluso
E' la dichiarazione di quell'asininamente che dirige (dovrebbe) lo sguardo dal gioco fra compagnucci all'essenza del gioco...mantenendo il gioco fra compagnucci, perchè no, che è bello giocare anche con le maschere, sapendole...serve anche il Carnevale...se non lo si scambia per Quaresima...

...che l'essenza del gioco è anche nella pallonata, che rende il segno dello scorrere del tempo e dell'attenzione...e segna il dolore utile al sapersi godere il piacere dell'esserci in quel campo...e a non essere semplici spettatori...

e forse l'accordo è sull'essere giocatori, oltre che sul gioco...che mi pare più complesso accordarsi sull'Essere giocatori che sul gioco in sè..

La causa prima dell'ignoranza che non diventa Conoscenza, è la non consapevolezza dello stato dei propri occhi e del proprio sguardo...che a volte si guarda anche, ma non si vede lo stesso..che si cerca quello che si vuol vedere e non si guarda quello che è lì...e gli occhi ingannano...a volte...e servono anche gli specchi...attivi, da non confondersi con quello di Alice...

E la voglia...poca o tanta...ha bisogno del desiderio per nutrirsi...e trasformarsi in spinta al cercare nel divenire

...a me piace lo spaurare del cuore nell'infinito (dell'ermo colle)...che io adoro le radure in cui spaziare anche senza meta e a volte anche senza mappa...

e i nemici starebbero bene, per quanto mi riguarda, nel labirinto insieme al Minotauro, e al labirinto tornerei volentieri, come ad un vecchio rifugio caldo e conosciuto, e saluterei prima di entrare...che Casa è anche poter tornare...

E gli angoli sono comodi rifugi anche nei labirinti che labirinti non lo sono più...sarebbe un peccato perdere gli angoli di un labirinto solo perchè si è trovato Casa...

Ma hai proprio ragione sul Minotauro, Rabarbaro...

Se il gioco è la vita, allora non puoi permetterti di sopravvivere e non giocare, che poi si gioca anche se ci si getta da un ponte fra molari o se ci simpicca ad un bonsai coll'elastico, ma al più si eliminano dei gocatori.
E i giocatori si eliminano e non si scelgono perché prima vanno provati, per caso o per scelta, nostra o altrui, per forza o per bisogno.
Il gioco però non si ripete mai uguale, vuoi perché cambia l'esperienza, vuoi perché cambiano gli accidenti che ci girano attorno e chi crede di trovare analogie saturnine o machiavelliche scrive sempre trattati con poche regole e molte eccezioni.
E fra quelle eccezioni si aprono squarci più larghi della vita intera, del tipo che ti porta ad invecchiare a fiaco di chi non avresti mai pensato e a voler rifare tutto, uguale uguale, se solo ce ne fosse la possibilità, se solo te lo chiedessero...
Ché non è saltare un turno eterno sul tabellone di cartone del gioco dell'oca, ma essere giunti all'arrivo mentre gli altri stanno ancora cencando i dadi nella scatola.
Lì comincia tutto, dove tutto finisce.
E' come restare svegli in una notte che non termina mai con un mattino e lasciare a chi abbia invece dormito il dubbio che i suoi siano stati solo sogni, mentre noi ben sappiamo che non è stata solo la chimica di un cervello stanco a farci vivere.
Lì ci si ritaglia una fetta di paradiso.
Quello è il loggione nel quale sghignazzare delle stonature dei barbuti tenori rubicondi e dei sovracuti striduli di virili sopranisti imbellettati, là si applaude alla pezzuola che copre le forme smunte dello sciabo manichino umano piallato dall'irascibile sarto col garofano verde all'occhiello e in quello stesso luogo si strappa il microfono di mano allo scicco tursiope che abbiamo davanti e cantiamo a squarciagola la sigla del Daitarn 3 al karaoke.

Patria è dove si sta bene.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Se il gioco è la vita, allora non puoi permetterti di sopravvivere e non giocare, che poi si gioca anche se ci si getta da un ponte fra molari o se ci simpicca ad un bonsai coll'elastico, ma al più si eliminano dei gocatori.
E i giocatori si eliminano e non si scelgono perché prima vanno provati, per caso o per scelta, nostra o altrui, per forza o per bisogno.
Il gioco però non si ripete mai uguale, vuoi perché cambia l'esperienza, vuoi perché cambiano gli accidenti che ci girano attorno e chi crede di trovare analogie saturnine o machiavelliche scrive sempre trattati con poche regole e molte eccezioni.
E fra quelle eccezioni si aprono squarci più larghi della vita intera, del tipo che ti porta ad invecchiare a fiaco di chi non avresti mai pensato e a voler rifare tutto, uguale uguale, se solo ce ne fosse la possibilità, se solo te lo chiedessero...
Ché non è saltare un turno eterno sul tabellone di cartone del gioco dell'oca, ma essere giunti all'arrivo mentre gli altri stanno ancora cencando i dadi nella scatola.
Lì comincia tutto, dove tutto finisce.
E' come restare svegli in una notte che non termina mai con un mattino e lasciare a chi abbia invece dormito il dubbio che i suoi siano stati solo sogni, mentre noi ben sappiamo che non è stata solo la chimica di un cervello stanco a farci vivere.
Lì ci si ritaglia una fetta di paradiso.
Quello è il loggione nel quale sghignazzare delle stonature dei barbuti tenori rubicondi e dei sovracuti striduli di virili sopranisti imbellettati, là si applaude alla pezzuola che copre le forme smunte dello sciabo manichino umano piallato dall'irascibile sarto col garofano verde all'occhiello e in quello stesso luogo si strappa il microfono di mano allo scicco tursiope che abbiamo davanti e cantiamo a squarciagola la sigla del Daitarn 3 al karaoke.

