Ciao Confusa&persa!
Quando le mani che toccano una donna non serbano ancora l'odore dei denari coi quali è stata comperata, il cuore diventa un ladro.
C'è una curva infatti, disegnata tra la pupilla e l'iride, che segna il corso dei desideri e delle carenze di ogni singolo uomo che ti guarda.
E' una curva semplice che si attorciglia sempre più man mano che il bagaglio che accompagna la vita si fa più pesante, vuoi perchè abbiamo sempre più abitudini che non vogliamo abbandonare cogli anni che pasano, vuoli perchè la famiglia, gli amici, lo studio o il lavoro si aggrappano a noi come dei granchi tenaci che penetrano la carne e si ancorano saldamente alle ossa fino a diventare un tutt'uno con loro.
Questa curva si legge nel respiro e nel calore che fa, quando chi vogliamo ci siede vicino, qundo ci sfiora la pelle e quando ci guarda col fare semplice e crudele di un bambino che ha bisogno di quello che vogliamo dargli, anche se ci facesse male, anche se poi, di quello che diamo, ne restassimo privi, asciutti, come un mare che s'è fatto sale e, più ancora di quello, inadatti ad ogni ulteriore vita.
E' una curva che si fa spirale, come un cerchio che si frappone a due specchi rivolti l'uno contro l'altro, in una guerra di brividi che si sciolgono nel latte, alla mattina quando è caldo e ci inzuppi i biscotti finchè non diventano poltiglia come te davanti a lui, o freddi come quel sorso che butti giù direttamente dal cartone preso dal frigo, appena tornata a casa alla sera, solo per sentire di avere ancora qualcosa da fare con quella bocca che è stata inutile tutto il giorno.
E c'è lui che quella curva la vede, s'ingravida di frenesia malcelata e carezza il suo cannone di cuoio prima ancora della sua anima, che si ingigantice e gli titaneggia dentro per il potere che sente di avere e che potrebbe esercitare se solo avesse il coraggio di essere un po' più bugiardo di quando già non sia, o un po' meno coniglio, di fronte a una voglia che che dentro gli figlia senza sosta, l'abbaglia e gli si incrosta, poi si squaglia, neanche a farlo apposta.
Ed è un sentiero ahasveriano quella curva, che percorri senza sosta e ritorni da lui, sempre e comunque, quasi fosse lo spartitraffico nella ratonda attorno alla quale ti arroti continuamente fino a diventare prima affilata, poi sempre più frusta e lisa, dentro e fuori, senza aver mai tagliato nulla, eppur già da cambiare.
Il vostro rapporto è già finito, senza essere nato.
Ciao!