Non mi piace parlare di colpe, è una parola che mi ripugna in sé. Sgombriamo il campo, perché troppo spesso quando si tira in ballo la parola colpa, poi finisce a bambinate.
Parliamo di azioni riprovevoli e concordiamo assolutamente tutti che tradire significa mentire e questa menzogna è riprovevole, punto. Su questo non ci piove.
Io non direi MAI e non l'ho MAI scritto che se uno tradisce la colpa è del tradito. Non parlo di colpe, non si distribuiscono meriti né colpe.
Esiste una coppia, se no non ci sarebbe tradimento. Esistono dei patti espliciti o impliciti che escludono il tradimento in modo ovvio. Uno dei due tradisce. Questo è il fatto. E coinvolge la coppia. Se si entra nella dinamica che di solito evoca la parola "colpa" secondo me non è cosa buona, non aiuta, non serve né alla persona, né alla coppia, eventualmente.
Dinanzi a un fatto del genere, che distrugge un patto di coppia, -in ogni caso lo distrugge- secondo me si è dapprima completamente SOLI. E quindi sia da parte del traditore, sia da parte del tradito, è su di sé che dovrebbe andare il proprio sguardo, per sentire tutta la pesantezza orribile del fatto orribile che è accaduto, per soffrirne non per orgoglio ferito per esempio, non per disperazione per rendersi improvvisamente conto di quanto male abbiamo fatto, per esempio, ma per fare silenzio e domandarsi perché è successo proprio a me (di tradire, di essere tradito). Perché proprio a me? E non è mai un caso, né dalla parte del traditore né da quella del tradito, perché si è appunto coppia.
Poi boh, se vi piace parlare di colpe e distribuirle dall'alto di una superiorità morale intrinseca all'essere stati voi fedeli e lui/lei infedele a voi, continuate così, che è possibile che vi ricapiti.