Patria è dove si sta bene.
Ricordi che parlavo di sincronicità?...i giocatori non arrivano nè per scelta nè per eliminazione, sono fasi successive queste...che quel cielo, a cui plaudire o per cui semplicemente commuoversi lo si guarda dalla terra, e sulla terra ci si mettono i piedi e i piedi servono per camminare...e gli occhi, quando non sono sguardi persi che vagano a casaccio senza accorgersi dei piedi sulla terra e del cielo sulla testa, Riconoscono...

allora i giocatori decidono di entrare sul campo, o rimanere spettatori di se stessi mentre la maschera sul campo gioca la partita e prende le pallonate...e su quell'Essere, che sostiene le maschere, allora il gioco prende Vita...

Che non è scontato e neanche banale semplicemente sopravvivere o decidere invece di giocare...

E uso decidere, e non scegliere, che la scelta contempla già una cernita ridotta di possibilità, mentre il decidere riguarda i piedi che si muovono sulla terra, le mani che plaudono il cielo e la commozione nella pancia...

Che restare svegli, senza aspettare il mattino...stanca..ma anche riunisce ed hai ragione, c'è una fetta di paradiso...esattamente in quella riunione...

Ma torniamo al Minotauro...

Che Patria è dove si sta bene, hai ragione Rabarbaro...ma anche Patria è Riconoscere.
 

Rabarbaro

Escluso
Ricordi che parlavo di sincronicità?...i giocatori non arrivano nè per scelta nè per eliminazione, sono fasi successive queste...che quel cielo, a cui plaudire o per cui semplicemente commuoversi lo si guarda dalla terra, e sulla terra ci si mettono i piedi e i piedi servono per camminare...e gli occhi, quando non sono sguardi persi che vagano a casaccio senza accorgersi dei piedi sulla terra e del cielo sulla testa, Riconoscono...

allora i giocatori decidono di entrare sul campo, o rimanere spettatori di se stessi mentre la maschera sul campo gioca la partita e prende le pallonate...e su quell'Essere, che sostiene le maschere, allora il gioco prende Vita...

Che non è scontato e neanche banale semplicemente sopravvivere o decidere invece di giocare...

E uso decidere, e non scegliere, che la scelta contempla già una cernita ridotta di possibilità, mentre il decidere riguarda i piedi che si muovono sulla terra, le mani che plaudono il cielo e la commozione nella pancia...

Che restare svegli, senza aspettare il mattino...stanca..ma anche riunisce ed hai ragione, c'è una fetta di paradiso...esattamente in quella riunione...

Ma torniamo al Minotauro...

Che Patria è dove si sta bene, hai ragione Rabarbaro...ma anche Patria è Riconoscere.
Ma al sincronicità assoluta è al di là del credibile, cioè, è sì pensabile e anche possibile, e mi viene in mente il cambiamento simultaneo del senso di rotazione di certe graziose particelle subatomiche che, se avesse anche il minimo sfasamento, l'universo collasserebbe oppure le monadi che un certo matematico tedesco particolarmente ottimista immaginava tutte allegramente d'accordo sul da farsi senza neppure il bisogno di leggere l'ordine del giorno, ma per gli uomini, i loro rapporti e la loro voglia di giocare immagino una certa almeno parziale sequenzialità.
Se non ci fosse, tutto sarebbe oltre il meccanicistico e si finirebbe nel magico.
E la magia è in antitesi al gioco così come la sconfitta all'onnipotenza e la sorpresa all'onniscienza.
Ci sono molle d'acciaio a far da motore primo alle sfere di vetro entro le quali ruotano con orbite rotondissime i pianeti piatti come fogli di carta: questo è innegabile!
E il tempo è importante, più importante dello spazio, perché mentre il secondo è superabile con un semplice teletrasporto, il primo ha bisogno di una complessa macchina del tempo per essere dominato.
Ma soprattutto nel labirinto lo spazio è un falso problema, perché è tutto esperibile, mentre è il tempo che manca, per cui capita di morire prima di esserne usciti, o di averne magari trovato l'entrata.
Oppure si è immortali, cosa rara per gli uomini, e pian piano si fa tutto e ci si annoia come dopo il trecentesimo giro in un luna park con una sola giostra.
E la noia è la vera nemica degli déi.
Ma questo non ci riguarda, forse.
E il minotauro non c'è se la moglie del re è fedele, il suo architetto incompetente e gli déi non annoiati.
Beh, allora forse la noia degli déi un po' ci riguarda, sempre che il minotauro sia cattivo, il labirinto ben fatto e noi disposti a giocare.
 
Stato
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